Penso di no, ma se dovesse succedere sarebbe la fine definitiva dell'epoca berlusconiana.
no, saranno compatti con Berlusconi e si andrà alle elezioni in tempi tecnici
si, una parte si staccherà e sosterrà un governo con il PD


Penso di no, ma se dovesse succedere sarebbe la fine definitiva dell'epoca berlusconiana.
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.




per ora: castiglione (?), quagliariello, lorenzetti hanno abbandonato il pdl.
lupi e cicchitto in forse.


Per me il PDL può pure scomparire. Premesso questo non credo si spacchi, ma qualche emorragia ci sarà sicuramente.
"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


O Silvio fa cadere il governo o non lo fa cadere.
Se non lo fa cadere è scaduto il suo tempo.
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.


si, si spacca ma solo pochi escono dal pdl
partecipate e aderite al partito COMUNISTA in pieno congresso a questo link http://forum.termometropolitico.it/6...l#post13212177
credo che una spaccatura ci sarà


A quanto pare hai indovinato la prevsione: il dissenso dei parlamentari del PDL sta pubblicamente venendo alla luce in queste ore sotto gli occhi di tutti
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=181956
Quagliariello: spero nasca posizione Pdl diversa
"Non ho fatto in tempo, quando rientro". Così , intervenendo al Festival del Diritto, il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello ha replicato a chi gli chiedeva se avesse già rassegnato le sue dimissioni da ministro.
"Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari", a creare il "Napoli Club del Salario" ha detto, il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, alludendo, senza nominarla alla nuova Forza Italia.
"Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò".
"Spero nasca una posizione diversa da quella espressa ieri ad Arcore, anche per Berlusconi". Lo ha detto, parlando al Festival del Diritto, il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello. Storico del Gaullismo Quagliariello, replicando al moderatore, Stefano Folli, ha aggiunto che, in passato, ci sono stati "tre partiti Gaullisti", in questo periodo "ce ne sarebbero due".
Uno degli obiettivi delle dimissioni dei ministri del Pdl dal governo potrebbe essere "avere elezioni anticipate", ma "non è il mio obiettivo. Le elezioni anticipate e le vittorie elettorali anticipate sono vittorie di Pirro". Lo ha detto, intervenendo al Festival del Diritto, il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello.
Toccando, invece, il tasto delle dimissioni da parlamentari, sempre per quanto riguarda il Pdl, dimissioni non date da Quagliariello, il ministro ha aggiunto che "le dimissioni da parlamentari hanno creato una slavina, si è sganciata l'atomica, una cosa incredibile - ha concluso Quagliariello - mai fatta nel Parlamento italiano".
"Penso che questo governo abbia fatto bene in questo momento difficile". Lo ha detto, nel suo intervento al Festival del Diritto, il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, riferendosi all'esecutivo guidato da Enrico Letta.
Lorenzin, mi dimetto ma non condivido linea
Silvio Berlusconi "è un perseguitato" "non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore", "tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato". E' quanto afferma in una nota il ministro Beatrice Lorenzin che pur dimettendosi annuncia che non farà parte di questa FI che "spinge verso una destra radicale".
"Ho vissuto questi mesi con spirito di servizio, consapevole dell'eccezionalità del momento storico che sta attraversando il mio Paese - afferma nella nota il ministro Lorenzin -. Grata a Berlusconi di avermi scelto come ministro, sono orgogliosa di quello che il governo Letta ha fatto nonostante le grandi differenze che contraddistinguono i suoi componenti. Rivendico il ruolo centrale che i ministri del Pdl hanno giocato nelle scelte di politica economica e sociale nell'interesse degli italiani". "Silvio Berlusconi - aggiunge l'esponente - è un perseguitato e il suo dramma personale è diventato il dramma di tutti noi, di un intero partito, dell'Italia. Comprendo fino in fondo il suo stato d'animo, ma non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore.
Tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato per milioni di italiani". "Dalla nascita di Forza Italia a quella del Pdl - continua il ministro Lorenzin -, ho dedicato più di 20 anni all'impegno attivo in politica, per i miei ideali, per la collettività e l'Italia. Questa nuova Forza Italia sta dimostrando d'essere molto diversa da quella del '94. Manca di quei valori e di quel sogno che ci ha portati sin qui. Ci spinge verso una destra radicale in cui non mi riconosco, chiude ai moderati e li mette fuori senza alcuna riflessione culturale, segnandoli come traditori.
Esprimo il mio dissenso. Io scelgo il bene degli italiani e del nostro Paese, convinta ancor più di ieri che i moderati di tutti gli schieramenti sapranno ritrovarsi nel campo del centrodestra". "Accetto senza indugio - conclude l'esponente del Pdl - la richiesta di dimissioni fatta durante un pranzo a cui non partecipavano né i presidenti dei gruppi parlamentari, né il segretario del partito, per coerenza politica nei confronti di chi mi ha indicato come Ministro di questo Governo. Continuerò ad esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centrodestra, ma non in questa Forza Italia".
De Girolamo: sto con Berlusconi ma no ai radicalismi
Il ministro Nunzia De Girolamo ribadisce la sua fedeltà, ma "da moderata", a Berlusconi e denuncia come "siano sempre più evidenti atteggiamenti, posizioni, radicalismi che poco hanno a che vedere con i valori fondativi del nostro movimento liberale fatto di rispetto delle istituzioni, senso dello Stato e tolleranza".
"Ho adempiuto alle richieste del presidente Berlusconi di rassegnare le dimissioni dal governo per rispettare il mandato politico ricevuto: sono stata indicata nell'esecutivo dal mio partito e tengo fede all'impegno assunto col Pdl e con i suoi elettori - scrive De Girolamo -. Non posso però tacere l'amara constatazione nel vedere come, nel momento più difficile della storia del nostro partito e del nostro leader, siano sempre più evidenti atteggiamenti, posizioni, radicalismi che poco hanno a che vedere con i valori fondativi del nostro movimento liberale fatto di rispetto delle istituzioni, senso dello Stato e tolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente. Questo ho imparato dieci anni fa da Silvio Berlusconi".
"In attesa di un chiarimento interno, che auspico immediato e definitivo, e confermando la mia assoluta lealtà al presidente Berlusconi - conclude De Girolamo - dichiaro sin d'ora che intendo proseguire sulla strada di quei valori, non riconoscendomi in strappi estremi ed estranei alla cultura e alla sensibilità dei nostri elettori e sostenitori".
Cicchitto: basta dirigenti Pdl estremisti
"Berlusconi avrebbe bisogno di un partito serio, radicato sul territorio, democratico nella sua vita interna, un partito di massa, dei moderati, dei garantisti, dei riformisti e non un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra dall'inaccettabile tonalità anche nel confronto con gli avversari politici che non dobbiamo imitare nelle loro espressioni peggiori": così Fabrizio Cicchitto, in una lunga nota nella quale invita a non illudersi su elezioni subito.
Cicchitto ribadisce più volte la sua vicinanza e solidarietà a Berlusconi, ma anche "quello che ho già detto ieri: una decisione come quella di far cadere il governo Letta-Alfano in un momento economico e sociale così delicato e dagli esiti imprevedibili per quello che riguarda la parte finanziaria, non può essere assunta da un ristretto vertice del Pdl, in assenza sia del vicepresidente del consiglio e segretario politico Alfano, sia dei due capigruppo Brunetta e Schifani, ma specialmente senza la riunione dell'ufficio di presidenza e senza l'assemblea dei gruppi parlamentari anche perche', da oggi fino alle prossime elezioni - che nessuno si può illudere che avvengano immediatamente visto che va rifatta la legge elettorale - i parlamentari devono svolgere un ruolo decisivo in Parlamento e sul territorio e quindi il loro ruolo politico è assai importante e non possono essere trattati come delle semplici pedine da manovrare, in modo per di più disordinato, ad opera di pochi dirigenti del partito". Un dibattito interno, secondo Cicchitto, tanto più indispensabile perché se la decisione di aprire la crisi "aveva delle serie ragioni" esistevano "anche dei seri motivi di segno opposto".
Insomma, "opposte ragioni di grande rilievo che potevano essere sciolte solo attraverso un serio e grande dibattito che non è una perdita di tempo come oggi ci spiega qualcuno; perché la discussione è il sale della democrazia e perché i nostri gruppi parlamentari sono di ottimo livello". "Inoltre - sottolinea - Forza Italia prima e il Pdl poi, hanno come valore essenziale quello della libertà e della democrazia che evidentemente va praticata anche al proprio interno". "Di conseguenza confermo la mia solidarietà a Berlusconi,ma reputo anche che un ristretto nucleo di dirigenti non possa fare il bello e il cattivo tempo nel Pdl, ancora di più nella fase preparatoria di Forza Italia che, gestita come è avvenuto in questi giorni, viene presentata in modo assai discutibile.
A proposito di tutto ciò non credo proprio che Angelino Alfano - il quale è cresciuto in questi anni come dirigente politico e come uomo di governo - possa essere cancellato con un tratto di penna, anche perché bisogna cominciare a pensare a costruire un partito dell'oggi per il domani e per il futuro: un partito del centrodestra, guidato da una nuova generazione politica e specialmente un partito di centrodestra che abbia forti e positivi rapporti con il Ppe, anche in vista delle prossime elezioni europee". "I ministri del Pdl al governo - conclude - hanno dato prova che essi, insieme a numerosi giovani dirigenti del partito, possono essere davvero il nucleo di una nuova classe Dirigente".
Lupi: Fi non può essere estremista
"Così non va. Fi non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Vogliamo stare con Berlusconi ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per bene del Paese essendo alternativi alla sinistra rifiutando gli estremisti. Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia". Così il ministro Maurizio Lupi.
http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-dubbi-alfano-sui-toni-duri-io-diversamente-berlusconiano-954481.html
Uno dei primi a telefonare al segretario del Pdl è Gaetano Quagliariello che, assieme agli altri ministri, sabato notte, s'era attovagliato con Alfano attorno al dilemma: «E adesso? Che fare?». Una notte di pensieri, di dilemmi, di dubbi amletici: restare in Forza Italia? In mattinata Quagliariello telefona ad Alfano. Lo avvisa di ciò che sta per dire a Piacenza: «Il centrodestra non è quello che s'è espresso ieri». E ancora: «Non so se ci sarà una scissione». Eccolo il nodo: fronda in vista, sì o no? Tutti a cercare Alfano per capire se all'orizzonte potrà esserci lo strappo. E lui, tempestato di chiamate, a un certo punto stacca il telefono: irraggiungibile.
Qualcuno lo tira per la giacca: gli chiedono di mettersi alla guida di una «cosa moderata» e di abbandonare i falchi «che fanno solo male al presidente»; di fare da «calamita» per quelli che non si riconoscono in una Forza Italia a trazione falchista. Chi lo sente lo definisce «tranquillo e sereno» ma il dissidio interno di Angelino è fortissimo. Alle sue orecchie già ronzano le accuse di tradimento e di complicità con il nemico; mentre i suoi tifosi, Maurizio Lupi in testa, gli chiedono un gesto forte. Proprio Lupi lo sprona: «Angelino, mettiti in gioco per questa buona e giusta battaglia». Battaglia tutta interna. Alfano non può rimanere in silenzio anche se qualcuno legge già una sua uscita nelle parole dell'altro ministro vicinissimo ad Alfano, Bea Lorenzin. «Non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore. E non farò parte di questa Forza Italia», azzarda la ministra.
Nel partito in tanti leggono il pensiero di Angelino. Che a questo punto deve intervenire. Così, il segretario del Pdl detta una nota in cui riconferma la fedeltà a suo padre politico ma minaccia una sorta di fronda interna: «La mia lealtà al presidente Berlusconi è longeva e a prova di bomba - giura - Oggi la lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo». Quindi, ecco l'avvertimento: «Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano».
Ultima modifica di C@scista; 30-09-13 alle 11:53


destra di popolo » Blog Archive » ALFANO VA ALLA CONTA E NON ESCLUDE LA SCISSIONE: SAREBBERO CINQUANTA I PARLAMENTARI PRONTI A SEGUIRLO
È quando Silvio Berlusconi ha“tirato dritto” sul voto anticipato nell’intervista a Studio Aperto che il telefono di Angelino Alfano diventa ancora più infuocato: “Dobbiamo andare alla conta nella riunione con i gruppi” lo sollecitano i suoi.
E il segretario dà il via libera.
I numeri non sarebbero irrilevanti se ad Enrico Letta è arrivata la rassicurazione che almeno una cinquantina del Pdl, tra Camera e Senato, ci sono. Pronti a “tradire”. E a formare un “Letta bis” col Pd, qualora non riuscisse il tentativo di frenare Berlusconi alla riunione dei gruppi di lunedì.
Ecco perché Alfano ha evocato la scissione nel suo comunicato.
Anche se non subito, perché il processo è graduale. Complicato.
La trama che ha subito un’accelerazione in queste ore convulse prevede la nascita di un centro moderato, perno del Ppe italiano che separi i suoi destini da Berlusconi in nome della responsabilità al governo.
Che riallacci la trama con Monti, Casini, Montezemolo e tutti quei poteri che lavorano a un centrodestra europeo.
È la prima volta che la rottura è nel novero delle possibilità se il Cavaliere non tratterà.
E non è un caso che Berlusconi e Alfano si siano mossi da separati in casa per tutto il giorno.
Col Cavaliere impegnato a bombardare il governo Letta e pure il suo quartier generale, derubricando a contributi utili la raffica di dissensi dei ministri e di parecchi big.
E Alfano che ha passato la giornata a far uscire le dichiarazioni dei suoi contro gli estremisti che suonano come un attacco formale alla Santanchè e sostanziale a Berlusconi.
La manovra di Alfano non ha come primo obiettivo la scissione.
Il primo è provare “frenare” Berlusconi. Chiedendo ai gruppi un confronto su una decisione presa senza “collegialità”.
È il modo per far sentire a Berlusconi il dissenso. Provare, dinanzi allo sfogatoio di tutti, a indurlo ad annullare lo strappo, riconfermando la fiducia al governo Letta: “Se ne vengono allo scoperto trenta, capisce che ci sono i numeri affinché il governo vada avanti. E potrebbe frenare”.
Una missione impossibile. Ed è qui che scatta la seconda fase.
Perché la conta comunque servirà a far vedere a Letta (e a Napolitano) quanti sono i possibili scissionisti. O “traditori” come già li ha ribattezzati Berlusconi: “Lo voglio vedere Alfano – dice un falco di rango – che si alza davanti al presidente e dice che non è d’accordo e ne critica le scelte”.
Secondo fonti autorevoli Alfano lo farà. E al momento della conta inizia un’altra partita, la scissione. Con l’alto patrocinio del Colle.
È in questo clima che la conta è già iniziata. Il Cavaliere, racconta chi ha parlato con lui, pensa che Angelino stia solo alzando il prezzo. Ma alla fine non uscirà davvero. Ed è convinto che la minaccia abbia poco a che fare col governo. Ma piuttosto col partito: ora che non ha più ministeri e posti di potere la nomenklatura vuole garanzie negli assetti di Forza Italia.
È l’assenza di un ruolo di primo piano la miccia che avrebbe scatenato Angelino: “Alfano vorrebbe fare il segretario – è l’analisi dell’inner circle berlusconiano – e se il presidente gli dà un ruolo allora rientra”.
Proprio la tenuta di Alfano è la vera incognita. È pressato dai suoi. In particolare da Quagliariello. Il quale si immagina già capogruppo degli scissionisti al Senato.
Ma tra le truppe c’è anche chi, come Lupi, suggerisce di evitare strappi definitivi. Una colomba vicinissima ad Alfano fotografa a microfoni spenti la fotografia della situazione: “Noi chiederemo un cambio di linea e un riassetto del partito. Vediamo che segnali arrivano da Berlusconi. Non può non cedere su nulla. Altrimenti la scissione è nelle cose”.
Ultima modifica di C@scista; 30-09-13 alle 14:48


Mercoledi sapremo.
Religione, Patria, Famiglia e Autogestione dei Mezzi di Produzione.