CONTRO I SOPRUSI DI CHI VUOLE IMPORRE PER LEGGE UNA LINGUA UNIFICATA A
TAVOLINO A DANNO DELLA MAGGIORANZA DEI SARDI.
La Commissione istituita con due convenzioni tra Regione Sarda (ultima
quella n. 52/105 del 28-12-1999) e un gruppo di esperti per la
normalizzazione ortografica della lingua sarda ha concluso i suoi lavori
ufficialmente alla data stabilita (28 febbraio 2001), ma solo ora, a
distanza di cinque mesi, se ne conoscono gli esiti, che sono sostanzialmente
quelli già esposti nel convegno di Ala Birdi nell'autunno scorso. Quale la
differenza? Che ci si è guardati bene dal rendere pubblico il contenuto
conclusivo dei lavori della Commissione prima di essere pubblicato per conto
della Regione.
Se c'erano motivi di polemica allora, ce ne sono altrettanti ora che il
documento è stato recepito sic e simpliciter dall'Assessorato alla pubblica
istruzione, col risultato che la lingua unificata, anzi SA LIMBA SARDA
UNIFICADA, è nient'altro che la variante logudorese aperta ad ampi apporti
del nuorese, a tutto danno delle altre varianti, a cominciare da quella
campidanese che è stata sacrificata sull'altare della "scienza" e degli
interessi culturali, e no, dei membri della Commissione. Vediamo molto
sinteticamente come, dando un piccolissimo saggio dei risultati "voluti"
dagli esperti:
a) dall'alfabeto della lingua unificata è sparita la x, e con essa, tenendo
conto dei diminutivi, sono scomparse circa diecimila parole sarde
campidanesi, sicché si dovrà scrivere àghina e non più àxina, domighedda e
non domixedda;
b) le vocali finali del singolare di certi sostantivi e di certi aggettivi,
nonché dei gerundi saranno sempre -e ed -o, mai -i e, in alcuni casi, mai
-u: sarà proibito ai segretari comunali campidanesi verbalizzare scrivendo
boi perché si dovrà usare boe, non comunali ma comunale, non domu e ma domo,
non andendi o andendu ma andende.
c) gli articoli plurali da usare saranno solo sas e sos, mai e poi mai is:
dunque si dovrà scrivere sas domos e non is domus, sos muros e non is murus.
d) analogamente il plurale dei sostantivi e degli aggettivi, come del resto
s'intuisce dagli esempi precedenti, sarà -os e non -us; dunque sas manos e
non is manus; solo nel caso di una perfetta coincidenza lessicale tra
logudorese e campidanese si potrà usare -is: sos panetteris.
e) i pronomi personali saranno di pretta marca logudorese: eo e non deu, tue
e non tui, isse e non issu, nois e non nos!, bois e non bosatrus; issos e
non issus; analogo discorso per la serie atona: lu e non ddu, la e non dda
ecc., dunque pìgalu e non pigaddu, fìrmala e non firmadda;
f) lo stesso discorso vale per gli avverbi e per le locuzioni avverbiali:
como e non immoi o immui, dae intro e no aintru;
g) le congiunzioni: imbetzes e non invecias, tando e non insaras o inzaras;
h) le preposizioni proprie: dae e non de (per da); le preposizioni improprie
a inghiriu e non a furriu.
i) pronomi indefiniti: carchi e non calincunu, onzi e non onnia o donnia;
l) per i numerali gli esempi si sprecano: chimbe per cincu, baranta per
coranta, miza per milla.
m) per i verbi non c'è che l'imbarazzo della scelta: esser per èssiri o
essi; faeddare per fueddai, timer per timiri o timi, fagher per fai, benner
per bèniri o beni, benzas per bengas, dia sighire per emu a sighiri.
Per quanto concerne il lessico, la Commissione afferma che bisogna
"privilegiare l'etimologia", quando, però, questa non vada a cozzare contro
le scelte aprioristiche fatte dagli esperti, aggiungiamo noi: due soli
esempi fra i tantissimi che si potrebbero fare e tra quelli più noti: acqua,
latino aqua(m), sardo unificato. aba o abba e non aqua!; lingua, latino
lingua(m), sardo unificato. limba e non lingua!
Il criterio usato, quello della scelta delle varianti "più conservative"
rispetto a quelle "più innovative", nonostante la mistificante affermazione
di una mediazione che sarebbe stata fatta, la dice lunga sulle scelte della
Commissione. E' bene tenere presente che gli esperti affermano che la
"proposta "di LIMBA SARDA UNIFICADA poggia su basi scientifiche
"incontestabili", come dire che nessuno, che non sia un docente di
linguistica all'università di Cagliari o di Sassari o uno studioso (?) di
lingua sarda, sarà autorizzato a muovere critiche all'operato della
Commissione, facendo intendere che la scienza è scienza e c'è chi la
possiede e chi no. Con la scienza si può avallare tutto e il contrario di
tutto, è appena il caso di rispondere, specialmente con le scienze
linguistiche. Se, per pura ipotesi, la Commissione avesse adottato il
criterio del maggiore carattere innovativo di una delle varianti del sardo o
avesse adottato quello della maggiore rappresentatività della popolazione
dell'Isola, si sarebbero avuti esiti diametralmente opposti, giustificati,
manco a dirlo, con "rigorose" analisi scientifiche. A dirla chiara, la
scelta di questi studiosi, a dispetto del tentativo di mascherarla sotto
paludamenti scientifici, è unicamente geopolitica.
Nella convenzione a suo tempo stabilita tra Regione ed esperti si parla di
"unificazione linguistica ad uso esclusivo dell'Assessorato" (leggere per
credere!), mentre l'attuale titolare dell'Assessorato alla pubblica
istruzione parla di "prospettive di ufficializzazione della lingua sarda" e
i commissari aggiungono, senza mezzi termini, che esiste "l'esigenza di
presenza e sviluppo ufficiale della nostra lingua in tutti gli ambiti
sociali, didattici, informativi, amministrativi.". Una lingua unificata,
dunque, di iniziale valenza burocratico-amministrativa, dovrà prima o poi,
in quanto lingua ufficiale dei Sardi, essere introdotta nella scuola di ogni
ordine e grado. Per rendere operabile questo progetto, a non voler parlare
dello zuccherino di "eventuali aggiustamenti" di cui si parla nella
presentazione del testo pubblicato dalla Regione, si annuncia l'esistenza di
un Istitutu de sa limba Sarda, a suo tempo auspicato in un documento firmato
da quattro illustri esperti, istituto che non solo esiste, ma che è operante
e ha già elaborato un piano triennale ai sensi dell'art. 12 della L. R. n.
26 del 15. X. 1997, dal titolo "Promozione e valorizzazione della cultura e
della lingua della Sardegna", piano pronto sulla scrivania dell'assessore
alla pubblica istruzione da "sottoporre all'attenzione della Giunta
regionale".
Corrono voci di un programma scolastico regionale cui si starebbe lavorando:
ci sono tutte le premesse, visto che a elaborarlo saranno i soliti
linguisti, per vedere il programma di lingua e letteratura sarda di stretta
marca logudorese-nuorese. Lo fa prevedere un documento (vedi allegato) mai
reso pubblico, dei quattro esperti di cui si parlava prima (si tratta dei
proff. Ignazio Delogu, Massimo Pittau, Leonardo Sole e, se non abbiamo
decifrato male uno scarabocchio, di Tonino Rubattu), dove si discetta di
sardo illustre, dove l'unico autore sardo campidanese citato è Benvenuto
Lobina e in cui, tra le altre cose, il teatro sardo-campidanese è
semplicemente ignorato.
Riguardo a questa visione partigiana del problema linguistico si possono e
si debbono fare alcune considerazioni. Innanzi tutto siamo di fronte a un
vero è proprio tentativo di genocidio culturale a danno dei oltre metà della
popolazione della Sardegna, in particolare dei suoi abitanti che parlano il
campidanese nelle sue molteplici connotazioni. Privare della lingua qualcuno
significa privarlo della propria cultura o ridurre questa a un ruolo
marginale, dialettale o subdialettale, per usare una terminologia cara a
certi esperti di linguistica. Dopo che per anni abbiamo condotto battaglie
non sempre facili contro la colonizzazione della Sardegna sul piano
economico e culturale ad opera del governo centrale, oggi ci troviamo a
dover subire un colonialismo linguistico-culturale da parte di una parte di
Sardi a danno di altri abitanti dell'Isola, cui si vorrebbe tagliare la
lingua, come hanno fatto fino ad oggi i glottofagi italiani. Una delle
conseguenze più deprecabili, però, su cui bisogna riflettere e di cui
qualcuno dovrà prima o poi rispondere, è la spaccatura che si sta aprendo
tra i Sardi, da secoli segnati, come si sa, da scarsa coesione nazionale: un
pericolo di cui si avvertono già i sintomi, chiari e inequivocabili, e di
cui avremmo sinceramente fatto tutti a meno.
In questa situazione che cosa si può ragionevolmente opporre a chi cerca di
accelerare i tempi verso la soluzione, artificiale, della lingua sarda
unificata? Osserviamo, intanto, che la fretta è stata sempre cattiva
consigliera e foriera di mali peggiori di quelli che si vorrebbero curare.
In primo luogo, dobbiamo combattere tutti perché il sardo entri a pieno
titolo nelle scuole dell'Isola. Una didattica basata sul principio
pedagogico secondo cui le esperienze, a cominciare da quelle linguistiche,
debbono prendere l'avvio dal vicino e conosciuto per arrivare, col tempo,
allo sconosciuto, o al poco conosciuto, e al lontano, sarebbe il mezzo
migliore per avvicinare i bambini e i ragazzi a tutte le varianti della
lingua sarda. Si partirebbe, dunque, dall'insegnamento nella variante locale
per giungere alla conoscenza e padronanza della lingua e della cultura
comune attingendo al patrimonio di tutti.
La presenza di notiziari televisivi già operanti nelle due varianti
principali, ma non solo, sono da incoraggiare perché aprono la strada,
quanto meno, a una maggiore comprensione tra i Sardi in tutti i sensi e
costituisce una delle vie maestre per una unificazione graduale, profonda,
senza lacerazioni, della lingua sarda (Il piano triennale in questo senso
non lascia prevedere nulla di buono: si ha l'impressione che si vogliano
dirottare i finanziamenti verso le televisioni che si faranno strumento di
diffuzione della limba unificada).
Gli scrittori (sono loro, sono stati sempre loro, del resto, gli artefici
dell'unificazione linguistica) dovranno continuare nello sforzo, già palese
sia tra i campidanesi sia tra i logudoresi, di avvicinare le due varianti
principali nella loro scrittura, tendendo costantemente a ciò che unisce,
tanto sul piano grammaticale che su quello lessicale. Solo così si potrà
raggiungere un traguardo che altri vogliono tagliare al più presto per fini
non sempre nobili, come si vuole far credere.
Che cosa fare intanto per stroncare sul nascere il loro golpe strisciante?
Si debbono mobilitare gli intellettuali, gli artisti, gli scrittori, gli
operatori culturali, i politici, gli amministratori, le forze sociali ed
economiche con prese di posizione decise che non lascino dubbi sul valore da
attribuire alla cosiddetta lingua unificata così come è stata recepita
dall'assessore alla pubblica istruzione. Si debbono formare comitati in ogni
comune, in seno alle associazioni e ai centri culturali, alle associazioni
di categoria, ai gruppi folcloristici, non solo in Campidano ma anche in
Gallura e nel Sassarese. I singoli cittadini dovranno attivarsi per
sensibilizzare amici, conoscenti e il mondo della scuola, là dove essi
ricoprano cariche istituzionali o elettive, facendo udire la propria voce
mediante lettere di protesta ai giornali quotidiani e alle riviste di zona,
con telegrammi o poste elettroniche alle autorità politiche e
amministrative, a cominciare dal presidente della Giunta regionale e
dall'assessore competente ( presidenteregione@regione.sardegna.it ;
pubblicaistruzioneassessore@regione.sardegna.it), in modo da far giungere
forte un coro di no fino alle stanze del potere contro le prevaricazioni di
chi crede di poter fare tutto, impunemente, a danno della cultura di un
popolo.




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