Re: Mussolini e Risorgimento
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Carlos Wieder
Non mi pare traspaia da quei passi di Nolte l'assoluta centralità che il Risorgimento ha per il fascismo.
Non ho letto il saggio di Parlato, ma riguardo a "Risorgimento in camicia nera" non mi sembra che si sostengano tesi molto diverse.
"Risorgimento in camicia nera" mette in evidenza lo sforzo organizzativo, avvenuto a vari livelli, di reinterpretazione del Risorgimento alla luce dello spirito della nuova Italia littoria.
Nolte, oltre 40 anni prima, ammette tranquillamente ciò, pur ovviamente senza la dovizia di particolari di studi successivi e fatti ad hoc, ma aggiungendo come di fatto, al di là delle intenzioni, quello del Fascismo rimanesse un tentativo di utilizzazione di determinati aspetti del Risorgimento, astraendoli dalla loro innegabile filiazione liberale. Il che, a prescindere da tutto, è la pura verità.
Re: Mussolini e Risorgimento
Il punto essenziale è che il fascismo riconosce al Risorgimento il merito dell'unità nazionale. La filiazione liberale è del tutto accessoria, anche perché il fascismo rigetta se è per questo pure il pensiero democratico mazziniano. Così come nel fascismo c'è l'interpretazione sabaudo-fascista di De Vecchi e quella della sinistra fascista. Ma tutto questo è secondario.
L'oscurantismo antinazionale cattolico al contrario mette in causa direttamente l'unità nazionale accomunando infatti indistintamente Cavour e Mazzini nella accusa di osservanza massonica, con argomenti assolutamente risibili (il mitico carteggio...) e passando sistematicamente sotto silenzio l'occasione storica gigantesca avuta da Pio IX.
Re: Mussolini e Risorgimento
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Carlos Wieder
Il punto essenziale è che il fascismo riconosce al Risorgimento il merito dell'unità nazionale. La filiazione liberale è del tutto accessoria, anche perché il fascismo rigetta se è per questo pure il pensiero democratico mazziniano. Così come nel fascismo c'è l'interpretazione sabaudo-fascista di De Vecchi e quella della sinistra fascista. Ma tutto questo è secondario.
L'oscurantismo antinazionale cattolico al contrario mette in causa direttamente l'unità nazionale accomunando infatti indistintamente Cavour e Mazzini nella accusa di osservanza massonica, con argomenti assolutamente risibili (il mitico carteggio...) e passando sistematicamente sotto silenzio l'occasione storica gigantesca avuta da Pio IX.
Non credo che sia secondario, perché "prova" che Nolte ha ragione. Il fatto stesso che il regime si fosse presentato quale compimento del Risorgimento, presupponeva, almeno implicitamente, un giudizio fortemente critico su quell'esperienza storica. Il Fascismo per recuperare il Risorgimento dovette depurarlo dalle sue scorie liberali. Peccato però che il liberalismo, nelle sue varie declinazioni, fu la leva ideologica decisiva di grandissima parte dei protagonisti del Risorgimento: Cavour, Garibaldi e Mazzini, diversissimi fra loro, sono stati tutti accomunati da questa matrice iniziale - che poi nel caso di Garibaldi lo porterà ad approdare al socialismo -. Di fronte a ciò la filiazione massonica è irrilevante, fermo restando che, se Mazzini non fu ufficialmente iscritto alla massoneria (in compenso faceva parte della carboneria, che era una società segreta dai tratti analoghi), Garibaldi sicuramente lo fu e Cavour, pur non facendone parte, appoggiò i massoni, così come massoni erano non pochi della sua cerchia politica (Costantino Nigra, ad esempio).
Se teniamo conto di questo, come poteva il Papato appoggiare moti del genere? Ormai è storicamente provato che lo Stato Pontificio non fosse contrario a prescindere all'unificazione del paese, ma è evidente che Pio IX non poteva certamente ignorare le convinzioni ideologiche liberali ed anticlericali di chi si era fatto promotore di quei moti, tralasciando gli interessi ben poco nobili ed ideali che dietro l'azione di taluni si potevano scorgere.
Re: Mussolini e Risorgimento
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Giò
fermo restando che, se Mazzini non fu ufficialmente iscritto alla massoneria (in compenso faceva parte della carboneria, che era una società segreta dai tratti analoghi), Garibaldi sicuramente lo fu
Se non sbaglio però l'ingresso di Garibaldi nella massoneria avvenne in tarda età e ad unificazione ormai compiuta o sbaglio?
Re: Mussolini e Risorgimento
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Posse
Se non sbaglio però l'ingresso di Garibaldi nella massoneria avvenne in tarda età e ad unificazione ormai compiuta o sbaglio?
Garibaldi fu iniziato per la prima volta a Montevideo nel 1844.
Re: Mussolini e Risorgimento
Nolte sull'argomento è insignificante. Lo usi strumentalmente perché ti consente di salvare capra e cavoli (fascismo e acrimonia tutta cattolica verso il Risorgimento). E' solare che mai il fascismo si sognò di essere critico verso il Risorgimento ma piuttosto verso l'Italia post-risorgimentale. Il minimo comune denominatore liberale è una invenzione. Persino Isabella è costretto ad ammetterlo, quando ad es. tenta di rimuovere disperatamente Buonarroti dallo scenario ideologico-politico risorgimentale.
sul punto
La Carboneria | I Sublimi Maestri Perfetti - Edizioni di Ar
Su Pio IX non commento nemmeno. Mi limito a segnalare
Volumi - E. FRANCIA, 1848
Re: Mussolini e Risorgimento
Mi intrometto nella discussione.
Malaparte nel '23 può considerarsi sindacalista rivoluzionario, definirsi di sinistra, scrivere "L'Europa Vivente" e concluderlo con "E certo qualcuno di loro riporterà Cristo nostro in Roma riconsacrata". Può considerare il fascismo come erede proletario, non in senso marxista ma nazionalista, della borghesia rivoluzionaria risorgimentale, scrivendo nello stesso momento di Controriforma, Cattolicesimo e anti-modernità. Un piccolo esempio per spiegare che secondo me la polemica storiografica è in un certo senso oziosa, se non viene inquadrata in una tradizione interpretativa. E per fare una tradizione serve un'unità concettuale dietro alla storia, che poi il concetto è quello che serve a definire la I guerra mondiale 4° guerra d'indipendenza o a trovare nel calderone di disordini e battaglie per i motivi più disparati dell'Europa post-restaurazione una continuità a cui dare il nome di Risorgimento.
In questo senso mi sembra che entrambe le interpretazioni abbiano uno spazio di legittimità, almeno se si parla di costituzione di una tradizione e non di un semplice "empirismo storiografico".
Re: Mussolini e Risorgimento
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Carlos Wieder
Nolte sull'argomento è insignificante. Lo usi strumentalmente perché ti consente di salvare capra e cavoli (fascismo e acrimonia tutta cattolica verso il Risorgimento). E' solare che mai il fascismo si sognò di essere critico verso il Risorgimento ma piuttosto verso l'Italia post-risorgimentale. Il minimo comune denominatore liberale è una invenzione. Persino Isabella è costretto ad ammetterlo, quando ad es. tenta di rimuovere disperatamente Buonarroti dallo scenario ideologico-politico risorgimentale.
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Su Pio IX non commento nemmeno. Mi limito a segnalare
Volumi - E. FRANCIA, 1848
Strumentale fu se mai l'uso del Risorgimento da parte del Fascismo, come tu stesso hai implicitamente riconosciuto nel post precedente (quanto meno se facciamo riferimento al suo portato ideologico).
Il Fascismo ovviamente non criticò mai il fatto in sé dell'unità d'Italia né si sognò mai di denigrare apertamente Mazzini, Cavour, Garibaldi, Pisacane et alii (ma nemmeno Pio IX, se è per questo). Sta di fatto che, seppur con diverse sfumature da un esponente all'altro, esente da critiche non fu nemmeno la conduzione del Risorgimento.
Arnaldo Mussolini, nel noto discorso "Coscienza e Dovere" pronunciato dinnanzi ai membri della Scuola di Mistica Fascista, a riguardo è chiaro: "Noi siamo un popolo antico e glorioso; le più alte tradizioni rivivono in noi, ma come Nazione unita e operante non abbiamo, nell'evo moderno, neanche un secolo di vita. Per questo il nostro lavoro formativo è oggi più arduo e complesso; la costituzione unitaria non solo è recente, ma si è venuta formando in tempi poco propizi nell'antitesi fra il vecchio e il nuovo secolo, attraverso l'irrompere di partiti politici, il frazionarsi dei doveri verso la collettività, l'imporsi, con lo sviluppo del capitalismo, di un nuovo problema, la questione sociale. Durante il periodo grigio della Terza Italia le divisioni fra gli anziani si riflettevano per solito nei quadri dei giovani. Si cominciava dal governo centrale a dare il triste esempio. A parte le considerazioni elettorali e regionali, assurde e balorde, nell'assegnazione del comando, avveniva il fatto specifico che l'istruzione pubblica e la giustizia dovevano essere amministrate da elementi graditi o proposti dalla massoneria".
Lo stesso Benito Mussolini, proprio in un discorso del 20 settembre 1920 a Trieste (anniversario della breccia di Porta Pia), definì sbrigativamente l'evento di cui si celebrava l'anniversario come "un magnifico quadro dentro una cornice mediocre".
Non è quindi questione di salvare la capra fascista e i cavoli cattolici, almeno da parte mia. So benissimo che questa fu un'aporia presente nel Fascismo, un fenomeno storico, politico, ideale e "religioso" - per citare le parole di Mussolini - che contemporaneamente si richiamava alla mistica mazziniana del dovere e si adoperava per la Conciliazione tra Stato e Chiesa, rafforzando di fatto l'influenza di quest'ultima sulla società italiana (laddove invece un presunto mazzinianesimo "ortodosso" avrebbe suggerito l'esatto contrario). Un'aporia che si spiega col tentativo fascista di far confluire diversi filoni della storia italiana in una sintesi nazionale superiore, compiuto nell'intento di cercarne il filo conduttore, superando le lacerazioni e i traumi dell'Italietta liberale. Se ne prenda atto senza troppi patemi d'animo. Il problema se mai si pone per chi crede sul serio che le idee e le azioni di Garibaldi e di Mazzini si sposino in toto con quelle del Fascismo, ma non credo che sia il nostro caso.