

Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.








Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.


Bha, sarò ngenua su questo ma io credo di no. Fa parte della natura umana essere ben disposti alle soluzioni più aqpparentemente più convenienti. Anche a rischio della propria vita e in specie se si è ignoranti in materia. Quindi un geologo che ti dice che ci sono i rischi e l'altro che ti dice di no ....
Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.


questo è interessate:
Cenni sugli studi compiuti prima del disastro[modifica | modifica sorgente]
I lavori di costruzione della diga cominciarono nel 1957: il versante sovrastante la diga fu subito tenuto sotto controllo. Per questo motivo il famoso specialista austriaco in esplorazioni minerarieLeopold Müller fu consultato per valutare i problemi di stabilità della roccia. Tuttavia in questo primo studio le sue indagini non rivelarono la paleofrana che poi sarebbe stata vista come causa determinante, anche se la conclusione fu che la riserva idrica poteva causare frane, anche di un milione di metri cubi.
Dal Piaz, comunque, ancora l'anno dopo, nel 1958, non ritenne che fossero presenti rischi concreti di frane pericolose. Solo nel 1959 il geologo Edoardo Semenza - figlio del capo progettista Carlo Semenza - scoprì in una ricognizione sul campo la presenza, nel versante sinistro, di evidenti pericoli derivanti da una zona di miloniti non cementate, lunga circa 1,5 km[10]. Ciò indusse Edoardo Semenza ad ipotizzare la presenza di una paleofrana. Le prospezioni geofisiche del geologo prof. Pietro Caloi sembravano invece indicare nello studio successivo (novembre 1959) che la zona a sinistra della vallata fosse "eccezionalmente" solida, rocce compatte coperte da soli 10-20 metri di detriti sciolti.
Nel frattempo, nel 1959 la diga era stata terminata e si era iniziato a riempire l'invaso. Tuttavia, come già visto, il 4 novembre 1960, con il livello del lago a 650 m.s.l., vi fu una frana di medie dimensioni (800.000 m³) sul versante sinistro; dopo questo evento Müller studiò ancora il territorio e propose varie ipotesi per evitare la frana del versante, benché non credesse ancora alla presenza della paleofrana. Non era contrario alla costruzione della diga, ma temeva la possibilità di una frana incontrollata, tanto da suggerire vari rimedi, il più attuabile dei quali era forse un tunnel drenante che, passando per strati calcarei compatti, raggiungesse da sotto le masse franose e ne convogliasse via l'acqua.
Tra le altre possibili ipotesi di lavoro, nessuna sembrava realmente fattibile: sbancare la frana o cementarla, tra le più realistiche, erano in realtà, per le grandezze in gioco, soluzioni giudicate troppo costose e difficili da realizzare.Il campanile di Pirago, frazione di Longarone, rimasto in piedi dopo il passaggio dell'onda di morte. La chiesa ai suoi piedi venne completamente spazzata via insieme all'intera frazione.
Tuttavia, restava il fatto che la questione dovesse essere meglio compresa. Sondaggi e prospezioni continuarono ad essere previsti, sebbene scavare negli strati di detrito presentasse notevoli difficoltà tecniche.
Nel 1960 Caloi riprese gli studi geosismici e, con sorpresa di tutti, rilevò fino a 150 m di roccia fratturata concludendo, in maniera ancora più sorprendente, che la frattura doveva essere accaduta dopo la sua prima indagine dell'anno precedente.
Come già visto nel 1961, per volere di Carlo Semenza, un modello in scala 1:200 del bacino del Vajont fu approntato e testato presso l'Università di Padova ipotizzando l'eventualità di una frana con superfici di movimento di 30° e 40° e tempi di frana valutati fino al tempo di un minuto (già considerato eccezionalmente veloce con i dati in possesso a quell'epoca). Il totale fu considerato sufficiente per non dover temere né cedimenti della diga né svasi oltre la stessa da parte delle onde anomale generate, non più alte di una trentina di metri, corrispondenti a 40 milioni di m³ nel peggiore dei casi. Ma nella realtà la frana fu di quasi 300 milioni di m³ (circa 8 volte il valore massimo previsto) e si mosse a velocità tripla di quella prevista; tutto ciò produsse un'energia cinetica di quasi 100 volte superiore al massimo previsto, e il livello dell'onda superò i 200 m sul coronamento della diga.
Nel frattempo, comunque, furono impiantati dei piezometri - seppur con grande fatica (dovuta alla necessità di raggiungere i vari strati in cui esisteva la falda acquifera), nonché dei marcatori di terreno per visualizzare i movimenti della frana. Nonostante le difficoltà nell'interpretare i dati che essi fornivano, furono molto utili nello stabilire come procedere empiricamente per far diminuire il fenomeno franoso.
La strategia di Müller prevedeva che la frana in nessun caso sfuggisse al controllo, e la tattica suggerita dopo quella del 1960 fu lo svuotamento lento del bacino fino al livello di 600 m.s.l.m., da realizzare con molteplici manovre di diminuzione del livello da 4–5 m in meno, intervallate ciascuna da una pausa di alcuni giorni per dare il modo e il tempo al materiale di aggiustarsi e restare stabile nonostante il cambiamento di condizione idraulica.
Così, il movimento della frana quasi si bloccò in breve tempo, e certamente non si sarebbe riattivata violentemente senza il ritorno oltre quota 700 m.s.l.m., se le esigenze di collaudo non l'avessero "imposto".
Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.


Ma tu ti sei reso conto o no ce in Italia, grazie anche a questi discorsi siamo in piena deindustrializzazione? Conosci il costo della sicurezza? Sai che non reggiamo alcun genere di concorrenza in buona parte per il costo della sicurezza?
Il fatto è che non può esistere nulla di assolutamente sicuro. Niente al mondo lo è, e la sicurezza portata all'eccesso ha costi paurosi che non possono essere sostenuti, altro che profitto. Qui in Italia il prito lo fanno sempre i soliti noti e lo fanno giocando fra privato e finanziamento pubblico, non producendo.
Non si può più produrre in Italia perchè fra burocrazia, tasse e sicurezza i costi sono esorbitanti.
Detto ciò la gente va informata dei rischi che corre facendo il tal lavoro. Non vuoi correre rischi? Benissimo, non lo fai, nessuno ti obbliga. Qui invece raccontiamo fregnacce e taranto che non è nemmeno nelle classifiche come città inquinata ora passa per tale.
In un paese friulano volevano aprire un cementificio. Ci fu una mezza rivolta, erano tutti contrari, inquina , disatro .... con estrema fatica fu aperto. Recentemente ci sono stati i licenziamenti ... c'è stata una mezza rivolta, non vogliono che il cementificio chiuda. Botte piena e moglie ubriaca ... non funziona.
Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.


Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

