Una monografia sulle foibe
Perdura ancora lo “scontro” tra sloveni e croati da una parte e italiani dall’altra.
Rosanna Mandossi Bencic
L’opera monografica “Fojbe” (Cankarijeva založba, Skupna Mladinska knjiga), ha portato martedì pomeriggio a Pola i suoi autori: lo storico e politico Jože Pirjevec, Nevenka Troha (assente), Gorazd Bajc, Darko Dukovski e Guido Franzinetti. La presentazione ha avuto luogo nell’Aula Magna della Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi “Juraj Dobrila” di Pola. Moderatore Ivan Žagar. La presentazione è dovuta alla Società storica istriana.
È la monografia (384 pagine) più esaustiva sulle foibe in Istria e nel Litorale sloveno, è stato detto in apertura di serata. Un’opera in cui si è cercato di valorizzare, smitizzandoli, una serie di fatti tragici; certamente, vicende “minori” della Seconda guerra mondiale, che si è portata via milioni di vite umane, però altrettanto gravi sono state per le conseguenze che hanno avuto sull’individuo e sui popoli. Vicende che sono state, e lo sono ancora, motivo di scontro tra sloveni e croati da una parte e italiani dall’altra.
L’obiettivo è «informare»
Gli autori hanno passato al setaccio documenti scovati negli archivi sloveni, italiani, britannici e americani, è stato ancora detto nei primi momenti dell’introduzione. E da tanto certosino lavoro è nata l’opera monografica che vorrebbe coraggiosamente “informare”, laddove una tale parola è difficile da mettere in pratica quando va a toccare i brutti destini di tanta gente innocente.
Non è una risposta alla Destra
“La monografia – puntualizza Darko Dukovski, docente di ruolo a Pola – è stata impostata secondo una metodologia che la renda fedele ai fatti per come essi si sono svolti, perché fa ampio uso di materiale d’archivio. In secondo luogo, il libro non vuole essere una risposta a quanto scrivono, e a quanto hanno scritto nel corso dei decenni, gli storici della Destra. Infine, il successo è determinato dal fatto che chi lo ha steso non ha proprio che cosa nascondere”.
Analisi storica e null’altro, aggiunge Dukovski – che nel volume ha analizzato il fenomeno delle foibe in Istria nel 1943 –, su eventi tragici che hanno macchiato il volto di interi territori dalla realtà mistilingue, in cui le opposte idee sulle frontiere “giuste” sono state a lungo in conflitto tra loro. Ricordi ancora vivi nella memoria collettiva di un’area più ampia, fra quella istriana litoranea e giuliana, ancora sfruttabile a fini politici interni e internazionali.
L’autore principale è Jože Pirjevec, italiano di origini slovene, storico e politico, in passato professore di Storia contemporanea dell’Europa orientale all’Università di Padova, docente di Storia dei popoli slavi all’Università di Trieste ed altro ancora. Nella sua lunga bibliografia annovera opere come “Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia”, “Storia della Russia del XIX secolo (1800-1917)”, “Tito, Stalin e l’Occidente”, “Trieste, città di frontiera”, “Il Giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992: storia di una tragedia”, “Serbi, Croati, Sloveni: storia di tre nazioni”, “Storia degli sloveni in Italia, 1866-1998”, “Dal conflitto all’incontro”, “Le guerre jugoslave, 1991-1999”, “Foibe, una storia d’Italia”.
Appellativi che fanno male
Pirjevec ha parlato dei sempre presenti tentativi di manipolazione, ricordando con amarezza quanto era stato detto da parte italiana (Giornata del Ricordo) a proposito del “conquistatore aggressivo” (croato e sloveno o slavo e “sciavo”, per dirla con l’autore), e di quanto possano far male simili “appellativi”. Del resto, lo stesso storico, è stato tacciato di revisionismo.
Il brutto arrivò dopo la Resistenza
Gorazd Bajc, del Dipartimento di Storia dell’Università del Litorale di Capodistria, che ha trattato le foibe nel periodo anglo-americano, quindi nel ’45 e dopo, ha ricordato che è stato dopo la vittoria della Resistenza che è venuto il brutto: il cosiddetto fascismo di frontiera, ossia la negazione aggressiva del fascismo stesso, che è stato il momento peggiore attraversato in quegli anni dagli istriani e in Istria.
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