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Discussione: efficienza tedesca.

  1. #71
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da Niemand Visualizza Messaggio
    a cuccia dai
    Urca urca che omo!!! Sono basito da tanta eloquenza e capacità di linguaggio... guarda non aggiungo altro, Erlembaldo ti ha già perfettamente risposto. Non meriti (e merita la tua genia), ulteriori risposte...

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Che fesso!
    Se noi siamo cani, voi siete zecche e parassiti.
    Hai trovato la metafora giusta, che smaschera la vostra essenza antropologica, esistenzale, ontica...
    Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra

  2. #72
    tra Baltico e Adige
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Comunque Quayag, se l'aeroporto di Francoforte fosse diventato l'azionista di maggioranza della SAVE, penso che avrebbe cancellato da Marco Polo tutti i voli diversi da quelli navetta per Francoforte sai....
    Non credere , non avrebbero speso un euro se non in questa direzione (magari lasciando dei contentini), i tedeschi sono estremamente nazionalisti, mi spiace ma è la verità.
    Magari non lo è il tedesco singolo, ma quando agiscono collettivamente (e l'aeroporto di Francoforte è un asset nazionale) hanno in mente solo gli interessi della Germania
    meglio in mani tedesche che italiane, e comunque le ferrovie tedesche qui nel nord-est a detta di molti sono un sogno.



  3. #73
    tra Baltico e Adige
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da Niemand Visualizza Messaggio
    Ah beh, indubbiamente. Voi avete avuto una Influenza nordica(invasione dei cosidetti barbari) rispetto a noi visto la vicinanza ma non mi risulta che i veneziani avessero molte similitudini con i sassoni o con tribu germaniche.ad esempio Perche' vi rifate allora a simbolismi celtici?
    ma di che diavolo stiamo parlando? lo fai apposta? Venezia significa "città dei veneti" i famosi veneti dei campi d'urne, Baltico proto-celti ecc. ecc. Fermo restando che Venezia è una città, non è il Veneto.



  4. #74
    email non funzionante
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da Niemand Visualizza Messaggio
    mi Hanno solo insegnato che la pianura padana fa parte dell'Italia e che tanti meridionali della Iguerra morirono per difendere i confini a nond del piave.
    Non ti hanno insegnato che l'Itaglia fu fatta con la violenza e con l'inganno, e che la classe politica itagliana, che sapeva benissimo che dopo aver fatto, con la violenza e con l'inganno, l'Itaglia, doveva "fare", cioè costruire dal nulla, gli inesistenti itagliani, si rivelò sin dall'inizio corrotta, rapace, incapace, militarista e colonialista.
    L’Itaglia fu fatta tramite delle guerre, peraltro combattute principalmente da eserciti stranieri(le truppe “itagliane” prendevano regolarmente delle sonore legnate…).
    Esemplarmente fetente fu l’invasione, senza nemmeno dichiarare guerra, dello Stato della Chiesa, paese pacifico e pressochè indifeso, con modalità che avrebbero fatto morire di invidia persino Hitler. Significativi pure i casi della Lombardia e del Veneto, dove, oltretutto, moltissimi lombardi e veneti combatterono nell’esercito e nella marina asburgica per NON essere “liberati”, e per NON diventare “itagliani”.
    Il regime itagliano, dominato dalla massoneria, fu caratterizzato dal centralismo più bieco, dalla corruzione (basta pensare allo scandalo della Banca Romana) dal ladrocinio (una gigantesca rapina a danno dei beni della Chiesa, che in gran parte erano destinati ai poveri) dal fiscalismo più rapace (che provocò la miseria e l’emigrazione di milioni di persone, e non solo dal Sud, come invece sembra dai libri di scuola itagliani; “Viva Radetzky e Viva Metternìch, abbasso i sciori e viva i poverìtt” gridavano i popolani padani a quell'epoca...) dalla violenza interna (repressione dei cattolici e dei socialisti) e da quella esterna (guerra coloniale etiopica con annessa figura di merda mondiale: un esercito di bianchi sconfitto da orde di negri!).
    Quando scrivi "tanti meridionali della Iguerra morirono per difendere i confini a nond del piave", dimenticando che ci morirono anche tanti settentrionali, formuli un formidabile atto di accusa contro l'Itaglia che tu ami tanto, la quale ha trasformato milioni di persone in carne da cannone e da massacro, e esibisci nel contempo la tua crassissima ignoranza: gli "itagliani" in quel momento dovevano "difendere"......perchè l'Itaglia aveva per prima attaccato, e attaccato vilmente, dopo avere tradito i patti di alleanza con Austria e Germania...

    La Grande Guerra, “l’inutile strage”
    Quattro novembre, che cosa c’è da festeggiare?
    GIUSEPPE REGUZZONI
    Il 4 novembre sono ufficialmente cominciati i festeggiamenti per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia. La scelta della data non è casuale e la dice lunga sull’opera di restauro bipartisan della vecchia retorica nazionalista in atto ormai da tempo.
    Il 4 novembre è indubbiamente una grande data: finiva “l’inutile strage”, come la definì l’allora pontefice Benedetto XV [il Papa padano-ligure Giacomo Della Chiesa] o, per dirla con gli storici di regime, si completava l’unità d’Italia con l’annessione di Trento e Trieste (e l’occupazione del Tirolo Meridionale). Non a caso qualcuno osa ancora parlare di “quarta guerra di indipendenza”.
    Ma proprio su questo termine si palesa in tutto il suo orrore, a chi vuol guardare e vedere, la prima di una lunga serie di menzogne.
    Trento e, forse, persino Trieste sarebbero potute divenire italiane
    anche senza la guerra. Ormai è provato da innumerevoli prove di archivio: l’Austria era disposta a cedere Trento, e anche di più, pur di evitare la guerra.
    Persino a guerra ormai cominciata da tempo, e con le truppe austroungariche in posizione di vantaggio, l’Austria offrì la pace, ma il governo italiano rifiutò.
    È il cosiddetto “affaire Sixte”, quando Carlo d’Asburgo, appena asceso al trono imperiale, avviò trattative con Francia e Inghilterra per tramite di Sisto di Borbone Parma, fratello dell’imperatrice Zita.
    Tale tentativo fu stoppato proprio dal governo italiano, troppo persuaso della “guerra sola igiene del mondo” e dei massacri come “operazione malthusiana” e cimento per "cementare" gli italiani.
    Del resto, non si ricorderà mai abbastanza che l’Italia entrò in guerra contro l’Austria (cui era legata da un trattato di alleanza) contro la volontà di cattolici e socialisti, vale a dire del 95% della sua popolazione.
    Il Parlamento fu informato a cose fatte e solo dopo che il ministro (massone) Sonnino aveva sottoscritto il patto di Londra, in gran segreto, che impegnava alla guerra contro l’Austria.
    Trieste era allora una città multietnica, dove solo una minoranza era italofona e lo stesso Sonnino, nel 1881, aveva scritto che “rivendicare Trieste, la cui popolazione è mista, sarebbe un’esagerazione”.
    Il problema è che l’élite “illuminata” dei grembiulini italioti non era realmente interessata a Trento e Trieste. Queste, al più, erano pretesti. Il punto, quello vero, era ubbidire agli ordini provenienti dalle logge. 650.000 morti, quasi tutti ragazzi tra i diciotto e i venticinque anni, per avere qualcosa che si sarebbe avuto comunque, meno il Tirolo Meridionale, che di italiano, prima delle deportazioni di massa di Mussolini, non aveva proprio nulla.
    Il conto delle perdite italiane è pesantemente sproporzionato non solorispetto a quello degli Alleati, ma anche rispetto a quelle degli imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania).
    L’Italia fu, in termini relativi, il Paese che ebbe più prigionieri di guerra (si dice circa seicentomila, di cui la metà con la sola rotta di Caporetto). Gli “illuminati” governi unitari negarono a questa massa immensa la possibilità stessa della sopravvivenza rifiutando ogni accordo con la Croce Rossa e ostacolando persino l’invio di pacchi alimentari da parte delle famiglie. D'Annunzio, il damerino della guerra, li chiamava “imboscati d’oltralpe” E considerava la loro sofferenza come una vergogna e un disonore per la Patria italiana.
    Il generalissimo Cadorna dichiarava senza mezzi termini che quella gente dovesse esser lasciata morire di fame per scoraggiare le diserzioni. Del resto, per Cadorna si sarebbe dovuto fucilare come disfattista persino papa Benedetto XV.
    L’Italia dell’Unità uccideva i suoi figli con la fame e con il freddo, vietando anche che se ne parlasse, un po’ come avrebbe fatto Stalin con i prigionieri russi durante la seconda guerra mondiale. Stalin, che non aveva riconosciuto la convenzione di Ginevra, negò ogni forma di assistenza ai prigionieri di guerra.
    L’Italia della “quarta guerra di indipendenza” su questo riuscì a dimostrarsi all’avanguardia: centomila morti, di freddo e di fame, “per scoraggiare le diserzioni”.
    E per la stessa ragione, Cadorna, l’infame, il generale senza cuore e senza anima, ordinò ripetutamente le “decimazioni”: un soldato preso a caso, ogni dieci, e fucilato davanti ai suoi compagni per tenere alto il senso della disciplina.
    Davvero si stava “come d’autunno sugli alberi le foglie”, e non solo per il fuoco nemico. Ragazzi di diciotto, diciannove anni, massacrati davanti ai loro compagni perché bisognava “fare l’Italia”.
    Carabinieri calabresi che sparavano su alpini veneti o carabinieri piemontesi che sparavano su fanti pugliesi. I vecchi alpini raccontavano che sui sentieri di montagna, quando si marciava per tornanti esposti al micidiale tiro dei cecchini nemici, prima dovevano passare tre o quattro fanti, e solo dopo i muli. Il mulo per l’Italia delle logge massoniche, di Sonnino e di Orlando, valeva più della vita di quattro ragazzi di vent’anni. Era scritto, nero su bianco, sulle disposizioni a uso degli ufficiali: prima i fanti, poi i muli.
    Sempre Cadorna non riteneva che la “carne da cannone” meritasse la spesa per razioni alimentari decenti o coperte di lana. A duemila metri e più, in pieno inverno, con una tazza di brodaglia fredda e una coperta bucherellata. Il numero dei morti, assiderati e per fame, delle trincee tra i ghiacciai non è mai stato calcolato. I tedeschi tenevano i loro uomini nelle trincee per due giorni, poi davano il cambio e concedevano riposo e ristoro. I loro ufficiali condividevano con i loro soldati cibo e condizioni di vita estreme. L’Italia delle caste e delle logge metteva al calducciogli alti ufficiali e considerava come spazzatura i figli del popolo.
    La posta era censurata, i pacchi inviati dalle famiglie, quando arrivavano, erano aperti e saccheggiati. Dire le cose come stavano era considerato disfattismo e veniva punito con la fucilazione. La vita di un soldato semplice non contava nulla, non era neppure oggetto di conto.
    Quanti ne morirono di fame e di freddo?
    Centomila? Di più?
    Quanti furono falciati dai carabinieri appostati alle loro spalle, con l’ordine di far fuoco su chi osasse girarsi indietro?









    Numeri, non persone, che la propaganda unitaria ha sempre impedito di leggere, studiare.
    Se si mettono insieme i morti di freddo e di fame dei campi di prigionia, quelli delle trincee e quelli delle deportazioni, si scoprirà che la più formidabile macchina da guerra dell’Impero Austro-Ungarico fu proprio l’Alto Comando italiano. Cadorna, da solo, ne ha ammazzati quasi trecentomila.
    Numeri da brivido, ma perfetta espressione di quella che era l’Italia. Persino i comandi alleati ne erano scandalizzati e, infatti, dopo Caporetto posero come condizione all’invio di aiuti sul fronte italiano la rimozione del super-raccomandato e ultraincapace Cadorna. Uno dei suoi assistenti in quei giorni bui dell’ottobre-novembre 1917 era un altro raccomandato, nazionalista e massone come lui, che avrebbe molto fatto parlare di sé. Si chiamava Badoglio, e scampò ai processi che meritava perché seppe cambiare casacca e bandiera al bisogno, con la massima disinvoltura.
    A Caporetto, di fronte a Badoglio c’era un giovane tenente tedesco, Erwin Rommel, anch’egli sconvolto dal nulla in cui erano considerati i fanti italiani dai loro comandi. Anni dopo Rommel sarebbe stato “suicidato” per aver partecipato a un fallito attentato contro Hitler. Tutti i nostri generali proseguirono, invece, nelle loro infami carriere.
    Centinaia di migliaia di madri e di padri piangevano i loro figli, ma mai una parola fu detta apertamente su com’erano morti, assassinati da una falsa patria senza cuore e senza anima.
    Un’intera generazione di giovani fu brutalmente distrutta. In Germania non ci sono strade dedicate a Rommel, e Rommel fu comunque un abile generale e un uomo con una grande dignità.
    Da noi non si contano le vie e le piazze dedicate a Cadorna e a simili padri della patria.
    Intanto tutti gli anni si consuma il rituale della parata dei soliti politicanti davanti alla tomba simbolo dei tanti figli dei nostri popoli che fecero comunque il loro dovere.
    Sì, c’è davvero molto da celebrare.
    -------------------------------------------------
    Riporto il proclama diffuso dall'imperatore asburgico Francesco Giuseppe, dopo il tradimento e la vile aggressione italiana, nel 1915.
    "Ai miei Popoli.
    Il Re d'Italia mi ha dichiarato guerra.
    Una fellonia, quale la storia non conosce eguale, venne perpetrata dal regno d'Italia verso i suoi due alleati.
    Dopo un'alleanza di più di trent'anni, durante la quale essa potè aumentare il proprio possesso territoriale e assurgere a insperata prosperità, l'Italia ci abbandonò nell'ora del pericolo e passò a bandiere spiegate nel campo dei nostri nemici.
    Noi non minacciammo l'Italia, non diminuimmo il di lei prestigio; non toccammo il suo onore né i suoi interessi.
    Noi adempimmo sempre fedelmente i nostri doveri quali alleati e le fummo di scudo quando essa entrò in campo.
    Facemmo di più quando l'Italia rivolse i suoi cupidi sguardi oltre i nostri confini: eravamo decisi, nell'intento di conservare l'alleanza e la pace, a gravi e dolorosi sacrifici, sacrifici questi quali particolarmente affliggevano il nostro cuore.
    Ma la cupidigia dell'Italia, la quale credeva di dover sfruttare il momento favorevole, fu insaziabile."



    Tu probabilmente sei uno di quegli itaglianisti che, tra le altre immani stronzate, dicono che l'Itaglia dovrebbe restare unita nel nome dei combattenti delle trincee, che si sacrificarono volontariamente e eroicamente per la gloria e l'onore della Patria Itagliana.
    Ma vaffanculo, te, e l'Itaglia, e tutti quelli che ancora ci mangiano sopra.

    "Troppe tasse, chiudo l'azienda": poi si impicca
    Poche ore prima di farla finita, l'imprenditore aveva comunicato ai dipendenti la decisione di chiudere l'azienda per la mancanza di lavoro e per le tasse troppo alte. Si è impiccato nel giardino della ditta
    Redazione17 Settembre 2013
    PADOVA - In mattinata aveva radunato tutti i suoi dipendenti per comunicare loro la triste decisione: l'azienda avrebbe chiuso. La ditta di famiglia, che produce ruote per biciclette, non riusciva ad andare avanti. Poco lavoro, troppe tasse: un mix micidiale.
    Un mix che ha ucciso il 57enne titolare dell'azienda di Piove di Sacco, nel padovano. L'uomo, subito dopo avere dato l'annuncio ai suoi dipendenti, ha deciso di farla finita. E' uscito nel giardino della fabbrica e si è impiccato ad un albero stringendosi un cavo elettrico attorno al collo. Inutili i tentativi di rianimarlo, quando il personale del 118 è arrivato sul posto, l'imprenditore era già morto
    Imprenditore titolare di azienda per ruote di bicicletta si suicida a Piove di Sacco, Padova

  5. #75
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Succede solo in Germania dove non sono previsti premi di consolazione o reti di salvataggio

    Gli on. bocciati vanno a casa



    C'è quindi chi torna a fare l'infermiere o il panettiere
    di da Berlino Roberto Giardina

    Che cosa fa un deputato italiano non più eletto? Rimane disoccupato e senza reddito? Credono siano domande retoriche. Rieletto o no al Senato o alla Camera, un nostro politico, di fatto, non diventa mai ex. Per lui si trova qualche incarico ben remunerato, una consulenza, un posto da dirigente in qualche azienda pubblica.



    Non deve temere, a parte che se proprio rimane a spasso, evento quasi teorico, gli rimane la pensione con cui consolarsi.
    L'Fdp aveva 93 Abgeordnete, cioè parlamentari, fino al 22 settembre. Poi il partito liberale non è riuscito a superare la soglia minima del 5 per cento, e sono andati tutti a spasso. Ben pochi hanno trovato una sistemazione all'interno del partito, perché i fondi mancano, dato che le sovvenzioni pubbliche sono calcolate in base ai voti ricevuti. Un taglio di oltre il 50 per cento a causa degli elettori non soddisfatti del lavoro svolto.
    Per alcuni deputati, che qui nessuno chiama onorevoli, è stato necessario tornare alle vecchie attività. Sono ben pochi in Germania i politici di professione, che non hanno mai fatto nient'altro nella vita. La Bild Zeitung è andata a trovare gli ex. Jens Ackermann, 38 anni, dopo due legislature è tornato a fare l'infermiere a Wanzleben-Börde, piccola località in Sassonia- Anhalt, nella ex Germania Est. Era stato eletto per la prima volta ad appena trent'anni, uno dei più giovani deputati. Ora, dopo due legislature, avrebbe diritto a circa 1.650 euro di pensione, ma nel 2043 quando compirà i 67 anni, come tutti gli altri cittadini. Difficile rinunciare allo stipendio da deputato di oltre 8mila euro al mese?
    «Non c'è problema, assicura, sono tornato a guidare un'ambulanza, dopo aver tenuto in parlamento almeno un centinaio di discorsi. Vado a prendere pazienti a casa loro, o dalla clinica o dall'ospedale li riporto a casa. Mi piacerebbe tornare al servizio di pronto intervento come in passato, ma mi manca la pratica. Bisogna saper prestare i primi soccorsi, se necessario. E sono rimasto indietro: devo seguire dei corsi per imparare quel che di nuovo c'è adesso nella pratica quotidiana». Ackermann non si sente frustrato: «Sono sempre al servizio della gente». Come deputato, si è battuto con successo per abolire il ticket di dieci euro a trimestre se si ha bisogno di un medico. Poca cosa? Milioni di clienti delle mutue ne sono felici.
    L'ex collega Jörg von Polheim, 54 anni, di Hückeswagen, in Nord Renania Westafalia, avrebbe meno d'aspettare, ma gli toccherà solo un quarto degli 825 euro di pensione dopo una legislatura, perché è succeduto a un altro eletto, ed è rimasto in parlamento un solo anno. Come parlamentare ha pronunciato sei discorsi, e ha presieduto la commissione per l'artigianato, una materia di cui era ed è esperto perché era panettiere, fin da ragazzo. Ora è tornato nell'azienda di famiglia, che risale al 1839. «Come deputato», ha raccontato, «andavo spesso a letto all'una di notte, ora mi alzo all'una e trenta per andare al forno, e lavoro fino alle undici di mattina. Il periodo al Bundestag è stato divertente e ho imparato a battermi per i problemi della categoria. Cercherò di farmi eleggere di nuovo nel 2017, ma la politica non è un lavoro, è un dovere».
    Da un dovere all'altro per Pascal Kober, 42 anni, pastore luterano a Reutlingen nel Baden-Württemberg. Deputato per quattro anni ha tenuto 140 discorsi, come nessun altro di qualsiasi partito, «parlare fa parte del mio mestiere», ha detto. Da ottobre è tornato al lavoro nella sua chiesa evangelica: battesimi, colloqui con i fedeli, e tutto il resto. «Sono contento di sentire che la gente ha di nuovo fiducia in me. I politici non godono di molto credito, e non sempre a torto».

    Gli on. bocciati vanno a casa - ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA - Italiaoggi
    Ultima modifica di Eridano; 22-01-14 alle 12:13
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #76
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    La stessa cosa vale per molti altri stati evoluti, ad iniziare dalla vicina Svizzera, per esempio, dove i politici viaggiano con i mezzi pubblici, tanto per cominciare.
    Ma non sono "nominati".
    Questo è il punto.
    Da noi vengono, come detto molte volte, selezionati con la massima cura. Devono garantire di essere tra i migliori delinquenti sul mercato. Devono saper rubare, incantare, negare, corrompere, essere a loro volta facilmente corruttibili, devono all'evenienza servire a coprirsi a vicenda come lobby delinquenziale e mafiosa, e via discorrendo.
    Poi devono anche ubbidire agli ordini quando eletti per fare qualche presenza, votare per gli assenti e votare se e quando e come viene loro detto di fare, magari senza sapere manco di cosa si tratti.
    Ed essere quindi, ovviamente, sempre ricattabili.
    Vorrete mica per caso lasciare poi in libera circolazione gente simile?
    Non per nulla il nano, ma non solo lui certamente (vero Cicciobello?) ha preteso nuovamente le liste bloccate.
    Guai se non potessero ancora continuare a rimettere nelle liste le stesse persone "fidate"!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #77
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    ma di che diavolo stiamo parlando? lo fai apposta? Venezia significa "città dei veneti" i famosi veneti dei campi d'urne, Baltico proto-celti ecc. ecc. Fermo restando che Venezia è una città, non è il Veneto.


    Io non ho la pretesa di essere informato sui padani ma sfogliando alcuni siti tedeschi che parlano dei celti questi nominano molti paesi popolati da celti ma il nord italia con la padania nob viene menzionato ed in certe cartine su espansione celtiche il nord italia viene appena sfiorato, sicuramente vi erano dei villaggi celti abitatim da cui qualche testimonianza del passatom ma presumo non siano stati numerosi per cui ritengo la vostra fissazione nel rifarsi ai celti solo un pretesto per credere di essere gli eredi di un popolo presunto grandioso.
    Tu sai leggere il tedesco?

  8. #78
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Citazione Originariamente Scritto da cgs71 Visualizza Messaggio
    Urca urca che omo!!! Sono basito da tanta eloquenza e capacità di linguaggio... guarda non aggiungo altro, Erlembaldo ti ha già perfettamente risposto. Non meriti (e merita la tua genia), ulteriori risposte...
    Bah, gente come voi non merita neanche uno sguardo, intendo te ed erlembardo.
    Solo il fatto di postare quella foto ed il linguaggio razzista con cui vi esprimete e disprezzate gia' meritate tutto il mio disprezzo.
    Fessi sarete voi.
    Il l'effecienza tedesca la conosco molto bene e conosco anche i lati negativi dei tedeschi ma convoi mirifiuto di parlarne d'altronde e' stato solo per un errore che sono entrato in patania, ci sono luofhi molto migliori.
    Addio

  9. #79
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    in effetti offrono un buon servizio.
    sono anche d'accordo che a chi vota lega serve un padrone


    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    L'aeroporto di Francoforte stava cercando di diventare socio di maggioranza dell'aeroporto di Venezia ( corriere di venerdì 13 settembre), fortunatamente per gli itagliani l'itaglianissimo itagliano Letta è intervenuto per impedirlo, questo è il secondo intervento di romamerda negli ultimi tempi, uno ha bruciato dieci milioni di investimento che Cardin aveva già fatto a Marghera per ripulirla e costruirci la torre Lumiere, torre che avrebbe portato altri ingenti investimenti e qualche migliaio di posti di lavoro, ora questo intervento che gli italiani fanno per tenere bassa l'efficienza dell'aeroporto. Lo capisco, le ferrovie austro-tedesche che da un po operano in regione sono apprezzatissime dalla gente, treni puliti e in orario come nei paesi civili, tanto che perfino la Tamaro in un articolo sul corriere lo ha ribadito auspicando una "espansione di queste ferrovie anche più a sud, Letta e i suoi sgherri sono giustamente intervenuti per impedire questa acquisizione che avrebbe impietosamente mostrato come vanno le cose nei paesi seri. Qualche anno fa i tedeschi si erano offerti di costruire a proprie spese la Munchen-Venedig, strada che è stata bloccata da individui come quelli che scorrazzano coi comitati no-tav, il risultato è che il Veneto è l'unica a regione del nord a non avere una strada che collega direttamente la regione con i vicini paesi europei. Coincidenza? io dico di no.
    Ultima modifica di MaIn; 23-01-14 alle 00:51

  10. #80
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    Predefinito Re: efficienza tedesca.

    Amici che hanno capito già tutto.
    Non vi serve più nulla, viste le vostre certezze.
    Noi abbiamo ancora molta strada da fare.
    Gli esseri superiori dovrebbero conoscere la pietà.
    Lasciateci quindi in pace.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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