Nel giugno scorso il sociologo dell’Università del Texas Mark Regnerus aveva pubblicato uno studio definito come il più esteso condotto sui figli dei genitori gay.
Ne emerse un ritratto apocalitttico, con ragazzi più propensi al suicidio, al tradimento, alla disoccupazione in confronto alle stabili coppie etero.
La sua ricerca, condotta su 2.988 persone tra i 18 e i 39 anni, è diventata il cavallo di battaglia di chi condanna i matrimoni e le adozioni gay. Ma alla fine lo studioso ha fatto marcia indietro”Non si tratta di dire che gay e lesbiche sono di per sé cattivi genitori“.
Questa ricerca entrò nell’occhio del ciclone di 200 tra docenti universitari e terapeutiche di diverse associazioni mediche Usa come peuti e dalle maggiori associazioni mediche statunitensi, tra cui l’American Psychological Association, l’American Psychiatric Association, l’American Medical Association, l’American Academy of Pediatrics, e l’American Psychoanalytic Association, accusando Mark Regnerus di aver individuato il campione sbagliato. Ecco come lo studioso ha individuato i figli dei gay.
“Invece di chiedere agli intervistati se erano stati cresciuti da una coppia gay, ha chiesto se il padre o la madre avevano avuto almeno un rapporto omosessuale, a prescindere dalla sua durata e caratteristica. E in caso affermativo li ha definiti «genitori gay»“.
John Corvino, docente di filosofia alla alla Wayne State University di Detroit e autore di Debating Same-Sex Marriage - ovvero Il dibattito sul matrimonio gay - ha notato che sono stati annoverati:
- detenuti etero che in carcere hanno fatto sesso con altri uomini per sfogarsi;
- una coppia gay longeva che negli Usa ha adottato bimbi portatori di handicap;
- una 40enne che scopre di essere lesbica quando i figli sono grandicelli;
- una prostituta sposata eterosessuale che occasionalmente offre i propri servizi alle donne;
- una lesbica che fa un figlio grazie all’inseminazione artificiale e lo cresce con la sua compagna;
- uomini sposati con un amante del loro stesso sesso.
Con tutto il rispetto per questi signori, Regnerus ha preso in considerazione della gente borderline e di conseguenza gli individui cresciuti in famiglie gay rispetto al campione totale sono veramente pochi.
Dice Corvino:“L’unica cosa che fa la sua ricerca è confermare quello che sappiamo già: l’instabilità e la disgregazione danneggiano i bambini“.
Ora però, a mesi dalla pubblicazione, anche Regnerus ha ammesso di aver sbagliato, come apprendiamo dal blog al femminile del Corriere della Sera, la 27esima ora: “Se dovessi rifare da capo la mia ricerca starei più attento a definire i figli di genitori dello stesso sesso. Ho parlato di madri lesbiche e padri gay quando in effetti non sapevo niente sul loro orientamento sessuale”.
Il problema è che la frittata ormai è fatta. Nei talk show questo studio seppur sbagliato è citatissimo: il sito Think Progress ha calcolato che è già successo 34 volte, da giungo a oggi, nel dibattito sui media americani.
E questo studio ha fatto capolino anche nella tv italiana: a citarlo è stato Giuseppe Di Mauro, Presidente della Sipps, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, il quale, ospite di Pomeriggio Cinque, ha dichiarato l’aspetto più inquietante della ricerca, ovvero che il 12 per cento dei figli dei gay erano inclini al suicidio, con pronta smentita via intervento telefonico di Giuseppina La Delfa, presidente delle Famiglie Arcobaleno (la lettera della figlia è la migliore risposta in questo senso): Adesso si auspica che l’eco sul mea culpa di Regnerus abbia la stessa risonanza dello studio controverso.





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