E' morto il mio più grande mito politico. Non è una frase un po' esagerata di circostanza, ma è la verità. Quell'uomo, quel patriarca, mi ha sempre affascinato incredibilmente.
Quando ho "conosciuto" (purtroppo non nel senso classico del termine) Ted Kennedy era già un vecchio uomo, grasso e un po' goffo.
Ma anche allora aveva lo stesso carisma e lo stesso fascino di quando nel 1962 era il giovane trentenne, bello, ricco e "lucky" che, sulla scia del fratello, si candidava ad essere senatore maggiore del Massachusetts e di quando nel 1980, sfidando la propaganda repubblicana contro le sue sventure personali, con il coraggio che contraddistingue la sua famiglia, decise di sfidare il presidente uscente Carter (cosa quasi inedita quella di una candidatura alle primarie quando il presidente uscente si può ricandidare).
Decise di candidarsi perché sentiva di fare qualcosa contro le politiche sbagliate di Carter, inermi rispetto all'inflazione dilagante, rinunciatarie rispetto alla sanità pubblica, di sostegno ai fondamentalisti islamici in funzione anti-sovietica in Afghanistan, sostanzialmente antiisraeliane, tanto da mettere in guardia il suo partito dal diventare una copia sbiadita del GOP.
Ted Kennedy era un vero progressista, non il ricco snob con simpatie di sinistra, ma un uomo che aveva veramente a cuore la vita delle persone disagiate e che ha dedicato tutta la sua esistenza nel cercare di migliorarla, riuscendoci.
Ecco perché, davvero, Ted Kennedy, parafrasando il suo storico discorso alla Convention Democratica del 1980, non morirà mai.
Non solo non morirà mai, ma vivrà al quadrato, da una parte per tutte le sue opere concrete in Parlamento, tante da essere definito il più grande legislatore della storia americana, iniziando la sua carriera facendo passare l'abolizione delle discriminazioni razziali nei flussi migratori e finendola battagliando per la salute e l'aumento del salario minimo, dall'altra per il sogno che ha rappresentato, per americani di tutti i redditi, di tutte le etnie e di tutte le religioni, uniti dalla voglia di progresso e nella fede vera nella politica, vivrà la sua immagine, l'immagine del rampante giovane amante della vela e di Martha's Vineyard e quello del vecchio uomo che non nasconde la sua vecchiaia, cambiato profondamente da tutti gli episodi tristi cadutigli addosso.
Episodi tristi che hanno mostrato la sua tenacia e la sua capacità sorprendente di sapersi sempre rialzare e ritrovandosi meglio di prima.
E' lui che ha avuto la forza di parlare alle tanti morti dei suoi familiari, è lui che ha saputo sopportare gli attacchi cattivi che sfruttavano l'incidente al Chappaquiddick o l'alcolismo, conseguenze degli assassini degli amati fratelli.
Un uomo forte, un uomo debole.
Si parla spesso del fatto che sarebbe potuto essere un grande presidente e che non lo è mai divenuto, ma la differenza tra lui e altri presidenti è che quello che ha fatto non verrà mai cercato di cancellare.
Ha rappresentato per quarantasette anni il Massachusetts tanto da confondersi con quello stato meraviglioso, tanto da divenire un elemento caratterizzante dello stato, molto più dei suoi fratelli e dei suoi nipoti.
Un'eredità di conquiste progressiste e di cose ancora da fare e che saranno possibili tenendo sempre in mente quelle sue parole, così efficaci da rimanere per sempre legate a lui "For all those whose cares have been our concern, the work goes on, the cause endures, the hope still lives, and the dream shall never die."
Grazie Ted, grazie davvero di essere esistito, ci consola tutto quello che ho scritto fin qui, ci consola il fatto che lasci tre figli, numerosi nipoti, una grande moglie e che sapranno, se mai ce ne fosse bisogno, non farti mai dimenticare.




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