Una carissima amica di AreaForum, Lara, ha postato questo thread che io condivido completamente. Le ho chiesto il permesso di copiarlo qua, me lo ha dato, ed ecco qua.
Cireno dice di non averci capito niente. Altri, invece, hanno capito tutto, come al solito.
Alcuni stanno a guardare, altri si sono attivati in una appassionata opera di demolizione del nemico.
Forse, più semplicemente, Grillo è l’ennesimo esempio di politica incompetente e fumosa.
Gridare nelle piazze o imporre una videocassetta a reti unificate per insultare gli altri e proporsi come salvatori della patria, senza contraddittorio, non è che faccia molta differenza.
Soprattutto, non c’è alcuna differenza in quanto a competenza e preparazione e trasparenza.
Il partito democratico, che dovrebbe fare la differenza proprio in virtù della sua natura strutturata, del suo radicamento territoriale e della sua antica scuola partitica, è incorso in una involuzione da comitato d’affari che farebbe rabbrividire Berlinguer, ed ha deposto ogni pretesa di correttezza etica ed istituzionale.
Si sono berlusconizzati, mentre lasciavano berlusconizzare il paese, entrando in un limbo di possibilismo, patetici baluardi di latta, tenuti in piedi da una forte base indignata e consapevole, che li ha visti ogni volta indietreggiare e crollare come marionette senza nervi .
Grillo è il risultato di questa politica senza etica e senza nervi.
Noi, che sappiamo bene che non sono tutti uguali e che voteremo disperatamente, indefinitamente PD, perché è l’unica possibile opzione, come possiamo contraddire i racconti di Grillo o le chiamate di correità di Berlusconi? Semplicemente, non possiamo.
Ma non possiamo neanche affidarci alla protesta esaltata dell’ennesimo dilettante.
Il machiavellismo italico ha già pronte numerose ricostruzioni sulla genesi del grillismo, basate sulla considerazione del “cui prodest”, per cui potrebbe essere una trovata di Berlusconi per menomare la sinistra, e viceversa.
Invece, come la nascita della Lega al nord, bisognerebbe forse interrogarsi sulle politiche inconcludenti, quando non corrotte, che hanno generato prima l’esasperazione, poi la ribellione.
Il giornalismo d’inchiesta alla Stella ha solo raccontato quello che c’era, tanto grosso da essere visibile anche dal comune cittadino, Travaglio dà voce allo sdegno dei cittadini di fronte ai contorsionismi ipocriti di troppi compagni di merende.
E’ sintomatico che si individuino in loro dei nemici e dei fiancheggiatori del nemico, solo perché non preservano il PD dalle loro inchieste e non gli salvano la faccia.
Questo è un compito che spetta al PD, non a loro.
Il fatto è che troppi nel PD pensano che anche il giornalismo dovrebbe essere “nominato”, come si fa con gli amministratori di banche, ASL e ospedali. Tutto deve girare per scambi equilibrati, così tutto si tiene, e non arriva un Grillo, che passa dalla satira alla politica, per effetto di uno scivolamento nel vuoto lasciato dai campioni dell’equilibrismo.
Io non voto Cuperlo proprio perché sarebbe il “placet” definitivo a quanto di incompiuto, di pericoloso, di insignificante si è fatto in questi 20 anni.
Persino il voto a Renzi significherebbe una presa di distanza da quanto fatto dal partito negli ultimi due decenni, anche se Renzi costituisce un’altra incognita di dubbia natura.
Il PD si è illuso che bastasse una parvenza di legalità, una spolverata di solidarietà, l’accompagnarsi costante al mondo del lavoro e dei deboli come un mantra identitario, per poi rivelarsi politici come gli altri, complici dei poteri territoriali già radicati, miopi e sordi di fronte ai mille trucchi di casta per spartirsi risorse pubbliche, ritenute a semplice disposizione, semplicemente perché si poteva fare.
E nessuno che rilevasse il contrasto tra le proprie aspirazioni politiche e il comportamento da ladri di polli.
La prassi scialacquatoria come un attributo accessorio del ruolo acquisito, l’ambiguità etica come portato di un percorso carrieristico.
E’ di questo che il vecchio PD ci deve rendere conto. Ed è per questo che ha già perso di fronte alla storia.
Ormai, si tratta di rifondarsi, anche se non si adopera questo termine.
Queste primarie svecleranno solo se il partito è già pronto alla rifondazione o se continuerà a sprofondare nella favola dell’unico partito non padronale, come se essere soggetti a tanti piccoli ras di partito dovesse consolarci.
Voterò Civati, che almeno non è compromesso col passato, e reca con sé una promessa di riforma seria del partito, che non potrà cambiare niente, se prima non cambia sé stesso.





