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    Predefinito Tinto Brass: "Grazie Papi".

    Odora di sigaro e legno di sandalo la casa di Tinto Brass. È il maestro in persona che ci fa strada fra le stanze della villa di Isola Farnese dove vive da più di quarant'anni. Ecco lo studio con la stufa in cotto e la vasta collezione di libri erotici e poi l'ampio salone pieno di volumi, quadri e ricordi di una carriera iniziata nel 1963, con "Chi lavora è perduto". Siamo qui perché la Biennale Cinema ha deciso di sdoganare questo maestro di un erotismo allegro e giocoso e i suoi film pieni di tette e di donne generosamente desnude. E naturalmente di culi, la passione a cui ha dedicato un libro: "Elogio del culo", editore Pironti.

    Il Festival di Venezia 42 anni dopo averlo bandito gli dedica una retrospettiva accompagnata dal suo ultimo corto: "Hotel Courbet". Cosa ha pensato quando ha avuto la notizia?
    "Che quando era presidente, Davide Croff, detto il becchino della Biennale, non se ne sarebbe potuto parlare. Non ero considerato autore da festival, l'erotismo non rientrava tra le funzioni alte, catartiche del cinema - e stronzate del genere".

    Il merito di questa rentrée?

    "Va al direttore Marco Müller, un tipo alla Henri Langlois, il fondatore della Cinémathèque française. Intellettuali molto speciali, ingordi di immagini e disposti anche a rubarle pur di averle".

    Come l'ha convinta a tornare?
    "Con un'idea intelligente: un confronto tra il mio cinema di tanti anni fa e quello di adesso. Due ore a disposizione. Proiettano fra l'altro due corti del 1964 commissionati da Umberto Eco per la Triennale di Milano: "Tempo libero" e "Tempo lavorativo. E realizzati in realtà con gli scarti di montaggio di "Ça ira", il mio documentario più violento e politico. Poi "Nerosubianco", il film del 1967, che mi ha fatto bandire dal festival".

    Motivo?

    "Era un pamphlet, in puro spirito sessantottino, abbastanza violento anche nelle immagini contro l'ipocrisia politica, morale, religiosa e anche sessuale dell'epoca. La storia: una donna sposata che gira per la città di Londra in cerca della sua libertà. Il film faceva parte della quadrilogia londinese cominciata l'anno precedente con "Col cuore in gola", film che Luigi Chiarini, il direttore precedente aveva subito voluto al festival. Poi, andato via lui? Brass ha cominciato a fare paura".


    Digitando "Nerosubianco" su Google, oggi si finisce nel sito della Juventus, ma a rivedere il film si colgono subito grandi novità: la contaminazione dei linguaggi da quello dei fumetti alla pubblicità, le citazioni selvagge da Buñuel e Godard, la psichedelia, lo spirito pop surrealista tipico della Swinging London.
    "Infatti aveva avuto un certo successo. Ero anche stato invitato a Hollywood dalla Paramount. Volevano fare un film con me. Mi avevano proposto un libro da leggere. Io però avevo in mente di fare "L'urlo". Un soggetto di due paginette che cominciava così: "La storia si è messa a correre, il cinema non può continuare a camminare". Letto il libro, gli ho detto grazie è bellissimo, ma prima voglio fare il mio film. E così è stato. Vuol sapere il titolo del libro? "A clockwork orange" (Arancia meccanica). Il film poi se lo è fatto Stanley Kubrick".

    Rimpianti?
    "No. Primo perché Kubrick ha fatto un film bellissimo. Secondo perché anche "L'urlo" è un film che a suo modo ha fatto epoca. Non un film sul Sessantotto. Ma del Sessantotto. Infatti era stato selezionato al festival di Berlino. C'era Lattuada in giuria che mi fa: stai tranquillo che ti danno il premio. Poi arrivò la contestazione. Il festival fu interrotto e così addio anche al mio premio!".

    Nel film c'è Tina Aumont che dice la famosa battuta: "Che me ne frega a me della guerra se continuo ad avere difficoltà di orgasmo?". Cominciava a prendere le distanze dai cosiddetti film politici impegnati. Perché?
    "Perché alla fine ogni rivoluzione si riduce a un bagno di sangue e alla sostituzione di un potere con un altro. Spesso ancora più crudele e dispotico. Da allora ho preso le distanze da tutte le rivoluzioni. Salvo una, quella sessuale".

    Molti suoi estimatori però giudicano la fase erotica successiva, diciamo da "La chiave" in poi, come una diminutio.
    "Personalmente, invece, credo più al linguaggio del corpo che al linguaggio delle parole. Il corpo, a differenza della mente, non mente. Resta una mia convinzione. Come mostro nel corto "Hotel Courbet", un omaggio al pittore Gustave Courbet, autore dell'"Origine del mondo"".

    Di cosa si tratta?
    "Di un piccolo film (18 minuti) che io chiamo un mini melò, tutto affidato al linguaggio del corpo. Racconta di una donna, che a casa sua, distesa sul letto, rivive sognando una torrida avventura parigina finita male. La prima inquadratura di lei che si masturba distesa sul letto, nella stessa posizione del famoso quadro, è una citazione da "La chambre bleu" di Simenon".

    Ci parli della sua nuova musa, Caterina Varzi, protagonista del corto in questione.
    "Quando l'ho vista sono stato colto da una sorta di vertigine erotica: "Attrice?", le chiesi galante. "Avvocato", rispose. Infatti era venuta per discutere il contratto di un Dvd sul mio lavoro di regista. Che poi non si è fatto. O meglio si è trasformato in un altro progetto, sempre su di me, nel quale Caterina mi intervista in qualità di psicanalista, la sua seconda professione. Da lì è nato un rapporto di reciproca seduzione. Lei attratta dal personaggio Tinto Brass. Non so se lei abbia trovato la mia anima. Certo io ho trovato la mia musa ermeneutica. Così abbiamo interrotto il "setting" e ci siamo trasferiti sul set. Caterina, se non mi manda prima a quel paese, sarà protagonista di "Ziva", il mio prossimo lungometraggio".

    "Hotel Courbet" avrebbe dovuto trasmetterlo Sky, poi cosa è successo?
    "Sky si è tirata indietro. Dicono che è troppo osé. Io veramente pensavo alla linea notte, non ai programmi per bambini. Non capisco. Comunque sto preparando altri due corti erotici per un Dvd. Il prossimo è su D'Annunzio, con Franco Branciaroli. S'intitola "Eja eja alalà" ed è tratto dai suoi diari. Racconta l'avventura erotica, che il Vate ebbe a Venezia la notte prima di partire per Fiume. Il terzo si intitola "Coiffeur pour dames". Parla di una donna che per riaccendere la passione del marito ricorre a parrucchiere specializzato nel restyling del pelo pubico: alla moicana, a cuore, a stella, a punto interrogativo, di tutti i colori. Il parrucchiere, ovviamente, lo interpreto io".

    Curioso che lei non abbia pensato a un film ispirato alle imprese erotiche di Silvio Berlusconi. Gli ingredienti ci sono tutti: il sesso, il potere, la politica, la manipolazione dell'informazione....
    "E infatti il film l'ho proposto, titolo: "Grazie papi!". Ma i produttori si sono tirati indietro".

    E cosa pensa di tutta questa vicenda?
    "Non ho niente in contrario che Berlusconi faccia le sue orge. Ma non sopporto che per compiacere il Vaticano e l'elettorato cattolico dica no alla fecondazione artificiale, al testamento biologico, alle coppie di fatto e via dicendo. Questa ipocrisia la trovo indecente. Anche D'Annunzio faceva le orge, ma almeno le dichiarava".

    Non trova che un premier che frequenta minorenni e puttane e seleziona il personale politico in camera da letto dia un'immagine delle donne mortificante?
    "Soprattutto penso che Berlusconi abbia dato un bel contributo a cambiare in peggio gli italiani, abituandoli a credere che è normale quel che normale non è. Che va bene pagare dei pedaggi sessuali per fare carriera e soldi. Che ogni comportamento è assolto se porta al successo".

    Come valuta, con il suo occhio esperto, il tasso erotico delle ministre al governo?
    "Trovo ipocrita l'atteggiamento di Mara Carfagna, passata dai calendari erotici alle leggi liberticide sui gay e sulle prostitute. Decisamente più sexy Maria Stella Gelmini, la ministra dell'Istruzione. Le ho chiesto di proiettare i miei film nelle scuole: sono più educativi dei film di guerra! Ma il massimo è Debora Serracchiani, la giovane europarlamentare del Pd. Mi piace la sue esse sibilante: pensate a come direbbe "sesso"... La prenderei subito in un mio film: dopo la "prova monetina", ovviamente".

    Link: Tinto Brass: "Grazie Papi" | L'espresso


  2. #2
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    Predefinito Rif: Tinto Brass: "Grazie Papi".

    bello...hahahahaahh :giagia:

  3. #3
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    Predefinito Rif: Tinto Brass: "Grazie Papi".

    Citazione Originariamente Scritto da albiy Visualizza Messaggio
    Decisamente più sexy Maria Stella Gelmini, la ministra dell'Istruzione. Le ho chiesto di proiettare i miei film nelle scuole: sono più educativi dei film di guerra!....
    Ottima idea! Come educazione sessuale non sarebbe proprio male, ihihihihihihih..........


  4. #4
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    Predefinito Rif: Tinto Brass: "Grazie Papi".

    Citazione Originariamente Scritto da albiy Visualizza Messaggio
    Odora di sigaro e legno di sandalo la casa di Tinto Brass. È il maestro in persona che ci fa strada fra le stanze della villa di Isola Farnese dove vive da più di quarant'anni. Ecco lo studio con la stufa in cotto e la vasta collezione di libri erotici e poi l'ampio salone pieno di volumi, quadri e ricordi di una carriera iniziata nel 1963, con "Chi lavora è perduto". Siamo qui perché la Biennale Cinema ha deciso di sdoganare questo maestro di un erotismo allegro e giocoso e i suoi film pieni di tette e di donne generosamente desnude. E naturalmente di culi, la passione a cui ha dedicato un libro: "Elogio del culo", editore Pironti.

    Il Festival di Venezia 42 anni dopo averlo bandito gli dedica una retrospettiva accompagnata dal suo ultimo corto: "Hotel Courbet". Cosa ha pensato quando ha avuto la notizia?
    "Che quando era presidente, Davide Croff, detto il becchino della Biennale, non se ne sarebbe potuto parlare. Non ero considerato autore da festival, l'erotismo non rientrava tra le funzioni alte, catartiche del cinema - e stronzate del genere".

    Il merito di questa rentrée?

    "Va al direttore Marco Müller, un tipo alla Henri Langlois, il fondatore della Cinémathèque française. Intellettuali molto speciali, ingordi di immagini e disposti anche a rubarle pur di averle".

    Come l'ha convinta a tornare?
    "Con un'idea intelligente: un confronto tra il mio cinema di tanti anni fa e quello di adesso. Due ore a disposizione. Proiettano fra l'altro due corti del 1964 commissionati da Umberto Eco per la Triennale di Milano: "Tempo libero" e "Tempo lavorativo. E realizzati in realtà con gli scarti di montaggio di "Ça ira", il mio documentario più violento e politico. Poi "Nerosubianco", il film del 1967, che mi ha fatto bandire dal festival".

    Motivo?

    "Era un pamphlet, in puro spirito sessantottino, abbastanza violento anche nelle immagini contro l'ipocrisia politica, morale, religiosa e anche sessuale dell'epoca. La storia: una donna sposata che gira per la città di Londra in cerca della sua libertà. Il film faceva parte della quadrilogia londinese cominciata l'anno precedente con "Col cuore in gola", film che Luigi Chiarini, il direttore precedente aveva subito voluto al festival. Poi, andato via lui? Brass ha cominciato a fare paura".


    Digitando "Nerosubianco" su Google, oggi si finisce nel sito della Juventus, ma a rivedere il film si colgono subito grandi novità: la contaminazione dei linguaggi da quello dei fumetti alla pubblicità, le citazioni selvagge da Buñuel e Godard, la psichedelia, lo spirito pop surrealista tipico della Swinging London.
    "Infatti aveva avuto un certo successo. Ero anche stato invitato a Hollywood dalla Paramount. Volevano fare un film con me. Mi avevano proposto un libro da leggere. Io però avevo in mente di fare "L'urlo". Un soggetto di due paginette che cominciava così: "La storia si è messa a correre, il cinema non può continuare a camminare". Letto il libro, gli ho detto grazie è bellissimo, ma prima voglio fare il mio film. E così è stato. Vuol sapere il titolo del libro? "A clockwork orange" (Arancia meccanica). Il film poi se lo è fatto Stanley Kubrick".

    Rimpianti?
    "No. Primo perché Kubrick ha fatto un film bellissimo. Secondo perché anche "L'urlo" è un film che a suo modo ha fatto epoca. Non un film sul Sessantotto. Ma del Sessantotto. Infatti era stato selezionato al festival di Berlino. C'era Lattuada in giuria che mi fa: stai tranquillo che ti danno il premio. Poi arrivò la contestazione. Il festival fu interrotto e così addio anche al mio premio!".

    Nel film c'è Tina Aumont che dice la famosa battuta: "Che me ne frega a me della guerra se continuo ad avere difficoltà di orgasmo?". Cominciava a prendere le distanze dai cosiddetti film politici impegnati. Perché?
    "Perché alla fine ogni rivoluzione si riduce a un bagno di sangue e alla sostituzione di un potere con un altro. Spesso ancora più crudele e dispotico. Da allora ho preso le distanze da tutte le rivoluzioni. Salvo una, quella sessuale".

    Molti suoi estimatori però giudicano la fase erotica successiva, diciamo da "La chiave" in poi, come una diminutio.
    "Personalmente, invece, credo più al linguaggio del corpo che al linguaggio delle parole. Il corpo, a differenza della mente, non mente. Resta una mia convinzione. Come mostro nel corto "Hotel Courbet", un omaggio al pittore Gustave Courbet, autore dell'"Origine del mondo"".

    Di cosa si tratta?
    "Di un piccolo film (18 minuti) che io chiamo un mini melò, tutto affidato al linguaggio del corpo. Racconta di una donna, che a casa sua, distesa sul letto, rivive sognando una torrida avventura parigina finita male. La prima inquadratura di lei che si masturba distesa sul letto, nella stessa posizione del famoso quadro, è una citazione da "La chambre bleu" di Simenon".

    Ci parli della sua nuova musa, Caterina Varzi, protagonista del corto in questione.
    "Quando l'ho vista sono stato colto da una sorta di vertigine erotica: "Attrice?", le chiesi galante. "Avvocato", rispose. Infatti era venuta per discutere il contratto di un Dvd sul mio lavoro di regista. Che poi non si è fatto. O meglio si è trasformato in un altro progetto, sempre su di me, nel quale Caterina mi intervista in qualità di psicanalista, la sua seconda professione. Da lì è nato un rapporto di reciproca seduzione. Lei attratta dal personaggio Tinto Brass. Non so se lei abbia trovato la mia anima. Certo io ho trovato la mia musa ermeneutica. Così abbiamo interrotto il "setting" e ci siamo trasferiti sul set. Caterina, se non mi manda prima a quel paese, sarà protagonista di "Ziva", il mio prossimo lungometraggio".

    "Hotel Courbet" avrebbe dovuto trasmetterlo Sky, poi cosa è successo?
    "Sky si è tirata indietro. Dicono che è troppo osé. Io veramente pensavo alla linea notte, non ai programmi per bambini. Non capisco. Comunque sto preparando altri due corti erotici per un Dvd. Il prossimo è su D'Annunzio, con Franco Branciaroli. S'intitola "Eja eja alalà" ed è tratto dai suoi diari. Racconta l'avventura erotica, che il Vate ebbe a Venezia la notte prima di partire per Fiume. Il terzo si intitola "Coiffeur pour dames". Parla di una donna che per riaccendere la passione del marito ricorre a parrucchiere specializzato nel restyling del pelo pubico: alla moicana, a cuore, a stella, a punto interrogativo, di tutti i colori. Il parrucchiere, ovviamente, lo interpreto io".

    Curioso che lei non abbia pensato a un film ispirato alle imprese erotiche di Silvio Berlusconi. Gli ingredienti ci sono tutti: il sesso, il potere, la politica, la manipolazione dell'informazione....
    "E infatti il film l'ho proposto, titolo: "Grazie papi!". Ma i produttori si sono tirati indietro".

    E cosa pensa di tutta questa vicenda?
    "Non ho niente in contrario che Berlusconi faccia le sue orge. Ma non sopporto che per compiacere il Vaticano e l'elettorato cattolico dica no alla fecondazione artificiale, al testamento biologico, alle coppie di fatto e via dicendo. Questa ipocrisia la trovo indecente. Anche D'Annunzio faceva le orge, ma almeno le dichiarava".

    Non trova che un premier che frequenta minorenni e puttane e seleziona il personale politico in camera da letto dia un'immagine delle donne mortificante?
    "Soprattutto penso che Berlusconi abbia dato un bel contributo a cambiare in peggio gli italiani, abituandoli a credere che è normale quel che normale non è. Che va bene pagare dei pedaggi sessuali per fare carriera e soldi. Che ogni comportamento è assolto se porta al successo".

    Come valuta, con il suo occhio esperto, il tasso erotico delle ministre al governo?
    "Trovo ipocrita l'atteggiamento di Mara Carfagna, passata dai calendari erotici alle leggi liberticide sui gay e sulle prostitute. Decisamente più sexy Maria Stella Gelmini, la ministra dell'Istruzione. Le ho chiesto di proiettare i miei film nelle scuole: sono più educativi dei film di guerra! Ma il massimo è Debora Serracchiani, la giovane europarlamentare del Pd. Mi piace la sue esse sibilante: pensate a come direbbe "sesso"... La prenderei subito in un mio film: dopo la "prova monetina", ovviamente".

    Link: Tinto Brass: "Grazie Papi" | L'espresso
    certo che "Grazie papi" sarebbe stato un film interessante..... chissà perchè i produttori si sono tirati indietro... :sofico::sofico:
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