Kyenge, il ministro della disintegrazione
Continua l’opera di propaganda del ministro “della disintegrazione (dell’identità italiana)” Cecile Kyenge. Durante la riunione del Tavolo interministeriale, convocato per stabilire la ’Strategia nazionale per l’integrazione di Rom, Sinti e Caminanti 2012-2020′, ha duramente attaccato “l’immagine stereotipata delle Comunità di Rom, Sinti e Caminanti presenti in Italia perché troppo spesso continuano ad essere alimentati stereotipi ed ansie collettive per i quali deve ammettersi una responsabilità della politica, dei media e, in particolare dei new social media che, come dimostrano i recenti casi di cronaca, impattano direttamente in ambiti strategici come quello della scuola”. Se a questo aggiungiamo la sua nota battaglia per l’introduzione dello ius soli in Italia (motivo reale della sua nomina nel governo Letta, ovviamente con la complicità del centrodestra…) e le recenti sparate contro la famiglia tradizionale, arrivando a dichiarare obsoleti i concetti di padre e madre, che dovrebbero essere sostituiti dagli asettici genitore 1 e genitore 2, ci chiediamo: come mai tutta questa furia nel voler imporre i dettami del politicamente corretto antirazzista, globalista e distruttore di qualsivoglia identità? La risposta è molto semplice: così ce lo impone l’Europa. Secondo voi sono vittima della calura di fine estate? Ebbene, vi ricordo che proprio in questi giorni il commissario europeo agli affari interni, Cecilia Malmstroem, ha inviato una nota di appoggio agli organizzatori del Gay Pride, in programma a Belgrado il 28 settembre, ed una lettera al premier serbo Ivica Dacic. Nella missiva ha sottolineato come il Pride di quest’anno a Belgrado sarà un importante passo nei progressi della Serbia verso l’Unione europea, garantendo i principi di uguaglianza e non discriminazione. I media ed i politicanti continuano a tormentarci (per non usare espressioni molto più dure e realistiche…) tutti i giorni di spread, limiti del debito pubblico e tutte le ormai note amenità economiche che noi, come gli altri sudditi, ops volevo dire membri, dell’Unione Europea siamo costretti a dover rispettare. Eppure, poco spazio e risalto viene dato all’altro aspetto liberticida che deriva dall’adesione all’Unione (Sovietica) Europea: la distruzione di tutti i legami comunitari e delle tradizioni dei popoli europei. Da qui la propaganda ossessiva a favore dei matrimoni gay, dell’eutanasia, dell’aborto e via dicendo. Dopo più di quarant’anni, possiamo tranquillamente dire che il Sessantotto ed i suoi (dis)valori hanno trionfato, imponendo una visione del mondo fintamente libertaria ed ultraindividualista, riassumibile nel motto “Voglio poter essere libero di fare quel cazzo che mi pare” (chiedo scusa per il francesismo…). A questo si aggiunge l’eliminazione dallo scenario politico del rivoluzionario, che voleva abbattere il Sistema per costruire un mondo nuovo e migliore, sostituito miseramente dal (finto) ribelle. Quest’ultimo non vuole più sovvertire il sistema di dominio capitalista, ma semplicemente essere libero di fumarsi le canne, scoparsi chi vuole ed essere libero da responsabilità e sacrifici. In poche parole, il consumatore perfetto. Ecco perché l’estrema sinistra contemporanea, vero e proprio esempio vivente del cambiamento del paradigma del mondo politico “antagonista”, non è più vittima, se non in rari e circoscritti casi, del sistema di repressione. Oltre tutto, così facendo, si trovano a marciare a braccetto con la Kyenge di turno, che li coccola premurosamente, consapevole della loro totale impoliticità e mancanza di pericolosità rivoluzionaria. Certo che se fossimo Marx ed Engels ci incazzeremmo e non poco: ma come, un’intera vita dedicata allo studio analitico del complesso sistema industriale europeo, indicando la via rivoluzionaria per il ritorno del paradiso in terra, cioè il comunismo, e questi adesso si interessano unicamente di immigrati, gay e tossici? Forse era meglio prendere esempio da Berlusconi e pensare unicamente alla …, vabbè, ci siamo capiti.
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