Stamattina solito giro su Repubblica.it e davanti ai miei occhi il riquadro ammiccante raffigurante la vincitrice di "Miss Transgender International"... bella ragazza, non c'è che dire. Ovviamente nomini la parola "trans" e in Italia pensi subito a Marrazzo, alla sinistra del "famolo strano". La destra, giammai. Anzi il solo pronunciare quella parola e affrontare un certo tipo di discorso in un forum "conservatore" provoca sgradevoli imbarazzi. Sembra una provocazione di chi è interessato solo a cavalcare l'onda o peggio di un progressista mascherato. Ma i tempi stanno cambiando e con essi anche la percezione del mondo e di se stessi di coloro che pure si riterrebbero i più lontani e refrattari al cambiamento. Dunque, trans. Che a destra stanno meglio di quanto potrebbe apparire a prima vista. Vediamo perché.
All'uomo di destra, si sa, lo ha detto persino Bossi, piacciono le donne. Nulla di male se non fosse che queste, nel frattempo, stanno diventando sempre meno femminili tanto che oggi l'equazione genere femminile-femminilità può essere tranquillamente messa in discussione. La sinistra politica ha cavalcato tutte le battaglie volte alla messa in discussione dell'identità di gender ma non si è fermata qui. Solitamente ha mostrato un certo naturale disprezzo per la femminilità in quanto tale, giudicandola un prodotto dell'immaginario maschile volto ad imprigionare la vera natura del femminile. Che non si esprimerebbe certo attraverso reggiseni e reggicalze, rossetti e corsetti, gonnelline e crinoline. Così, dopo il Sessantotto, tutte le forme che aveva assunto il femminile, dalla housewife alla vamp, passarono sotto il setaccio della critica e dell'indignazione. Le donne finalmente liberate iniziarono a privarsi di un immaginario che le costringeva a ruoli prestabiliti che ora venivano messi in discussione se non decisamente rifiutati. Poi, dopo il femminismo, arrivò il post-femminismo e con esso cambiò la visione che la donna aveva riguardo la femminilità. Che se non era più fine poteva diventare mezzo. Per il successo e l'affermazione personali. Ecco dunque un parziale recupero di un immaginario, precedentemente screditato, vissuto con consapevolezza ed autoironia. Una finzione, certo, ma anche un'arma. Le post-femministe giocano a fare le "femmine" quando le va e se le va, in un gioco tra i sessi di cui si sentono forse per la prima volta padrone.
Ma se per la donna contemporanea la femminilità è un gioco, per quello "strano oggetto di desiderio" che è il Trans, la femminilità è una cosa tremendamente seria. Qui le parrucche, i belletti, i tacchi, gli ormoni, sono funzionali alla rappresentazione di una natura che tra le donne non è più affatto scontata. Così assistiamo ad un curioso passaggio di testimone. Ciò che le donne hanno lasciato cadere viene recuperato dagli uomini attraverso i quali rivive oggi paradossalmente tutto un universo che ancora qualche anno fa era considerato fuori moda e di "cattivo gusto" per una donna consapevolmente "liberata".
Ecco dunque che attraverso le drag queens, ma non solo, torna in gioco l'immaginario femminile pre-femminista, gli anni cinquanta si prendono una rivincita sui sessanta, ed è l'Unisex a finire in soffitta. Ora il transgenderismo milita a sinistra perché ha dinanzi a sé una destra autoesiliatasi nel secolo scorso, incapace di fare i conti con la realtà e di riconosce la realtà per quella che realmente è. Tuttavia è difficile non vedere nel fenomeno trans una mentalità e un proposito decisamente "conservatori". Il trans recupera forme, stili e identità del passato, certamente ci gioca, ma al tempo stesso mostra verso di essi un rispetto che tra le donne non esiste più. E non può esistere perché quelle immagini che per un trans sono la via della liberazione, per una donna rappresentano la via della schiavitù. La donna d'oggi applaude divertita al fenomeno dell'uomo che si riappropria di quello che lei stessa non è più, ma avrebbe molte difficoltà a fare lo stesso dinanzi ad una sua simile "neo-tradizionalista".
Resta il fatto che una conservazione, attraverso una reinvenzione, del femminile è in atto. Dinanzi a chi già propone attraverso la teoria queer il problema di un'identità fluida, in perenne divenire, il transgenderismo rischia paradossalmente di essere sballottato a destra, di scoprirsi paradossalmente conservatore, con il suo perseguire ruoli predeterminati ancorché fittizi. Il fondo il trans rappresenta la donna che l'uomo avrebbe voluto essere. Che se è imbarazzo per la destra, è anche un problema per la sinistra, o no?
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