Controllo delle rotte un intrigo miliardario
Nella joint venture anche un´azienda senza esperienza nel settore Ma con un manager dalle conoscenze giuste
Un servizio svolto in proprio per anni e poi affidato all´esterno Pagandolo di più
LUCA FAZZO
MARCO MENSURATI
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MILANO - Un mistero italiano, di quelli che si ripetono sempre uguali dalla Prima Repubblica alla Seconda. È l´affare Italflight, operazione fortissimamente voluta dai vertici dell´Enav e andata in porto - per una disgraziata coincidenza - lo stesso giorno in cui a Linate nello scontro tra un Md87 e un Cessna morivano 118 persone. Un mistero che, a ben frugare tra le carte, gli appalti, i nomi dei protagonisti, appare assai poco misterioso.
Al centro dell´affare c´è il servizio di radiomisure, cioè il collaudo delle rotte aeree che si intrecciano sulla penisola. Un servizio che Enav, la spa controllata dal Ministero del Tesoro, ha sempre svolto da sola, con propri piloti e propri mezzi. E che viene precipitosamente appaltata all´esterno, ad una società mista: la Italflight, appunto. Soci, col 50 per cento ciascuno, sono la stessa Enav e la Tecnosistemi, robusta azienda di telecomunicazioni, controllata da un paio di fondi di investimento stranieri e guidata da Mario Mutti. Un signore coi baffetti alla Clark Gable (o alla Nino Rovelli, se si preferisce) amico da una vita di Silvio Berlusconi, che qualche anno fa lo volle alla guida della Standa: «Silvio mi chiese di andare lì per qualche mese, poi i mesi divennero anni… D´altronde lui è fatto così, ti trascina dentro…».
Di radiomisure, a dire il vero, Tecnosistemi non si era mai occupata. Né, d´altronde, il servizio sembrava destinato a essere appaltato all´esterno dall´Enav: appena il 27 settembre scorso, l´amministratore delegato di Enav, Sandro Gualano (quello cacciato con la forza ieri dal ministro Tremonti) scriveva ai sindacati che «certamente l´Enav non cederà mai il controllo dell´attività ad altri soggetti» essendo tra l´altro il servizio di radiomisure un compito di istituto assegnato all´Enav». Con licenza parlando: balle. Perché a quella data le trattative con Tecnosistemi erano già così avanzate che un consigliere d´amministrazione Enav, Alberto De Stefano (in quota Ppi, legato a Franco Marini) aveva scritto una lettera a Gualano minacciando le proprie dimissioni proprio a causa della faccenda Italflight e dei danni che «in termini di immagine, di efficienza ed economicità» avrebbe causato all´Enav. In modo più brutale, più o meno nello stesso periodo, De Stefano si esprimeva così in una intercettazione: «Sai che faccio? Faccio un bel memoriale, no? In cui racconto tutte le situazioni, vado alla Procura della Repubblica... a questo punto voglio la pelle, io non è che mi accontento... a Gualano lo porto in galera, non ci sono dubbi, eh! Gualano e a coso, eh... e al presidente».
Ora il tutto - lettere, intercettazioni - è finito nel malloppo di carte che i magistrati di Milano hanno spedito ai colleghi di Roma perché frughino a fondo - oltre che negli altri aspetti oscuri della vita dell´Enav - nell´affare Italflight. Perché quel che emerge dalle carte è che non solo la società pubblica ha rinunciato a un suo «compito d´istituto», spartendolo con un partner privato scelto senza né gare d´appalto né informazioni pubbliche. Emerge anche che l´Enav non ha fatto, checché ne dicano i suoi vertici, quello che si dice un buon affare. Per il servizio di radiomisure, Enav pagherà a Italflight 4855 euro all´ora. «Fanno un affarone - dice Mutti - perché finora un ora di volo fata coi propri mezzi, costava a Enav undici milioni». Sempre con licenza parlando: balle. Basta fare due conti. Dalle carte si scopre che Enav, quando svolgeva un lavoro conto terzi (per esempio, la Sea di Milano) fatturava un ora di radiomisure, 4800 euro. Questo significa che - dando per buono un ricarico miserello del 10 per cento - un´ora di volo non poteva costare a Enav più di 4400 euro, o giù di lì.
Dal punto di vista aziendale, insomma, l´affare Italflight è per Enav un autogol. Soprattutto perché l´accordo consente a Tecnosistemi di entrare a costo zero in un business assai vasto che si apre, quello delle radiomisure nei molti paesi del Mediterraneo che non sono in grado di effettuarle da soli. Mutti spiega che è proprio la prospettiva di quell´affare ad averlo spinto a cercare la joint venture con Enav. Ma non spiega come mai, proprio mentre si prepara la joint venture con Enav, in Tecnosistemi entri un manager assai particolare. Si chiama Paolo Torresani, viene nominato capo delle relazioni esterne della sede romana di Tecnosistemi, entra nel consiglio d´amministrazione. «L´ho preso perché conosce molto bene il mondo delle telecomunicazioni», spiega Mutti.
Ma Torresani conosce bene anche un altro mondo: quello della politica. Democristiano di lungo corso, è approdato recentemente alla scuderia di Marcellino Dell´Utri. È lui, raccontano le intercettazioni, a governare con piglio da padrone l´affare Italflight. Maltratta i vertici del´Enav, li insulta, li minaccia, garantisce loro poltrone e coperture politiche. Come mai un manager privato può permettersi tutto questo? «Non me lo spiego» sorride il suo principale Mutti. Che, per non sbagliare, ha piazzato "er Roscio" (come Torresani viene chiamato per via dei capelli) anche in una società che ha vinto un altro bell´appalto pubblico: quello per la messa in sicurezza del tunnel del Bianco, accanto alla Rocksoil dei figli del ministro Lunardi.
...in attesa che ogni "conflitto" venga abolito per legge.




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