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Discussione: i bidoni del calcio

  1. #11
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    Moacir Bastos Tuta

    Il sosia di Aristoteles scambiato per Gabriel Batistuta

    Tuta nel 1998 al Venezia La storia di questo centravanti brasiliano è emblematica. Già il suo nome a Venezia diede adito a grossi equivoci: la sua assonanza con quello del più famoso Batistuta è a dir poco incredibile. A sentire la notizia di sfuggita pareva che il Venezia avesse fatto il colpo del secolo: l’ingaggio del cannoniere argentino della Fiorentina, ancora nella fase migliore della sua carriera, che sarebbe passato così dalla rincorsa allo Scudetto alla lotta per non retrocedere. Sembrava impossibile. Ed infatti non si trattava di lui, il goleador della Nazionale argentina, bensì del semi-sconosciuto Bastos Tuta. Se poi notiamo che somiglia in un maniera impressionante – sembrano due gocce d’acqua – all’attore che interpretò il centravanti Aristoteles – il talento brasiliano scoperto da Oronzo Canà, alias Lino Banfi, nel film cult “L’Allenatore nel Pallone” – ecco che il quadro non potrebbe essere più completo. Arrivò nella laguna veneziana il 26 Ottobre 1998, accompagnato da un alone di mistero e da una sua foto diffusa su Internet che lo ritrae mentre esce dal campo con la gamba fratturata: come biglietto da visita non c’è male! Con la maglia dei lagunari si destreggia tra qualche comparsata al posto degli attaccanti titolari Recoba e Maniero – all’epoca micidiali – e qualche notte di divertimento a ritmo di samba assieme al compagno di squadra Fabio Bilica. Iniziò bene, segnando nel match casalingo alla Lazio e realizzando anche una rete a “San Siro” al Milan futuro Campione d’Italia, poi racimolò qualche altra prestazione discreta, infine successe il patatrack. Nel Gennaio 1999, durante lo scontro salvezza con il Bari, sul risultato di 1-1, Novellino buttò nella mischia il nostro che al minuto 90 indovinò la zampata vincente per gol del sorpasso. Fatto sta che esultò come un indemoniato, ma fu l’unico. Sia i giocatori del Bari che i compagni lo guardano storto, quasi nessuno lo festeggia, e a fine partita si accende una piccola rissa: lui viene accusato di non capire una parola di italiano, si sente indifeso come un pulcino di fronte a quell’inspiegabile episodio. Corse a destra e a manca cercando qualcuno da abbracciare, senza capire perché tutti lo ignorassero. E come se non bastasse, le prese pure di santa ragione negli spogliatoi. Da quel giorno di Tuta non se ne sentirà parlare quasi più. Quell’infausto episodio lo ha moralmente e psicologicamente distrutto: pertanto lasciò impaurito l’Italia, con la ripromessa di non tornarci mai più, nonostante il suo procuratore abbia cercato di difenderlo a spada tratta: «Qui abbiamo di fronte un ragazzo che è entrato in campo a dodici minuti dal termine, ha fatto gol, ne ha fatti tre in questo campionato e ha dato 6 punti al Venezia. Ebbene questo giocatore, un professionista, viene additato al pubblico ludibrio. Mi aspettavo che qualcuno lo difendesse in altra maniera perché Tuta è un signor professionista: ha tanta fiducia nel calcio italiano dove vorrebbe continuare a giocare. Io capisco le ragioni di stato e di club. Ma non si può continuare a trattare il giocatore come fosse un pazzo. E non so se è il caso di continuare con questo clima». Ed infatti a fine stagione, dimenticato da tutti, con l’inchiesta archiviata in pochi giorni, tornò in Patria. Ha poi giocato anche in Ucraina e in Corea, poi è nuovamente tornato in Brasile, ma non sarà più in grado di combinare qualcosa di buono: quell’esperienza di Venezia lo aveva ormai traumatizzato. Fu così che la sua affermazione nel calcio italiano da improbabile divenne impossibile.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1992-94 Aracatuba (B) - -
    1994-95 XV Piracicaba (B)
    1995-96 Aracatuba (B)
    1996-97 Juventude 2 -
    gen. 97 Portuguesa 3 -
    1997-99 Atletico Paranaense 36 19
    ott. 98 Venezia 18 3
    1999-00 Vitoria Bahia 39 15
    2000-01 Flamengo 26 12
    2001-02 Palmeiras 11 7
    gen. 02 Dinamo Kiev
    2002-03 Anyang Cheetahs 18 9
    dic. 02 Flamengo 4 -
    gen. 03 Suwon Samsung 31 14
    2004-05 Coritiba 41 16
    2005-07 Fluminense 66 28
    gen. 07 Gremio 45 18
    gen. 08 Figueirense (B)

  2. #12
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    Vikash Dhorasoo

    Anche come improvvisato attore e regista è una riserva

    Dhorasoo alla presentazione con il PSG Nato in Normandia da genitori provenienti dalle Isole Mauritius, Dhorasoo ha vissuto una discreta carriera fino al suo arrivo in Italia, che di fatto gli ha cambiato l’esistenza (e non in meglio). Ha esordito con il Le Havre, per poi mettersi in luce da protagonista con la maglia del Lione con cui vinse 2 titoli e due Supercoppe di Francia, tra il 2002 e il 2004. Ciò gli valse la chiamata del Milan, alla ricerca di un centrocampista di quantità, che lo prelevò a parametro zero. Nei rossoneri allenati da Carlo Ancelotti il francese trovò poco spazio e collezionò, tra l’altro, 3 sole presenze da subentrante in Champion’s League. Deciso a trovare un posto nella rosa della Nazionale francese che avrebbe disputato il Mondiale tedesco, accettò di tornare in Francia, al Paris Saint Germain, nella stagione 2005/06. Con i parigini conquistò il posto da titolare e a fine annata l’agognata convocazione per la competizione iridata. Relegato, però, in panchina durante la rassegna, scese in campo solo per una decina di minuti, prima che scoppiasse una polemica relativa ad un film amatoriale da lui prodotto con una propria telecamera. Il documentario raccontava la vita del ritiro francese dal punto di vista di una riserva o “sostituto” (“The Substitute”, per l’appunto, fu il titolo originale del film). L’uscita di questo filmato provocò molte discussioni e la conseguente esclusione dai Bleus del centrocampista. Anche l’inizio della stagione successiva non fu migliore, dato che il 10 Ottobre 2006 fu messo fuori squadra anche dal suo club, il PSG, dopo sole 3 presenze in campionato. Anzi, fu licenziato in tronco per motivi disciplinari: in rotta con l’allenatore che lo mandava a giocare con i ragazzini delle riserve. Dhorasoo aspirava a qualcosa in più, soprattutto dopo i Mondiali da “substitute”, e se ne lamentò direttamente sui giornali, accelerando la rottura con dirigenti e spogliatoio. Restò praticamente inattivo per tutto il resto della stagione ma non si perse d’animo: oltre al film, che aveva sollevato un polverone d’estate tra il Commissario Tecnico ed gli ex compagni della Nazionale contrari alla diffusione di immagini considerate private, si è dedicato all’altra grande passione, il Poker. Un gioco che gli ha dato modo di ironizzare sul suo status di disoccupato partecipando ad un torneo on-line intitolato: “Fate fuori Dhorasoo”. Al vincitore, 1.000 Euro di premio. Ma il richiamo del campo era troppo forte: anche se in chiaro deficit fisico, nell’estate del 2007 si è accasato al Livorno per tornare a giocare Serie A. Ma le cose non andarono affatto bene, poiché Giancarlo Camolese lo snobbò completamente. Il trainer amaranto lo fece scaldare per due volte contro la Lazio, per poi farlo riaccomodare in panchina, e lo escluse poi dall’elenco dei convocati per la gara contro il Parma. Dhorasoo non ci ha visto più quando il tecnico lo invitò a giocare con la “Primavera” anziché in prima squadra. Questo fu il preludio alla rescissione del contratto, avvenuta poco prima della sosta natalizia del campionato, senza aver totalizzato neppure una presenza. E poi, l’11 Gennaio 2008, in un’intervista ad una TV francese, arriva l’annuncio del suo ritiro dal calcio giocato, all’età di 34 anni. «Sono un po’ triste», disse. «Ma anche contento perché è la decisione giusta». Bravo Vikash, ne siamo convinti anche noi.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1993-98 Le Havre 137 4
    1998-01 Lione 119 6
    2001-02 Bordeaux 33 1
    2002-04 Lione 83 6
    2004-05 Milan 16 -
    2005-06 Paris Saint Germain 34 -
    2006-07 Paris Saint Germain 3 -
    2007-08 Livorno - -

  3. #13
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    Zizi Roberts

    Il grande amico e “protetto” del milanista George Weah

    Zizi Roberts al Monza Com’è possibile dimenticare le gesta del mitico George Weah, che con il Milan fece faville e conquistò anche un Pallone d’Oro? E’ sufficiente pensare al suo amico e protetto Zizi Roberts, un giocatore dal ruolo difficilmente intuibile (in Italia giocò prima come punta, poi addirittura come terzino) e di un’inutilità quasi irritante: fu acquistato dalla società rossonera proprio su segnalazione del grande George. Tra i dirigenti c’era anche chi addirittura nutriva la speranza che questo sconosciuto ripercorresse le orme del più famoso connazionale. Le aspettative riposte nel giovane Zizi svanirono in malo modo nel precampionato del 1997, quando riuscì a dimostrare tutti i suoi limiti. Si presentò a Milanello dopo aver perso con la Nazionale della Liberia in Egitto una partita per 5 a 0. Non potendolo allontanare più di tanto (vigeva il veto di Weah, che teneva al suo “pupillo”), fu quindi sbolognato al Monza, nella succursale rossonera, dove gli permisero anche di segnare qualche gol. Ma molti lo criticarono ancor prima di averlo visto in campo: fu accusato di togliere spazio e visibilità alle giovani promesse brianzole. La stagione successiva passò al Ravenna; la sua cessione in prestito fruttò al Milan un’opzione sul portiere Roccati, anche se poi non se ne fece più nulla (per fortuna). In Romagna il tecnico Sergio Santarini ha la brillante intuizione di trasformarlo terzino destro; in quella posizione giocherà molto bene, e segnerà un gol bellissimo nella clamorosa vittoria dei giallorossi per 4-2 sul campo del Napoli. Tuttavia, dopo questa parentesi sparì dall’Italia, giungendo prima in Svizzera al Bellinzona e poi girovagando in Grecia, prima di approdare negli USA e poi in Irlanda. Il suo amico Weah, ritiratosi dal calcio giocato, non può più aiutarlo.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1994-96 Junior Professional
    1997-98 Milan - -
    sett. 97 Monza (B) 27 5
    1998-99 Ravenna (B) 18 1
    1999-00 Milan - -
    nov. 99 Bellinzona (B) 10 6
    feb. 00 Ionikos 15 8
    2000-01 Panionios 20 6
    2001-02 Olympiakos 8 5
    2002-03 Aris Salonnico 20 6
    feb. 03 Colorado Rapids 17 9
    2004-05 Inattivo
    gen. 05 Coalisland

  4. #14
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    Sebastian Rambert

    L’areoplanino argentino non riuscì ad atterrare a Milano

    Sebastian Rambert in una recente immagine Passato alla storia come il primo acquisto dell’era Moratti, l’argentino Rambert arriva all’Inter nell’estate del 1995. E’ conosciuto in Patria come “Pasqualito” o meglio ancora “Avioncito” per la sua esultanza dopo un gol, e ha la fama di attaccante non molto prolifico ma fantasioso. Addirittura il compianto Omar Sivori dichiarò: «Rambert è molto bravo ed è vero che ho consigliato alla Juve di prenderlo, perché la squadra bianconera manca di capacità offensiva». Anche i campioni sbagliano: Sebastian Rambert forse è un po’ deboluccio di carattere per reggere l’atmosfera dello spogliatoio interista, tanto è vero che non riesce a farsi notare e non vede quasi mai il campo, diventando così in breve tempo un vero e proprio oggetto misterioso. Il suo unico pregio è di arrivare insieme ad un altro argentino, un certo Javier Zanetti! Alla fine non debutta neppure in campionato, collezionando solo una presenza in Coppa Italia contro il Fiorenzuola e una nello sfortunato primo turno di Coppa Uefa contro il Lugano (andata in Svizzera 1-1, ritorno a Milano 0-1), che sancì la prematura e clamorosa eliminazione dei nerazzurri dalla competizione. Morale: nell’Ottobre dello stesso anno passa agli spagnoli del Saragozza e chiude la stagione con cinque gol. Torna con tutti gli onori al Boca, disputa un ottimo campionato e nel 1997 il River Plate allenato da Ramon Diaz lo acquista. Gioca poi con le maglie di Independiente, Iraklis Salonicco e Arsenal De Sarandì, poi capisce che non è aria e nel 2003 si ritira prematuramente. Ottima decisione.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1991-95 Indipendiente 54 14
    1995-96 Inter - -
    ott. 95 Real Saragozza 20 5
    1996-97 Boca Juniors 27 10
    1997-00 River Plate 47 5
    2000-01 Indipendiente 11 1
    2001-02 Iraklis Salonicco 11 1
    2002-03 Arsenal De Sarandì 3 -

  5. #15
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    Claudio Daniel Borghi

    Il fantasista che fece perdere la testa a Silvio Berlusconi

    Borghi ai tempi del Como Finale di Coppa Intercontinentale del 1985: la Juventus sconfigge ai calci di rigore l’Argentinos Juniors. Claudio Daniel Borghi, fantasista della squadra sudamericana, gioca una partita a dir poco spettacolare e Silvio Berlusconi, fresco Presidente del Milan, resta ammaliato dalle sue qualità di regista d’attacco di chiaro stampo sudamericano. Nel palmares dell’argentino figura anche un titolo Mondiale conquistato con la Nazionale biancoazzurra, ma a dire il vero il suo apporto si limita a due miseri scampoli di partita nelle fasi preliminari. La sorte gli offre una maglia rossonera, ma gli procura anche due concorrenti terribili: nel Milan giocano due olandesi, di nome Gullit e Van Basten ed a Claudio viene concesso di giocare solo il Mundialito Club, che il Milan vince senza affanni. Arrigo Sacchi, all’inizio della stagione 1987/88, lo boccia senza appello: non c’è spazio in squadra per lui. Cosicché Berlusconi lo cede in prestito, malvolentieri, al Como di Aldo Agroppi. Per Borghi è una mazzata: insidiato anche dall’altro regista comasco, Egidio Notaristefano, gioca poco, e quasi sempre male. A fine campionato arriva la sentenza definitiva: Sacchi sceglie Rijkaard come terzo straniero. Borghi è costretto a prendere la via dell’esilio e se ne va in Svizzera, nel Neuchatel Xamax, ma dopo qualche mese fa ritorno in Argentina. Per qualche anno fa il girovago, giocando in Brasile e Messico, poi torna in Patria nel 1995 e tre anni più tardi decide di ritirarsi. Un grande talento che in Italia non è mai esploso. Insomma, l’ennesima vittima di Sacchi. Oggi fa il procuratore in società con Hugo Rubio in Cile, e ogni tanto non disdegna di mandare una bella “frecciatina” a Sacchi, dipingendolo come un vero aguzzino. Che in merito al talento di Borghi ha però saputo guardare più in là del proprio naso.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1981-87 Argentinos Juniors 55 9
    1987-88 Milan - -
    sett. 87 Como 7 -
    1988-89 Neuchatel Xamax
    nov. 88 River Plate 21 1
    1989-90 Flamengo 6 -
    gen. 90 Independiente 12 1
    1990-91 Union Santa Fe 12 1
    1991-92 Huracan 7 -
    gen. 92 Colo Colo
    1992-93 Platense 12 -
    1993-94 Correcaminos
    1994-95 O’Higgins
    1995-98 Audax Italiano
    1998-99 Santiago Wanderers 6 -

  6. #16
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    Hugo Hernan Maradona

    Totale insofferenza al sacrificio: è un difetto di famiglia

    Hugo Maradona in azione con l'Ascoli Un giorno di primavera del 1985 nasce una stella: Maradona. No, non stiamo parlando di Diego, ma del molto meno conosciuto Hugo Hernan, schierato come regista della Nazionale argentina Under 16. Hugo, in effetti, è fratello minore del “Pibe de Oro” ma sembra averne, oltre al cognome, la classe: in una partita mette a segno una doppietta spettacolare, centrando anche il “sette” con una gran punizione. Diego, spettatore dell'incontro, non lesina complimenti: «Diventerà più forte di me». In realtà mente sapendo di mentire ma, come sponsor, funziona benissimo: la “stella” Hugo – che sicuramente si è accesa e poi spenta quello stesso giorno – sbarca in Italia, precisamente ad Ascoli Piceno, con un retroscena. Pare infatti che Diego abbia minacciato i vertici del Napoli: o prestare i soldi all’Ascoli per comprare Hugo, o scordarsi i suoi gol. I giochi sono presto fatti. Qualche settimana prima, sia il Pisa che il Pescara, squadre interpellate in vista del suo ingaggio, si dimostrarono lungimiranti, rifiutando sdegnosamente le prestazioni del piccolo Maradona. Un giornalista argentino sintetizzò con poche ma eloquenti parole la differenza tra Diego e Hugo: «Uno calcia di sinistro e l’altro di destro, uno a sedici anni andava all’allenamento con le scarpe rotte, l’altro ci va a bordo di una Mercedes». Ogni commento è superfluo. Il curriculum di Hugo non è certo esaltante. Aveva alle spalle appena due stagioni all’Argentinos Juniors con sole 19 presenze ed un gol, ma non importa: debutta nella Serie A italiana nella prima giornata del campionato 1987/88, da titolare. Sarà la prima delle 3 partite che la fotocopia sbiadita del vero Maradona disputerà dal primo minuto di gioco: l’allenatore Ilario Castagner gli concederà poche altre occasioni, con la magica maglia numero 10 e risultati a dir poco obbrobriosi. Come riportarono le cronache dell’epoca: «Il baby Maradona si è installato in un appartamento con un’amica napoletana. Ha diciotto anni, la faccia imberbe, una tecnica semi-squisita che sciorina al debutto ma nessuna voglia di soffrire». È abbastanza anche per il modesto Ascoli, che decide presto di fare a meno del giovane ma bolso Maradona. Hugo non la prende bene: si arrabbia e pretende di giocare, ma non ottiene risultati. Dopo la disastrosa stagione – com’era prevedibile – l’Ascoli lo scarica; e così il Giappone, luogo di rifugio ideale per campioni sul viale del tramonto o per “Bidoni” raccomandati, lo accoglie a braccia aperte e lo trasforma in una delle stelle del calcio del “Sol Levante”. Una curiosità: precisamente come Hugo, anche l’altro fratello di Diego Armando Maradona, Raul detto “Lalo”, si rivelò negato per il calcio d'alto livello. Troppo poco spirito di abnegazione: un vero e proprio difetto di famiglia.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1984-85 Brown Arrecife (B)
    1985-87 Argentinos Juniors 19 1
    1987-88 Ascoli 13 -
    1988-89 Rayo Vallecano (B)
    1989-90 Progreso (B)
    1990-91 Rapid Vienna
    1992-93 PJM Future Shizuoka
    1993-94 PJM Future Shizuoka (B)
    1994-95 PJM Future Shizuoka
    1995-96 Fukuoka Blux
    1996-97 Avispa Fukuoka (B)
    1997-99 Toshiba Sapporo
    1999-00 Almirante Brown

  7. #17
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    Fabio Junior

    Uno dei tanti “presunti eredi” di Romario e di Ronaldo

    Fabio Junior si presenta ai tifosi della Roma Ecco un tipico caso di giocatore sopravvalutato all’inverosimile: infatti esistono calciatori che di punto in bianco si impadroniscono del palcoscenico calcistico e quasi sempre ciò avviene senza che abbiano combinato niente di eccezionale su di un campo di calcio. La cosa normalmente avviene quando ormai i giochi sono fatti e i giornali non hanno argomenti interessanti da trattare con i quali riempire le pagine. Almeno per Fabio Junior accadde così: dall’oggi al domani questo giovane attaccante brasiliano passò dall'anonimato più assoluto ad “oggetto del desiderio” conteso, almeno a parole, dai principali club del panorama calcistico europeo fra i quali la più attiva fu la Roma. E guarda caso questo avvenne proprio quando sembrava che lo Scudetto fosse ormai chiaramente della Lazio e molti dissero che il Presidente Sensi avesse deciso l’acquisto del giovane e promettentissimo attaccante brasiliano proprio come una sorta di indennizzo ai tifosi giallorossi per l’affronto subito a causa del fresco trionfo biancazzurro. Ma si tratta solo di una leggenda metropolitana, visto che le cose andarono diversamente. Fabio Junior, è vero, arrivò alla Roma coperto da un alone di mistero creando un’attesa palpabile nelle menti dei tifosi che già pregustavano le prodezze di colui che era «in potenza addirittura più forte di Ronaldo» e che in Nazionale «aveva già preso il posto di Romario».Appena lo videro bene però, si accorsero che forse era meglio aspettare a dare giudizi affrettati. Fabio Junior, ovvero “Fabietto” – come lo ribattezzarono nella Capitale – costò tanto quanto Salas e Sensi, ben consigliato dallo staff tecnico giallorosso, concluse in tutta fretta la trattativa per evitare una beffa come quella subita mesi prima con lo slavo Stankovic soffiatogli per dispetto da Cragnotti. Appena lo videro in azione si accorsero che era molto lontano dall’assomigliare a Ronaldo: grande, grosso e con una tecnica approssimativa, che a prima vista non pareva certo tipica di un centravanti della Nazionale brasiliana. Oltre che impacciato nel controllo di palla, il povero Fabio Junior pareva anche a disagio addirittura nella corsa, che in teoria avrebbero dovuto invece essere i suoi punti di forza. Senza dubbio ebbe il grande svantaggio di arrivare giovanissimo in un ambiente sconosciuto e con la pesante aspettativa di essere presentato alla stregua di un nuovo Ronaldo da gente che o non aveva mai visto giocare lui o non aveva mai visto giocare Ronaldo. Però bisogna ammettere che per immaginare uno come lui centravanti titolare del Brasile ci voleva una fervida fantasia. Confermato anche per la stagione seguente – nonostante gli sfottò dei “cugini” biancazzurri – appena il nuovo tecnico giallorosso Fabio Capello lo vide bene, pensò che un simile talento (nascosto) non andava sprecato e lo utilizzò con la dovuta parsimonia prima di acconsentire, senza rimorsi, che glielo levassero di torno. Fu quindi spedito in prestito con diritto di riscatto al Cruzeiro di Belo Horizonte, in Brasile. Pare che il Cruzeiro non abbia avuto tanta intenzione di far valere questo diritto. E infatti al termine dell’esperienza in Patria, inizia a girovagare il mondo alla disperata ricerca di un ingaggio, riuscendoci non senza sacrifici. Inizia in Portogallo con una “toccata e fuga”, poi torna in Brasile per il resto della stagione. A qual punto tenta l’avventura giapponese, con scarso successo, per poi approdare negli Emirati Arabi con la maglia del Al Wahda. Vi rimane pochi mesi, giusto il tempo di dimostrare di non essere all'altezza, tant’è che accetta la Serie B tedesca per poi provare l’avventura anche in Israele. Ma in qualsiasi angolo del globo si cimenti, le sue prestazioni restano sempre le stesse: scarse.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1994-96 Democrata
    1997-99 Cruzeiro 32 18
    gen. 99 Roma 7 3
    1999-00 Roma 9 1
    mar. 00 Cruzeiro 18 7
    2000-01 Palmeiras 20 3
    2001-02 Cruzeiro 25 12
    2002-03 Vitoria Guimaraes 4 -
    gen. 03 Atletico Mineiro 33 14
    2003-04 Kashima Antlers 13 1
    gen. 05 Atletico Mineiro 15 3
    2005-06 Al Wahda
    gen. 06 Bochum (B) 15 1
    2006-07 Bochum 16 2
    2007-08 Hapoel Tel Aviv 15 5
    2008-09 Vitoria Bahia

  8. #18
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    Predefinito Rif: i bidoni del calcio

    Andrade

    “Er Moviola”, colui che fece della lentezza il suo credo

    Andrade in azione con la maglia della Roma Andrade arrivò alla Roma presentato come il nuovo Falcao, ma non riuscì ad affermarsi causa una lentezza non indifferente che spinse la Roma a liberarsene dopo solo una stagione. Con Dino Viola Presidente e Nils Liedholm in panchina la Roma per il campionato 1988/89 punta in alto. A centrocampo ci sono già Giannini e Manfredonia, ma serve appunto un centrocampista brasiliano dai piedi buoni: l’erede di Falcao viene quindi prelevato dal Flamengo e si chiama Andrade, che vanta anche un’esperienza in Venezuela. Siccome le disgrazie non vengono mai sole insieme a lui approda nella Capitale un altro talento carioca, tale Renato Portaluppi. Le presenze di Andrade nella squadra giallorossa non sono state molte (appena 9) e per lo più a partita iniziata ma il ragazzo colpisce l’immaginazione dei tifosi che immediatamente gli trovano un soprannome molto azzeccato: “Er Moviola”. Troppo lento anche per il gioco di Liedholm che fa del possesso palla e del passaggio laterale i suoi dogmi estenuanti, il brasiliano fa dell’immobilità una sorta di credo religioso. Presenza costante del centrocampo romanista (nel senso che non riesce mai d uscire dal cerchio stesso del centrocampo), quando prende palla pretende di ragionare, dimostrando così di ricoprire un ruolo assolutamente inadatto alla sua indole. Infatti ha una velocità di pensiero e una reattività muscolare senza paragoni nel regno animale: il bradipo al suo confronto sembra una tigre sotto anfetamina. Rispedito in Brasile a fine stagione, accompagnato dagli scherni ironici dei tifosi, Andrade cerca di ritrovare sé stesso nel Vasco da Gama (1990) e poi nel Desportiva (1992). Terminata, con molta calma, la carriera di calciatore, ha lavorato con le Nazionali giovanili brasiliane e attualmente fa l’allenatore. Ovviamente, al rallentatore.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1977-78 Flamengo
    1978-79 ULA Merida
    1979-88 Flamengo 568 28
    1988-89 Roma 9 -
    1989-90 Flamengo
    gen. 90 Vasco Da Gama
    1990-91 Internacional
    1991-92 Atletico
    1992-93 Desportiva Capixaba
    1993-94 Linhares
    1994-95 Bacabal
    1995-96 Barreira
    1996-98 Inattivo
    1998-99 Bangu

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  10. #20
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    iango:


    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


 

 
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