Che cosa sarebbe avvenuto se Cesare fosse sopravvissuto all'attentato? Avrebbe mantenuto e consolidato la Repubblica o si sarebbe arrivati ad una dittatura? Il ragazzo che chiede questo è contento di sé: è una domanda intelligente, la cui risposta costituirà un'imbattibile valutazione di Cesare. Di fatto il ragazzo otterrà soltanto che il professore gli dica sorridendo che la storia non si fa con i se. E la questione sarà chiusa.
In realtà, esaminando la storiografia, ci si accorge che, per quanto riguarda l'interpretazione dei fatti e delle cause, essa è tutta fatta di se. È vero, lo storico non si chiede "cosa sarebbe successo se Cesare fosse sopravvissuto"; però afferma serenamente che “le vittorie di Cesare in Gallia sono dovute al suo genio militare e alla superiore organizzazione dell'esercito romano”. E non s’accorge che questo corrisponde a dire che "se Cesare non fosse stato un genio militare e se non avesse avuto al suo comando un esercito come quello romano non avrebbe conquistato le Gallie ".
I sottili - i Feine di Nietzsche - potrebbero a questo punto obbiettare che si è volta in formula dubitativa una certezza storica: Cesare ha di fatto conquistato le Gallie. Ma essi non vedono che se si vuol capire la storia, e se lo studio della storia deve avere qualche utilità, non si può fare a meno di cercare di spiegare come mai Cesare abbia vinto. E concludere che questo è stato dovuto alla superiore organizzazione dell'esercito romano e alle qualità di Cesare corrisponde a dire, lo si ripete, che "se l'esercito romano non fosse stato disciplinato e se Cesare non fosse stato un grande generale, la Gallia non sarebbe stata conquistata". Che è quanto si voleva dimostrare.
E c’è di più. Scindendo in due la frase si raggiungono conclusioni diverse. Attribuire la vittoria all’organizzazione dell'esercito romano significa dire che anche un generale mediocre, con un simile esercito, avrebbe vinto. Mentre l’affermazione secondo cui è stato importante che lo stratega fosse Cesare significa dire che Cesare avrebbe vinto anche con un mediocre esercito. E forse avrebbe anche vinto contro i Romani, se avesse capeggiato i Galli.
Questo ha influenze sul presente. Per un capo militare il quale pensi che le Gallie sarebbe state conquistate in ogni caso, anche se il comandante fosse stato un altro, sarebbe sommamente importante, nel momento in cui si stesse preparando una spedizione militare, avere un buon esercito, buoni rifornimenti, buone comunicazioni. E citerebbe il fatto che nel 1943 i generali che hanno invaso la Sicilia non hanno dato prove di superiore genio militare e tuttavia hanno vinto facilmente. Colui che invece propendesse per l'influenza dell'uomo sull’organizzazione dell’esercito potrebbe citare la spedizione di Pizarro: un pugno di uomini vince contro un impero.
Se questi sono esempi antichi, ve n'è uno che ancora oggi interessa notevolmente gli storici: il Terrore. Questo periodo è noto nei minimi particolari e tuttavia gli studiosi si dividono in due categorie, quelli che sostengono che senza di esso la Rivoluzione avrebbe perso o comunque non avrebbe cambiato il mondo civile come ha fatto e quelli che sostengono che senza di esso la Rivoluzione sarebbe arrivata lo stesso dove è arrivata. Il Terrore sarebbe dunque stato un'inutile barbarie. Questo corrisponde a chiedersi se, in un caso analogo, bisogna essere moderati o spargere sangue senza risparmio. Il problema del Terrore non rappresenta infatti un interrogativo isolato. Finché non s'è avuta la destalinizzazione, coloro fra i comunisti che ammettevano i massacri perpetrati dal tiranno li giustificavano con le necessità della rivoluzione. Non si fa omelette senza rompere le uova e il sangue innocente può malgrado tutto servire a far avanzare la storia. Che ne sarebbe stato della Grande Révolution senza la Terreur?
Al contrario gli anticomunisti sostenevano che i massacri di Stalin provavano soltanto che questi era uno dei massimi criminali della storia, uno che aveva rischiato di far perdere la guerra all'Unione Sovietica perché fra gli altri aveva anche ammazzato la maggior parte dei generali dell'Armata Rossa. E quanto alla Terreur, bisogna ricordare che essa, provocando un moto di orrore nell'intera Europa, ha ritardato il trionfo delle idee della Rivoluzione. C'è voluto del tempo per distinguere la ferocia di Fouquier-Tinville dalle idee di Montesquieu.
E poi ai ragazzini dicono che la storia non si fa con i se.




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