28 agosto 2013
Un amico mio, uno che mi viene in sogno spesso – uno col barbone biondo e bianco di sale e nebbia (è un sommergibilista, è di sangue baltico) – mi dice sempre che prima o poi i cattivi se la prenderanno la loro soddisfazione. Cadranno le menzogne e perciò anche la sua giubba rifulgerà di luce, così pure le tante uniformi che le nevi di Russia hanno rese eterne a dispetto degli Inferi. Nel buio delle tombe, addolcite solo dalle nenie delle principesse, tutti quei cattivi già gustano un’alba preziosa: la verità del sangue. E poiché i sentieri che portano in cima sono tanti, tutti diversi, ma arrivano alla stessa meta, da ogni percorso – a maggior ragione impervio – in quella montagna che è il sonno gli eserciti ogni drappello in marcia incontra il carro di Krsna. Questo amico mio, pur abitando il sogno, mi fa racconti così veritieri in emozione che senza mai aver frequentato il poligono, prestando a me la sua Mauser, mi porta a fare le incursioni nel campo nemico dove neppure io sbaglio un colpo. Reggo il rinculo della pistola senza aver bua al braccio e dove però – dove sparo e dove spara anche lui – non ci sono mostri piuttosto i buoni. I più che buoni, dunque, sempre presuntuosi in ragione dell’arma in loro dotazione: la menzogna. E’ l’arma invincibile (nelle vicende terrene, mi dice lui). E’ l’arma di distruzione di massa per antonomasia. Ancora stanotte l’ho sognato e di fronte alla menzogna, sempre più potente, fungo di mistificazione qual è in quella Hiroshima delle notizie di Siria, l’amico mio con la barba e il maglione a collo alto da sommergibilista mi ha sorriso e mi ha offerto del collirio: così da far splendere i nostri occhi quando, ancora una volta sconfitti, cancellati per come saremo dai buoni, i più che buoni, al risveglio – noi che siamo cattivi – incontreremo le hurì.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Pietrangelo Buttafuoco





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