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Discussione: I deliri di un folle

  1. #1
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    Predefinito Berlusconi rischia altra inchiesta

    MEDIATRADE, DE GREGORIO DAI PM: BERLUSCONI RISCHIA UN’ALTRA INCHIESTA

    Settembre 11th, 2013 admin L’EX SENATORE CONFERMA: “ABBIAMO IMPEDITO LA ROGATORIA AD HONG KONG
    Arriva in procura l’ex senatore Sergio De Gregorio, quello che aveva denunciato di essere stato «comprato» da Silvio Berlusconi, che è già stato condannato a Napoli dopo il patteggiamento. E porta ai sostituti procuratori milanesi una novità: ha collaborato con l’ex presidente del Consiglio per far arenare, così assicura ieri un De Gregorio tranquillo e preciso, una rogatoria internazionale che loro, i pubblici ministeri milanesi, avevano rivolto ad Hong Kong.
    Era una rogatoria che puntava alle società – fasulle, e questo non è un aggettivo, ma un dato di fatto – usate da Faruk Agrama, detto Frank, per «schermare» un fiume di denaro(nero, estero su estero, frodando il fisco italiano) e farlo finire nelle tasche, in Svizzera, del beneficiario finale, Silvio Berlusconi.
    Per il momento, nessuna iscrizione nel registro degli indagati.
    Ma è evidente che l’inchiesta è partita e che Berlusconi può finire di nuovo tra gli indagati dei pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.
    LA FRODE FISCALE
    Siamo tornati, insomma, di fronte alla stessa questione che è costata a Berlusconi, lo scorso primo agosto, la prima condanna definitiva della sua vita da imputato in fuga da processi e interrogatori.
    Vediamo i fatti.
    Mediatrade è una società della galassia berlusconiana e la Wiltshire Tradingè una società di Agrama, che gira a vari conti svizzeri i fondi neri che accumula, e lo fa sino al 2002, grazie ai contratti sui diritti tv.
    Se Silvio Berlusconi due anni fa venne prosciolto dal gup Maria Vicidomini (conferma in Cassazione), il processo Mediatrade non si è fermato per gli altri imputati, tra i quali c’è, appunto, Agrama.
    Ed è dunque nell’aula di un processo che procede tra polemiche che saranno depositate, tra una settimana circa, le nuove testimonianze di De Gregorio (sentito come indagato in procedimento connesso).
    LA POSSIBILE PRESCRIZIONE
    Quei suoi verbali, sottoscritti a Napoli, sono stati inviati a Milano: e qui, ieri, per quattro ore, nesono stati sviscerati i numerosi dettagli, in cerca di possibili riscontri.
    Quello che De Gregorio conferma è, in estrema sintesi, questo: nel 2007 la rogatoria milanese venne soffocata ad arte e anche lui se ne occupò.
    La manovra aveva lo scopo di far rimandare grazie alle autorità di Hong Kong (dominio cinese) -sine dieladecisione sulle carte che, conosciute in Italia, avrebbero danneggiato Berlusconi. Infatti, dopo quattro anni, nessuna risposta arrivò a Milano.
    Se queste circostanze risalgono a sei anni fa e le prescrizioni – ragionano in procura – sono dunque alle porte, non vanno sottovalutate: anzi, l’impianto accusatorio che riguarda Agrama e i faccendieri dei diritti cine e tv, ne uscirebbe rafforzato.
    LA LETTERA DI AGRAMA
    Chi è in fondo Agrama, che Berlusconi quasi fingeva di non conoscere, ma per il quale avrebbe fatto pressioni a Hong Kong? Un imprenditore privato?
    «Egregi signori, dal 1976, anno in cui ebbe inizio la collaborazione con le vostre società, di adoperiamo in qualità di vostri rappresentanti facilitandovi nell’acquisto di film per tutte le vostre emittenti (…) Abbiamo sempre collaborato con il dottor Silvio direttamente e anche con il compianto signor Carlo Bernasconi».
    Questa lettera, datata 29 ottobre 2003, è firmata dallo stesso Agrama.
    La procura l’ha recuperata in una perquisizione. E sembra un asso nella manica, perché il clou del discorso è che – come si legge -con «Silvio direttamente» Agrama parlava, eccome.
    LE INCHIESTE AVANZANO
    Varie leggi ad personam, i lodi Schifani-Alfano, il legittimo impedimento sono stati per Berlusconi un formidabile scudo contro le possibili sentenze in arrivo già dagli anni ’90 (ilprocesso Mills è stato esemplare per i ritardi salva-premier).
    Ma adesso, che la prima condanna è arrivata sta dettando il calendario politico, gli scudi giudiziari di Berlusconi si sono disintegrati e le varie inchieste, che letteralmente lo circondano, nascono le une dalle altre.
    Non c’è infatti solo l’ex senatore De Gregorio, che cambiò casacca a pagamento e ora spiffera della rogatoria bloccata.
    I processi Ruby e Ruby-bis in primo grado hanno portato, si sa, alla condanna dell’ex presidente del consiglio a sette anni, e dei suoi «aiutanti» Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti a cinque anni: ci sarà l’appello, certo, ma dalle due sentenze sta germogliando il Ruby-ter, che riguarda – ancora una volta – come Berlusconi potrebbe aver pilotato una quarantina di false testimonianze.
    Fatti simili si profilano dall’inchiesta barese sulle escort. E la perdita dello scudo ha una conseguenza precisa: se oggi Berlusconi esce dal parlamento, e non ha più l’immunità, può, come ogni cittadino, essere arrestato.
    Perché truccare i processi è un reato grave.
    Piero Colaprico
    (da “il Fatto Quotidiano”)
    Sognando Copenaghen...

  2. #2
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    Predefinito I deliri di un folle

    INCONTINENTE: “NON MI DIMETTO, VOGLIO UNO SCUDO SU TUTTO, ANCHE I PROCESSI FUTURI”

    Settembre 11th, 2013 admin BERLUSCONI VUOLE L’IMPUNITA’ ASSOLUTA, TEME DI ESSERE ARRESTATO PER LA CORRUZIONE DEI PARLAMENTARI DELLA PROCURA DI NAPOLI
    “Io non mi dimetto. Mi dimetto solo se Napolitano mi concede uno scudo su tutto, anche sulle inchieste in corso. Se mi dà assicurazioni su Napoli. Altrimenti non se ne parla di passo indietro ora che mi puntano la pistola alla tempia”.
    È quando dalla Giunta arrivano le notizie che l’accordo sul calendario è saltato che, al tempo stesso, saltano anche i nervi di Silvio Berlusconi.
    Perché la strategia dilatoria del Pdl non ha funzionato. E ora c’è una data certa. Vissuta come una ghigliottina. Un voto che non si può rinviare.
    Martedì si saprà, e l’esito è scontato, se la relazione di Augello sarà bocciata dalla Giunta.
    Di fatto, è un voto sulla decadenza di Berlusconi. E’ la dimostrazione che il Pd sta accelerando per “cacciare dal Parlamento” il leader di “dieci milioni di italiani”.
    Che il “partito di Napolitano” ha perso contro i duri. E che è partita la macchina per farlo a pezzi.
    E’ apparso come un segnale sinistro l’emendamento di Sel alla Camera per impedire ai “condannati di finanziare i partiti”.
    Ecco perché l’ex premier chiede ad Alfano, la colomba, di spiegare bene, nel corso della sua intervista a Sallusti a Controcorrente, che di passi indietro non se ne parla: “Non si dimetterà e si farà sentire”.
    Anzi, Alfano aggiunge: “Non ce n’è ragione e non glielo chiederemo come partito, ha diritto di difendersi”.
    Nessun passo indietro. È questa l’unica certezza, nell’ambito di una strategia che, semplicemente non c’è. La condizione è sempre la stessa.
    È inconcepibile, nell’ottica del Cavaliere, il ritiro dalla politica senza contropartite adeguate e senza un “salvacondotto” chiaro nei desideri ma di cui non si ravvisano gli estremi giuridici.
    Soprattutto ora che le antenne del Cavaliere hanno intercettato movimenti sinistri dentro certe procure.
    L’incubo si chiama Napoli. E l’inchiesta sulla compravendita. Ghedini ormai lo ripete una volta al giorno: “Lì la richiesta di arresto è già scritta”.
    Scatterebbe il minuto dopo la “cacciata” dal Parlamento. Ma non è l’unica paura.
    Pare che anche Lavitola e Tarantini giorno dopo giorno diventino più loquaci e meno affidabili.
    Non è un dettaglio, la paura. Perché, nel cangiante umore del Cavaliere, che uno come Vittorio Feltri ha descritto come bollito in una perfida intervista al Fatto Quotidiano, la paura dell’arresto è uno dei pochi punti fermi.
    Ecco perché tocca proprio ad Alfano affermare, nell’intervista a Sallusti nella kermesse Controcorrente, che si resisterà a oltranza: “il nostro partito è un monolite compatto attorno al suo leader”. Qualunque decisione prenda.
    E’ il ritorno della linea dura. Che le colombe continueranno a frenare, di qui a martedì, nella consapevolezza che “se non si rompe martedì non si rompe più e si va avanti con questo governo”.
    E’ la linea su cui Schifani sta facendo un grande lavoro per convincere quelli del Pd a non accelerare perché così salta tutto e invece, se si scavalla martedì, a quel punto il governo è salvo.
    È la partita feroce che, in questi giorni, si sta consumando attorno al capezzale del Cavaliere quasi interdetto.
    È un congresso tra due disegni.
    Con le colombe che suggeriscono un passo indietro, l’operazione statista, pensano che Napolitano possa aiutare Berlusconi e gli spiegano che altrimenti gli massacrano le aziende.
    E così si apre la strada un Ppe italiano senza Berlusconi, all’ombra della grande stabilizzazione del governo Letta.
    I falchi, quelli del “non ti fidare di Napolitano”, che suggeriscono la prova di forza, il ritorno all’opposizione, la rinascita di una Forza Italia di lotta all’insegna della lotta alla persecuzione del Capo.
    Ora c’è una data certa: “Se è così torniamo all’opposizione” ha ripetuto Berlusconi ai suoi.
    Certo che tutti i filistei seguiranno Sansone.
    Almeno per ora.
    (da “Huffingtonpost“)
    Sognando Copenaghen...

  3. #3
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    Predefinito Re: I deliri di un folle

    sembrano i capricci di bambini dell'asilo... non lo vogliono capire che evadere 400m mjilioni di dollari non è come rubare la marmellata..
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito Re: Berlusconi rischia altra inchiesta

    casso !
    altri problemi per il PD e i piddini !
    mi spiace per te, quante poreoccupazioni hai sulle tue spalle quando pensi al tuo capo !

 

 

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