FEDE: in genere consiste nel credere alla parola altrui. In senso tecnico e soprannaturale la fede è adesione dell'intelletto sotto l'influsso della grazia a una verità rivelata da Dio, non per ragione d'intrinseca evidenza, ma in forza dell'autorità di Colui che l'ha rivelata. S. Paolo (agli Ebrei, 11, 1) ne dà la definizione, che Dante traduce letteralmente nel c. 24 del "Paradiso": Fede è sustanzia di cose sperate, e argomento delle non parventi. Cioè la fede è la realtà anticipata delle cose eterne (visione beatifica), che noi speriamo, ed è la prova dimostrativa delle cose che la mente non vede. La fede è formalmente nell'intelletto come abito (una delle tre virtù teologali infuse da Dio insieme con la grazia santificante) e come atto. Ma all'atto di fede concorre anche la volontà, perché le verità divine, superando spesso la capacità razionale dell'uomo, mancano di quell'evidenza che suol determinare l'assenso dell'intelletto e perciò è necessario l'intervento della volontà per muovere l'intelletto ad aderire alla verità rivelata, sia pure incomprensibile, in omaggio a Dio. Pertanto la fede è rationabile obsequium (San Paolo), una libera sottomissione della ragione umana alla Verità eterna che si svela, e come tale è meritoria. Il motivo formale della fede è dunque solo l'autorità di Dio, che si chiama evidenza estrinseca, mentre la scienza richiede un'evidenza intrinseca; perciò la fede è oscura, ma ha una fermezza e una certezza superiori a quelle d'ogni cognizione puramente umana. La fede sia all'inizio come nel suo successivo sviluppo, è sempre effetto della grazia di Dio (cfr. il 2° Conc. di Orange contro i Semipelagiani). Essa è indispensabile alla santificazione e alla salvezza (Conc. Trid.), ma senza le opere non basta: "Fides sine operibus mortua est" (S. Giacomo). Lutero riduce la fede a una cieca fiducia nella divina misericordia, i Modernisti a un sentimento erompente dalla subcoscienza (v. Luteranesimo e Modernismo). Cfr. Conc. Trid., sess. VI, cc. 6-7 (DB, 798-801); Conc. Vatic., sess. III, cc. 3-4 (DB, 1789-1800); Enciclica "Pascendi" (DB, 2074).

BIBLIOGRAFIA - S. Tommaso, Summa Theol., II-II, qq. 1-16; Bainvel, La foi et l'acte de foi, Paris, 1908; Pesch, Fede, dommi e fatti dommatici, Roma, ed. Pustet; Petazzi, Analisi psicologica dell'atto di fede, Vicenza, 1927; "Foi" in DTC e DA.

Tratto dal "Dizionario di teologia dommatica per laici" di Pietro Parente e Antonio Piolanti, ed. Studium, 1943, p. 90

FIDEISMO: è un sistema che esagera la funzione della fede nella conoscenza della verità. C'è un fideismo che si è manifestato volta a volta nel seno stesso della Chiesa sotto forme diverse più o meno accentuate. La corrente neo-platonica-agostiniana al tempo della Scolastica reagiva, in base al sentimento e alla fede, contro le tendenze razionalistiche. Questa reazione si afferma esageratamente col Nominalismo (attraverso lo Scotismo), ma diventa eterodossa in Lutero. La sfiducia nella ragione serpeggia nelle opere di Pascal, trova una esposizione sistematica in Daniel Huet, Vescovo di Avranches (+ 1721), se pure è lui l'autore del "Tractatus de debilitate intellectus humani" (il Muratori ne dubita), per inalvearsi poi nel Tradizionalismo (v. questa voce).
Ma un Fideismo peggiore (se non altro perché è naturalistico) è quello derivato dal Kantismo attraverso la "Critica della ragion pratica": il rappresentante più spiccato di esso è il tedesco Jacobi, il quale al di sopra dell'intelletto pone una facoltà intuitiva (Vernunft) che attinge Dio. Alla fede si appellano spesso anche i Positivisti (Mill, Spencer) e i Prammatisti (James) per affermare la Divinità, che non riescono a provare per via di ragione. Al fideismo si accostano finalmente i Modernisti (v. questa voce) con la teoria del senso e dell'esperienza religiosa. La Chiesa come difende sempre la libertà, pur avendo bisogno d'affermare la grazia, così difende la dignità della ragione, anche quando afferma i diritti della fede. (Cfr. Conc. Vat., sess. III; DB, 1781 ss.).

BIBLIOGRAFIA - Hontheim, Institutiones theodiceae, Friburgi, 1926, p. 44 ss.; Bainvel, "Foi", "Fideisme", in DA, vol. II, col. 57 ss.

Tratto dal "Dizionario di teologia dommatica per laici" di Pietro Parente e Antonio Piolanti, ed. Studium, 1943, pp. 90-91.