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Turchia: un golpe sponsorizzato dagli Usa e il possibile riavvicinamento alla Russia
Visto dai tavoli della diplomazia mediorientale il golpe a Erdogan sembra profilare qualcosa di più che una distensione tra Erdogan e Putin e l'Iran
Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico
La Turchia fa i conti con la vendetta di Erdogan, che adesso ha mano libera per attaccare tutti i nemici interni e esterni.
Dalle notizie di queste ore, la base militare a sud ovest della Turchia, da dove partono gli attacchi verso Siria e Iraq, in cui è ospitata l'aeronautica USA è sotto assedio. Ai militari americani non è permesso di decollare o di uscire dalla base, è stata inoltre tagliata la fornitura di elettricità.
Sui giornali internazionali compaiono con insistenza le dichiarazioni del Primo ministro turco in riferimento all'esilio del dissidente turco Gulen negli Stati Uniti, responsabile secondo Erdogan di aver pianificato il golpe: "Non riesco a immaginare un Paese che possa sostenere quest’uomo" ha detto il premier Yildirim. Il segretario di Stato Kerry, però, chiede alle autorità turche di fornire le prove di un suo coinvolgimento.
Tra tante notizie anche quella che "Il Corriere" per una volta, è diventato complottista. Infatti ospita un articolo che sostiene che il Golpe della scorsa notte fosse organizzato da Erdogan stesso.
I fatti di queste ore sembrano smentire questa tesi: l'inevitabile crisi diplomatica con gli alleati, che per troppo tempo hanno osservato silenziosi e desiderosi di una caduta del Sultano Erdogan e che oggi addirittura potrebbero essere accusati di essere i mandanti del Golpe turco sembra gettare una nuova luce sugli eventi, smentendo in sostanza l'ipotesi di un auto golpe.
Il golpe fallito, in poche ore, ha collezionato un primato: tutti si dissociano dagli organizzatori. Anche l'Iran lo ha fatto, sostenendo l'opzione democratica rispetto al colpo di Stato. In precedenza, anche i partiti politici turchi lo hanno fatto, isolando di fatto i rivoltosi.
Visto dai tavoli della diplomazia mediorientale il golpe a Erdogan sembra profilare qualcosa di più che una distensione tra Erdogan e Putin e l'Iran.
Le reazioni poco calorose degli alleati tedeschi e americani, che in un preciso momento hanno voluto attendere l'esito del golpe, invece di criticarlo sin dall'inizio, ha reso furioso Erdogan che adesso potrebbe avvicinarsi al Cremilino, generando una mini catastrofe nell'universo Nato.
Il blocco della base aerea di Incirlik può essere letto invece come qualcosa di più di quello che traspare dalle dichiarazioni ufficiali, ovvero dell'attuazione di un blocco temporaneo per permettere di arrestare tutti i golpisti.
Erdogan ha capito che qualcuno oltreoceano ha tramato per farlo fuori, e che prima di essere scoperto ha abbandonato la pistola fumante (i militari ribelli) sul luogo del delitto.
E' ancora presto per dirlo, ma se si vuole capire il corso dei prossimi eventi si deve guardare a ciò che accadrà in quella base aerea.
Uno scenario di forti e continuative tensioni con gli Stati Uniti non è da escludere e potrebbe far precipitare ulteriormente la situazione, ponendo la Turchia di fronte all'opzione di scegliere nuovi alleati, anche e soprattutto nella lotta al terrorismo.
Non è sfuggito infatti che i recenti attacchi terroristici in Turchia possano essere un avvertimento sanguinoso al Governo turco, per il cambio di politica estera. Ieri il tentato colpo di stato. Erdogan sarà pure un dittatore sangunario, ma di certo non si farà trovare impreparato la prossima volta.





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Fino ad ora le Forze Armate, nonostante le nomine dei capi di Stato Maggiore e dei servizi segreti fossero state fatte inserendo uomini graditi ad Erdogan, erano ancora comandate in modo molto efficiente da schiere di ufficiali cresciuti nella tradizione laica di Ataturk. Una tradizione in base alla quale le Forze Armate si erano sempre sentite laicamente garanti della pace e del buon funzionamento del sistema turco. Al punto di creare questa strana modalità con la quale ogni tanto facevano un colpo di stato in momenti “critici”, per poi restituire ogni volta dopo pochi anni la parola alle elezioni democratiche. Certo lo facevano con modi spicci ed antidemocratici, violenti, sanguinari, con eccessi condannabili, ma con l'idea di servire un'idea di stato laico e fondamentalmente sempre nelle mani dei cittadini.
Ed infine ha deciso la grande purga degli ultimi forti ostacoli alla dittatura islamica del suo gruppo estremista dei Fratelli Musulmani: bisognava eliminare la fondamentale ed efficace opposizione nelle potenti Forze Armate e nell'apparato della Giustizia. Bisognava togliere quegli elementi che consentivano alla parte di popolazione laica e moderata dei grandi centri urbani, connessa culturalmente alle libertà occidentali, di essere ancora difesa e garantita. Per utilizzare appieno come strumento di dominio la maggioranza ignorante e radicalizzata delle periferie e delle campagne anatoliche. E spingerla ad approvare finalmente una dittatoriale Repubblica Presidenziale.La destabilizzazione e radicalizzazione della Turchia veniva naturalmente perseguita dagli stessi gruppi di manipolazione anticoscienza che vogliono usare il conflitto islam-occidente e che guidano i governi USA e degli altri principali Paesi. Che quindi hanno ordinato ai propri “burattini” a Washington, Londra, Berlino, Parigi, Roma... di aiutare l'ascesa del radicalismo destabilizzante. Così come avevano già indicato loro di invadere l'Iraq e l'Afghanistan e di destabilizzare, Libia, Siria, Egitto, Yemen, Algeria, Tunisia, ecc... Sempre per favorire il rafforzamento del “nemico” islamico e la creazione di un emergenziale vortice di odio, violenza e paura. Tale da controllare meglio noi e da tentare di bloccare il risveglio delle coscienze in corso.Per portare avanti l'agenda della manipolazione occorreva dunque ora dare una mano ad Erdogan a fare la “grande purga” degli apparati che potevano opporsi alla ulteriore svolta radicale. Sacrificando, come in tutto il resto del mondo arabo, la parte più avanzata, libera, consapevole, fattiva e istruita di quei paesi. Ma di certo non si poteva fare "di punto in bianco" senza la formazione di una macchia indelebile sulla figura di Erdogan e senza rischiare le forti reazioni dell'opinione pubblica internazionale, che avrebbero imposto ai propri governi di applicare sanzioni internazionali alla Turchia, ed un serio deterioramento delle relazioni.
E l'altro elemento importante era il tempo: occorreva fare in fretta, per evitare che un limitato colpo di stato fatto lanciando ignari reparti alla presa di pochi obiettivi e con pochi uomini e mezzi, come il ponte sul Bosforo, le televisione ed un aeroporto, desse il tempo alle vere opposizioni, sia nelle Forze Armate che negli altri apparati, di comprendere quello che stava avvenendo, di organizzarsi e di reagire il modo forte. No, il golpe doveva finire subito e la purga partire immediatamente. Ovviamente con tutto il supporto tecnico e politico degli americani e degli altri alleati occidentali.
Le Forze Armate turche, come nel caso del 1980, si sono sempre mosse compatte nel fare un colpo di Stato. In questo caso si è trattato di quattro gatti, con pochi mezzi, quasi a fare una scena a beneficio di telecamere già opportunamente posizionate. Certo, si sono messi su degli scontri, purtroppo con morti e feriti. Ma altrimenti nessuno ci avrebbe creduto.
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