RECENSIONI
Orizzonti del Nazionalismo Etnico (Recensione di Michele Fabbri )


RECENSIONI
Orizzonti del Nazionalismo Etnico (Recensione di Michele Fabbri )
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Associazione Culturale Identità e Tradizione
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Alle radici dell'Etnonazionalismo Völkisch
Geopolitica come Destino del Sangue e del Suolo
Guerra dell'istinto e socialismo aristocratico
Darwinismo etnico e protezione della vita
Biopolitica. Il nuovo paradigma (di Stefano Vaj)
Teoria tradizionale delle razze: Julius Evola
I Veneti preromani nel contesto europeo
La guerra dei contadini - Der Bauernkrieg
Usa Iberoamerica Sud Africa: tre messe a punto (di Silvio Waldner f.to pdf 560Kb)
Famiglia, tradizione, federalismo e immigrazione selvaggia (intervista a Silvio Waldner relativa alla conferenza annullata dal Comune di Orzivecchi in provincia di Brescia)
L'incolmabile fossato
Russia, baluardo d'Europa
America, Europa. Una lunga, insanabile guerra di religione
Alla gioventù d'Europa
Vivere nella tradizione per non morire di utopia
Da www.archiviostorico.info
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Der Wehrwolf


Etnonazionalismo e questione allogena
1 January 2000 (169) | Autore: Federico Prati
Il livello di mistificazione prodotto dalla propaganda con cui ci hanno lavato il cervello per decenni, fortunatamente non impedisce alla ragionevolezza dei Popoli Padano-Alpini ed Europei di riemergere, quando la nostra Identità etnonazionale, le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra stessa sopravvivenza sono profondamente minacciate.
Di fronte ad una vera e propria invasione (perché di questo si tratta) di allogeni provenienti da tutto il mondo, ed appartenenti a culture e tradizioni che nulla hanno a che fare con la nostra, solo un pazzo masochista, un utopista marxista o cattocomunista in malafede, o qualche imprenditore in cerca di schiavi da sottopagare, possono gioire. Liberarsi dei luoghi comuni instillatici dalla propaganda comunista non è cosa che possa avvenire in quattro e quattr’otto, ma piano piano e alla fine a difendere l’immigrazione allogena rimarranno solo quelle élites marxiste più fanatiche che hanno perso ogni contatto con il popolo. Quindi, noi etnonazionalisti andiamo avanti per la nostra strada e lasciamoli strillare: saranno isolati dal popolo stanco delle loro chiacchiere. Quale popolo, infatti, non reclamerebbe leggi più severe di fronte ad un fenomeno di queste proporzioni che minaccia non solo di toglierci le nostre millenarie radici piantate e cresciute dai nostri antenati in secoli e secoli di duro lavoro, ma la nostra stessa sicurezza ed incolumità? La domanda è retorica: solo un popolo che desidera auto-distruggersi può accettare tale stato di cose. E i popoli padano-alpini ed europei non mancano certo dello spirito di sopravvivenza.
Ma fin qui siamo all’ovvio. Queste cose ce le dobbiamo ripetere per disintossicarci dalla mistificazione di quei regimi social-comunisti e libertaristi che governano l’Europa, al servizio dei mondialisti d’oltre oceano, e che c’instillano quotidianamente menzogne attraverso una vera e propria dittatura del pensiero, mostrandoci continuamente i presunti lati positivi dell’immigrazione, e nascondendoci accuratamente gli effetti disastrosi che essa produce. I reduci del marxismo convertitisi al terzomondismo hanno già deciso il tipo d’uomo che dev’essere creato ovunque: senza identità e tradizioni. Comunisti e libertaristi non sono altro che mezzani dell’Alta Finanza apolide, con il compito di traghettarci verso questo tipo di società, così come lo sono gli uomini di “cultura” messi dai Poteri Forti nei vari mass-media. E’ un vero e proprio indottrinamento, subdolo perché nascosto dietro la cortina fumogena di un finto “pluralismo”, dove in realtà le idee che si oppongono a quelle mondialiste-immigrazioniste vengono tenute fuori, se non perseguitate. Ma come argomentano i mondialisti? Ecco le argomentazioni più ricorrenti dei vari esponenti del potere mondialista e della Grande Finanza apolide: 1) L’immigrazione serve ed è utile perché vi è denatalità; 2) l’immigrazione sostituisce la forza lavoro – specie nei settori più umili – che manca a noi; 3) l’immigrazione è un bene perché ci arricchisce culturalmente; 4) l’immigrazione è da accettare perché è il destino di tutto il mondo, l’effetto sociale della globalizzazione; 5) accettare l’immigrazione e mescolarsi è il supremo “valore” della nostra civiltà.
In realtà ciò che il Mondialismo vuole è la cancellazione di tutte le identità etniche, che devono convergere in un’unica pseudo-cultura di stampo yankee. Una vera concezione etnonazionalista sa che l’individualismo sfrenato del Dio denaro, così come il collettivismo distruttivo del marxismo, rappresentano la distruzione dei veri e naturali legami che tengono insieme le millenarie comunità etnonazionali di Sangue e Suolo: in nome dell’egoismo individuale e in nome dell’economia, si schiacciano le naturali forme d’aggregazione. Per i mondialisti le persone non sono altro che carne tutta uguale, il punto terminale del materialismo. Noi sappiamo istintivamente, invece, che ci sono specificità, differenze fisiche e spirituali, insopprimibili. Le culture, così diverse tra loro, sono appunto diverse perché gli uomini che le hanno prodotte sono diversi. Le culture sono la risposta di una data etnia all’ambiente, sono l’espressione vitale di un’etnia. Imporre un unico calderone artificiale per tutti, mescolare individui appartenenti a diverse etnie significa creare un mostro, significa creare disarmonia, significa investire in destabilizzazione sociale.
Ma veniamo alle quattro menzogne ricorrenti.
1) L’immigrazione serve ed è utile perché vi è denatalità; 2) l’immigrazione sostituisce la forza lavoro – specie nei settori più umili – che manca a noi;
Ma vi sembra una scusa degna di persone con un minimo d’intelletto? Consultando fredde statistiche si è constatata una certa denatalità. Ergo: l’unica soluzione sarebbe importare immigrati che riempiano le culle vuote dei nostri popoli…… Neanche un accenno a tentativi di incentivare la politica familiare e la natalità della nostra gente, così bistrattata da femminismo, marxismo, liberalismo, materialismo ed edonismo al potere. La tecnologia avanza e i macchinari diminuiscono le richieste di manodopera? Nossignore: secondo i mondialisti i dati dimostrerebbero che abbiamo bisogno sempre dello stesso numero di braccia; come dimostrerebbero che i nostri giovani non vogliono più fare certi lavori. Anche se fosse vero, perché non incentivare i nostri giovani, invece di assecondare gli imprenditori famelici d’immigrati da sottopagare? E comunque, questa non è una scusa valida per provocare un cambiamento nell’impianto etnico dei nostri popoli che si rivelerà foriero di destabilizzazione sociale. Invece di risolvere i nostri problemi con politiche adeguate, i politici mondialisti alla Veltroni se ne vanno in giro a suonare il tam tam per richiamare immigrati.
3) l’immigrazione è un bene perché ci arricchisce culturalmente; 5) accettare l’immigrazione e mescolarsi è il supremo “valore” della nostra civiltà.
Le orde di allogeni che si riversano verso i paesi europei, innescando una catena esplosiva di problemi a non finire, non costituiscono un “arricchimento culturale”. Per non parlare del problema islamico, ché, malgrado gli apologeti dell’Islam e gli antirazzisti si affannino a volerci mostrare una sua faccia non pericolosa, sappiamo bene la finalità di tale religione: la conversione di tutto l’ecumene a Maometto, con ogni mezzo.
4) l’immigrazione è da accettare perché è il destino di tutto il mondo, l’effetto sociale della globalizzazione.
La globalizzazione è certamente un fatto non fermabile che va oltre la volontà dei singoli o degli stati, ma vi sono diversi modi di rapportarsi ad essa. Accettare ogni male provocato dalla globalizzazione, spacciandolo addirittura per un bene, non è certo una maniera per mettere armonia nel caos. Le ondate migratorie si possono ridurre notevolmente, se solo il sistema politico-economico che governa l’Europa fosse intenzionato a farlo con leggi severe in materia di immigrazione. Questo implica però un sistema politico dove la politica sia al primo posto, e non dove viceversa l’economia e il profitto delle Multinazionali e della Grande Finanza apolide. In poche parole occorre subordinare l’economia alla sfera politica. E’ necessario, per questo, disciplinare le forze dell’economia ed adeguarle alle necessità della comunità padane ed europee, infatti politica ed economia stanno tra di loro come il governo di una nave sta alla destinazione della merce trasportata. A bordo, la figura principale è il comandante, non il mercante apolide. E’ necessario lottare contro i portavoce del turbocapitalismo USA che altro non vogliono che trasformare la Padania e l’Europa in una colonia degli States. Ecco perché noi dobbiamo rigettare il modello americano impostoci alla fine del secondo conflitto mondiale. Al posto della società meticcia, multireligiosa, individualista di ispirazione americana si dovrà ritrovare e rinnovare la compattezza etnonazionale e culturale delle varie stirpi d’Europa. Solo allora sorgerà l’alba sui popoli europei!
http://www.centrostudilaruna.it/etno...eallogena.html[/QUOTE]
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
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Quinto anniversario di “Identità e Tradizione”
Cinque anni sono decorsi dalla fondazione di Identità e Tradizione, che fin dalla sua nascita si è caratterizzata come Sodalizio Völkisch, affermando la volontà di porsi come compito, come dovere imperativo, quello di salvaguardare e preservare l’immenso patrimonio razziale, etnico, culturale, spirituale, tradizionale, storico e linguistico dei Popoli Europei dai tentativi di sradicamento e d’alienizzazione messi in atto dall’ideologia mondialista, americanofila ed immigrazionista. In questo quinquennio d’intensa attività politico-culturale, Identità e Tradizione, promuovendo, diffondendo ed analizzando compiutamente il Pensiero Etnonazionalista e l’Idea Völkisch, è riuscita ad elaborare una nuova, particolareggiata ed integrale Weltanshauung, la quale si prospetta a diventare l’Idea-forza del XXI secolo: l’Etnonazionalismo Völkisch. E’ profondo convincimento dei responsabili di Identità e Trazione che, qualsiasi azione politico-culturale che abbia come finalità la piena autonomia d’una determinata Volksgemeinschaft, non possa assolutamente prescindere dalla necessità di ridestare l’ancestrale Volkgesit delle nostre genti, risvegliare in esse quei profondi legami decretati dalle più remote forze naturali del Sangue e della Stirpe, che identificano un uomo come appartenente ad un Popolo, ad una Comunità ed alla propria Terra. Solo allora, dopo aver riaffermato la priorità di quegli atavici valori che nel Sangue, nel Suolo e nella Stirpe hanno la loro avita origine, si potranno rinvenire le possenti forze che giacciono nel più profondo dell’Anima della Razza e che vanno nel senso della volontà di ri-tornare finalmente padroni della propria Heimat. In questi cinque anni, l’Associazione ha elaborato un bollettino interno, “Ethnos”, ha dato alle stampe ben 4 libri per la Casa Editrice Effepi ed ha collaborato con diverse associazioni culturali del territorio alpino-padano. Ma è con questo quinto e nuovo testo, ricco di spunti e di documenti inediti, dal titolo: “ Dottrina, Filosofia e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch”, che gli autori intendono, oltre che onorare il quinto anniversario della costituzione dell’Associazione, fornire una summa dottrinaria, dogmatica e filosofica inerente all’Idea Etnonazionalista Völkisch. Un saggio essenziale, indispensabile, per la formazione culturale di tutti coloro che militano in movimenti politici identitari e s’impegnano nella diffusione della cultura antagonista. Di questo saggio, che uscirà alla fine di giugno, 24 esemplari, contrassegnati con i simboli dell’albabeto runico esteso, saranno riservati unicamente ai migliori militanti di Identità e Tradizione ed a coloro che si sono distinti per l’alto impegno profuso nella diffusione del Pensiero Etnonazionalista Völkisch.
Il Presidente della Associazione Culturale Identità e Tradizione: Silvano Lorenzoni
Il Segretario della Associazione Culturale Identità e Tradizione: Federico Prati
Testi pubblicati
· Federico Prati-Silvano Lorenzoni, Scritti etnonazionalisti. Per un’Europa delle Piccole Patrie, Effepi Edizioni, 2005.
· F.Prati-S.Lorenzoni-H.Wulf, Etnonazionalismo ultima trincea d’Europa, Effepi Edizioni, 2006.
· Federico Prati-Silvano Lorenzoni-Flavio Grisolia, I Fondamenti dell’Etnonazionalismo Völkisch, Effepi Edizioni, 2006.
· F.Prati-S.Lorenzoni-F.Grisolia-H.Wulf, Orizzonti del Nazionalismo Etnico. Il Pensiero Etnonazionalista e l’Idea Völkisch, Effepi Edizioni, 2007.
.Federico Prati-Silvano Lorenzoni, Filosofia, Dottrina e Mistica dell'Etnonazionalismo Völkisch, Effepi Edizioni, 2008.
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Filosofia, Dottrina e Mistica
dell’Etnonazionalismo Völkisch
Contributi alla riflessione e all’analisi
Federico Prati - Silvano Lorenzoni
Effepi Edizioni, Giugno 2008, pagg. 200
Euro 22,00 Edizione Normale
Euro 30,00 Edizione in carta di pregio numerata con le rune
Note alla presente edizione - Di questa edizione sono stati stampati 24 esemplari contrassegnati a mano con le lettere dell’alfabeto runico protogermanico destinati unicamente ai Soci e ai simpatizzanti di Identità e Tradizione che si sono maggiormente contraddistinti per la loro opera di diffusione e divulgazione del Pensiero Etnonazionalista Völkisch.
Il Libro – E’ indispensabile e doveroso, in un’epoca come l’attuale che disprezza profondamente ogni distinzione qualitativa, fornire i fondamenti filosofici e dottrinari per capire e comprendere appieno l’azione metapolitica intrapresa dall’Etnonazionalismo Völkisch. E’, infatti, profondo convincimento degli autori che, qualsiasi azione politico-culturale che abbia come meta finale la piena salvaguardia d’una ben determinata e specifica Blutsgemeinschaft, non possa assolutamente prescindere dalla necessità di ri-destare nei Popoli Europei l’ancestrale Volksgesit indogermanico, al fine di conferire nuovamente ad essi quell’essenza smarrita e così importante che è la facoltà e la volontà d’essere se stessi. I nostri Popoli deb*bono ri-acquistare quell’aspetto spirituale, quei profondi legami de*cretati dalle più remote forze naturali del Sangue e della Stirpe, che identificano un uomo, prima che come singolo sog*getto, come discendente di un determinato Volk e come appartenente ad una specifica Comunità etnica. Solo allora, dopo aver ribadito la priorità di quei valori che nel Sangue, nel Suolo, nelle più ataviche vigorie della Razza hanno la loro mistica Origine, si potranno rinvenire le possenti forze che giacciono nel più profondo dell’anima dei Popoli Europei e che vanno nel senso della volontà di ritornare finalmente padroni della propria Terra. Ed è con questo quinto e nuovo testo, ricco di analisi e di documenti inediti, che gli autori intendono, oltre che onorare il quinto anniversario della costituzione dell’Associazione Identità e Tradizione, fornire una summa dottrinaria, dogmatica e filosofica inerente all’Idea Etnonazionalista Völkisch.
Dal Testo – “A cinque anni dalla fondazione della nostra Associazione, diviene appropriato:
1) tirare le somme della nostra attività;
2) valutarla e fare alcune proiezioni di tipo generale per il futuro, non solo dell’Associazione, ma di tutta l’Europa, la razza bianca e la civiltà come noi la conosciamo.
Non c’è alcun dubbio che negli ultimi tempi l’Idea Etnonazionalista Völkisch ha preso piede in modo crescente; e che su questo fatto la nostra attività di tipo culturale ha avuto un’influenza determinante nell’area geografica dove la lingua d’uso culturale è il toscano/italiano. Né la cosa deve sorprendere, data l’ottima qualità di quanto noi abbiamo pubblicato e l’andamento dei tempi. L’Etnonazionalismo Völkisch è un principio che richiama alla normalità, nel senso superiore della parola, mentre i nostri tempi sono, storicamente, i più anormali di cui si serbi ricordo. E, sia pure a livello subliminale, c’è (per fortuna ma, credo, inevitabilmente) un numero crescente di persone di “buona razza” che di questo incominciano a rendersi conto (...) .”
Gli Autori – Federico Prati e Silvano Lorenzoni.
Indice dell’Opera:
Premessa – I cinque anni dell’Associazione Culturale Identità e Tradizione – Le Ragioni di una Scelta.
Capitolo I: Alle Origini dell’Idea – Der völkische Gedanke - La Dottrina del Nazionalismo Etnico.
Capitolo II: La Visione del Mondo - Die ethnonational-völkische Weltanschauung.
Capitolo III: Sangue e Suolo – Il Mito del Sangue – La Mistica della Razza – Blut und Boden.
Capitolo IV: Il Mito Indoeuropeo - Un nuovo Mito per l’Europa.
Capitolo V: Orientamenti – A cosa può portare la globalizzazione – Russia, ultimo baluardo d’Europa – Lo Sato Etnico dal punto di vista economico – Europa Ethnica – Il Movimento Etnonazionalista Völkisch.
Note Bibliografiche.
Gli ordini possono essere conferiti: per e-mail a: effepiedizioni@hotmail.com
E per telefono: 338.919.5220[/LEFT]
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Orizzonti del nazionalismo etnico
1 gennaio 2000 (200) | Autore: Michele Fabbri
Il tempo anticristico della globalizzazione impone un’assunzione di responsabilità dalla quale le coscienze libere non possono esimersi. Per affrontare questa sfida epocale è necessaria un’adeguata preparazione culturale, e un testo fondamentale al quale si deve fare riferimento è: Orizzonti del Nazionalismo Etnico di Federico Prati, Silvano Lorenzoni, Flavio Grisolia e Harm Wulf. Questo libro si può considerare come una vera e propria Bibbia per la formazione culturale di chi milita in movimenti politici identitari e di chi si impegna nella diffusione della cultura antagonista.
L’inizio del XXI° secolo segna la fase finale della sovversione egualitaria cominciata con la Rivoluzione Francese. Dopo i rivolgimenti immani che la storia ha conosciuto negli ultimi due secoli, si definisce una nuova forma di governo planetaria nella quale il capitalismo e il comunismo mostrano la loro intima affinità e la loro sostanziale comunanza d’intenti: le due ideologie demoniache partorite dall’illuminismo sono unite in una satanica alleanza volta all’annientamento delle identità nazionali e regionali che si oppongono alla dittatura del libero mercato. In questa fase cruciale della storia è più che mai necessario acquisire una sicura coscienza identitaria, altrimenti le comunità etniche saranno travolte dalla globalizzazione, un fenomeno che ricostruisce, in forma aggiornata, il collettivismo dei regimi giudaico-comunisti.
Gli autori del libro in questione esaminano la genesi e la storia delle teorie etnonazionaliste, che nascono nel XIX° secolo e si diffondono soprattutto in Germania dove conoscono fortuna crescente mano a mano che il capitalismo industriale cancella l’economia tradizionale fondata sull’agricoltura. Il senso di spaesamento prodotto dalla moderna società di massa generava una profonda insoddisfazione in buona parte della classe intellettuale, che cominciava ad elaborare la teoria della comunità etnica, unita dai vincoli di Sangue, come antidoto ai paradigmi assurdi della modernità. Rifacendosi a questa concezione del mondo, gli autori prospettano quelle che devono essere le linee guida degli etnonazionalisti: il federalismo etnico, l’avversione per l’universalismo, il rigetto della società multirazziale, la relativizzazione della democrazia che necessita di forti correttivi etnici. Per gli etnonazionalisti il popolo è concepito come una comunità razziale cosciente di sé e dei suoi doveri, mentre le ideologie moderne, propugnando l’idea di un egualitarismo astratto e universale, creano una società di irresponsabili i quali, privi di un fondamento culturale comune, danno luogo a una massa ingovernabile e incapace di costruire i presupposti minimi di una civiltà.
Di particolare interesse sono le pagine che illustrano i diritti per i quali gli etnonazionalisti sono chiamati a lottare: il diritto all’identità, il diritto all’autodeterminazione, il diritto alla preferenza nazionale, il diritto di disporre del proprio prodotto finanziario, il diritto alla protezione del proprio mercato. In particolare è importante che le risorse naturali e i mezzi di produzione siano sotto il controllo etnico, e quindi un sistema politico fondato su principi identitari deve etnonazionalizzare le fonti di energia. Questi diritti vengono negati, e talvolta vietati per legge, nei sistemi sedicenti democratici, abilmente pilotati dalle oligarchie ebraico-massoniche che traghettano l’umanità verso la globalizzazione. Per battere la globalizzazione occorre dunque dar luogo a un processo di maturazione dell’opinione pubblica che deve riappropriarsi della coscienza identitaria che le è stata espropriata dalla modernità.
Come tutti sanno l’arma finale dei globalizzatori è l’immigrazione selvaggia, che sta travolgendo le strutture sociali europee. L’invasione allogena, architettata dalla sovversione massonica, è stata possibile grazie all’interessata complicità di partiti, sindacati e Chiesa Cattolica: questa classe dirigente che risponde soltanto a squallidi interessi di bottega ha ipotecato il futuro dei giovani d’Europa preparando le condizioni per un’esplosione di violenza inimmaginabile. Si pensi solo che oggi l’80% dei detenuti è di origine extracomunitaria: un carcerato costa alla comunità quanto un posto letto in ospedale, e l’unico rimedio che gli oligarchi democratici riescono a immaginare è di mettere i criminali in libertà! Nella sanità, inoltre, la situazione è ormai al limite del collasso: i reparti di pronto soccorso sono letteralmente intasati da immigrati clandestini, e il 50% dei ricoveri per malattie infettive è costituito da elementi allogeni. Di fronte a questa situazione disastrosa la propaganda massonica ripete ossessivamente la favola degli extracomunitari che pagano le tasse, pagano la pensione, e contribuiscono al benessere nazionale. In realtà gli extracomunitari regolari sono un’esigua minoranza, e la maggior parte degli elementi allogeni vive di criminalità, come ogni cittadino può sperimentare sulla propria pelle. Nella fase attuale la classe dirigente democratica riesce ancora a stare a galla, con un colpo al cerchio e uno alla botte, ma c’è da chiedersi che cosa succederà quando la situazione andrà completamente fuori controllo!
È essenziale, quindi, che le comunità etniche approntino gli strumenti culturali e istituzionali per riprendere in mano il loro destino. Per quanto la situazione possa apparire difficile, non si deve cadere nell’errore di ritenerla immodificabile, infatti l’economia del mondo occidentale è tutta costruita sui concetti di usura e di speculazione ed è quindi eminentemente parassitaria: se gli sfruttati saranno ulteriormente infastiditi dal pungolo della sanguisuga potranno finalmente decidere di ribellarsi, e questo potrà avvenire a seguito delle immani catastrofi ambientali e umane che l’avvenire ci riserva. I sistemi politici ispirati a criteri di socialismo nazionale hanno dimostrato di essere i più idonei a garantire un’equa distribuzione della ricchezza, ma proprio per questo gli oligarchi democratici reagiscono in maniera rabbiosa quando i popoli si stringono attorno ai loro valori identitari. Per questo i processi di cambiamento che ci attendono saranno certamente traumatici, ma possono davvero rappresentare la fine definitiva della modernità ideologica se i movimenti identitari riusciranno ad attuare efficaci strategie per la conquista del potere.
http://www.centrostudilaruna.it/oriz...mo-etnico.html
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Per una Mistica Völkisch
28 novembre 2008 (18:05) | Autore: Michele Fabbri
«La questione razziale offre la sola valida chiave interpretativa della storia mondiale, che appare sovente tanto confusa per la sola ragione che è stata scritta da persone che, non possedendo un’appropriata conoscenza del problema razziale, non erano in grado di valutare adeguatamente i momenti storici corrispondenti alle diverse fasi della sua evoluzione».
Chi ha pronunciato questa dichiarazione ? Forse un folle dittatore fascista, razzista e antisemita ? Niente affatto, la frase in questione è stata scritta nientemeno che…dall’ebreo sionista Benjamin Disraeli!
Per completare il senso del concetto esposto sopra, si potrebbe menzionare quest’altra perla di saggezza: «i reietti e gli stranieri, gli sfruttati e i perseguitati di altre razze e colori…la loro opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza». Questa volta a parlare è il filosofo marxista Herbert Marcuse, le cui opere istigavano alla violenza le folle sessantottine.
Filosofia, dottrina e mistica dell'etnonazionalismo voelkisch
Queste due citazioni sintetizzano efficacemente le idee guida del mondialismo ispirate all’irrazionalismo ebraico-comunista che trova il suo compimento nel regno messianico della globalizzazione, ovvero nella democrazia di massa basata sul pregiudizio egualitario: un’ideologia estremamente facile, comoda e deresponsabilizzante. Per reagire a questo deprimente clima culturale occorre una terapia d’urto che sappia proporre idee forti in grado di contrapporsi alla degenerazione imperante. Federico Prati e Silvano Lorenzoni sono da anni impegnati in un’opera di divulgazione di idee alternative, e la loro ultima fatica Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch è un importante testo di riferimento per uscire dal tunnel del pensiero unico. Oggi viviamo un momento cruciale della storia, in cui il mondialismo impegna tutte le sue forze per la creazione di un’umanità bastarda che dovrebbe cancellare per sempre i concetti di Razza e di Identità. Scopo di questo piano criminale è togliere la sovranità alle nazioni per depredarne le risorse economiche; il tutto mascherato da una propaganda egualitaria e progressista che riesce ancora a imbambolare vasti settori dell’opinione pubblica.
Gli autori del libro compiono un’ampia e approfondita ricognizione storica dell’ideologia etnonazionalista riportando numerose citazioni dai classici del pensiero Völkisch, alcune delle quali per la prima volta tradotte in italiano. Le prime teorizzazioni dell’idea Völkisch risalgono all’inizio del XIX° secolo, quando le guerre espansionistiche della Francia rivoluzionaria diffondono l’egualitarismo democratico e la concezione mercantilistica del mondo. L’etica profondamente egoista della borghesia, elaborata nel buio delle logge massoniche, è la prima manifestazione del mondialismo, che sogna un mondo unificato dal dio-denaro e un tipo umano non più considerato nella sua integrità di persona, ma solo sotto l’aspetto anonimo del consumatore. Gli intellettuali etnonazionalisti si richiamavano alle radici della cultura indoeuropea fondata sul senso della gerarchia e della discendenza, valori che per millenni hanno ispirato i popoli europei. Il mondialismo, invece, ha come obiettivo la cancellazione delle identità razziali tramite il meticciato, e questo piano parte dalla distruzione della cellula base della società: la famiglia naturale. In questo modo si crea il buco demografico che viene riempito con la massiccia immissione di elementi allogeni: gli immigrati clandestini che sciamano in Europa sono coperti di privilegi inauditi ai quali non corrisponde alcun dovere da parte loro, e come se non bastasse sono anche protetti dalle leggi contro il razzismo!
Inoltre la grande disponibilità di mano d’opera extracomunitaria a basso costo ha prodotto l’abbassamento degli stipendi dei lavoratori europei, stipendi che, oltretutto, vengono sempre più erosi dall’inflazione. Mentre politici, giornalisti e intellettuali si esibiscono in televisione vagheggiando un fantomatico “arricchimento culturale” portato dalla globalizzazione, la realtà ci mette sotto gli occhi un processo di impoverimento generalizzato. Ovviamente l’obiettivo mondialista è di annientare ogni forma di organizzazione sociale, e c’è da aspettarsi che a breve termine il mondialismo imponga l’uso di droghe per rimbecillire ulteriormente l’opinione pubblica, oppure che realizzi una politica di matrimoni misti forzati per mescolare le razze!
In effetti nel regime mondialista si è costretti a dover difendere anche le più elementari libertà e i diritti naturali che nelle società tradizionali erano dati per scontati. Il caso più clamoroso è la negazione del diritto alla legittima difesa: i governanti mondialisti tutelano invece le violenze e le prepotenze dei criminali che, in base ai dogmi marxisti, sono giustificati dallo stato di bisogno. La società innaturale che viene plasmata dal mondialismo si configura come il trionfo del crimine e del parassitismo: si vede chiaramente come questo modello di società rappresenti la naturale evoluzione del comunismo, e come il capitalismo non sia altro che una fase preparatoria e complementare al collettivismo marxista. La storia ha ormai mostrato ampiamente come liberali e comunisti si compattino sempre in un fronte unico quando i popoli cercano di difendersi dagli assalti mondialisti. Non a caso i governi di qualsiasi colore politico, con logica bipartisan, prevedono una speciale tutela per gli zingari che rappresentano l’incarnazione di quell’ideologia del nomadismo parassitario che è il fine ultimo della globalizzazione! E questa vittoria del parassitismo sulla cultura del lavoro segna una sconfitta della dignità umana che non ha eguali nella storia…
Particolarmente stimolante è la parte del libro dedicata al valore del mito che deve tornare ad essere il punto di riferimento non solo di un’azione politica, ma anche di una rivoluzione culturale che affranchi la spenta umanità del secolo XXI° dalla schiavitù delle astrazioni illuministiche che hanno prodotto un delirante scenario psicologico fondato sulla dissociazione della personalità. Infatti la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è istintivamente avversa alla globalizzazione, ma non riesce ancora a sviluppare una coscienza identitaria a causa della pervasiva propaganda mondialista che è padrona assoluta dei mass-media. La grande sfida culturale del futuro è quella di elaborare atteggiamenti mentali che sappiano esprimere una critica costruttiva della modernità, e non mancano dati incoraggianti: se il sistema cerca di bloccare le idee antagoniste sui mass-media, il pubblico mostra un interesse crescente per le fonti d’informazione alternative. Si è dimostrato efficacissimo l’utilizzo di internet, un mezzo difficilmente controllabile o censurabile dal sistema. Sono ormai numerose le voci critiche verso l’attuale stato di cose, e la democrazia di mercato mostra ogni giorno di più i suoi limiti. Non solo garantisce scarsa rappresentatività ai cittadini, ma soprattutto determina un livellamento inaccettabile delle attitudini umane: se si considera che il voto di un tossicodipendente vale come quello di un buon padre di famiglia, si può rilevare come la democrazia sia alquanto discutibile anche sul piano morale…
Inoltre la tanto declamata “libertà” democratica è un concetto assai povero di contenuti: ormai nelle democrazie moderne ci sono più reati d’opinione che nel fascismo e nel comunismo messi assieme! Si può anzi affermare che la società di massa contemporanea rappresenta una rovinosa sconfitta dell’idea di libertà individuale, e pertanto si avverte l’urgenza di nuove sintesi ideologiche.
La parte finale del libro analizza le prospettive geopolitiche future. Nessuno si illude sulle immani difficoltà di una battaglia antagonista: il mondialismo ha creato un clima di caccia alle streghe nel quale qualsiasi rivendicazione identitaria viene bollata con l’accusa tanto vaga quanto onnicomprensiva di “razzismo”. Tuttavia ci sono anche motivi di speranza per un significativo cambiamento degli attuali equilibri politici anche a livello internazionale. Dopo il 1945 Stati Uniti e Unione Sovietica si sono spartiti il mondo da buoni amici, inscenando una presunta “guerra fredda” che serviva a congelare i tentativi di opposizione al sistema. Poi con l’implosione dei regimi sovietici gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza e ne hanno approfittato per spingere decisamente l’acceleratore del mondialismo in modo da instaurare il loro modello di organizzazione socioeconomica: la società multicriminale. Gli Stati Uniti sono sembrati per alcuni anni apparentemente indistruttibili, ma le guerre in Medio Oriente e la recente crisi economica hanno fatto vacillare il colosso americano che negli anni futuri potrebbe essere assorbito da problemi interni e quindi sarebbe meno aggressivo verso l’esterno. Nel contempo una Russia non più comunista e tendente ad assumere un carattere nazionalista comincia a configurarsi sempre di più come una valida alternativa alla sovversione capitalista. Il mondo islamico, inoltre, sviluppa sentimenti di crescente ostilità verso Israele. A metà del guado c’è l’Europa che finora non ha saputo far di meglio che offrirsi come vittima sacrificale al vampiro israelo-americano che l’ha dissanguata per mezzo secolo. In questo nuovo scenario strategico la grande scommessa degli etnonazionalisti è quella di arrivare al momento del collasso della democrazia di mercato con un numero di persone “di Razza” sufficiente a formare una nuova classe dirigente che sappia operare un radicale cambiamento istituzionale. Se le cose dovessero andare diversamente l’Europa scomparirà per sempre nella voragine del mondialismo…
L’impegno nella diffusione delle idee è una fase fondamentale dalla quale si può ricavare molto più di quanto può apparire sul piano strettamente istituzionale; si pensi ad esempio al Partito Comunista Italiano che pur essendo stato all’opposizione per mezzo secolo, ha avuto una tale capacità di diffondere i suoi temi nella mentalità corrente, che di fatto ha imposto le sue logiche a governi che teoricamente dovevano essere suoi avversari.
È difficile oggi prevedere chi saranno i sommersi e i salvati nel processo apocalittico della globalizzazione, ma certamente la cultura antagonista ha un potenziale dirompente straordinario che deve essere sfruttato con opportune strategie di comunicazione. Per affrontare gli avvenimenti epocali che si stanno sviluppando occorrono persone preparate e caratterialmente qualificate. La cultura si può acquisire attingendo a fonti opportune, e il libro di Prati e di Lorenzoni è certamente una di queste.
Quanto alla qualificazione…è un dono degli Dei!
* * *
Federico Prati – Silvano Lorenzoni, Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch, effepi, Genova 2008, pp.198, € 22,00.
Michele Fabbri
http://www.centrostudilaruna.it/per-...-volkisch.html
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Federico Prati - Silvano Lorenzoni
Scritti etnonazionalisti.Per un'Europa delle Piccole Patrie
"In questo saggio è analizzato compiutamente il pensiero
etnonazionalista völkisch e come esso rappresenti davvero l'unica
soluzione ai mali che da tempo affliggono l'Europa ovvero
l'immigrazione allogena, il mondialismo massonico, la globalizzazione
omologante, il materialismo comunista, il liberismo capitalista. Dal
testo si evince chiaramente che solo l'etnonazionalismo völkisch sarà
in grado di ridare e ripristinare quella grandezza che da sempre ha
caratterizzato l'Europa, grandezza che la Terra degli Arii pare abbia
tuttavia smarrito a causa di questi ultimi 50 anni di sudditanza
all'arroganza degli invasori angloamericani."
Dati libro:
Titolo: Scritti Etnonazionalisti - Per un'Europa delle Piccole Patrie
Autori: Federico Prati - Silvano Lorenzoni
Dati: 50 pagine.
Anno: 2005.
Prezzo: 6.50 Euro.
Editore: Effepi Edizioni.
Scritti etnonazionalisti - Per un' Europa delle Piccole Patrie
http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&idn=1200
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


F.Prati - S.Lorenzoni - H. Wulf
Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa
"Una nazione che non conserva il vincolo
tra i suoi membri viventi ed i loro antenati è prossima a scomparire,
così come intristisce l'albero a cui si sono tagliate le radici.
Ciò che eravamo ieri lo siamo ancora oggi"
H .von Sybel
" L'integrazione, e quella di massa in particolare, è una pianta
che solo apparentemente cresce e fruttifica in modo sano e rigoglioso.
In realtà produce frutti nel migliore dei casi acerbi, quando non
avvelenati, e questo perché le sue radici non affondano nel suolo
della Patria, ma poggiano bensì su un'arido strato di necessità e
utilitarismo; la linfa che scorre nel suo tronco e nei suoi rami è una
linfa estranea, non è la nostra e non lo sarà mai. Solo un
intelligente ritorno alle tradizioni ed alla pienezza di un comune
sentire che sgorghi dal cuore e non sia mediato dal cervello o
suggerito da convenienze di bottega, potranno allontanare da noi il
pericolo di scomparire come civiltà, come popolo, come persone."
Dati libro:
Titolo: Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa
Autori: Federico Prati - Silvano Lorenzoni - Harm Wulf
Dati: 134 pagine.
Anno: 2006.
Prezzo: 15,00 Euro.
Editore: Effepi Edizioni.
Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa
http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&idn=1208
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf