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  1. #11
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    Originally posted by pensiero
    Se spara punto e basta cazzo, non se ne poe pì
    _________________
    In effetti, pensiero, hai dei pensieri di ......... piombo.
    Quanto pesi?

    Serenissimi padani saluti

  2. #12
    Veneta sempre itagliana mai
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    In effetti, pensiero, hai dei pensieri di ......... piombo.
    Quanto pesi?




    Ciao orso (Bruno), no peso tanto neanca 55 chii, ma cavoo a me ze proprio scampà sta roba che go dito, gavèo na voja de dirla da mati, no sta esàre sempre cussì acido co noaltri militonti, se sarà come che te disi ti, prima o dopo se svejemo, ciao con afeto, Bruno, da pensiero

  3. #13
    Veneta sempre itagliana mai
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    Orso, me go desmentegà, saeudame el Brenta, ciao

  4. #14
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    Originally posted by pensiero
    Orso, me go desmentegà, saeudame el Brenta, ciao
    _____________________
    Se te vui, te taco na pièra al coeo.
    Scherso, ciao.

    Serenissimi padani saeudi

  5. #15
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    Predefinito Re: Re: Impressionante:ancora sbarchi di immigrati!!!

    Originally posted by Orso Brrrrr
    Abbiamo il doppio di forze di polizia pro capite di qualunque altro stato europeo e solo meno del 50% è impiegato in compiti di polizia attiva. Ma so anche per certo che nessuna forza politica vuole cambiare nulla. Dico nulla! Paura delsindacato e di perdere consensi.
    Ti lamenti dei 132 clandestini di cui si sono accorti, ma non riesci ad immaginare gli altri 2500÷3500 di cui nessuno si è accorto, entrati non solo dalle coste indifese ma anche dai confini di terra.
    Se siamo invasi da clandestini non è perchè la Polizia li fa entrare, ma solo perchè sono entrati senza che nessuno se ne acorgesse, non ti pare?
    Allegria, Dragon , per cambiare tutto basta la parola. Parola di Vanna Marchi. D'accordo?

    Serenissimi padani saluti
    Hai perfettamente ragione,e sappiamo bene di chi e' colpa della NON efficacia dell'apparato pubblico(polizia inclusa) in questo Paese.
    Ricordo ai padani che durante il Lombardo-Veneto,NON era cosi'!

  6. #16
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    Nella galleria dei memorialisti garibaldini, Giuseppe Nuvolari non compare. Partecipe di tutti i grandi eventi del Risorgimento, volontario in Sicilia con Garibaldi, e a lui vicino in quella sorta di esilio che fu Caprera, tornando a casa ebbe il coraggio di dire “ciò che pensava”: di qui l’ostracismo decretato della storiografia ufficiale. A differenza di Giuseppe Cesare Abba, autore del celebratissimo e “politicamente corretto” libro di memorie garibaldine “Da Quarto al Volturno”, prefigurazione dell’Italia monarchica, o di Giuseppe Bandi, ostico toscano e duro combattente, rientrando presto nei ranghi della “normalizzazione” regia, ucciso per mano di un anarchico, dopo una vita da “irregolare e bastian contrario”, il nostro Nuvolari, mantovano sobrio e concreto, tornando a casa deluso dalla piega degli avvenimenti non s’era macerato nell’astio e nel compatimento di sé, come fanno spesso i reduci che danno per scontato che per pochi “fessi” che si sacrificano c’è sempre la vasta legione dei profittatori e dei furbi che si fa avanti per reclamare la pensione. Al contrario Nuvolari, sfidando il nuovo regime che lo ripagò con la moneta del silenzio, sebbene più a suo agio col vomere e la vanga, prese la penna ispirato dalla passione e dall’indignazione, e quasi di getto, con verve ironica irresistibile, compose questo straordinario e godibilissimo memoriale diviso in due parti e scritto in forma di lettera. Memoriale finora poco noto perché documento scomodo, ignorato dalla pubblicistica militante, che raccolto in volume venne pubblicato per la prima volta a Genova nel 1879 col titolo significativo: “Come la penso”; libro appena ristampato dall’editore Sometti di Mantova, a cura dell’associazione Padi Terrae, con una penetrante ed esemplare introduzione di Sante Bardini.
    La storia di Giuseppe Nuvolari, agricoltore, con possedimenti a Roncoferraro, suo paese natio, nel mantovano, è simile per molti versi a quella di molti altri giovani del suo tempo, infiammati dalle nuove idee di “nazionalità” e di indipendenza, ed era implicito per tutti che il concetto significasse anche libertà, sebbene i programmi dei liberali devoti a Torino non vi facessero specifico riferimento. E non a caso. “Non basta l’indipendenza per essere liberi”, diceva Carlo Cattaneo. La libertà non era roba che potesse interessare la corte di Torino. Nel nome di Garibaldi venuto dall’America per fondare una nuova patria rigenerata, il giovane Nuvolari scappa di casa nel 1852. Si arruola nel 1859 nei “Cacciatori delle Alpi”, di Garibaldi visto con sospetto dai generaloni di Torino: nel 60 è in Sicilia con i Mille, che al primo solenne raduno nel cinquantenario della spedizione, nel 1910, invece di presentarsi dimezzati complice l’anagrafe e la falce, si erano come moltiplicati, come aveva temuto Garibaldi. Fatta o disfatta l’Italia, Nuvolari resta per qualche tempo con Garibaldi a Caprera, avendo modo di sperimentare come il “sogno” svanisca lasciando il posto a una ben triste realtà. Tornato a casa comincia a stendere questa lunga lettera e il destinatario simbolico è il sindaco dell’isola della Maddalena, Leonardo Bargoni, al quale, senza volerne fare il capro espiatorio del decadimento morale già in atto, denuncia quasi con foga e con dati inoppugnabili, le incipienti storture, i ladrocini, la corruzione, ravvisando nel doppio sistema che si va instaurando la nascita della “questione meridionale” (speculare a quella “settentrionale”), che sarà alla base di un secolare e irrisolto malinteso. Vede, quasi in anticipo e chiaramente, la formazione di due Italie contrapposte, di una doppia morale, e provoca il Bargoni, con la sua
    focosa e stringente requisitoria:«Come Ella avrà osservato, nel mio Comune vi è meno di un impiegato su mille persone. Alla Maddalena, e nella Sardegna tutta, quanti ve ne saranno? Credo di non esagerare dicendo uno su cento. Ma mi dica di grazia, caro signor Leonardo, a che cosa servono, cosa fanno tutti gli impiegati che sono alla Maddalena?».
    È già in atto, specie al Sud, il “miracolo” della moltiplicazione dei posti, nelle ferrovie, alle poste, nelle preture. Ed è con saggezza contadina che egli commenta:«Chi lavora ha una camicia, chi non lavora ne ha due». Cita l’esempio del suo comune di Roncoferraro,«dove si lavora davvero e dove c’è tanta miseria, e dove ogni individuo, con meno di un ettaro di terreno, paga attualmente allo stato nette lire 18 - diciamo 18 camicie che il nostro poco coscienzioso Governo prende da chi lavora per regalarle ad ogni individuo della Maddalena che mangia pane bianco, si provvede di pesce o carne ogni giorno, non sa cosa sia la miseria, fa il signore, ed è rispettivamente passivo al Governo di annue lire 56, ovvero 56 camicie!».Prima del 1860, il governo piemontese non aveva costruito in Sardegna un chilometro di ferrovia (come i Borboni in Sicilia); dopo l’unità è un fervore d’opere a spese dei contribuenti delle nuove province annesse; l’isola, dopo il secolare abbandono (c’era solo una strada - la Carlo Felice - che la attraversava da Nord a Sud), verrà collegata al continente da un numero francamente eccessivo di linee di navigazione; e non si stenta a credere perché: lavori, posti, clientele; un sillogismo che non sfugge al Nuvolari, scarpe grosse e cervello fino. Senatori e notabili naturalmente viaggiano gratis. Non è finita! La Sardegna, poco abitata, poco ricca, è dotata di due università, Cagliari e Sassari, quando in Piemonte ce ne è una sola. Più posti, più professori, più burocrazia! Quanto alla magistratura (e sembra che parli di quella d’oggi),“lungi dall’essere libera e indipendente, il più delle volte è in balia dell’intrigo, alla mercè di Alti Personaggi o di partiti e così la bilancia della Giustizia, presenta il doloroso spettacolo di due pesi e due misure sempre a vantaggio del denaro o del blasone...». Al Sud osserva le terre lasciate incolte dai proprietari ed esclama:«Si fossero trovati sotto il paterno regime austriaco - allorché questi dominava nel Lombardo-Veneto - sarebbero stati freschi! Negli anni di penuria, l’Austria obbligava i conduttori di fondi a dare lavoro ai contadini, in proporzione del censo, indicandogliene il numero, e se non vi era proprio nulla da fare... in tal caso bisognava pagarli lo stesso!».Così dopo aver combattuto l’Austria a viso aperto, viene quasi la tentazione di rimpiangerla: col “regime italiano” la Lombardia scade di livello e di senso civico. Se si vuol fare giustizia della propaganda post-risorgimentale, questo libro è l’antidoto adatto. Una lettura che vivamente raccomando. Ne emerge l’immagine veritiera dell’Italietta di ieri, pataccara e vile, nutrice e pronuba dell’Italia d’oggi, vizi, malversazioni e cialtronerie compresi.


    NO COMMENT!!
    PAZZESCO SU QUANTO C'HA VISTO LUNGO IL GARIBALDINO PENTITO GIUSEPPE NUVOLARI!
    VERGOGNA ITAGLIA!

  7. #17
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    Bellissimo Nuvolari. Purtroppo non c'entra con i thread e con l'ingresso impunito di clandestini.

    Serenissimi padani saluti

  8. #18
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    Originally posted by Orso Brrrrr
    Bellissimo Nuvolari. Purtroppo non c'entra con i thread e con l'ingresso impunito di clandestini.

    Serenissimi padani saluti

    Centra invece Orso:volevo,in risposta al tuo post sull'inefficienza della polizia italiota,far notare i confronti che faceva Nuvolari al suo tempo,tra l'amministrazione austriaca del Lombardo-Veneto e quella futura-italiota:a dimostrazione che il pubblico una volta,in Padania non era cosi' e funzionava bene.

  9. #19
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    Purtroppo ci siamo sbagliati a combattere gli austriaci: gli itagliani si sono dimostrati di gran lunga peggiori.
    Fanculo itaglioti

    Serenissimi padani saluti

 

 
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