Termine buono, ch’ora a due bifolchi
partisci il campo, sì che l’un da mane,
l’altro da sera, affidi il grano ai solchi;
poi l’uno e l’altro viene a te col pane
di sua sementa, e con la pia famiglia
recante i doni, e col tacente cane;
e questi posa sopra te la figlia
ultima, e quegli il dolce figlio primo,
l’un che balbetta, l’altra che bisbiglia;
mentre due galli cantano dal fimo,
dal suo, ciascuno, e ronzano gli sciami
di due regine su lo stesso timo:
Termine forte, e ch’ora due reami
dividi, e segni ai popoli, dove ari
ciascuno e mieta, dove crei, dove ami;
e le lor vite tacito separi,
tumultuanti, come, occulto in fondo,
scoglio da sé fa rifluir due mari;
poi l’uno e l’altro viene a te giocondo,
con gl’inni in cuore, ed offre ogni sua pura
primizia a te, di ciò che dona al mondo:
Termine santo, che noi, stirpe dura
d’agricoltori, col vetusto rito
piantammo a vista dell’età futura;
presso una siepe viva; o tu, che il dito
intendi, il dito che non sa l’oblìo,
verso la nostra siepe di granito;
grida, verso la grande Alpe di Dio,
con la tua voce onde tonò l’inferno:
DI LÀ C'È VOSTRO, MA DI QUA C'È MIO!
se, giusta il rito, nascondemmo, al verno
nostro di lunghi secoli, sotterra,
semi onde spunta qualche fiore eterno!
se gli odii antichi, se il livor di guerra
spengemmo in cuore, salutando l’Era
nuova di pace e buon volere in terra!
se qui mandammo anche una primavera
sacra, di giovinette anime, rossa,
sotto una sacra giovine bandiera!
se, giusta il rito, empimmo allor la fossa
del sangue loro! s’Egli, Egli, ondeggiante,
Egli ubbidì, lasciandone qui l’ossa...
per base a te, Termine nostro, Dante!