Non so voi, ma io sono stanco di tasse. Dobbiamo rispettare il tetto del 3% sul deficit e sforiamo lo 0,1%? Aumentiamo l'IVA e magari reintroduciamo all'ultimo 1 rata di IMU. Geniale. Ma se un governo non riesce a tagliare lo 0,1% di PIL sulla spesa pubblica di cosa è capace? Di nulla, probabilmente, e allora ben venga la sua caduta. Anche perché se continuiamo a fare deficit in misura superiore alla crescita del PIL, il debito continuerà a salire e ogni anno dovremo alzare l'asticella dell'IVA, delle accise, della service tax, introdotta perché avere una tassa locale dal nome inglese è molto fico. Se il deficit è oggi al 3,1% del PIL il governo deve tagliare il 3,1%.
Dove ha poca importanza: costi della politica? Doveroso. Difesa? Benissimo. Esteri? Altrettanto. Apparato dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali? Meraviglioso! Sanità, scuola, ammortizzatori sociali? Se necessario, così sia. Il governo può fare tutto ma non aumentare le tasse, perché le tasse portano recessione, la recessione porta a un aumento percentuale del debito, un aumento percentuale del debito alla necessità di nuove tasse in un circolo vizioso che - a meno di improbabili interventi divini - spolperà il Paese fino all'osso, prima di quanto pensiamo.
Solo iniziando a ridurre il debito si potrà pensare di ridurre le tasse e di far ripartire investimenti e competitività internazionale. Ogni altra misura, compreso il temporeggiamento, serve solo ad allungare l'agonia e ad allontare l'uscita dal tunnel.




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