Tutto fa pensare che in questi giorni si concluderà la vicenda del conflitto di interessi nel peggiore dei modi: una legge inutile, e quindi dannosa, non risolverà un problema che, invece, necessiterebbe di una soluzione rapida e seria. In risposta a ciò l’opposizione non riconoscerà –a mio avviso giustamente- la legge. Gli effetti di questo saranno, principalmente due: primo, uno scadimento ulteriore della qualità democratica in Italia, col corollario del nuovo discredito gettato sul nostro paese; secondo, una radicalizzazione dello scontro, cui seguirà una logica maggioritaria estremizzata, secondo la quale la maggioranza, in virtù dei numeri, farà tutto ciò che vorrà, ivi compresa la riforma della giustizia o altre riforme importanti attivando un circolo vizioso dagli effetti devastanti.
Ora, questo scenario non è auspicabile e non è vantaggioso per nessuno, quanto meno non lo è per l'Italia.Tuttavia è possibile uscirne. E in maniera non troppo difficoltosa, almeno in apparenza.
La soluzione risiederebbe in un passo indietro di Berlusconi sul tema obbiettivamente più spinoso, e pericoloso per la democrazia, della questione: le televisioni. Il punto di equilibrio, per quanto precario, potrebbe essere una vendita simultanea di una rete Rai e di una rete Mediaset, con la relativa parziale liberalizzazione del mercato televisivo. Il mezzo legale per giungere a ciò sarebbe una nuova “legge Mammì” che limiti a due, e non più a tre, la possibilità di possesso di reti private. I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: instaurazione della logica di mercato nell’emittenza televisiva, forti garanzie per l’effettivo pluralismo dell’informazione, diminuzione del potere dei due “monopolisti”... Inoltre rappresenta, probabilmente, un punto d’incontro accettabile per Berlusconi, che vedrebbe solo ridimensionato il suo potere, non certo distrutto; e svelenirebbe il clima in maniera significativa, permettendo la ripresa del dialogo. Il mio punto di vista è che il problema difficilmente può essere risolto in maniera soddisfacente ora, con Berlusconi al governo o anche se fosse solo in parlamento, come in passato; quindi andrebbe stabilito un “cessate il fuoco” che permetta almeno di risolvere almeno parzialmente un problema di libertà, quale è la gestione dell’informazione
Tuttavia, bisogna dire che sono altrettanto chiari gli svantaggi di questo modello: primo tra tutti il fatto di costituire una non-risoluzione del problema. Non elimina, infatti, il conflitto e riguarda solo uno degli aspetti del problema, appunto quello televisivo, che rappresenta il più evidente ma non il solo della questione. Nonostante ciò, questo palliativo –perchè è tale- unito ad una blanda regolamentazione, come quella Frattini, può portare allo sblocco della situazione.
E’ una soluzione praticabile? Adesso no, secondo me, soprattutto perchè Berlusconi non ha, attualmente, nessun tangibile vantaggio da una soluzione di questo tipo. Tuttavia, se una serie di fattori nazionali ed internazionali venissero a prodursi diventerebbe una strada facilmente praticabile proprio perchè andrebbe a vantaggio dello stesso Berlusconi. I fattori che dovrebbero verificarsi sono, principalmente, tre: l’intervento del Capo dello Stato, l’intervento dell’EU –istituzionalmente o meno- e una mobilitazione seria e costruttiva in Italia. Se uno o più di questi fattori si venisse a verificare la soluzione proposta potrebbe essere una via d’uscita.
Saluti
P.s.Mi scuso per la straordinaria originalità del tema e per le cazzate che, sicuramente, ho scritto. Però ci tenevo ad inaugurare il nuovo forum con un post "serio".




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