

Ultima modifica di Defender; 23-08-09 alle 23:51
«Non ti fidar di me se il cuor ti manca».
Identità; Comunità; Partecipazione.






Sua santità PIO XIII:
1998 La fumata bianca annuncia l'elezione di PIO XIII:
:sofico:






La salvezza della MIA anima è affar mio
Tu fatti i cazzi tuoi che campi cent'anni, senza venirmi a fare i pipponi su "quant'è buono Dio, quant'è bello il paradiso, quanto soffrirò all'inferno"
Perchè non fan ridere ( ed una battuta, per essere tale, deve far ridere)Perchè le mie battute spaccano sempre in due l'uditorio?
e perchè sono di molto poco intelligenti
praticamente il cristianesimo-fai-da-te: se mi va bene ok, se non mi va bene piango e non lo accetto ( e il dogma dell'Infallibilità? e quello dello Spirito Santo?)
"Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."


No vabbè, ma devo veramente spaccarvi le palle spiegandovi il dogma dell'infallibilità papale?![]()




non c'è bisogno
visto che poi la discussione va OT e diventa infinita
Riprendo dal "Pastor Aeternus" di Pio IX, in cui viene enunciato il Dogma:
http://digilander.libero.it/magistero/p9pastor.htm
[...]definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.
Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema. [...]
Indi
Il Papa ha sempre ragione per i cristiani.
"Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."