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  1. #1
    Oscar
    Ospite

    Predefinito Il lancio di verdure fa parte del teatro

    E' nella migliore tradizione del teatro elisabettiano e di quello della Commedia dell'Arte italiana in Francia, ai tempi fulgidi del Re Sole, usare ortaggi come segno di scontento da parte del pubblico. E mi limito a questo periodo della storia moderna, senza affondare le radici nel teatro greco e romano, dove all'applauso si sostituiva, molto più spesso di quanto non si creda, con l'abbaione e il lancio degli ortaggi. E attenzione: la «critica» non riguardava quasi mai il livello della recitazione, ma quello che l'attore recitava. Insomma: era anche una sorta di partecipazione interattiva allo spettacolo e a ciò che lo spettacolo voleva dire. Era un parere «politico». Il cattivo veniva scorbacchiato pesantemente, il buono aiutato e incitato dal pubblico.
    Ecco perché non trovo affatto fuori dalle righe quello che dice Giuliano Ferrara. Anzi, ad essere sincero, sono in linea con il suo modo di pensare: forse a Sanremo, al di là dei lustrini e delle paillettes, al di là dei miti e dei riti, qualche cesto d'insalata e un po' di uova marce non ci starebbero poi male. D'altro canto se Roberto Benigni approfitta di un palcoscenico da canzonette, per andare avanti a ruota libera a far la «sua» politica in piena kermesse musicale, erigendosi a guitto di parte e sparando, come spara spesso, iperboliche e viete boutades, non vedo perché non debba accettare la critica che da sempre è stata usata per i guitti: le verdure, appunto. Che fanno parte della storia del teatro.
    Evaristo Gherardi, l'ultimo Arlecchino della Commedia dell'Arte italiana in Francia, mosse un epico attacco alla Maintenon, sapendo i rischi che correva: ebbe molti applausi, diversi sputi, e mise sul lastrico un pugno di valenti attori. Ma lo fece con la consapevolezza e con il piglio del grande professionista. Pronto a graffiare ma anche a pagare lo scotto.
    Nessuno scandalo, dunque, se il mio amico Giuliano Ferrara, uomo d'intelligenza sanguigna e di grande sensibilità per la scena, dice che se un guitto è tale, e se il gioco è una sfida comoda alla politica al potere, ha da sapere anche che la sfida non deve essere mai una comoda passeggiata. Insomma: non si possono incassare milioni a iosa per portare avanti il proprio credo politico nell'ambito di un concorso musicale che non dovrebbe prevedere altro se non musica.
    Vorrei vedere cosa sarebbe potuto accadere se quando Modugno cantò «Volare» qualche guitto di turno avesse intonato «Biancofiore» e si fosse lanciato un una serie di tirate politiche contro il Pci del tempo. Sarebbero volate uova marce e cazzottoni. Oggi Ferrara, più soft, dice: io ci sarò a difendere il mio diritto ad assistere a una gara canora libera da puttanate politiche alla Benigni. A difendere il mio diritto di spettatore che ha pagato il biglietto non per ascoltare i deliri politici del guitto di turno, ma per sentir cantare. E, in nome di mille esempi pregressi, ha ragione lui.

    di Umberto Cecchi

  2. #2
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    Predefinito

    Ammazza! A sinistra come si sono riscoperti bacchettoni. Se le torte in faccia sono lanciate da giovani dei centri sociali, è un modo per esprimere la propria opposizione alle politiche dei governanti. Se da destra viene una proposta molto goliardica ed ironica,, ecco aleggiare lo spettro delle squadracce...(organizzate da un ex comunista, che evidentemente se ne intende...).

  3. #3
    Oscar
    Ospite

    Predefinito

    Per par condicio pubblico anche ciò che dice Massimo Fini

    Benigni

    E invece è un atto di piccolo squadrismo

    Giuliano Ferrara, il direttore del Foglio, ha lanciato ieri, ufficialmente, sul suo giornale la campagna «BoBe, Boicottare Benigni». E' sua intenzione procurarsi alcuni posti del teatro Ariston e, insieme ad altri, bombardare con uova e ortaggi il comico durante la serata finale del Festival. Ciò che Ferrara, come molti di Forza Italia, rimprovera a Benigni è lo spot di propaganda politica cui si lasciò andare al «Fatto» di Biagi e, più in generale, di trasformare quasi ogni sua apparizione in Tv in un comizio contro Berlusconi.
    Premetto che ho poca stima di Benigni, lo considero un comico greve, opportunista e astuto e sono d'accordo con Ferrara nel ritenere eccessive le lodi a «La vita è bella». Ma questo è legittimo diritto di critica. Lanciare uova, in gruppo, contro una persona è invece una violenza. Piccola, ma violenza. In genere un atto del genere viene degradato a innocua goliardata, e di solito lo è. Ma non è questo il caso. Per molti motivi. Benigni viene contestato non per le sue scarse qualità di comico ma per le sue idee politiche, giuste o sbagliate che siano, che gli si vuole impedire di esprimere in televisione. E ciò avviene proprio nel momento in cui, avendo la maggioranza cambiato a suo favore il Cda della Rai, possedendo Berlusconi le altre reti nazionali, c'è la legittima preoccupazione che tutta la Televisione si trasformi in un ossequioso organo al servizio del capo del Governo. In più Ferrara non è uno qualsiasi, è un ex ministro di Forza Italia e il suo giornale è finanziato dalla moglie del premier.
    Il lancio di uova si configura quindi come un'intimidazione politica, non solo e non tanto a Benigni quanto al presidente Baldassarre, come a dirgli: guarda che adesso che comandiamo noi, individui come Benigni, e come altri, sugli schermi del servizio pubblico non li tolleriamo più e, se vengono ingaggiati, devono darsi una calmata ed esprimere opinioni «politically correct». Né vale dire, come fa Ferrara, che lui è sempre stato «per la libertà della satira», ma che quella di Benigni non è satira, bensì comizio. Chi giudica infatti che cosa è satira e cosa non lo è? Dovremo forse istituire una Commissione di censori destinata all'uopo?
    C'è inoltre una preoccupante tendenza di alcuni a trasformare in illecite le cose lecite e in lecite le cose illecite. La riunione del Palavobis, pacifica, lecita, è stata criminalizzata come «crogiuolo d'odio» foriero di atti di violenza, mentre coprire di ortaggi Benigni che è un atto di violenza, piccola ma violenza sarebbe, secondo Ferrara, espressione di «sacrosanta indignazione». Invece è un atto di squadrismo. Piccolo, ma squadrismo. E si comincia sempre così, con piccoli atti di intolleranza, con liste di proscrizione che hanno magari anche qualche motivo e si finisce con l'appiccicare le stelle gialle sul petto degli «infami». Nessuno dovrebbe saperlo meglio di Giuliano Ferrara
    .
    di Massimo Fini

  4. #4
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    ROMA - La prima vittima del duello tra Giuliano Ferrara e Roberto Benigni è Vincino, il vignettista del Foglio. Licenziato dal direttore perché le sue vignette su Benigni non sono piaciute al "capo". "Licenziare - dice Ferrara - è un po' forte. Abbiamo interrotto la collaborazione. Ho bisogno di vignette che facciano squadra. Io sono un vecchio bolscevico. Mi è comunque dispiaciuto". Come che sia, Vincino userà altrove la sua matita.


  5. #5
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    Predefinito Re: Il lancio di verdure fa parte del teatro

    Originally posted by Oscar
    E' nella migliore tradizione del teatro elisabettiano e di quello della Commedia dell'Arte italiana in Francia, ai tempi fulgidi del Re Sole, usare ortaggi come segno di scontento da parte del pubblico. E mi limito a questo periodo della storia moderna, senza affondare le radici nel teatro greco e romano, dove all'applauso si sostituiva, molto più spesso di quanto non si creda, con l'abbaione e il lancio degli ortaggi. E attenzione: la «critica» non riguardava quasi mai il livello della recitazione, ma quello che l'attore recitava. Insomma: era anche una sorta di partecipazione interattiva allo spettacolo e a ciò che lo spettacolo voleva dire. Era un parere «politico». Il cattivo veniva scorbacchiato pesantemente, il buono aiutato e incitato dal pubblico.
    Ecco perché non trovo affatto fuori dalle righe quello che dice Giuliano Ferrara. Anzi, ad essere sincero, sono in linea con il suo modo di pensare: forse a Sanremo, al di là dei lustrini e delle paillettes, al di là dei miti e dei riti, qualche cesto d'insalata e un po' di uova marce non ci starebbero poi male. D'altro canto se Roberto Benigni approfitta di un palcoscenico da canzonette, per andare avanti a ruota libera a far la «sua» politica in piena kermesse musicale, erigendosi a guitto di parte e sparando, come spara spesso, iperboliche e viete boutades, non vedo perché non debba accettare la critica che da sempre è stata usata per i guitti: le verdure, appunto. Che fanno parte della storia del teatro.
    Evaristo Gherardi, l'ultimo Arlecchino della Commedia dell'Arte italiana in Francia, mosse un epico attacco alla Maintenon, sapendo i rischi che correva: ebbe molti applausi, diversi sputi, e mise sul lastrico un pugno di valenti attori. Ma lo fece con la consapevolezza e con il piglio del grande professionista. Pronto a graffiare ma anche a pagare lo scotto.
    Nessuno scandalo, dunque, se il mio amico Giuliano Ferrara, uomo d'intelligenza sanguigna e di grande sensibilità per la scena, dice che se un guitto è tale, e se il gioco è una sfida comoda alla politica al potere, ha da sapere anche che la sfida non deve essere mai una comoda passeggiata. Insomma: non si possono incassare milioni a iosa per portare avanti il proprio credo politico nell'ambito di un concorso musicale che non dovrebbe prevedere altro se non musica.
    Vorrei vedere cosa sarebbe potuto accadere se quando Modugno cantò «Volare» qualche guitto di turno avesse intonato «Biancofiore» e si fosse lanciato un una serie di tirate politiche contro il Pci del tempo. Sarebbero volate uova marce e cazzottoni. Oggi Ferrara, più soft, dice: io ci sarò a difendere il mio diritto ad assistere a una gara canora libera da puttanate politiche alla Benigni. A difendere il mio diritto di spettatore che ha pagato il biglietto non per ascoltare i deliri politici del guitto di turno, ma per sentir cantare. E, in nome di mille esempi pregressi, ha ragione lui.

    di Umberto Cecchi
    Giustizzimo! Ci mancasse! Evviva il dissenso!!!
    La stronzata però sta nel fatto che il lancio ortaggico è concepito prima e a prescindere dall'esibizione che non si è ancora ascoltata. Una differenza significativa rispetto all'umorale e sacrosanta incazzatura popolana, non credi?

  6. #6
    Omo de Panza
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    Originally posted by Österreicher Ammazza! A sinistra come si sono riscoperti bacchettoni. Se le torte in faccia sono lanciate da giovani dei centri sociali, è un modo per esprimere la propria opposizione alle politiche dei governanti. Se da destra viene una proposta molto goliardica ed ironica,, ecco aleggiare lo spettro delle squadracce...(organizzate da un ex comunista, che evidentemente se ne intende...).
    No, niente squadracce, solo una stronzata, una meravigliosa stronzissima provocazione.
    Salutoni

  7. #7
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    E bravo Cecchi. Una bella rassegna storica su loggioni e loggionisti.
    Peccato che la pertinenza sia davvero scarna.
    I loggionisti non facevano espliciti inviti al bombardamento con uova ancor prima che lo spettacolo si compiesse. Attendevano, ascoltavano, giudicavano e se non gradivano lasciavano partire i proiettili travestiti da cetrioli. Qui si vuole bombardare la persona, non i suoi argomenti. Non è che il continuo della campagna elefantesca anti-Benigni, dai trecento articoli di stroncatura de "La vita è bella" in periodo pre Oscar fino all' invito al tiro al bersaglio. No che non ne abbia motivo: Benigni non è mai stato tenero e non ha mai sorvolato sul suo lieve sovrappeso. Ma non cerchi di far passare la sua frustrazione come espressione della libertà di pensiero e di giudizio: il Giulianone qualche uovo glielo tirerebbe pure se lo incrociasse per strada.
    Ai nostalgici del loggione dico questo: Sanremo non è la Corrida.
    Qualche fischio meno pubblicizzato avrebbe certamente sortito effetti superiori. Questa campagna porterà milioni di persone ad assistere in diretta alla demolizione di Golia (almeno per dimensioni) da parte di Davide (sempre per dimensioni). Sono curioso di vedere come Benigni si presenterà sul palco dell' Ariston. Per Ferrara e soci sarà una disfatta. Qualche parola urlata da quell' ometto buffo farà senz' altro più male di un cavolo andato a segno.
    Ma Ferrara è troppo intelligente per non accorgersene. Probabilmente sabato i fruttivendoli rimarranno delusi e le uova finiranno nella padella di Giuliano. Niente di più normale.
    E a Sanremo, Benigni sparerà su Ferrara, sul Berluska e su un' opposizione incasinata. Qualche fischio sarà coperto dalle risate e alla fine saranno applausi. Niente di più normale.
    Rimarrà solo la sonora figura di merda di un ciccione che non riesce a farla pagare al furbetto che lo prende in giro.
    Cordialmente.

  8. #8
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    Ma perchè fate sempre commenti malevoli sulla stazza di Giuliano? A noi piace: la sua corpulenza gli dà il fascino della maestosità.


  9. #9
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    Mortacci se sete racchie!!!

  10. #10
    Ospite

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    Originally posted by MrBojangles
    Mortacci se sete racchie!!!
    Sei geloso di Giuliano Ferrara,eh?

 

 
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