La protesta fiscale sbarca anche in Belgio | L'Indipendenza

Si estende a macchia d’olio il contagio della protesta fiscale nei diversi paesi europei taglieggiati dai pubblicani nazionali istigati dalla nomenclatura di Bruxelles. Dopo la clamorosa levata di scudi bretone contro l’ecotassa ed il magmatico e per molti versi ancora contraddittorio sommovimento italiano di queste ore, tocca ora alla parte francofona del Belgio fare la propria parte con lo stile consueto delle genti di queste parti.Determinazione, pacatezza ed ironia hanno, difatti, caratterizzato la prima manifestazione contro le imposte ed il moloch statale qui, se possibile, ancora più pignolo che in altri luoghi nella sua volontà mortifera di regolamentare ed irreggimentare qualsiasi spazio di libertà economica residuo. Teatro dell’evento la città di Charleroi, una delle più importanti della Vallonia ed un tempo centro industriale fiorente ora sfigurato da decenni di amministrazione progressista.
Anche stavolta la scintilla è scoccata e si è diffusa attraverso i social networks, nodo centrale di aggregazione e fucina di idee avverse al disordine costituito delle istituzioni tradizionali oramai spossessate del proprio senso e della propria funzione da meccanismi ed interessi autoritari ed omologanti.
In pochi giorni il gruppo Facebook dei “Bonnets rouges Belgique” , berretti rossi mutuati, per l’appunto, dall’esperienza bretone ha raggiunto quasi 2500 like, moderna unità di misura della viralità mediatica in epoca internettiana. Un successo notevole, insomma, vista la refrattarietà di questa zona agli influssi liberali eccettuati, forse, quelli sclerotizzanti ed istituzionalizzati delle camarille raccolte nei partiti ufficiali come il Mouvement Reformateur. Ma la mobilitazione non si è fermata qui: un centinaio di animosi volontari ha inscenato un corteo che dopo aver attraversato le vie di Charleroi si è trasformato in un punto di informazione con tanto di distribuzione di informazioni e di volantini una volta raggiunta la piazza principale del centro.
Lo slogan principale declamato durante la marcia, peraltro ben accolto dai passanti incuriositi ed un po’ sorpresi, recitava “Basta tasse, basta intrallazzi!”. Una sintesi icastica dell’andazzo generale in questo spicchio di socialismo reale.