
Originariamente Scritto da
amaryllide
veramente proprio fino alla peste nera c'era uno sviluppo di commerci in crescita costante, e molti storici definiscono con ottime ragioni capitaliste da ogni punto di vista (sia per dimensione internazionale, che per fatturato, ecc.) le massime compagnie commerciali e le industrie dell'epoca nelle maggiori città (sicuramente Firenze e Venezia, ma ce n'erano molte altre), che fallirono quasi tutte. Con la peste in pochi mesi centinaia di fiere internazionali scomparvero, intere colonie delle potenze marittime come Genova e Venezia si spopolarono, e il commercio con l'Oriente, che era causa del boom precedente, crollò, e non si riprese più ai livelli di inizio '300 per secoli (nel '400 anche a causa degli ottomani, ma il primo colpo lo diede la peste). Tanto per fare un esempio di cosa comportò il crollo del '300, in quasi tutte le grandi città italiane le mura costruite poco prima della peste non si riempirono di abitazioni fino a '800 avanzato!
A parte questo, è anche parzialmente falsa l'automatismo meno persone = più ricchezze per i sopravvissuti. La peste non colpiva tutte le classi sociali allo stesso modo, ma maggiormente i poveri che vivevano nelle città, che niente avevano e quindi i sopravvissuti niente ereditavano, e meno le classi pià abbienti che (Decameron docet) ai primi segni del contagio potevano permettersi il lusso di trasferirsi nei palazzi in campagna, e quindi avevano tassi di sopravvivenza più elevati della media. Non solo: la morte di massa provocata dalla peste cambiò profondamente la mentalità dei sopravvissuti, che pensando di poter comunque morire da un momento all'altro con la prossima ondata, lungi dal conservare i soldi per investirli se li spendevano il prima possibile, ovvero facevano l'esatto opposto di quello che scrive Alesina.
La ripresa fu maggiore proprio nelle città e nelle regioni MENO colpite dalla peste, come Milano (che da signoria di provincia come altre cento in pochi anni arrivò quasi ad avere sotto il dominio dei Visconti quasi mezza Italia), il Belgio e la Francia del nord (e infatti fu allora che il baricentro del paese diventò definitivamente Parigi, laddove fino alla Peste era nettamente più sviluppato il sud).
Un' altra causa di arretramento dovuta alla peste, fu l'enorme successo delle correnti più retrive del cristianesimo (ovvero l'esatto opposto del calvinismo che verrà fuori, e non a caso, oltre due secoli dopo), quelle che starnazzavano di punizione divina come flagellanti and co, e in generale si diffuse l'idea che qualsiasi attività fosse inutile, e chi non fuggiva dal posto di lavoro (specialmente chi lavorava nei campi, e infatti ci furono migliaia di villaggi rurali, e relativi campi, completamente abbandonati, che in pochi anni tornarono a riempirsi di boschi e relativa fauna), si mangiava i soldi dei parenti morti e personalmente non faceva più niente, pensando comunque di poter morire da un momento all'altro.
Altra conseguenza "anticapitalista", la caccia all'untore, che spesso e volentieri veniva identificato negli ebrei, che ebbero una sequela impressionante di massacri, specialmente in Germania.
Altro argomento contro Alesina: è vero che i salari aumentarono dopo la peste, ma contemporaneamente la produzione crollò, per cui ci fu un enorme rincaro dei prodotti che eccedeva di gran lunga l'aumento dei salari, e infatti tutto il secondo trecento è pieno di rivolte contadine e operaie, cosa che leggendo Alesina avrebbe dovuto essere assurda. E infatti il buon Alesina è fuori dal mondo esattamente come quei funzionari borbonici che dopo non mi ricordo quale terremoto ebbero la pensata di aumentare le tasse anzichè sospenderle, ragionando come il nostro buon bocconiano "i sopravvissuti sono più ricchi di prima, visto che ereditano i beni dei morti, e quindi devono pagare più tasse" (dal quindi in poi ovviamente non è pensiero del libberista Alesina, ma il resto sì). E chissenefrega se i "beni" ereditati erano rasi al suolo, una casa è una casa e ci van pagate le tasse, se è un rudere è un problema tuo.
E a prescindere da tutto ciò, la dimostrazione più inoppugnabile del fatto che tutto fece la Peste fuorchè rendere "capitalisti" i sopravvissuti, sta la demografia, che dice che non solo morì mezza Europa di peste, ma che per oltre 70 anni non ci fu nessuna ripresa demografica, tanto la peste aveva distrutto l'economia insieme alle vite. Quando c'è sviluppo, la popolazione non cala mai.