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Discussione: Otto marzo.

  1. #1
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    Predefinito Otto marzo.

    Mai più tornerò sui miei passi.

    Sono una donna che si è destata
    Mi sono alzata e sono diventata una tempesta
    che soffia sulle ceneri
    dei miei bambini bruciati
    Dai flutti di sangue del mio fratello morto sono nata
    L'ira della mia nazione me ne ha dato la forza
    I miei villaggi distrutti e bruciati mi riempiono di odio contro il nemico,
    Sono una donna che si è destata,
    La mia via ho trovato e più non tornerò indietro.
    Le porte chiuse dell'ignoranza ho aperto
    Addio ho detto a tutti i bracciali d'oro
    Oh compatriota, io non sono ciò che ero.
    Sono una donna che si è destata.
    La mia via ho trovato e più non tornerò più indietro.
    Ho visto bambini a piedi nudi, smarriti e senza casa
    Ho visto spose con mani dipinte di henna indossare abiti di lutto
    Ho visto gli enormi muri delle prigioni inghiottire la libertà
    nel loro insaziabile stomaco
    Sono rinata tra storie di resistenza, di coraggio
    La canzone della libertà ho imparato negli ultimi respiri,
    nei flutti di sangue e nella vittoria
    Oh compatriota, oh fratello, non considerarmi più debole e incapace
    Sono con te con tutta la mia forza sulla via di liberazione della mia terra.
    La mia voce si è mischiata alla voce di migliaia di donne rinate
    I miei pugni si sono chiusi insieme ai pugni di migliaia di compatrioti
    Insieme a voi ho camminato sulla strada della mia nazione,
    Per rompere tutte queste sofferenze, tutte queste catene di schiavitù,
    Oh compatriota, oh fratello, non sono ciò che ero
    sono una donna che si è destata
    Ho trovato la mia via e più non tornerò indietro.


    Traduzione di una poesia di Meena (1981)
    Pubblicata a cura di RAWA, l’Associazione rivoluzionaria delle donne dell’Afghanistan, costituita a Kabul nel 1977

  2. #2
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    Predefinito Re: Otto marzo.

    Dedicato a tutte le donne che nel mondo premono quotidianamente per la propria libertà e per quella di tutti.
    Dedicato a tutte le donne che non si arrendono, e con ostinazione vogliono e cercano un mondo diverso.
    Perché il benessere di un paese e la sua civiltà crescono quando le donne sono libere, istruite, e scelgono per sé, per la famiglia, per l’intera comunità, nell’uguaglianza. Perchè non ci sarà giustizia finchè la vita dipenderà da un pugno di farina, finchè il debito mondiale strozzerà i paesi più poveri, e i fondamentalismi opprimeranno le coscienze.
    Perchè dignità e diritti sconfiggano violenza, terrorismo, mafie, schiavitù, sfruttamento di donne e bambini.
    Perché cessi la vergogna della pena di morte.
    Perché la globalizzazione abbia il volto di uno sviluppo umano.
    Dedicato alle donne palestinesi e israeliane, perché la speranza prevalga sulla disperazione, la legge del più forte lasci il campo alle ragioni di tanti, e la diplomazia sia la risposta al terrore delle armi.
    Dedicato alle più povere, a quelle costrette al silenzio, a quelle che in alcuni paesi hanno l’unica colpa di essere donne e non conoscono diritti.
    Perché le donne che hanno di più, e quelle che credono nella solidarietà’ dispieghino azioni concrete, aiuti umanitari, e costruiscano con loro strade di liberazione.
    Dedicato alle donne immigrate nel nostro paese, che hanno diritto al pane, ma anche a sentirsi bene, al rispetto delle diverse culture.
    Dedicato alle donne che si mettono in gioco per cambiare vita, società, poteri.
    Alle ragazze e ai ragazzi , che si uniscono nel mondo contro le ingiustizie planetarie.
    Agli uomini lungimiranti, che stanno dalla parte della libertà femminile.
    Insieme, dalla parte di chi si batte perché uguaglianza e diritti vengano redistribuiti, per un nuovo ordine mondiale, per un’ Europa della democrazia, della cooperazione, dell’accoglienza, della pace.

  3. #3
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    Predefinito 8 marzo - Festa delle DONNE

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    8 marzo - festa delle DONNE
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    DONNE MAZZINIANE

    di Mercedes Zamboni Guarnieri

    Le donne sono le mie avvocate presso Dio. Mentre gli uo-
    mini, i più almeno, ci gridano addosso, ci abbandonano e ci
    calunniano, le donne che ho conosciuto sono le più costanti
    verso di me...

    G .Mazzini

    Il fenomeno d'un movimento femminista, a carattere socia-
    le-politico, che sorge improvviso alla metà del secolo dicianno-
    vesimo in un'ltalia, ove, invero, non v'erano precedenti di
    «fronde» o di qualunque segno di attività femminile associata,
    s'impone non appena si consideri il mazzinianesimo.
    Ci si trova, nello studio di esso, a dover accordare una par-
    te preponderante alle donne, perche esse furono compagne di
    lotta intrepide, compagne di lavoro tenaci, compagne d'ideale
    fedeli a Mazzini.
    Come fedeltà, soprattutto, all'idea repubblicana, indubbia-
    mente superiori ai seguaci maschili. Per esse il motto della
    «Giovine Italia»: Ora e Sempre, fu veramente articolo di fede.
    Ed è per questo che dopo il'60, quando s'infittì il numero
    dei non saldi repubblicani che sbandavano verso la monarchia
    ed iniziavano la corsa alle cariche governative (Giuditta Sidoli
    li bollò subito: «hanno fatta l’1talia, e adesso se la mangiano!»),
    Mazzini ripose tutta la sua fiducia per il lavoro futuro nelle
    donne, come quelle che aveva conosciute incorrotte da ambi-
    zioni e interessi personali. Ad esse dice: «Voi donne, almeno,
    che avete sia l'intelletto, sia l'istinto dell'ideale, combattete per
    me». Ad esse verrà affidata l'azione organizzativa, di propa-
    ganda e di... recupero d'amici, come traspare dalle commo-
    venti frasi scivolate nelle lettere alla Giorgina Saffi-Craufurd e
    alla Jessie Mario-White, in cui chiede alle spose, sue fide allie-
    ve, notizie dei lunghi, pesanti silenzi verso di lui degli imme-
    mori o ipercritici sposi.
    Tutto il movimento mazziniano è come un bell'arazzo sto-
    rico,la cui trama robusta fu tessuta da menti, cuori, mani fem-
    minili: su questa trama, gli uomini intrecciarono gli storici epi-
    sodi che portano tanto di firme gloriose per la storia. Quelle
    spedizioni, quelle sollevazioni eroiche non sarebbero potute
    avvenire se ignote mani di donna non si fossero tese da ogni
    regione d 'Italia a diffondere le cartelle dei prestiti mazziniani e
    la stampa clandestina, non avessero offerto quanto avevano e
    mendicato l' altrui, non avessero guidato a salvamento chi fug-
    giva, chi esulava, chi cospirava.
    Come raccolse Egli sì folte e fedeli adesioni? 'Liberando le i-
    taliane dal complesso d'inferiorità (o di sfiducia) che le legava
    e dando loro coscienza di essere, con diritti e doveri, creature
    responsabili verso se stesse e la nazione.
    La donna italiana era al suo tempo indubbiamente intorpi-
    dita da secoli di lenta oscillazione fra casa e chiesa, senza mai
    la sveglia della scuola: la donna italiana che, colta ed onorata,
    aveva illeggiadrito i secoli dell'Italia comunale e rinascimenta-
    le, fu cacciata dalla scena sociale dalla controriforma e dal do-
    minio spagnolo.
    In Francia la rivoluzione aveva strappato la donna già ben
    più evoluta dai Salons, per sospingerla alla tribuna: la nostra e-
    roica Eleonora Fonseca Pimentel deriva da quel moto spiritua-
    le. Ma la rivoluzione non ebbe tempo in ltalia di scuotere lo
    spirito femminile, essendosi troppo presto impantanata nel
    cortigianesco regime napoleonico.
    Mazzini risvegliò veramente la mente della donna italiana,
    dandole coscienza del proprio valore umano e sociale, delle
    proprie esigenze di creatura pensante e volitiva. La giustezza,
    direi l'urgenza imperativa della sua riforma morale (che anche
    le sue dottrine politiche fanno parte della morale) era tale, che
    Egli riuscì ad un miracolo, credo mai più prodottosi in campo
    femminile: far lavorare insieme e d'accordo ad uno scopo co-
    mune donne di ceto diverso; di cultura, abitudini, capacità di-
    verse. Miracolo grandissimo, se si pensa che la stessa Carbone-
    ria e la Massoneria, che avevano accolto delle donne, non con-
    tavano che aggregate della nobiltà o dell'alta borghesia.
    Miracolo grandissimo se si pensa che le italiane per man-
    canza di ogni coscienza sociale, per desuetudine alla vita atti-
    va e tanto più al lavoro associato, erano creature l'una all'altra
    inaccessibili, quasi avversarie, vivendo ognuna nel bozzolo
    dei suoi piccoli interessi familiari, incasellate nella loro casta
    nobiliare o mercantile, etichettate addirittura secondo il mag-
    giore o minore credito paterno o maritale e nulla contando
    per se stesse.
    Ed allora dàlla prima domanda discende quest'altro inter-
    rogativo: qual'è l'origine spirituale e intellettuale ed anche po-
    litica del femminismo mazziniano?
    E' indubbio che Mazzini concepì l'alto concetto della don-
    na, avendo avuto innanzi ai suoi occhi l'esempio di una poten-
    te individualità femminile come quella di Maria Mazzini; la
    quale ha voluto sparire nella luce del figlio suo, ma anche per
    se stessa sarebbe stata donna da lasciare memoria di se.
    Inoltre fu proprio la spirirualità giansenista, che filtrò in
    Mazzini attraverso l'educazione della religiosissima Madre, a
    portarlo a considerare la donna-anima, la donna-individuo
    spiritualmente completo, in contrasto alla credenza d'origine
    paolina per cui la donna sarebbe un cristiano... di seconda clas-
    se; infine il suo lungo soggiornare all'estero, lo aveva posto a
    contatto con una «classe» femminile più evoluta, perche valo-
    rizzata, ed egli che conosceva le donne italiane non essere infe-
    riori per intelletto e per carattere alle loro sorelle inglesi e sviz-
    zere logicamente veniva ad addebitare alla oppressiva legisla-
    zione, all'ordinamento sociale arretrato, la scarsa parte che la
    donna italiana aveva nella nazione.
    La sua fomulazione intellettuale (in questo non italiana) lo
    portava a considerare la donna non puro strumento di piacere,
    ma soggetto d'amicizia e di commercio intellettuale.
    Egli aveva stima della donna, direi da uomo a uomo, non
    con quella irritante sfumatura di campatimento che hanno
    sempre gli italiani che si rivolgono alla donna come se parlas-
    sero ad un minore, spezzettando i loro sublimi pensieri, per-
    che possano essere digeriti dalle infantili menti femminili.
    Mazzini non fece mai della politica ad uso delle dame; ma pose
    ad esse innanzi in tutta la loro rude grandezza i problemi della
    nazione italiana da fare, il carattere del popolo da risanare, il
    livellamento delle enormi sperequazioni sociali e ovviamente
    la loro emancipazione come presupposto di tutto ciò.
    Le donne sentendosi stimate, presero fiducia in se stesse e,
    come avviene, mostrarono quanto di meglio giaceva in loro; a
    cominciare dalla tenacia, come dice la Belgioioso: «La leggerez-
    w, la incostana, la volubilità e la pieghevolezza della donna è diven-
    tata proverbiale. Eppure tengo per certo essere la donna la creatura
    piu’ tenace, la più costante, la più irremovibile nei suoi propositi».
    Ed infine v'era anche il movente politico nel suo femmini-
    smo: aveva gli esempi lontani e recenti che le rivoluzioni avan-
    zano se alla loro avanguardia corrono le donne: creature anti-
    conformiste, istintivamente giustiziere e pronte a buttarsi allo
    sbarraglio per la loro fede. Ottima stoffa a trarne delle rivolu-
    zionarie!
    Ed è per questo che del manipolo di donne mazziniane
    fanno parte non solo donne di eccezione, ma donne comunis-
    sime, che senza l'incontro mazziniano, avrebbero trascinato u-
    na vita banale e puramente vegetativa fra le loro ricchezze o
    schiacciate dalla loro povertà, comunque ristrette nei propri in-
    teressi personali.
    Mazzini, invece, ne fece degli individui sociali: le immise
    nella grande corrente dell'umanità che avanza, le fece ragiona-
    re in tono alto di libertà e di nazione e non più in sordina d'ac-
    quaio e di salotto. E mentre le donne comuni considerano i fi-
    gli prolungamento della loro carne e si preoccupano solo del
    loro benessere materiale, trascurandone lo spirito e la forrna-
    zione del carattere; inculcando loro l'idea che la felicità sia di-
    ritta e quindi scopo della vita, addestrandoli a raggiungerla ad
    ogni costo: con l'accomodamento, con l'astuzia; impartendo la
    cosiddetta «educazione al successo», le donne della «Giovine
    Italia» veggono attraverso la carne, lo spirito dei loro figli e
    questo mirano ad educare virilmente al dovere, al sacrificio, al-
    la fedeltà, al disinteresse.
    Colei che ispirò le idee base di tale moralità a Mazzini è
    sempre la Madre sua. Maria Mazzini, temprata di rigorismo
    giansenista, allevò il figlio non a sfuggire, ma ad affrontare l'in-
    felicità. Ella pensava che se il figlio aveva avuto da Dio qualità
    altissime, doveva rendere all'umanità per quanto aveva rice-
    vuto. Non lo considerò mai suo genere di conforto; mai gli dis-
    se «torna; hai fatto abbastanza; sono vecchia, voglio morirti fra
    le braccia» , che anzi lo sospinse sempre più sulla via della lotta
    «sei nel giusto -gli ripete -persevera». E dice: «Ringrazio Dio
    giorno e notte per avermi dato un tal figlio».
    D'animo a lei vicino è la bella, intelligente, intrepida Giu-
    ditta «donna rara per purezza e costanza di principi». Ella ri-
    nunzia ad essere la sposa del Capo della «Giovine Italia», per
    non tradirlo, facendogli tradire il suo destino, che era di com-
    pleta dedizione all'Italia. Viene in Italia per i figli, ma non posa
    inattiva accanto ad essi: più che preoccuparsi delle loro pappi-
    ne, ella vuole che essi possano vivere in una nazione libera, e
    continua l'azione cospiratoria.
    Suo figlio andrà a difendere la Repubblica Romana, come il
    figlio di un'altra donna giovanilmente amata da Mazzini: Ade-
    le Zoagli-Mameli.
    Le vite di queste patriote erano il miglior esempio educati-
    vo per i figli e così i figli delle cospirahici: Bonizzoni-Perlasca,
    Teresa Kramer-Berra, della Mallegori-Sozzi, della Casati, della
    Nathan andarono a combattere per quell’Idea per la quale a-
    vevano lottato le loro Madri. Queste donne, dunque, non si re-
    stringevano a badare ai «casi loro» come fanno in ogni epoca i
    «benepensanti»: erano creature sociali che badavano anche ai
    casi della nazione dove avrebbero dovuto vivere i loro figli e
    trascuravano sdegnosamente i casi loro: sacrificando salute,
    ricchezze, posizione e amore e pace e vita.
    Per esse il culto della libertà non fu come un servizio d'uffi-
    cio che ad una certa ora si lascia per tornate in seno alla cara
    famiglia; fu dedizione e servigio di ogni ora della vita.
    Sarebbe interessante (se vi fosse spazio) studiare quale fu
    l'influenza della dottrina mazziniana su ciascuna diversa per-
    sonalità femminile, che v'erano le energiche e le consolatrici,le
    battaglie e le dolci, le satanasse e le acque chete, le donne d'a-
    zione e quelle di pensiero.
    Non sapremo dire quali furono più valorose ed utili alla
    causa; se le energiche come Maria Mazzini e la Sidoli e la poe-
    tessa Giulietta Pezzi dall'aspetto angelico: angelo giustiziere
    contro gli austriaci e angelo consolatore dei dispersi compa-
    gni di cospirazione e di battaglie. La Belgioioso, pallida di
    meditazioni e benche in aspetto di fata ammaliatrice, organiz-
    zatrice meravigliosa di una rete di ospedali in Roma repubbli-
    cana assediata, con l'unico inconveniente che il suo apparire
    ed il posarsi della sua anima (sferzante nel vibrare la penna,
    dolcissima sulle fronti ardenti dei difensori feriti di Roma) fa-
    ceva salire la febbre ai giovani. Ella vegliò l'agonia del Poeta
    Eroe: Goffredo Mameli e di Luciano Manara; lanciò sulla
    stampa una terribile accusa ai francesi repubblichini, che en-
    trati in Roma si comportarono come sciacalli verso i feriti re-
    pubblicani. Dopo molti ondeggiamenti, fatta, pro bono Italiae,
    adesione alla monarchia, scrisse il più bell'elogio di Mazzini.
    E' anche l'unica mazziniana che abbia cambiato idea, pur ser-
    bandosi, nelle finalità sociali ed educative dei suoi lavori, inti-
    mamente mazziniana.
    Il suo mutamento imputiamolo al blasone, che le altre
    mazziniane borghesi e popolane rimasero saldissime nelle loro
    convinzioni fino alla morte. Così le «energiche» Bonizzoni-Per-
    lasca, promessa sposa del Martire Dottesio, e la Jessie Mario (a
    lei giovanetta Mazzini vecchio parla come ad un amico coeta-
    neo) o l'altra bella Grazia consolatrice dei feriti: la sposa ama-
    tissima di Gustavo Modena; la Giulia Calarne, che assomiglia-
    va nella raccolta venustà alla Gioconda Leonardesca, e che
    compiva atti d'intrepidezza che turbavano il suo già indomito
    sposo, ma non alteravano la placidezza del suo volto perfetto.
    Lei, la Mario, la Giorgina Saffi, la Emilia Venturi formano il
    gruppo delle donne che divennero italiane e mazziniane per
    «intelletto d'amore» come la illustre Minerva americana, la
    Margherita Fuller sposatasi al patriota Ossoli, venuta qui a vi-
    vere intensamente il suo breve ed eroico destino di musa stori-
    ca della Repubblica Romana, gettando in vista della costa a-
    mericana il suo ultimo appello ai liberi americani in favore del-
    1’1talia oppressa. Furono due grosse conversioni mazziniane,
    quella di aver mutato la mondanissima Belgioioso in una or-
    ganizzatrice ospedaliera (tipo Florence Nightingale) e la gelida
    cerebrale puritana Fuller, prevenutissima contro di Lui, in una
    ardente e devota propagandista delle sue idee, in una pionie-
    ra del mazzinianesimo negli Stati Uniti. Laddove la sventurata
    Fuller non giunse, andrà a riprendere l' opera la vulcanica Jes-
    sie in... viaggio di nozze propagandistico-mazziniano. Questa
    cara e forte donna, è tra i migliori storici del nostro Risorgi-
    mento e forse la migliore biografa di Mazzini in Italia, perche
    in Inghilterra la migliore biografa di Mazzini è Emilia Ashurts.
    La Emilia, una delle sorelle di quella famiglia che circondò
    Mazzini di affetto familiare, ripudiato lo sposo bottegaio che
    più non poteva soddisfarla, una volta illuminata dalla luce
    mazziniana, lasciato ogni qualunque... comfort inglese, prese a
    viaggiare come emissaria di Mazzini e finì per sposare il pa-
    triota veneto Carlo Venturi per poter rimanere in Italia; come
    tutte le donne che ammiravano (e magari amavano un pochi-
    no) Mazzini si prese di grande affetto per Mamma Mazzini e
    oltre che esimia traduttrice delle opere di Mazzini agli inglesi,
    e ottima biografa, perche testimone e attrice, dette anche un
    importante contributo alla iconografia mazziniana, dipingen-
    do un bel ritratto di Mazzini, e forse l'unica immagine della
    Mamma Maria. Era una donna geniale e tormentata, come
    molte donne intelligenti: incontentabile di se, aspirava ad un
    qualche cosa che le sfuggì sempre: per esempio ad essere l' a-
    mica più indispensabile al Maestro, la sua migliore interprete e
    divulgatrice.
    Per questo si trovò ad incrociare la penna con la Mario e
    con la Sand che per un certo periodo fu una pericolosa rivale,
    per l' altezza del suo ingegno e la rinomanza europea. Si prese
    la sua rivincita quando pote pubblicare la garbata ma ferma e-
    pigrafe che Mazzini pose sulla sua passata amicizia con la
    Sand, divenuta bonapartista, dopo esser stata repubblicana e
    socialista.
    Eppoi ecco tra le dolci amiche che gli rimasero accanto fino
    al tramonto: la Sarina Nathan, che dà allo stanco vegliardo l'il-
    lusione di una casa: l' accogliente Villa Tanzina di Lugano e a
    lui, orbatosi volontariamente d'ogni famiglia (... «la mia fidan-
    zata è l'Italia» scrisse alla Mamma che vorrebbe fargli sposare
    la Giuditta), dà la tarda illusione d'una nidiata di nipotini.
    Contro ogni romanzamento, ecco la dignitosa «messa a
    punto» della mite Sarina: «io fui oltre ogni dire privilegiata; lo co-
    nobbi ne 1837, quando io pure ero approdata al lido ospitale dell'In-
    ghilterra e da quel dì cominciai a vivere e per quanto i miei doveri di
    moglie e di madre lo comportarono, egli fu l' ideale dell' anima mia, la
    guida nelle tante vicissitudini della mia vita».
    L'amica lontana è Mad. D' Agoult, nota ai suoi bei dì con il
    pseudonimo di Daniel Stern, alla quale Mazzini scrive lettere
    che sono fra le sue più belle: discutono a lungo di Dante e del-
    la Repubblica in Italia e in Francia. Essa lo chiama: «figlio pri-
    mogenito ed erede legittimo di Dante». Polemizzano su Machia-
    velli, per il quale la D' Agoult simpatizza e Mazzini ha orrore.
    A lei Mazzini, dopo tanti anni svela la profondità dello strazio
    per il distacco dalla Sidoli.
    Se ci si volesse addentrare in questa amabile costellazione
    femminile, tante e tante sarebbero le donne che in ogni regio-
    ne, lontane e forse senza aver mai visto Mazzini e poter mai
    sperare da lui una di quelle strette di mano e uno di quegli
    sguardi che esaltavano, pure rischiarono il patibolo e affronta-
    rono l'esilio per aver lavorato per la «Giovine Italia»: la Tondi-
    Ansuini di Viterbo, la Piermarini di Terni, la Franco di Verona,
    la Tinelli di Milano, la Bassoli di Modena e tante altre valorose
    donne. Ebbero almeno il conforto della sua fuggitiva presen-
    za clandestina le fedelissime Pistrucci e la Carlotta Benettini,
    che lo celava in casa sua in piena Genova, mentre egli era ri-
    cercatissimo dai sbirri di Cavour, che lo sapevano venuto a
    preparare un moto insurrezionale ne11857 e nel 1860. Unico
    premio della «sessantennale esistenza consacrata alla Patria in
    nome di Mazzini» , la Benettini volle riposare accanto a lui a
    Staglieno.
    Degno e tenace e vario il gruppo delle epigoni sindacaliste
    come la Ferraris che suscita in Torino il primo sciopero repub-
    blicano, o giornaliste come la Mozzoni, che conduce sulla
    «Roma del Popolo» una campagna per i diritti civili della
    donna, o la Beccari educatrice o Alina Tondi, figlia della cospi-
    ratrice viterbese, che pubblica un periodico mazziniano in
    pieno fascismo.
    Tutte queste donne leali mantennero la mentalità «Giovine
    Italia”, cioè la disposizione all'eroismo fino all'ultimo respiro,
    in questo ben osservando l' esempio di Mazzini, per il quale
    l'imperativo del sacrificio non fu uno sfogo giovanile, guaritosi
    poi con la pomata del conformismo dell'età matura (come in
    troppi dei suoi compagni di lotte giovanili!), ma fu norma di
    tutta la vita, implacabile ansia di azione.
    E' questo carattere vivo e vibrante, quest'esser rimaste fe-
    deli a se stesse, questo rimanere meravigliosamente pronte a
    gettarsi allo sbaraglio per l'Idea, anche se i capelli erano inca-
    nutiti e i volti radiosi impalliditi, «ora e sempre» fedeli all'Ita-
    lia, alla libertà e alla giustizia, che è la fisionomia comune e
    quasi parentela di sangue fra le belle e indomite donne maz-
    ziniane.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

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    Predefinito 8 marzo 2002: la democrazia e' piu' matura


    La Camera dei Deputati ha approvato ieri, a larghissima maggioranza, la modifica dell'art. 51 della Costituzione Italiana, che rafforza nella nuova formulazione, le pari opportunità per uomini e donne nell'accesso alle cariche elettive.


    La modifica dovrà ora essere approvata dal Senato e tornare per una seconda approvazione sia al voto della Camera sia al voto del Senato, ma il cammino è tracciato.

    Negli scorsi anni sono state tante le donne che hanno tenacemente voluto questo risultato: le presidenti della Commissione Nazionale Pari Opportunità, da Tina Anselmi all'attuale Marina Piazza, le Ministre per le Pari Opportunità che oggi, nella persona della Ministro Stefania Prestigiacomo, che ringraziamo per la fermezza e la decisione dimostrata in questo percorso, che vedono realizzati anni di lavoro, le tantissime donne delle associazioni e dei movimenti che hanno fatto della parità di accesso alle cariche elettive ed agli uffici pubblici motivo fondante del loro impegno.

    Il partito Repubblicano, che volle fortemente il voto per le donne, come ricordato dal Presidente Giorgio La Malfa nel suo intervento alla Camera dei Deputati lo scorso 1° marzo, non ha mai abbandonato le sue forti posizioni a sostegno dei diritti umani e civili: oggi anche per le amiche e gli amici Repubblicani è un 8 marzo diverso, più consapevole e più democratico.


    Loredana Pesoli


    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    tratto da MILLE DONNE PER L'ITALIA
    http://www.freeforumzone.com/viewmes...71000&p=1#Last

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