Vade retro Mulier

Inferiore all'uomo come dicono le Scritture, la pari dignità che oggi la Chiesa attribuisce alla donna è solo apparente. Nell'ordinamento ecclesiastico la sua subalternità è legge.

Suore in attesa di papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù 2013 (foto ANSA)

«Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (Genesi 3, 16). Ecco la punizione che dio infligge a Eva per avergli disubbidito. L'inaffidabilità della prima donna della storia ebraico-cristiana, dalla quale deriva la condanna alla subordinazione di tutte le donne, costituisce un filo conduttore che attraversa millenni di evoluzione culturale per sopravvivere nel mondo obsoleto e chiuso al progresso della Chiesa cattolica. E ancora oggi questo fardello ereditario trova riscontro in un ordinamento misogino e sessista che proibisce alle donne l'accesso al sacerdozio. Ciò che il clero non può più imporre a una società secolarizzata, dentro le sue mura rimane ferrea e inattaccabile legge.

Non c'è bisogno di ulteriori citazioni dei passi dell'Antico Testamento sull'inadeguatezza femminile né di scomodare le perentorie invettive che nei secoli i padri della Chiesa hanno regalato alla Storia, perché anche le più recenti dichiarazioni papali recepiscono senza esitazione una disparità di trattamento che, dettata direttamente da dio, sopravvive indenne alla civiltà. Quei membri della comunità cattolica, praticanti o semplici credenti, che evocano la parità dei sessi riguardo all'ordinazione sacerdotale farebbero bene a riprendere in mano il Catechismo per mettersi l'anima in pace: «Il Signore Gesù ha scelto uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero [...] La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile» (Catechismo della Chiesa cattolica, art. VI, "Il sacramento dell'ordine"). In sintesi, è dio stesso che ha scelto di tenere fuori le donne dal ministero, come testimoniano proprio le Scritture. Il cerchio, dunque, si chiude.

Accettata fino al Novecento come un implicito dogma, la questione dell'impossibilità per le donne di accedere agli ordini sacerdotali viene più volte sollevata a partire dal Concilio vaticano II. Il disagio sociale comincia a farsi sentire, il Sessantotto è alle porte e con esso la ridiscussione del ruolo delle donne e della loro libertà. Non è un caso che Paolo VI chiuda il Concilio con un messaggio dedicato proprio a loro: «Viene l'ora, l'ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l'ora in cui la donna acquista nella società un'influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. È per questo che, in un momento in cui l'umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l'umanità a non decadere». Ma l'incipit, che può far ben sperare in una Chiesa al passo con i tempi, viene subito smentito dalle righe successive: «Voi donne avete sempre in dote la custodia del focolare, l'amore delle origini, il senso delle culle. Voi siete presenti al mistero della vita che comincia. Voi consolate nel distacco della morte [...] Riconciliate gli uomini con la vita. E soprattutto vegliate, ve ne supplichiamo, sull'avvenire della nostra specie» (Paolo VI, Chiusura del Concilio Vaticano II, "Messaggio alle donne", 1965). Altro che «potere» femminile: le donne sono e rimangono angeli del focolare, consolatrici e fattrici di figli al fianco degli uomini dai quali la loro esistenza è imprescindibile. Nonostante le rivendicazioni femministe che scuotono la società e i costumi, nulla cambia nei sacri palazzi.
Una trentina di anni dopo, Giovanni Paolo II rimarca il concetto dedicando una intera lettera apostolica alle donne, fosse mai che qualcuno accusi ancora il cattolicesimo di ritenerle inferiori. Ma a fianco all'esaltazione del loro ruolo all'interno della Chiesa, precisa: «Ai nostri tempi la questione dei "diritti della donna" ha acquistato un nuovo significato nel vasto contesto dei diritti della persona umana. Illuminando questo programma, costantemente dichiarato e in vari modi ricordato, il messaggio biblico ed evangelico custodisce la verità sull'"unità" dei "due", cioè su quella dignità e quella vocazione che risultano dalla specifica diversità e originalità personale dell'uomo e della donna. Perciò, anche la giusta opposizione della donna di fronte a ciò che esprimono le parole bibliche "Egli ti dominerà" non può a nessuna condizione condurre alla "mascolinizzazione" delle donne. La donna - nel nome della liberazione dal "dominio" dell'uomo - non può tendere ad appropriarsi le caratteristiche maschili, contro la sua propria "originalità" femminile. Esiste il fondato timore che su questa via la donna non si "realizzerà", ma potrebbe invece deformare e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza» (Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, 1988). Ancora una volta nulla di nuovo. Siete esseri umani, sì, ma non tentate di travalicare il compito che dio stesso vi ha affidato. Dietro a voi c'è sempre Eva, non dimenticatelo.
Qualche anno più tardi lo stesso Giovanni Paolo II, incalzato sul tema, specifica: «Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa» (Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, 1994). Insomma, inutile che chiediate conto alla Chiesa di ciò che dio ha stabilito. Ma la precisazione da qualcuno non viene ancora ritenuta sufficiente, tanto che nel 2012 un gruppo di sacerdoti austriaci, tedeschi, belgi e irlandesi chiede ufficialmente l'apertura della Chiesa al sacerdozio femminile. La risposta stavolta arriva da Benedetto XVI che, appellandosi al suo predecessore, esclude di nuovo e definitivamente qualsiasi confronto sul tema: «Il beato papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore». Discorso chiuso e senza possibilità di appello. Chissà se Bergoglio sarà costretto a ripetere le stesse parole quando, prima o poi, la pressione sulla parità dei sessi all'interno della Chiesa tornerà ad aumentare.

Ci si potrà chiedere come mai, con la prospettiva di essere inferiori per indiscutibile editto divino, le donne cattoliche non abbandonino la Chiesa e, peggio ancora, alcune di esse prendano i voti per diventare umili serve dei loro colleghi uomini. Forse il vero "mistero della fede" è proprio questo. O forse il cattolicesimo faidaté, che consente di accettare solo ciò che si condivide e scartare tutto il resto come se si stesse scegliendo la frutta al mercato, porta a simili aberrazioni. E la Chiesa ringrazia, potendo mantenere le sue posizioni retrograde e discriminatorie senza suscitare alcun clamore.

Cecilia M. Calamani

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