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Discussione: Cose turche

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    Turchia: un golpe sponsorizzato dagli Usa e il possibile riavvicinamento alla Russia








    Visto dai tavoli della diplomazia mediorientale il golpe a Erdogan sembra profilare qualcosa di più che una distensione tra Erdogan e Putin e l'Iran

    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico


    La Turchia fa i conti con la vendetta di Erdogan, che adesso ha mano libera per attaccare tutti i nemici interni e esterni.

    Dalle notizie di queste ore, la base militare a sud ovest della Turchia, da dove partono gli attacchi verso Siria e Iraq, in cui è ospitata l'aeronautica USA è sotto assedio. Ai militari americani non è permesso di decollare o di uscire dalla base, è stata inoltre tagliata la fornitura di elettricità.

    Sui giornali internazionali compaiono con insistenza le dichiarazioni del Primo ministro turco in riferimento all'esilio del dissidente turco Gulen negli Stati Uniti, responsabile secondo Erdogan di aver pianificato il golpe: "Non riesco a immaginare un Paese che possa sostenere quest’uomo" ha detto il premier Yildirim. Il segretario di Stato Kerry, però, chiede alle autorità turche di fornire le prove di un suo coinvolgimento.

    Tra tante notizie anche quella che "Il Corriere" per una volta, è diventato complottista. Infatti ospita un articolo che sostiene che il Golpe della scorsa notte fosse organizzato da Erdogan stesso.

    I fatti di queste ore sembrano smentire questa tesi: l'inevitabile crisi diplomatica con gli alleati, che per troppo tempo hanno osservato silenziosi e desiderosi di una caduta del Sultano Erdogan e che oggi addirittura potrebbero essere accusati di essere i mandanti del Golpe turco sembra gettare una nuova luce sugli eventi, smentendo in sostanza l'ipotesi di un auto golpe.

    Il golpe fallito, in poche ore, ha collezionato un primato: tutti si dissociano dagli organizzatori. Anche l'Iran lo ha fatto, sostenendo l'opzione democratica rispetto al colpo di Stato. In precedenza, anche i partiti politici turchi lo hanno fatto, isolando di fatto i rivoltosi.

    Visto dai tavoli della diplomazia mediorientale il golpe a Erdogan sembra profilare qualcosa di più che una distensione tra Erdogan e Putin e l'Iran.

    Le reazioni poco calorose degli alleati tedeschi e americani, che in un preciso momento hanno voluto attendere l'esito del golpe, invece di criticarlo sin dall'inizio, ha reso furioso Erdogan che adesso potrebbe avvicinarsi al Cremilino, generando una mini catastrofe nell'universo Nato.

    Il blocco della base aerea di Incirlik può essere letto invece come qualcosa di più di quello che traspare dalle dichiarazioni ufficiali, ovvero dell'attuazione di un blocco temporaneo per permettere di arrestare tutti i golpisti.

    Erdogan ha capito che qualcuno oltreoceano ha tramato per farlo fuori, e che prima di essere scoperto ha abbandonato la pistola fumante (i militari ribelli) sul luogo del delitto.

    E' ancora presto per dirlo, ma se si vuole capire il corso dei prossimi eventi si deve guardare a ciò che accadrà in quella base aerea.

    Uno scenario di forti e continuative tensioni con gli Stati Uniti non è da escludere e potrebbe far precipitare ulteriormente la situazione, ponendo la Turchia di fronte all'opzione di scegliere nuovi alleati, anche e soprattutto nella lotta al terrorismo.

    Non è sfuggito infatti che i recenti attacchi terroristici in Turchia possano essere un avvertimento sanguinoso al Governo turco, per il cambio di politica estera. Ieri il tentato colpo di stato. Erdogan sarà pure un dittatore sangunario, ma di certo non si farà trovare impreparato la prossima volta.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Re: Cose turche

    La regola del sospetto vale per tutti. Ma per la Turchia, di più. Mentre la Francia balla da sola. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
    La regola del sospetto vale per tutti. Ma per la Turchia, di più. Mentre la Francia balla da sola.


    Vi dico solo che Erdogan comincia a starmi simpatico, quindi fate voi in quale immenso casino siamo precipitati. La cronaca vi è nota: il presidente turco ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi (esattamente come ha fatto Hollande dopo Nizza) ma si è premurato di annunciare che questo non impone la legge marziale e che l’unico scopo è quello di ripulire esercito e società dalle infiltrazioni del movimento di Gulen (così come in Francia non c’è la legge marziale e l’emergenza è imposta dalla guerra al terrorismo). Inoltre, Erdogan ha invitato l’agenzia di rating Standard&Poor’s “a non impicciarsi delle questioni turche”, dopo che quest’ultima aveva operato un downgrade del rating di Ankara a BB. Di fatto, ciò che i tre quarti dei cittadini europei vorrebbero che i loro governanti facessero.

    E sempre in ambito economico, il presidente ha negato il rischio di crisi di liquidità sul mercato e qualsiasi ripensamento rispetto alla disciplina fiscale del Paese. Strano che un golpista si preoccupi di rassicurare i mercati, invece che infiammare i cuori. Ma Erdogan ha avuto parole molto dure per la Ue, che da giorni gli ricorda l’incompatibilità tra pena capitale e procedura di adesione: “Per 53 anni abbiamo bussato alla porte dell’Unione europea e ci hanno lasciato fuori, mentre altri entravano. Se il popolo decide per la pena di morte, e il Parlamento la vota, io la approverò. Nessuno può darci lezioni”. E poi l’attacco frontale contro Jean-Marc Ayrault, ministro degli Esteri francese, il quale ha sottolineato come Erdogan non abbia “un assegno in bianco” per fare ciò che vuole dei golpisti: “Pensi agli affari suoi. Come può pensare di avere l’autorità di rilasciare queste dichiarazioni su di me? No, non può. Se vuole una lezione di democrazia, può facilmente riceverla da noi”. Ora, l’ultima affermazione appare decisamente lunare ma lo scontro Turchia-Francia è rivelatore e non va sottovalutato.

    Proprio ieri, con tempismo perfetto, l’intelligence militare francese (DRM) ha infatti reso noto che, stando a dati in suo possesso, “ogni settimana circa 100 foreign fighters continuano ad attraversare il confine turco per unirsi all’Isis in Siria e Iraq”. La notizia è stata riportata da Reuters e Le Figaro. Come dire, Erdogan continua a fare il doppiogioco. Timing perfetto, visto che sempre ieri lo stesso Ayrault era a Washington per incontrare il numero uno del Pentagono, Ash Carter e ha detto chiaro e tondo che la coalizione anti-Isis deve chiedere conto ad Ankara per quanto sta accadendo. Solo ora, però, prima del golpe andava benissimo. Come mai la Francia ce l’ha così tanto con Erdogan? Chissà.

    Una cosa è certa, martedì l’aviazione francese ha dato seguito alla minaccia di Hollande e Valls di colpire più duramente l’Isis nei suoi covi, anche in risposta alla strage di Nizza e il risultato è stato plastico: nel bombardamento sui villaggi siriani di Tokhar e Hoshariyeh hanno perso la vita più di 140 civili. Decine di donne e bambini tra le vittime, si tratta di uno dei più gravi errori della coalizione occidentale in Siria e non è una novità per i Clouseau dell’aria, visto che di recente avevano bombardato una scuola a Ninive, in Iraq, massacrando 36 bambini. E non ci sono discussione da fare, perché sia i media ufficiali che l’Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino alle posizioni dei ribelli, hanno confermato la strage e le vittime civili.

    Quindi, delle due l’una: o i francesi sono degli incapaci totali oppure qualcuno sta facendo il doppiogioco, magari sperando di fare il danno in Siria e poi far ricadere la colpa su Assad o sui miliziani dell’Isis che passano dalla Turchia. Come è possibile che l’intelligence francese si faccia bucare in continuazione: prima Charlie Hebdo, poi il Bataclan e lo Stade de France e infine Nizza. Una serie di distrazioni e manchevolezze inaccettabili per i servizi di sicurezza di una Paese evoluto, una catena di falle che comincia a diventare sempre meno giustificabile con l’errore umano e comincia a puzzare di qualcos’altro, a cui per ora non so dare un nome preciso ma che in questo Paese conosciamo bene con l’appellativo di “strategia della tensione”.
    Erdogan è un despota sanguinario, fin qui non ci sono dubbi e soltanto la sua repressione dei curdi lo testimonia. Però appare strano come le tesi complottiste, quelle che spesso e volentieri mi si rinfacciano, ora siano state sdoganate e trovino accoglienza su giornali più che autorevoli. Ammetto che di stranezze che ne siano, nel presunto golpe turco. Ad esempio, perché i due F-16 che avevano nel radar l’aereo che stava riportando Erdogan a Istanbul e i due caccia di scorta, non hanno fatto fuoco, se l’idea era quella di ammazzare il tiranno? Se lo è chiesto anche un ex ufficiale dell’esercito interpellato dalla Reuters, agenzia serissima divenuta di colpo complottista.

    Ora, è addirittura il Financial Times a trasformarsi in cacciatore di scie chimiche, visto che ha fatto notare come stando alla narrativa ufficiale del governo turco, sabato mattina un commando di teste di cuoio fosse arrivato in elicottero a Marmaris per arrestare Erdogan nell’albergo in cui risiedeva. Peccato che il presunto blitz sarebbe stato posto in essere un’ora dopo che tutti i canali televisivi del mondo avevano mandato in onda il discorso di Erdogan alla nazione dall’aeroporto di Istanbul, a 750 chilometri di distanza. Per il Financial Times, “questo episodio è solo una delle inconsistenze e della stranezze occorse in questo golpe amatoriale, se non kamikaze, la cui natura era quella di un fallimento preordinato e che ora sta facendo fiorire molte teorie cospirative. E il fatto che la Turchia sia così polarizzata tra chi ama e chi odia Erdogan, non fa che aumentare la confusione”. Ma, in realtà, nessuno ha detto che il blitz fosse stato sabato mattina, bensì venerdì sera. Sabato è stata, casualmente, soltanto la data del ritrovamento del video che lo immortalava e della sua messa in onda. Che razza di complottisti! E questo grafico

    ci mostra come il quotidiano della City si sia preso anche il disturbo di commissionare un sondaggio all’agenzia demoscopica londinese Streetbees, la quale ha interpellato 2800 cittadini turchi, due terzi via app del cellulare e un terzo di persona. Bene, come vedete, per un terzo degli interpellati, Erdogan il golpe se lo è fatto da solo. Di più, la sua vita non sarebbe mai stata realmente in pericolo. La maggioranza degli interpellati, però, ritiene che dietro il fallito colpo di Stato ci sia Gulen. Certo, il fatto che sabato Erdogan abbia definito il golpe “un dono di Dio per ripulire del tutto l’esercito” fa propendere per il complottismo e per il coup fai da te, così come l’immediata catena di arresti e rimozioni, quasi le liste di proscrizione fossero già pronte da tempo e necessitassero solo di un alibi per essere usate.

    Attenzione, però. Perché a lanciare un messaggio in codice a chi di dovere ci ha pensato il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, il quale ha dichiarato quanto segue alla CNN turca: “E’ divertente che la gente parli ancora di questo. Chi accusa la Turchia di teorie cospirative sta presentando cose senza senso, spacciandole per analisi e commenti politici. Se questo non è stato un golpe, cos’è un golpe? Quanto sta accadendo è comparabile con le accuse di chi dice che l’11 settembre sia stato orchestrato dagli Usa stessi”. Boom, colpito e affondato: se dimostrate, con i metodi che preferite, che questo è stato un golpe auto-inflitto, allora preparatevi a dover rendere conto delle Torri.

    E con Putin che continua a dire di avere prove schiaccianti su responsabilità interne, la cosa si fa sgradevole. Guarda caso, poche ore prima del golpe in Turchia, gli Usa hanno reso note le 28 pagine del report sull’11 settembre, quelle che svelano la collaborazione saudita con gli attentatori. Washington voleva forse scaricare due alleati scomodi lo stesso giorno? Per Sinan Ulgen, ex diplomatico turco e ora presidente del Centre for Economics and Foreign Policy Studies di Istanbul, “la gente non crede a questo colpo di Stato perché si ricorda di quelli precedenti. Hanno esperienza al riguardo e sanno come si sostanzia un golpe. E questo non gli somiglia”.

    Sarà, resta il fatto che nel delirio di dichiarazioni di questi giorni, due attori di prima grandezza geopolitica tacciono: Russia e Israele. Che siano stati loro a far saltare il piano di Gulen e di parte dell’esercito? I quali avrebbero goduto anche della simpatica collaborazione degli Usa nel garantire decollo agli aerei dei golpisti, il che spiegherebbe la chiusura della base di Incirlik e l’arresto del suo comandante. In compenso, l’Europa parla, parla. Ma non agisce. Per due motivi.

    Primo, l’accordo sui profughi che garantisce a Erdogan un’arma di ricatto imbattibile: ovvero, l’apertura delle frontiere con Grecia e Bulgaria e un nuovo collasso dei confini europei, esattamente ciò che la Commissione Ue non può permettersi, visto il montante malcontento e l’aumento dei consensi dei partiti euroscettici e anti-immigrazione. Secondo, l’energia, visto che se dal Bosforo passa giornalmente solo il 3% del petrolio trasportato a livello globale, quella percentuale per l’Europa si tramuta in oltre un quarto del totale di import. Inoltre, ci sono due pipeline e il porto di Ceyham, il più grosso terminal per l’export petrolifero. Tutte ragioni che valgono molto più dei diritti umani e civili con cui i vari Hollande di questo mondo si riempiono la bocca in questi giorni. Sicuri che il problema maggiore sia Erdogan e, invece, non sia già dentro l’Ue?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #4
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    Predefinito Re: Cose turche

    Erdogan sgretolerà la NATO? Meglio sperare in Trump. - Blondet & Friends

    Erdogan sgretolerà la NATO? Meglio sperare in Trump.



    Maurizio Blondet 21 luglio 2016
    Secondo una fonte siriana, il putsch contro Erdogan è fallito per l’intervento del Mossad. “ all’insaputa degli americani” (che avevano istigato il golpe), i servizi israeliani che hanno operato dalla basse turca di Konia avrebbero sabotato il golpe. Secondo l’agenzia iraniana Fars, invece, sono stati i russi ad avvertire Erdogan del golpe imminente. Dalla loro base di Khmeimim in Siria (Latakia), dove hanno installato la loro centrale di ascolto elettronico, avrebbero intercettato messaggi dei golpisti – e avvisato Erdogan in tempo, consentendogli di scappare dal resort poco prima che i commandos mandati per eliminarlo si calassero dagli elicotteri. Il benissimo informato ed anonimo dissidente saudita che si fa’ chiamare Mujtahid, dice che nel golpe hanno le mani in pasta i Saud e gli emiri del Golfo – ovviamente d’accordo con gli Usa. Ottima fonte, perché è sicuramente uno dei (duemila) principi sauditi; ma è nemico del principe ereditario Bin Salman, e la sua testimonianza può essere interessata.
    Le tre cose sono interessanti, ma appassiona di più una domanda: la ferita inflitta alla NATO può portare al suo sgretolamento? L’evento è un preludio al ‘Turxit’?
    Quattro giorni dopo il tentativo di golpe Erdogan ha annunciato che voleva risolvere le controversie con i vicini della Turchia, ha fatto una telefonata cordiale al presidente Hassan Rouhani (le cui truppe in Siria stanno combattendo i terroristi gestiti da Erdogan). Ha accusato i generali golpisti di essere i veri colpevoli dell’abbattimento del Sukhoi russo un anno fa, per far credere che lui non era stato, ma non controllava quegli gallonati che l’hanno messo nei guai con Mosca, e che non poteva sconfessarli: anche se tutti ricordano la rabbia con cui assisté alla distruzione delle colonne di autobotti con cui l’IS mandava il greggio siriano in Turchia, rovinando il ricco business di suo figlio: motivo sufficiente per far commettere al Sultano un atto del genere. Si sa, è impulsivo – almeno quanto il principe Bon Salman, che almeno ha la scusante dell’età. I russi fanno finta di crederci. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che Putin e Erdogan si incontreranno ai primi di agosto.
    La TASS titola: “Erdogan: Turkey ready to restore regional peace together with Iran and Russia”. TASS: World - Erdogan: Turkey ready to restore regional peace together with Iran and Russia
    Senza troppo contare, mi sembra, che ciò possa consolidarsi in una svolta durevole nella politica estera di un personaggio così, diciamo, volubile e volatile. Ha rinunciato alla guerra per abbattere Assad, a cui teneva tanto perché c’era da guadagnarci lo sbocco dell’oleodotto che avrebbe dovuto (traversando la Siria, una volta rovesciato Assad) portare il petrolio del Katar agli europei, che così non avrebbero avuto bisogno di gas russo? Nella sua testa ha il sopravvento la necessità di combattere i curdi, a cui Israele ha promesso la nascita – una volta smembrata la Siria come ha già smembrato di fatto l’Irak – di uno stato nazionale che dovrà comprendere anche un 20% dell’attuale territorio turco abitato da curdi? In una parola: Erdogan abbandona di fatto la NATO?
    E’ un timore che il ministro degli esteri francese Ayrault ha espresso apertamente – no, non apertamente, ma nel linguaggio convenuto – quando ha detto a Le Monde che con la purga che il Sultano sta operando nel suo paese, “si pongono domande sulla affidabilità di Ankara nella lotta contro lo Stato Islamico”. Siccome nella coalizione americana la “lotta contro lo Stato Islamico” si configura essenzialmente come il rifornire lo Stato Islamico dal cielo ed ostacolare gli attacchi russi facendo decollare F-16 di disturbo dalla base di Incirlik, con l’aggiunta di qualche bombardamento alle strutture civili dello stato legittimo siriano, ci siamo capiti.
    E’un fatto che Erdogan ha chiuso la base di Incirlik (americana più che NATO) e a quanto pare la mantiene senza luce elettrica. John Kerry, che ha appreso il fallimento del golpe mentre era in visita a Putin. Ha immediatamente dettato una dichiarazione minacciosa: “Insinuazioni pubbliche o affermazioni relative a una qualunque implicazione degli Stati Uniti nel colpo di stato abortito sono assolutamente false e nuocciono alle nostre relazioni bilaterali”. Domenica, Kerry ha esortato Erdogan a non violare, con le sue purghe eccessive (stanno smantellando minuziosamente tutta le rete Gulen-Cia) , i diritti umani e la democrazia: un’esortazione che fino ad oggi non ha rivolto agli Stati che “combattono l’IS” nella sua coalizione, per esempio alla monarchia saudita e al Katar.
    Come risposta, mercoledì, Erdogan ha ammorbidito la sua posizione contro Washington: “Il rapporto tra i due paesi si basa su interessi, non emozioni. Siamo partner strategici”. Chiaro. Però la minaccia di Washington di espellere la Turchia dalla NATO, è semplicemente ridicola. È Washington che ha bisogno di Ankara, non il contrario. Erdogan ha motivi di essere profondamente deluso dall’Alleanza: è dal 2012 che spera e fa’ di tutto per trascinarla in guerra diretta contro Assad, ha ricevuto promesse, si è stato quasi sul punto di..Ricordate la falsa accusa ad Assad di ‘avvelenare il suo popolo’ coi gas? I gas li aveva forniti lui ai ribelli attraverso i suoi servizi (MIT) , era il pretesto perfetto per l’intervento NATO; Hollande e Cameron già mordevano il freno; poi non se ne fece nulla, Obama disse no. Era stato colto di sorpresa dall’offerta di Assad di cedere tutti i suoi depositi di armi chimiche all’Onu. Dopo l’abbattimento del Sukhoi nel novembre 2015, Washington non gli aveva tenuto bordone – esitante all’idea di rischiare la guerra con Mosca perché trascinatavi dal vassallo. Ma guardiamo dal punto di vista del Sultano: a cosa serve l’Alleanza, se non fa’ quel che mi conviene? E aWashington son conservate la mappe che mostrano la Turchia smembrata per cederne un pezzo allo stato curdo di nuova formazione…Non ha tutti i torti, il Sultano, a decidere di farsi la sua politica estera.
    Un tipo prudente ci penserebbe due volte. Ma un tipo prudente non avrebbe mai devastato l’economia di una Turchia in grande sviluppo economico-turistico, né rischierebbe una guerra civile mettendo alla disoccupazione decine di migliaia di giudici, maestri, insegnanti, militari, giornalisti…Erdo l’ha fatto senza la minima esitazione.
    In fondo, sta dimostrando che un’alleanza militare non regge, quando ha cessato di servire.. La NATO era solida quando il pericolo sovietico era reale; adesso, la rinascita del pericolo russo è una finzione tenuta insieme dal Dipartimento di Stato e a cui vogliono credere solo polacchi, baltici e golpisti di Kiev. Il suo sgretolamento è nelle prospettive reali, anche se non sarà Erdogan a darle la spallata.
    Sarà magari Trump. Alla convention di Cleveland ha appena proclamato che, lui presidente. Gli alleati della NATO non dovranno sperare in un intervento ‘automatico’ delle forze armate USA se fossero sotto attacco; Washington verificherebbe prima che “i loro impegni nei nostri confronti siano stati rispettati”.
    In fondo, Mosca incassa un periodo di disordine nel fianco Sud della NATO, che fa’ guadagnare tempo. Con la speranza che a novembre sia eletto Trump, che porrà fine alla NATO e alle sue spese.
    Il gioco di Israele

    Il ruolo di Israele in tutto ciò è assai meno visibile. Il profilo basso può significare molte cose, forse anche una riflessione sulla inutilità della Superpotenza che ormai ha dato quel che poteva dare, creando il caos attorno a Sion, la sola condizione in cui Sion si sente sicura? O forse in questa riflessione entra anche il seguente fatto, diramato da un’agenzia sciita:
    “IL DRONE YASSER DI HEZBOLLAH SORVOLA LA PALESTINA OCCUPATA SENZA ESSERE INTERCETTATO
    Il drone Yasser ha sorvolato i territori settentrionali della Palestina occupata lo scorso 17 luglio, secondo quanto riferito dal sito israeliano, aggiungendo che i combattenti di Hezbollah hanno fatto volare il drone anche sulle alture siriane del Golan occupate da Israele.
    Secondo il resoconto il drone è sfuggito ai controlli dei radar israeliani, all’attacco di elicotteri delle Forze Aeree israeliane e persino di due missili Patriot dopo essere entrato all’interno dello “spazio aereo israeliano”.
    “Due missili Patriot non sono riusciti ad abbattere il drone. Il velivolo era entrato lunedì nello spazio aereo israeliano dalla Siria ed è poi uscito senza patire alcun danno. E’ un altro fallimento per la nostra difesa antiaerea”, dichiara il sito Debka.
    “Questo drone, con le sue eccezionali caratteristiche di manovra, è stato fabbricato da specialisti iraniani che hanno realizzato un lavoro di ingegneria nel sistema elettronico del drone statunitense ScanEagle intercettato il 17 dicembre 2012 dalle autorità iraniane mentre sorvolava il loro spazio aereo”.
    Anche il sito israeliano “Walla” ha qualificato quanto avvenuto come un “fallimento” della difesa anti-aerea israeliana.
    I due missili Patriot che hanno cercato di abbattere il drone non sono riusciti a raggiungerlo, permettendogli di fare ritorno nella sua base in Siria. Ciò costituisce un pericolo per il fronte settentrionale, dove Hezbollah si prepara per una lotta contro Israele, così come per il fronte meridionale, dove Hamas si mostra attivo contro l’esercito”.
    I resti di uno dei due Patriot israeliani hanno provocato il ferimento di una israeliana e un incendio nella zona. “Questo vuol dire che il lancio dei missili contro il drone di Hezbollah ci ha causato più danni che benefici”, ha concluso il sito israeliano.
    E da dove viene questo drone che ha beffato Israele? “Il drone è Yasser di fabbricazione iraniana ; dotato di capacità tecniche eccezionali, è il risultato dello sviluppo del sistema elettronico del drone statunitense “ScanEagle” catturato dagli iraniani negli anni scorsi. E’ quanto riferisce il sito israeliano Debka, vicino a settori dei servizi segreti militari israeliani”.
    Nell’ottobre 2013, un drone Scan Eagle, molto grande e avanzatissimo, che spiava l’Iran è stato catturato dagli iraniani: non abbattuto, ma a quanto pare indotto per telecomando ad atterrare sano e salvo nelle loro mani. Hanno potuto studiarlo e apparentemente, a riprodurne un esemplare.

    Lo ScanEagle catturato nel 2013Il tempo non gioca a favore del Sistema occidentale e globalista. Già il Brexit ha dato un colpo – inaspettato, se si deve credere allo sgomento dell’Establishment finanziario globale – ed è solo il principio. L’economia mondializzata è gestita da un sistema finanziario prossimo all’implosione. Dalla crisi del 2006, le banche centrali hanno creato 100 mila miliardi di dollari “moneta” – in realtà di debito supplementare, ridotto i tassi d’interesse a zero, manipolati tutti i ‘mercati’ (a proposito di ‘libero mercato’?) senza risolvere nulla. Al contrario, i problemi sono aumentati in modo esponenziale: il debito mondiale è raddoppiato, e i prodotti derivati… vi ha impressionato la cifra di 100 mila miliardi creati dalle banche centrali? Confrontiamoli coi derivati: 1 milione e 500 mila miliardi di dollari (1.500.000 miliardi), per lo più senza alcun valore e negoziati senza alcun controllo. L’incidente innestatore è dietro ogni angolo. Comincerà probabilmente in Europa, dove i ‘mercati’ hanno di mira il dissesto delle nostre banche, ma si estenderà rapidamente a Usa ed Asia. Egon Von Greyerz, della Matterhorn Asset Management, ricorda che la sola moneta che funzionerà allora sarà l’oro. Ricorda anche che, nonostante il prezzo in dollari dell’oro siaaumentato nel solo 2016 del 26%, “meno dello 0,5% degli investitori nel mondo ne detengono”. Perché l’oro, la finanza lo sa, “non rende dividendi” (invece le obbligazioni Montepaschi e Deutsche Bank sì).
    Insomma, Erdogan ha dato un colpo alla NATO. Per il resto, ce lo diranno i prossimi mesi.
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    Predefinito Re: Cose turche

    Il “segreto” dei Lupi Grigi e l’Europa

    21 Jul 2016 · 0 Commenti
    di ROMANO BRACALINI – Il segno di riconoscimento dei Lupi Grigi, nel vocabolario esoterico d’ogni “cosca” politica estremista (il saluto romano dei fascisti, il pugno chiuso dei comunisti), è la “testa di lupo” formata a braccio teso col pollice, il medio e l’anulare che si toccano e l’indice e il mignolo in forma di corna (le orecchie del lupo). In pochi anni la Turchia è profondamente cambiata, il richiamo dell’Islam solletica le corde del sentimento popolare. È la giovane generazione che sente più forte il richiamo alla tradizione del velo e della preghiera quando i padri se ne erano allontanati con la secolarizzazione e le mode occidentali
    imposte da Mustafà Kemal Ataturk.

    I movimenti nazionalisti d’estrema destra sono usciti dalla semiclandestinità; non temono più di esporsi né d’essere perseguiti per legge come capitava con i governi militari che vigilavano sul rispetto della Costituzione laica. Il turco è sempre stato fortemente nazionalista. Col ritorno dell’Islam è ripreso anche il sentimento d’orgoglio e di nostalgia che il kemalismo modernista aveva scoraggiato e represso. Non si cancella per decreto l’intima natura di un popolo.
    “Turkut” significa letteralmente “i forti”. I turchi sono sempre stati un popolo conquistatore e guerriero e da popolazione nomade dell’Asia nordoccidentale si stabilirono nell’attuale Turchia dopo aver sottomesso i popoli circostanti, turcofoni e arabi, e fondato uno dei più potenti imperi durato sette secoli.
    Il movimento nazionalista dei Lupi Grigi, rappresentato ufficialmente dall’Mhp (Partito di azione nazionalista), è l’interprete più intransigente della corrente nostalgica che postula il ritorno dell’Impero ottomano Da una costola del movimento è sorto il gruppo ultranazionalista islamico “Nizami Alem” (Ordine dell’Universo) che fornisce armi agli indipendentisti ceceni ed è legato alle organizzazioni fondamentaliste libanesi nella comune visione del risveglio islamico e della guerra santa all’Occidente.

    Se prima erano tollerati, oggi son tornati a far politica e a predicare liberamente. In fondo il loro nazionalismo non era in contrasto con la politica dei governi tradizionalmente legati agli Usa e fortemente anticomunisti e antirussi.
    Ad Ankara e Istanbul può capitare di imbattersi in vecchi edifici che espongono la bandiera turca nella curiosa versione di tre piccole mezzelune bianche in campo rosso, si dice nel significato del grande Impero ottomano allargato a tre continenti: Asia, Africa, Europa.
    E tuttavia negli strati più moderni della società turca s’è imposta l’idea che per entrare in Europa bisogna far giustizia dei tabù che hanno finora impedito ad Ankara di riconoscere lo sterminio degli armeni
    e di altre minoranze (curdi e greci) compiuto nel 1915-16 nel disfacimento dell’Impero ottomano.

    Sono stati i lupi Grigi con bandiere e simboli a impedire lo svolgimento del primo convegno sul genocidio armeno organizzato fa da 200 intellettuali nella piccola università privata di Bilgi, un quartiere
    popolare di Istanbul. Per i nazionalisti gli armeni non esistono, di conseguenza non può esserci stato alcun
    genocidio, così come non esiste il problema curdo, perché il Kurdistan, nella regione sudorientale del Paese, non compare sulla carta geografica.
    “Il turco non ha altro amico che il turco” è lo slogan orgoglioso e solitario dei Lupi Grigi. Sono i più tenaci avversari dell’Europa e rimpiangono piuttosto il glorioso passato che non disperano di far rivivere un giorno
    non lontano. La premessa è stata la riappropriazione dell’identità musulmana, insieme alla matrice turca emendata da ogni contaminazione europea e occidentale.

    Il crollo dell’Unione Sovietica ha liberato le repubbliche turcofone e islamiche dell’Asia Centrale che, come secoli addietro, potrebbero subire il fascino e l’attrazione di un resuscitato grande impero turco egemone nell’Asia centro-occidentale. È il sogno dei Lupi Grigi, eredi del Movimento nazionalista e xenofobo dei Giovani Turchi, che all’inizio del secolo scorso diede inizio a una violenta campagna per l’eliminazione di ogni influenza straniera dai territori dell’Impero.
    Da quel momento gli interessi italiani in Libia, allora sotto la dominazione ottomana, non parvero più sicuri. Roma chiese garanzie che la Sublime Porta non poté dare. L’Italia dichiarò la guerra che portò al possesso italiano della Libia nel 1911-12.
    Una rumorosa contestazione con lancio di uova e tentativi di aggressione impedì anni fa il normale svolgimento del Natale ortodosso che la comunità greca di Istanbul (1.500 elementi) celebra ogni anno.
    I Lupi Grigi si sono assunti la responsabilità dell’azione, accusando i greci di coltivare la nostalgia di Costantinopoli e minacciandoli di ritorsioni: «Siamo pronti a rifare quello che i nostri antenati hanno fatto 500 anni fa». Le denunce di istigazione alla violenza sono cadute nel vuote. I Lupi Grigi, chiamati Ulkuculer (idealisti), godono in Turchia di simpatie crescenti e si moltiplicano nel Paese i centri di reclutamento mo occidentale.

    Privi finora di obiettivi forti e riconoscibili, hanno finalmente trovato il nemico da combattere, dopo la condanna dell’ateismo comunista e le persecuzioni contro il popolo curdo. I Lupi Grigi, come movimento nazionalista e xenofobo, hanno mostrato di avere le stesse idee confuse di certi regimi arabi che
    trovano comodo addossare all’Occidente le cause dei loro mali, ivi comprese le satrapie tiranniche che sono sempre state una loro esclusiva specialità.

    Il Mhp, braccio politico dei Lupi Grigi, diffuse nelle maggiori città del Paese un volantino che diceva: «Sia maledetto il fascismo! Pugno di ferro contro i nemici dei musulmani», con una foto di Hitler, affiancata da quella di Bush con una svastica al braccio.
    È probabile che anche i Lupaganesipi Grigi (già responsabili con Ali Agca dell’attentato al Papa) abbiano cancellato Israele dalla carta georafica come hanno fatto i palestinesi, amici dei terroristi e della sinistra italiana. Ma giova ricordare agli immemori che nell’ultima guerra mondiale gli arabi erano alleati dei nazifascisti e che il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin El Husseini (uno zio di Arafat), nel 1941 invocò «il diritto degli arabi a risolvere la questione degli ebrei nei territori arabi nella stessa maniera nella quale la questione ebraica veniva risolta nei territori dell’Asse», e nel 1944 da radio Berlino, invitando gli arabi a massacrare gli ebrei ovunque si trovassero, fece l’elogio della “soluzione finale”.

    La purezza della razza invocata dai Lupi Grigi fa il paio con la xenofobia e l’orgoglio islamico delle origini. I nemici sono quelli che la tradizione maomettana ha sempre indicato come i più prossimi e pericolosi: l’Europa cristiana, l’America liberale, gli ebrei sionisti “usurpatori”. I medesimi avversari, si noti, del comunismo internazionale prima delle lacrimate esequie.
    Stupisce che il rottamato comunismo all’italiana sia schierato con i “guerriglieri” di Allah, come lo era ieri con i carri armati del Cremlino? I Lupi Grigi turchi, perseguendo un sogno già tramontato, danno una mano al terrorismo barbaro e primitivo dell’Islam risorto nella forma peggiore; un Islam rabbioso e consapevole della propria arretratezza e inferiorità e che, tuttavia, si illude di risvegliare un mondo in letargo con i metodi di Gengis Khan o del Tamerlano. Gira gira, la storia ti dà le medesime risposte che non fanno una piega.

    Il ?segreto? dei Lupi Grigi e l?Europa | L'Indipendenza Nuova



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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Cose turche

    Bravo Eri!
    Hai fatto bene ad aprirlo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Cose turche

    La turchia sarà sempre un problema , prima o poi qualcuno con essa deve prendere misure estreme , dopo israele è la maggior fonte di problemi nel bacino del mediterraneo .
    sciadurel likes this.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

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    Predefinito Re: Cose turche

    Secondo una fonte siriana, il putsch contro Erdogan è fallito per l’intervento del Mossad. “ all’insaputa degli americani” (che avevano istigato il golpe), i servizi israeliani che hanno operato dalla basse turca di Konia avrebbero sabotato il golpe.
    Tratto da Erdogan sgretolerà la NATO? Meglio sperare in Trump. - Blondet & Friends
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  9. #9
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    Predefinito Re: Cose turche

    TURCHIA: MA QUALE GOLPE... IL VERO COLPO DI STATO LO STA FACENDO ERDOGAN. UNA TRAGICA SCENEGGIATA

    Pubblicato il: 19/07/2016

    Sì, una tragica sceneggiata per autorizzare Erdogan a fare un vero e proprio colpo di stato, una grande epurazione violenta di nemici interni. Una forte svolta in direzione di una Turchia di stampo radicale islamico, con una enorme purga in corso del fronte laico e islamico moderato dall'apparato politico, amministrativo, giuridico, mediatico e militare. Una nefandezza orribile che, grazie al finto golpe, può avere il pieno sostegno ipocrita delle potenze occidentali e l'acquiescenza dell'opinione pubblica mondiale. Che, invece di insorgere e costringere i propri governi a prendere serie misure contro Erdogan, viene raggirata dalla bufala e messa a dormire.
    Non c'è altra spiegazione per questo presunto golpe durato solo 4 ore.La vicenda è di una tale evidenza che tutti i media non la colgono, esaltando invece la “grande affermazione della democrazia”, grazie al “popolo sceso nelle strade contro i carri armati”, spinto dal proprio leader grazie al grande strumento dei “social networks”...
    Solo un anziano corrispondente del Corriere, Antonio Ferrari, espertissimo di Turchia, ha annusato l'imbroglio, e stranamente è riuscito a pubblicare un articolo sul proprio giornale.Ma per gli altri, in tutto il mondo occidentale, si è trattato di una “vittoria della democrazia”. Ecco a cosa è servito il golpe, a far accettare in modo esultante una orribile e violenta purga interna, un vero e proprio colpo di Stato, altrimenti inaccettabile.
    E proprio la posizione assunta dalla maggior parte dei media occidentali, sempre del tutto ossequienti alle manovre del potere, conferma che i gruppi di manipolazione occidentali – americani in testa – erano non solo al corrente, ma molto probabilmente partecipi della sceneggiata del finto golpe.
    Ma vediamo di analizzare con maggiore profondità alcuni elementi a supporto della tesi della “sceneggiata”:Partiamo prima di tutto dagli effetti degli avvenimenti in corso. Perché partiamo dagli effetti? Perché è il modo migliore in politica internazionale per capire per quale motivo qualcuno organizza qualcosa e non cadere nei tranelli dei media. Per fare un esempio, per l'11 settembre, per l'invasione dell'Afghanistan e poi dell'Iraq, per le primavere arabe, per la creazione di Al Qaeda e dell'ISIS, ci hanno dato sempre motivazioni di comodo contingenti e varie. Ma ora, dagli effetti macroscopici ottenuti, tutti possono vedere quale era la motivazione, l'obiettivo di fondo di questi eventi apparentemente scollegati: trasformare il mondo islamico in un posto instabile ed esplosivo nel quale far crescere un radicalismo fanatico sia di Stati che di gruppi terroristici. Con il quale rendere possibile ed alimentare un grande conflitto, quello islam-occidente, che ha sostituito i precedenti (nazifascismo contro potenze massoniche e poi capitalismo contro comunismo) come strumento emergenziale per tenere sotto controllo il mondo.E allora quali sono gli effetti di questo “golpe”? Quelli che ci indica la solita stampa al servizio del potere, vale a dire un rafforzamento della democrazia turca? No, esattamente il contrario: una pericolosa svolta autoritaria verso la creazione di un Paese radicale islamico più saldamente in controllo dei Fratelli Musulmani. Un Paese con un potentissimo esercito – il decimo al mondo - che più facilmente potrà farsi strumento di manovre pericolosissime nell'alimentare in modo credibile per anni il conflitto islam-occidente. Una pericolosa destabilizzazione che tende a spaccare ulteriormente in due il Paese, dando una netta prevalenza all'islamismo estremista delle campagne e delle periferie. Fino ad ora bilanciato dalla presenza di un forte islamismo moderato e di una forte presenza laica e moderata nelle Forze Armate, nel sistema giudiziario, nella cultura, nei media, nella politica, nell'apparato burocratico e nei grandi centri urbani.Scriviamo di questa volontà di destabilizzare la Turchia da anni, e purtroppo avevamo visto giusto. Nelle nostre “previsioni per il 2016”, scrivevamo : “... l'estensione di un ruolo inquietante e destabilizzante della Turchia di Erdogan...”. E poi in vari articoli abbiamo ampiamente illustrato questa strategia di inquietante trasformazione della Turchia. (giugno 2016, giugno 2013, ecc..).Fino ad ora le Forze Armate, nonostante le nomine dei capi di Stato Maggiore e dei servizi segreti fossero state fatte inserendo uomini graditi ad Erdogan, erano ancora comandate in modo molto efficiente da schiere di ufficiali cresciuti nella tradizione laica di Ataturk. Una tradizione in base alla quale le Forze Armate si erano sempre sentite laicamente garanti della pace e del buon funzionamento del sistema turco. Al punto di creare questa strana modalità con la quale ogni tanto facevano un colpo di stato in momenti “critici”, per poi restituire ogni volta dopo pochi anni la parola alle elezioni democratiche. Certo lo facevano con modi spicci ed antidemocratici, violenti, sanguinari, con eccessi condannabili, ma con l'idea di servire un'idea di stato laico e fondamentalmente sempre nelle mani dei cittadini.
    Ed insieme a loro una magistratura in buona parte della stessa estrazione laica o islamico moderata, capace di dire spesso no alle intemperanze illegali di Erdogan. Ed ancora molti politici eletti dal popolo che ancora potevano esprimersi abbastanza liberamente contro la deriva islamista di Erdogan. E insieme a loro molti organi di stampa e giornalisti che si sentivano liberi di parlare.Il sistema Erdogan negli anni scorsi ha tolto la parola con numerosi arresti ed omicidi a molti giornalisti di opposizione, ed ora, con un emendamento di qualche settimana fa, ha tolto l'immunità parlamentare ai deputati, così da poterli maltrattare e reprimere come i giornalisti.
    Ed infine ha deciso la grande purga degli ultimi forti ostacoli alla dittatura islamica del suo gruppo estremista dei Fratelli Musulmani: bisognava eliminare la fondamentale ed efficace opposizione nelle potenti Forze Armate e nell'apparato della Giustizia. Bisognava togliere quegli elementi che consentivano alla parte di popolazione laica e moderata dei grandi centri urbani, connessa culturalmente alle libertà occidentali, di essere ancora difesa e garantita. Per utilizzare appieno come strumento di dominio la maggioranza ignorante e radicalizzata delle periferie e delle campagne anatoliche. E spingerla ad approvare finalmente una dittatoriale Repubblica Presidenziale.La destabilizzazione e radicalizzazione della Turchia veniva naturalmente perseguita dagli stessi gruppi di manipolazione anticoscienza che vogliono usare il conflitto islam-occidente e che guidano i governi USA e degli altri principali Paesi. Che quindi hanno ordinato ai propri “burattini” a Washington, Londra, Berlino, Parigi, Roma... di aiutare l'ascesa del radicalismo destabilizzante. Così come avevano già indicato loro di invadere l'Iraq e l'Afghanistan e di destabilizzare, Libia, Siria, Egitto, Yemen, Algeria, Tunisia, ecc... Sempre per favorire il rafforzamento del “nemico” islamico e la creazione di un emergenziale vortice di odio, violenza e paura. Tale da controllare meglio noi e da tentare di bloccare il risveglio delle coscienze in corso.Per portare avanti l'agenda della manipolazione occorreva dunque ora dare una mano ad Erdogan a fare la “grande purga” degli apparati che potevano opporsi alla ulteriore svolta radicale. Sacrificando, come in tutto il resto del mondo arabo, la parte più avanzata, libera, consapevole, fattiva e istruita di quei paesi. Ma di certo non si poteva fare "di punto in bianco" senza la formazione di una macchia indelebile sulla figura di Erdogan e senza rischiare le forti reazioni dell'opinione pubblica internazionale, che avrebbero imposto ai propri governi di applicare sanzioni internazionali alla Turchia, ed un serio deterioramento delle relazioni.
    E allora ecco che qualche mente oscura ha tirato fuori l'idea del finto golpe. Se la purga fosse stata la risposta a qualcuno che voleva ribaltare la democrazia turca, si potevano dirigere i media ad imbrogliare tranquillamente l'opinione pubblica, consentendo ai governi occidentali di appoggiare la svolta autoritaria e la nefandezza di un vero, sostanziale massacro di democrazia, ora in corso. Migliaia di arresti nelle forze armate e nella magistratura, dai giudici ordinari fino alla Corte Suprema ed alla Corte Costituzionale. Ora ogni nefandezza è possibile, senza alcun controllo o reazione indipendente di Forze Armate o giudici. L'obiettivo è che non ci sia più alcuna difesa o garanzia per nessuno di fronte al potere assoluto dei Fratelli Musulmani.
    Ma come mettere in scena questo finto golpe per farne poi uno vero?
    Prima di tutto serviva la collaborazione totale della CIA e dei comandi militari USA. E poi era essenziale il fattore tempo: bisognava fare in fretta. Ed infatti non si è mai visto un golpe di 4 ore...
    Vediamo perché:In tutte le forze armate e nei servizi segreti degli alleati degli USA esiste una forte infiltrazione ed influenza della CIA e del Pentagono. È questo un dato di fatto di cui nessuno parla mai, ma che ha condizionato tutta la storia del secondo dopoguerra fino ad oggi. Ci sono numerosissimi ufficiali con il doppio stipendio, italiano e americano (naturalmente non ufficiale), che naturalmente fanno delle carriere strabilianti, dovute alla loro obbedienza prima di tutto agli americani. Questa infiltrazione fa in modo che nulla sfugga alla CIA ed al Pentagono di quello che avviene nelle forze armate di questi paesi, e siano in grado di orientare tranquillamente deviazioni varie ed anche colpi di stato, veri o finti. Ne sappiamo qualcosa anche noi italiani, che abbiamo subito questo trattamento per decenni.
    Per di più le grandi basi NATO e USA in Turchia sono delle vere e proprie stazioni di controllo umano ed elettronico dell'Impero su tutto quello che avviene in quel paese e nei paesi limitrofi. Il colpo di Stato fatto dall'esercito turco (comandato da Kenan Evren) nel 1980, fu organizzato in coordinamento con gli americani per annullare l'influenza crescente delle sinistre. Un qualsiasi tentativo di colpo di stato da parte delle Forze Armate turche, se fosse stato genuino, sarebbe stato seguito in dettaglio, fin dall'inizio, dai servizi USA. E lo avrebbero bloccato sul nascere, se avessero voluto. Oppure sostenuto fino al successo. Evidentemente volevano che un qualcosa andasse avanti, fino a consentire a Erdogan la sceneggiata del finto viaggio in aereo alla ricerca di rifugio e della finta rivoluzione popolare contro i carri armati golpisti.E l'altro elemento importante era il tempo: occorreva fare in fretta, per evitare che un limitato colpo di stato fatto lanciando ignari reparti alla presa di pochi obiettivi e con pochi uomini e mezzi, come il ponte sul Bosforo, le televisione ed un aeroporto, desse il tempo alle vere opposizioni, sia nelle Forze Armate che negli altri apparati, di comprendere quello che stava avvenendo, di organizzarsi e di reagire il modo forte. No, il golpe doveva finire subito e la purga partire immediatamente. Ovviamente con tutto il supporto tecnico e politico degli americani e degli altri alleati occidentali.
    Per questo ora insieme alla purga in corso c'è certamente il massimo di allerta nella paura di reazioni, ed Erdogan ha chiesto alla gente di rimanere nelle strade per “difendere la democrazia”. In effetti per difendere il colpo di stato che lui sta facendo ora.
    E sempre per giocare sul fattore tempo i governi occidentali, compreso ovviamente il nostro, si sono subito affrettati a seguire il copione e ad emettere nella notte comunicati di sostegno al “democratico” Erdogan.In effetti dal punto di vista anche tecnico la storia del golpe non regge:Le Forze Armate turche, come nel caso del 1980, si sono sempre mosse compatte nel fare un colpo di Stato. In questo caso si è trattato di quattro gatti, con pochi mezzi, quasi a fare una scena a beneficio di telecamere già opportunamente posizionate. Certo, si sono messi su degli scontri, purtroppo con morti e feriti. Ma altrimenti nessuno ci avrebbe creduto.
    Ma come si è fatto a mandare al massacro alcune unità, sia pure piccole?
    Ovviamente i comandanti di queste unità devono essere stati coinvolti in un progetto che sembrava vero, nel quale qualcuno ha detto loro che tutte le forze armate, o almeno una buona parte, li avrebbe sostenuti, ed ognuno avrebbe fatto la sua parte... come le altre volte. E chi ha fornito rassicurazioni? Naturalmente generali importanti e certamente anche gli americani. Altrimenti questi ufficiali, molto preparati e che vengono da importanti scuole di guerra, non avrebbero mai accettato. Proprio come nel caso del Golpe Borghese da noi...
    Certo qualcuno ha detto loro che ci sarebbero stati anche tutti o una parte importante dei 500.000 uomini delle Forze Armate, dei 14.000 carri armati dell'Esercito, dei trecento aerei da combattimento dell'Aviazione... Altrimenti non si sarebbero nemmeno mossi per occupare il ponte, la tv, l'aeroporto... e poi ritrovarsi soli e sottoposti al massacro degli islamisti lanciati contro di loro dai Fratelli Musulmani... Che hanno subito decapitato un soldato proprio sul ponte. Quasi a porre una precisa precisa firma a quello che stava avvenendo...
    Naturalmente la purga ora riguarda decine di migliaia di persone che con il golpe non c'entrano proprio niente. E per questo è stato sollevato da tempo il “fumus” dell'esistenza di una struttura parallela guidata dall'influente predicatore teologo islamico moderato Fetullah Gulen. Che ora è stato accusato di aver organizzato il golpe.Ora la purga può basarsi su questo “fumus” e basta. Non ci sarà bisogno di prove per condannare e reprimere, e non ci saranno più giudici indipendenti a difendere nessuno dalle conseguenze di questo “fumus”. I politici non potranno parlare e nemmeno i giornalisti.
    E per rendere credibile il tutto è in corso l'ulteriore sceneggiata delle accuse agli USA perché ospitano Gulen e perchè potrebbero aver sostenuto il golpe (il che potrebbe essere vero nell'organizzare un golpe fatto male, che deve fallire). Per mettere ulteriori veli a coprire la realtà ed antagonizzare ulteriormente le masse turche inconsce verso l'occidente.
    Pare assurdo, ma gli apparati di sicurezza e militari deli USA e degli altri governi occidentali, che non servono gli interessi dei propri cittadini ma quelli di poteri oscuri mondialisti, stanno facendo di tutto per creare una Turchia antiamericana ed antioccidentale. Come hanno fatto in tutto il mondo islamico. Perchè in realtà sono solo lo strumento di strategie antiumane anticoscienza, che con gli interessi degli stati nazionali e dei propri cittadini non hanno nulla a che fare.
    E noi cosa possiamo fare di fronte a queste oscure e devastanti manovre anticoscienza?
    Continuare a renderci consapevoli, scambiarci informazioni e ideali. Continuare a fare il Bene là dove siamo. E allora anche la visione di queste nefandezze contribuirà ulteriormente al risveglio delle coscienze in corso.
    Nel frattempo, compassione per le vittime inconsapevoli, e per intere popolazioni pacifiche e libere gettate una dopo l'altra nel vortice della guerra e del fanatismo con il sostegno dei nostri governi.Ma non con il nostro!

    TURCHIA: MA QUALE GOLPE... IL VERO COLPO DI STATO LO STA FACENDO ERDOGAN. UNA TRAGICA SCENEGGIATA
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Cose turche

    VENERDÌ 22 LUGLIO 2016

    Gilad Atzmon: I piloti turchi che avevano abbattuto il jet russo coinvolti nel colpo di stato






    FRESCO DI GOLPE: I PILOTI TURCHI CHE AVEVANO ABBATTUTO IL JET RUSSO COINVOLTI NEL COLPO DI STATO[1]


    Di Gilad Atzmon, 21 luglio 2016


    Il Hurriyet Daily News[2] ha riferito pochi giorni fa che “i due piloti turchi che ebbero un ruolo nell’abbattimento di un jet russo[3] lo scorso novembre sono in carcere a causa del fallito colpo di stato del 15 luglio in Turchia”, ha detto un funzionario il 18 giugno [luglio].


    L’abbattimento dell’aereo russo[4] da combattimento aveva scatenato una crisi diplomatica senza precedenti tra Turchia e Russia, che si era conclusa il mese scorso quando i due paesi hanno concordato di riprendere i rapporti.


    A quanto pare, anche il governo russo accetta che l’attacco ai propri aerei militari era un chiaro complotto per far deragliare le relazioni tra i due paesi.


    Il Daily Sabah riferisce oggi[5] che “parlando dell’abbattimento da parte della Turchia di un jet russo nel 2015, l’incidente che provocò il deterioramento delle relazioni nel corso di diversi mesi, Alexander Dugin (consigliere di Putin per la politica estera) ritiene che l’uccisione sia stata voluta da forze che cercano di avere un impatto negativo sulle relazioni tra i due paesi. Egli ha anche detto che la tempistica del recente attacco all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul è significativa, in quanto avvenuta proprio dopo che la Turchia e la Russia avevano iniziato il processo di normalizzazione”.




    [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: Hot Off The Coup: Turkish pilots who downed Russian jet part of coup plot ? Gilad Atzmon

    [2] Turkish pilots who downed Russian jet part of coup plot: Official - CRIME

    [3] Hürriyet Daily News | Search Results

    [4] Hürriyet Daily News | Search Results

    [5] Putin's adviser: Downing Russian fighter jet work of Gülenists - Daily Sabah





    PUBBLICATO DA ANDREA CARANCINI A 074

    Andrea Carancini: Gilad Atzmon: I piloti turchi che avevano abbattuto il jet russo coinvolti nel colpo di stato
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