Da Ilnuovo:

Bossi scalda la base per il 26 maggio"


La partita cruciale del senatur sarà quella delle amministrative. Così tenta di smarcare il partito da Forza Italia, per rivigorire gli antichi entusiasmi e mettere un freno alla perdita di consensi.
di Gianluca Roselli

MILANO - Domenica pomeriggio sugli spalti gremiti del Filaforum di Assago tra le mille bandiere con il sole delle alpi e i fazzoletti verdi c'era anche un cartello, piccolo, vergato a pennarello: "Bossi, dì qualcosa di leghista", diceva. In quella scritta c'era tutta la delusione dei militanti duri e puri, i cosiddetti "indipendentisti", che mai hanno gradito l'abbraccio (per molti "un abbraccio mortale") a Silvio Berlusconi.

Invece, il quarto congresso della Lega Nord è stato a tutti gli effetti la celebrazione di questo matrimonio. Il lasciapassare definitivo della linea filo governativa di Bossi sancita anche dall'annuncio dell'alleanza con la Cdl in tutte le grandi città e province alle amministrative. Poi, nel paesino di mille anime si può andare anche da soli, tanto a Roma non se ne accorge nessuno. E domenica, più che un congresso sembrava la passerella del governo: a parte i fischi a Luca Volontè (forse pilotati?), grandi applausi per tutti, anche per Fini, ma specialmente per Silvio Berlusconi che con le storielle sulla mamma, sulla polenta e sui lunedì con l'Umberto, ha conquistato una platea che prima lo stesso senatur aveva dovuto istruire per bene ("l'ospite per la Lega è sacro, se fischiate facciamo la figura dei lavapiatti"). Insomma, il ministro delle Riforme ci teneva a fare bella figura.

Ma oltre la sfilata governativa di domenica, il dato più significativo del congresso è che nessuna voce critica si è levata nei confronti del segretario. A parte l'assenza di altri candidati alla guida del partito (ma questo nella Lega è normale), la voglia di rompere l'alleanza alle amministrative che energicamente era emersa sia al congresso della Lega Lombarda sia a quello della Lega Nord Liga Veneta si è dissolta come neve al sole.

Zittita, sepolta. Né un intervento della presidente della Provincia di Vicenza Manuela Dal Lago, né una battuta del segretario provinciale di Bergamo Franco Colleoni, tanto meno un segnale da parte del segretario cittadino di Milano Matteo Salvini che proprio all'assise lumbard di fine gennaio aveva duramente attaccato il sindaco Gabriele Albertini. Niente di niente. Gli unici a permettersi qualche critica sono stati Erminio Boso (contro "i dirigenti che a Roma scaldano le sedie") e il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini ("tra i dirigenti locali di Forza Italia si rivedono le stesse facce di Tangentopoli"). Stop.

E nei tanti interventi il senatur ha liquidato la faccenda in una mezza frase: "Sì, a volte è difficile parlare con gli alleati perché nelle città non si sa mai chi comanda".

Dunque a Bossi questo congresso a cosa è servito realmente? A farsi bello davanti a Berlusconi e a strappare applausi ai 5 mila del Filaforum? A dettare la linea alla base? "A Bossi serviva principalmente capire, dopo otto mesi di governo, se i militanti hanno digerito l'alleanza con Berlusconi e Fini, cosa che non era accaduta il 13 maggio visto il tracollo elettorale",­ sussurra un delegato del Carroccio, "ma il vero banco di prova, e questo Umberto lo sa benissimo, non sono gli applausi del Filaforum, ma le elezioni del 26 maggio".

Già, attorno a questa data ruota il perno della questione. Oggi, secondo i sondaggi, la Lega è al 3-3,5%, dunque ancora in calo, nonostante tre ministri tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali e la devolution messa nel sacco. Se i dati delle amministrative saranno deludenti vorrà dire una cosa sola: la base non ha digerito l'alleanza e l'abbraccio con Berlusconi, come sostengono alcune isolate "cassandre", si è rivelato davvero "mortale". A quel punto per il Carroccio non si porrà più un problema di visibilità, ma semmai di sopravvivenza.

Ecco allora il senso vero delle parole di Bossi domenica: "Spesso mi chiedo se è stato giusto fare questa alleanza, se il gioco valeva la candela: bene, ora dico, altroche se valeva la candela". Traduzione: "Ragazzi, in pochi mesi di governo ho portato a casa devolution e legge sull'immigrazione, quindi vedete di non fare più scherzi e tornate a mettere la croce sull'Alberto da Giussano". E per non correre rischi a maggio, anche dove la coalizione sarà unita, il simbolo del carroccio sulla scheda ci sarà.

Ma snocciolare i risultati raggiunti, le riforme fatte e quelle di prossima realizzazione, raccontare la storiella del piccolo piroscafo-Lega che guida il transatlantico dello Stato, non è sufficiente a scaldare il cuore della base. "I militanti della Lega ­ - dice un altro delegato -­ hanno sempre bisogno di tre cose: un sogno da raggiungere, una battaglia da combattere, un nemico con cui lottare. Bene, messi in soffitta la secessione e Roma ladrona, il sogno è diventato il federalismo pieno, la battaglia è quella antieuropea e il nuovo nemico è la Bruxelles 'sovietica' che minaccia la sovranità dei popoli".

Una crociata anche nobile, ma che a Bossi serve soprattutto per dotare la Lega di una nuova identità, per diversificarla dalle altre forze di governo e per smarcarsi da Berlusconi. E le critiche giunte dai centristi cattolici, da Ciampi, dall'opposizione, ma soprattutto dagli altri paesi, per la Lega sono una manna: servono a dare un senso alla battaglia, a mostrare che il movimento è ancora vivo.

Che nonostante il doppiopetto governativo, la Lega è ancora un partito di lotta capace di far arrabbiare mezza Europa (e il sostenitore deluso si ringalluzzisce e torna a votare). E' un gioco furbo che un fine stratega come Bossi interpreta alla perfezione. L'unico rischio è non tirare troppo la corda. Altrimenti il "piroscafino leghista" e il "transatlantico statale" rischiano un finale alla Titanic.

(6 MARZO 2002; ORE 14:12)


A proposito,ho saputo che Ilnuovo tra un po' sara' consultabile solo a pagamento
Crakkatori di password fatevi avanti!!