Il riconoscimento del nesso causa-effetto tra fracking e terremoti, da parte del governo statale, non è cosa da poco. Anzi, rappresenta una vera e propria inversione di tendenza da parte della governatrice, Mary Fallin, che aveva minimizzato fino a ieri gli impatti dell’industria petrolifera e del gas, fulcro economico dell’Oklahoma.
Proprio Fallin, lo scorso autunno, dichiarava infatti che insinuare l’esistenza di un rapporto tra l’estrazione di idrocarburi e sismicità era pura speculazione. Ieri, invece, ha ammesso la significatività della relazione di febbraio della US Geological Survey, dichiarando che lo Stato doveva attivarsi.
Su tutt’altre posizioni, ovviamente, la Oklahoma Oil and Gas Association, che ha contestato le conclusioni negando l’esistenza di prove in grado di dimostrare che lo stop all’iniezione delle acque reflue sarebbe in grado di rallentare o fermare i terremoti.
Alcuni proprietari di case,
gravemente danneggiati dall’operato delle aziende, hanno deciso di muoversi da sé, intentando cause tramite cui vorrebbero mettere in capo alle compagnie del gas i costi di riparazione.