
Originariamente Scritto da
donerdarko
Bella domanda. A suo tempo feci un esperimento.
Ho chiesto personalmente a diversi amici e conoscenti (nel totale dell'esperimento, circa una ventina di soggetti) cosa significasse, dal loro punto di vista, la parola "libertà", con l'intenzione di capire il senso esatto di questo termine.
Ho scelto di porre la questione della "libertà" poichè questa parola viene frequentemente utilizzata, ma senza che sia mai precisato in modo esatto che cosa si intenda, dato che tutti danno per scontato di saperlo già.
Il risultato fu che le definizioni ricevute erano quasi tutte contradditorie l'un con l'altra, quindi ben lungi dal chiarire univocamente il significato oggettivo del termine.
Ho potuto rilevare in molti un certo imbarazzo nel rispondere. L'imbarazzo era dovuto al fatto che per la prima volta, posti di fronte alla domanda, gli amici si rendevano conto di non sapere affatto cosa sia la "libertà", anzi, con molta sincerità, alcuni hanno addirittura ammesso di non averci mai seriamente pensato prima; alcuni hanno chiesto un pò di tempo per riflettere sulla cosa.
Molti, constata la difficoltà del quesito, hanno provato a dare una risposta facendosi venire in mente qualcosa o inventando sul momento una spiegazione della parola "libertà", sulla base di idee e conoscenze a loro familiari, cioè prendendo a prestito da qualcun altro la prima definizione che passava per la testa, letta su qualche libro o sentita magari in televisione.
Il risultato è quello da me già accennato prima, ovvero una serie di risposte contradditorie, capaci di cogliere al massimo un solo aspetto del termine "libertà", un solo punto di vista , senza tenere conto della globalità del significato, nella relazione con se stessi e con tutto il resto.
Questo "esperimento" dimostra
a) come la gente sia incapace di pensare con la propria testa;
b) come sia del tutto impossibile comunicare ad un qualsiasi interlocutore una qualsiasi cosa, dato che le parole utilizzate sono le stesse, ma troppo vaghe ed imprecise, e ciascuno ne coglie una sfumatura diversa sulla base dei pensieri, degli umori e dei sentimenti che si hanno in quel preciso momento.
Ciò è estendibile a tutto il linguaggio, dato che molti credono che sia possibile comprendersi reciprocamente, ma ciò è praticamente impossibile.
Ognuno di noi ripete dialoghi sempre uguali, sentiti da altri, letti su qualche libro, parafrasando qualche intellettuale o qualche guru, oppure attribuendo alle parole la propria interpretazione personale, del tutto particolare e contingente; dunque si parla per sè stessi innanzitutto, senza possibilità di comprendere gli altri. Ma non si scava mai in profondita il significato delle parole utilizzata. Così la "libertà" per un cattolico significa una determinata cosa, per un laico ha un altro significato, lo stesso dicasi per chi si definisce di destra o di sinistra, musulmano, indù, buddhista, e così via.
Questo principio vale per il politico e per il religioso; per lo studente e per l'operaio; per il cittadino e per il contadino, e così via, e ognuno contribuisce con la sua parte al caos generale.
Qualunque altra parola avessi chiesto di definire avrei ottenuto altrettante concezioni contrastanti o separate; questo perchè manca la capacità di riflettere, di osservare le cose da sè, nè vi è la sincerità per ammettere questo fatto.
Se un'apparenza di "comprensione" esatta è ancora possibile, questa la si deve solamente al caso, a circostanze favorevoli venutesi a creare in modo del tutto indipendente dalla nostra volontà.