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    Predefinito Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Il Nobel per l'economia auspica un credito facile e accessibile per un lungo periodo

    Pubblicato il 03/12/2013 in SoldiAttenzione a parlare di luce in fondo al tunnel, ripresa a portata di mano, crescita dietro l'angolo e via discorrendo con le classiche formule politiche pre-campagna elettorale. Questa crisi potrebbe essere endemica, strutturale, e durare molto a lungo. Parola del Nobel per l'economia Paul Krugman, già noto alle cronache di questi mesi per le posizioni critiche verso le politiche economiche nell’Eurozona, che dalle colonne del New York Times ha condotto un'analisi spietata che preconizza la possibilità di una lunghissima fase di lieve depressione, ossia di domanda insufficiente rispetto all’offerta.

    L'ALLARME SUMMERS - Krugman cita Larry Summers, ex segretario al Tesoro (1999-2001) della presidenza Clinton e in lizza nelle scorse settimane per la poltrona di presidente della Federal Reserve, che in un lungo intervento ad un convegno del Fondo Monetario Internazionale ha messo in luce come l'attuale crisi non sia più conseguenza della bolla immobiliare del 2008 i cui effetti, secondo Summers, sarebbero finiti meno di due anni dopo. Summers ha proseguito tirando la morale di quanto aveva illustrato. Noi, ha suggerito, abbiamo un’economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata — quanto meno è di lieve depressione — e riesce ad avvicinarsi soltanto un po’ alla piena occupazione quando è trainata dalle bolle.

    CHE SUCCEDE DUNQUE? - Ecco perchè secondo Krugman l'attuale fase di crisi è da analizzare sotto altri aspetti, a partire dal fatto che le "bolle" sono state il solo modo per tenere sufficientemente alta la domanda in un’economia caratterizzata da fattori strutturali depressivi. Dunque la crisi si sarebbe tradotta in una sorta di depressione di lunga durata, accettando l’idea che le bolle avrebbero avuto negli ultimi decenni una funzione propulsiva per la domanda in uno scenario altrimenti stagnante.

    NECESSARIO IL CREDITO "FACILE" - In una situazione depressiva di questo tipo ciò di cui non si può fare a meno, sempre secondo Krugman, è l'accesso al credito, che dovrebbe essere sempre facile ed agevolato nel lungo periodo proprio con l'obiettivo di mantenere stimolata la domanda. "Più in generale - cprosegue l'economista -, se la nostra economia ha una tendenza costante alla depressione, vivremo sotto le regole contrarie dell’economia della depressione — nella quale la virtù è un vizio e la prudenza è follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (compresi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) fanno stare peggio tutti quanti per molto, molto tempo".
    Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni" - Soldi - QuiFinanza

  2. #2
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    che ne pensate?

  3. #3
    vae victis
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    "Le bolle sono state il solo modo per tenere sufficientemente alta la domanda" "necessario il credito facile" é piu che altro una confessione . Se vi sembra possibile andare avanti cosi ..
    Regressista amante della pucchiacca.

  4. #4
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    che ne pensate?
    da ignorante mi sembra il gioco delle 3 carte.....
    il problema è strutturale una bella fetta del nostro benessere è stata dirottata in paesi come cina ecc ecc
    clash bankrobber

  5. #5
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    che ne pensate?
    Penso che la crisi durerà' decenni, almeno in Italia.

  6. #6
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    che ne pensate?
    Che i governi occidentali hanno abituato i cittadini all'irresponsabilità economica e sociale. Ha ragione, durerà decenni, come è durata decenni l'agonia dell'impero romano dal 100 D.C. in poi.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  7. #7
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    Penso che la crisi durerà' decenni, almeno in Italia.
    Può durare anche di meno se un colonnello si decide di impiccarli tutti e ripristinare la legalità, togliendo l'IVA, l'IRAP, la Tarsu e l'IMU, l'istruzione e la sanità gratuita, uscendo dalla UE e rinnegando il debito pubblico. Deve solo ritornare agli anni 50 e tutto si aggiusta.
    Ultima modifica di John Orr; 02-01-14 alle 09:27
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  8. #8
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Come Facebook, Apple, Google & Co. tengono l’economia in ostaggio

    1 gennaio 2014
    Di Ticino Live



    Le società tecnologiche quali Facebook, Apple e Google hanno accumulato riserve di denaro tali che John Plender del Financial Times evoca gli “Arpagoni dell’economia mondiale” e si chiede quali saranno le conseguenze di questa tesaurizzazione per l’economia mondiale.
    Secondo uno studio condotto da Juan Sánchez e Emircan Yurdagül della Federal Reserve Bank of St Louis, alla fine del 2011 le aziende americane erano sedute su un tesoro di guerra da 5’000 miliardi di dollari.
    La vastità di questo fenomeno spiega in parte l’aumento della domanda per gli attivi sicuri e il crollo dei tassi di interesse che hanno alimentato la bolla immobiliare americana.

    La tesoreria e le riserve liquide di Apple, Microsoft, Google, Cisco, Oracle, Qualcomm e Facebook rappresentano oggi circa 340 miliardi di dollari, quasi cinque volte in più rispetto all’anno 2000.
    Inoltre queste ditte hanno pochi debiti. Secondo Plender, questa tendenza al risparmio all’indomani di una crisi finanziaria ha un carattere anti-sociale, perchè causa un calo della domanda.

    Perchè queste aziende, innovative e simbolo di successo, si comportano come delle caricature dei romanzi di Dickens? Perchè non trovano opportunità d’investimento per spendere le montagne di soldi che tengono da parte e che piazzano in prodotti con rendimenti spesso negativi?
    Plender dà le spiegazioni seguenti:
    ✔ La storia si ripete. Negli anni 1930, Keynes deplorava che l’economia fosse ostaggio degli istinti volatili degli uomini d’affari e di capi d’azienda troppo timorosi per investire in un ambiente incerto.
    ✔ Il “narcisismo aziendale”. Ai giorni nostri, a essere contenti di aver accumulato grandi fortune non sono tanto gli imprenditori individuali quanto piuttosto le aziende di tecnologia innovativa.
    ✔ La flessibilità della tesoreria, giudicata tentatrice in un mondo dominato dalla paura e l’incertezza e in un settore che evolve molto rapidamente.
    ✔ Società come Apple, Google e Facebook sono al riparo dalle OPA ostili e hanno statuti che permettono ai loro fondatori di avere il controllo con una minoranza di capitale. Subiscono meno la pressione di azionisti che potrebbero reclamare un aumento dei dividendi.
    ✔ La fiscalità americana sui benefici realizzati all’estero può dissuadere queste società dal rimpatriare i propri fondi.
    ✔ Il capitale umano : il settore high-tech non si basa sul capitale finanziario ma su quello umano.
    Le principali attività di queste aziende non richiedono molti investimenti (Apple e Microsoft dispongono esternamente le attività più redditizie) e le più grandi investono massicciamente nella ricerca e nello sviluppo.

    (Fonte : Express.be)

    Come Facebook, Apple, Google & Co. tengono l?economia in ostaggio | Rischio Calcolato


  9. #9
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Citazione Originariamente Scritto da King Z. Visualizza Messaggio
    "Le bolle sono state il solo modo per tenere sufficientemente alta la domanda" "necessario il credito facile" é piu che altro una confessione . Se vi sembra possibile andare avanti cosi ..
    Hai detto benissimo.

    E' come se un allenatore sportivo dicesse "senza il doping non possiamo rimanere competitivi".
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  10. #10
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    Predefinito Re: Se la crisi diventa endemica. Krugman: "Rischia di durare decenni"

    Crisi: Krugman e la terapia delle bolle seriali
    di Fabio Scacciavillani | 6 gennaio 2014Commenti (584)
    Più informazioni su: Bolla Immobiliare, Bolla Speculativa, Consumi, Crisi Economica, Debito, Paul Krugman.


    Non è raro che dai commenti a vari blog sul FQ esondi una discreta dose di livore in particolare quando si tirano in ballo le cause della crisi. Una specie di riflesso condizionato punta gli “economisti”, come se gli economisti fossero un partito politico guidato con piglio ferreo da un Comitato Centrale. Come può appurare chiunque getti un’occhiata anche saltuariamente ai giornali (non sportivi), gli economisti (quelli che hanno studiato per diventarlo, non i guitti pazzoidi che si autoprocalmano tali muniti di copricapo napoleonico) nutrono idee variegate e complesse.

    Solo occasionalmente queste idee influenzano significativamente le politiche macroeconomiche, dettate invece da interessi e ricerca di consenso, certo non da grafici e libri di testo. Quasi sempre i politici che maneggiano le leve del potere, sono refrattari a questioni di efficienza, libertà economica, equità fiscale, difesa della proprietà privata, diritti individuali di fronte allo Stato.

    E’ vero tuttavia che alcuni economisti accademici a fine carriera, con più tempo da dedicare alle loro passioni di chi deve far quadrare i bilanci, si cimentano in pubblico con la bassa cucina politica. Il caso più illustre è Paul Krugman, insignito del prestigioso premio intitolato alla memoria di Alfred Nobel.

    Siamo partiti dalle cause della crisi attuale. Quali ricette propugnava Krugman non nel 2008, ma nel 2002 quando imperversava la prima crisi del nuovo secolo con lo scoppio della bolla di società internet (le dotcom, per gli addetti ai lavori) esacerbata successivamente dall’11 settembre? Soffermiamoci sul suo editoriale del 2 agosto 2002 in cui dava consigli all’allora Presidente della Fed Alan Greenspan. Per chi non avesse dimestichezza con l’inglese, traduco il passo saliente:

    “Il punto basilare è che la recessione del 2001 non è stata una frenata tipica del periodo postbellico, causata quando una Fed intenta a combattere l’inflazione aumenta i tassi di interesse, e messa a termine facilmente attraverso una scossa agli acquisti di case e al consumo privato appena la Fed abbassa di nuovo i tassi. Questa è stata una recessione in stile anteguerra, un risveglio [traumatico] da esuberanza irrazionale. Per combattere questa recessione alla Fed occorre più che una scossa; occorre un’impennata nella spesa delle famiglie per controbilanciare i moribondi investimenti delle imprese. E per ottenere ciò, come spiegato da Paul McCulley di Pimco [uno dei più grandi gestori finanziari del globo NdA], Alan Greenspan deve creare una bolla immobiliare che rimpiazzi la bolla del Nasdaq”.

    In sintesi, Krugman suggeriva attraverso una politica monetaria estremamente aggressiva (in soldoni attraverso la finanza allegra danzata al suono della presse nella Zecca) di risolvere il problema della bolla dotcom con un’altra bolla. Il che è puntualmente avvento. Anzi per non farsi mancare nulla, la Fed cui l’editoriale era diretto, pensò bene di aggiungervi anche un’impennata nel debito delle famiglie per sostenere i consumi (i Cinesi ringraziarono commossi).

    E tanto per sparigliare le certezze pseudo-ideologiche inculcate nei telelobotomizzati (o attraverso i bignamini rilanciati dar webbbe) va sottolineato in blu che queste combinazioni di “politiche monetarie aggressive” e stimoli di breve termine venivano implementate e glorificate dall’Amministrazione Bush. Anche Krugman l’ha ricordato nel suo blog inaugurale del 2014, dolendosi che dopo la crisi i Repubblicani abbiano perso fede nel Verbo keynesiano.

    Avvenne così che le banche, come mosche al miele, si buttarono sul nuovo Eldorado attraverso i famosi mutui subprime. E col duplice proposito di aggirare i limiti prudenziali e scaricare i rischi sul pollastro di turno si inventarono (complici le agenzie di rating in conflitto di interessi) le cartolarizzazioni di quelli che più tardi diventarono noti alle masse come titoli tossici. Il tutto nel più completo disinteresse dell’autorità di supervisione bancaria, vale a dire la stessa Fed troppo intenta a trafficare con le pompe della moneta facile e a cimentarsi nel corso da apprendista stregone pubblicato a dispense settimanali sul New York Times.

    Chi si distinse come maîtresse di questa politica economica? Gli squali della City? I Gordon Gekko di Wall Street? I famigerati hedge funds? Non proprio. Non che costoro non abbiano partecipato alle orgette, ma lo zoccolo duro della frenesia finanziaria furono due colossi bancari pubblici: Freddie Mac e Fannie Mae, entrambi creati per sviluppare il mercato dei muti ipotecari e noti su Capitol Hill per le cospicue donazioni a parlamentari sia repubblicani che democratici. Queste due banche garantite dallo Stato Federale hanno accumulato perdite per oltre 300 miliardi di dollari, Fannie Mae 179,5 (record assoluto tra tutte le banche mondiali) e Freddie Mac 138,8 (medaglia di bronzo dopo Citi Group con 142,7 miliardi).

    Uno immaginerebbe che dopo un tale disastro epocale la teoria e soprattutto la pratica della finanza allegra subisse quantomeno uno scrutinio più ragionato. Invece qual è stata la ricetta che Krugman dal suo pulpito ripete da 6 anni? Ma è ovvio! Una bolla finanziaria per contrastare le bolla immobiliare in precedenza invocata per contrastare la prima bolla finanziaria. Meglio se accompagnata da spesa pubblica, anche se improduttiva.



    E così di bolla in bolla nei secoli dei secoli. Per i lettori che nei commenti invocano cifre ecco scodellato un grafico: in rosso le immissioni settimanali di liquidità, in nero l’indice S&P500 alla Borsa di New York.



    Sui mercati si strappano di mano titoli finanziari, azionari e obbligazionari, senza alcun riguardo per i rischi sottostanti o per i fondamentali, tanto la Mamma Fed e la Zia Banca del Giappone (ma anche la Bce e la Banca d’Inghilterra) distribuiscono viagra monetario a piene mani e quindi meglio spassasserla finché dura. Un trilione qua, un trilione là e si ottenebrano i freni inibitori. Come sempre c’è pure chi racconta che questa volta è diverso.

    Tanto poi se scoppia anche questa bolla non mancheranno gli esagitati un tanto al chilo che in televisione si accapigliano per esecrare economisti, liberismo, Bilderberg, e tutto il resto di ogni nefandezza.

    Per completezza informativa una postilla è d’uopo. Nel luglio 2012, Diego Sanchez de la Cruz, giornalista di LibreMercado.com chiese conto a Krugman di quel passaggio. Il Premio Nobel rispose che stava scherzando (“I was joking”). Né io né altri eravamo riusciti a cogliere il tono comico dell’articolo, però visto che l’animo umano è insondabile (al pari delle freddure) accettiamo la versione del Krugman spiritoso. Ciò però innesca un cortocircuito neuronale nelle schiere dei seguaci: come distinguere il Krugman comico da quello serio? E saranno spiritosi anche gli altri Nobel quando dalla rete emergono le loro perle di saggezza? Spinoso problema, specie in Italia dove siamo alle prese con Grillo, Berlusconi e Bossi (approdati alla politica dal palcoscenico, dalle crociere e dai bar di provincia) che godono ad alternare questo doppio registro per i militanti confusi del Partito delle Bungalire.

    (*) Per chi volesse approfondire segnalo alcuni articoli recenti sui media internazionali dedicati all’argomento
    Wall Street Journal 1 – 2
    Financial Times


    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014...eriali/832386/
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