

Ultima modifica di Troll; 31-08-13 alle 12:35






sul piano più pratico-appariscente i fascismi ("reactionary modernism" nel senso di Herf, mitologie organiciste più i panzer) e il socialismo reale (distinto dal fumo dell'emancipazione umana) sono entrambi autoritari e polizieschi; sul piano della parentela filosofico-politica (ma anche storico-militare) liberalismo, democrazia e socialismo si sono trovati dalla stessa parte contro la negazione dei principi libertari ed egualitari variamente declinati (in termini civili-politici o socio-economici ecc. sono sfumature)
Ultima modifica di Troll; 31-08-13 alle 12:42






Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Ma questa rimane una spiegazione politica-storica
Siccome si discuteva della coerenza che sta dietro al pensiero della sinistra, la mia domanda è: non è forse vero che il pensiero liberale manca anche di una sua coerenza di fondo?tutto sommato è un continuo sbandare tra progressismo e conservatorismo...quando il fine ultimo dovrebbe essere l'anarcocapitalismo, o sbaglio?
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Complicato in realtà, perchè il liberalismo nasce dal giusnaturalismo e dalla reazione a delle monarchie che rendendosi assolute erano uscite dalla tradizione. Cioè con l'esempio organicista, la monarchia assoluta è un organo che si gonfia troppo schiacciando gli altri e causando giustamente una ribellione.
Quindi potremmo trovare all'inizio un liberalismo non sinistrato, che però molto presto nella sua storia viene scalato dai progressisti e mutato in un loro strumento.
Quindi il liberale di destra può esistere tanto quanto può esistere il destro organico che si sacrifica per il bene comune.
E alla stessa maniera tra i sinistrati puoi trovare il radicale ultraindividualista ( liberale di sinistra ) come il comunitario che vuole annientare le identità nell'uguaglianza.
Abbiamo due generi di liberali insomma, neanche tanto compatibili tra loro.
Ultima modifica di Perseo; 31-08-13 alle 13:49
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.


Che il liberalismo debba tendere universalmente all'anarcocapitalismo è un assunto un po' troppo arbitrario.
Il liberalismo nasce come forma contrattualista di giusnaturalismo, segnando una netta discontinuità con il giusnaturalismo pre-moderno, cioè la teoria classica aristotelico-tomista della legge naturale (poi sviluppata coerentemente dalla scuola dei teologi di Salamanca), in quanto introduce l'idea, prima inesistente, che la società non sia qualcosa di naturale ma il frutto di convenzioni tra gli uomini.
Questo, se in Hobbes ha per esito estremo lo Stato assoluto, rende l'autorità non fondata su una naturale esigenza della società - secondo l'assunto che, laddove non c'è autorità, non vi può essere società - ma su qualcosa di "consensuale" e, in ultima istanza, "democratico". L'autorità dipende dagli uomini e non da qualcosa di superiore a loro stessi (Dio, la natura, la Tradizione, ecc.).
Che poi il pensiero liberale abbia delle incoerenze è pur vero, ma bisogna tener conto che non c'è un unico liberalismo ma una pluralità di interpretazioni del liberalismo.
Motivo per cui liberale può essere considerato sia il sostenitore dello "Stato minimo" che il libertario radicale che vuole l'abolizione dello Stato.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).