15/03/2002 | Il Foglio | CHECHNYA |
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di Adriano Sofri
Per non guadagnarmi meriti abusivi, devo avvertire che il digiuno internazionale per la Cecenia è stato in extremis revocato e rinviato perché il Parlamento europeo, con una decisione un po’ pusillanime, ha a sua volta revocato l’audizione già fissata dei tre ministri ceceni in esilio, Zavgaev, Khambiev e Akhmadov, per posporla all’imminente visita della sua delegazione a Mosca. Il dibattito si terrà nel prossimo aprile. Anche Olivier Dupuis ha sospeso il suo sciopero della fame, ormai alla terza settimana. Dodicimila profughi ceceni in Inguscezia hanno cominciato un digiuno di due giorni indirizzato alle autorità europee. Rileggete: dodicimila. E’ di ieri un editoriale impegnativo del Wall Street Journal che ricostruisce prodromi e svolgimento della “seconda guerra cecena” e dà conto delle obiezioni del Dipartimento di Stato alle vessazioni dell’esercito russo. La solidarietà col popolo ceceno resta una mania per pochissimi. Ma è un fatto che se una centesima parte di torture saccheggi eccidi stupri e altre brutalità documentate di militari e paramilitari russi in Cecenia fosse attribuita agli americani in Afghanistan o agli israeliani in Cisgiordania o a Gaza, lo scandalo si leverebbe al cielo. Invece il cielo ha coperto la Cecenia come un lenzuolo funebre. Lo dico con orrore per le esazioni e le violenze e le umiliazioni inflitte, quando avviene, in Afghanistan o in Palestina; e con avversione per il gioco delle comparazioni, che serve a spostare la monnezza sotto il prossimo tappeto. Ma la sproporzione è troppo madornale. L’unica spiegazione sarebbe nella convinzione che dalla Russia ci si aspetti il più abietto disprezzo dei diritti umani, mentre da americani e israeliani ci si aspetta amore per umanità e diritto. Ma non va: una simile spiegazione oltraggia la Russia, paese in cui amore per libertà e umanità e passione per potenza e nazionalismo si fronteggiano, e contraddice la tranquilla sicurezza con cui americani e israeliani vengono definiti come nuovi nazisti. La Cecenia (ripeto ancora una volta: un territorio grande come l’Abruzzo o la Lucania, una popolazione inferiore al milione di persone, con duecentomila morti ammazzati negli ultimi sei anni e metà dei vivi profughi) è per il nostro mondo, specialmente per l’Italia, e anche per i suoi migliori paladini di umiliati e offesi, un piccolo legume spiaccicato esoticamente sotto uno stivale, come in un racconto di Turgenev o un capitolo di Le Carré. Un non luogo.
P. S. Postilla cui non ho cuore di rinunciare. Caro direttore, dissento a testa bassa dalla tua risposta di ieri a proposito di Franca Rame e Dario Fo: i quali hanno fatto un uso non solo generoso ma veramente benefico dei loro (molti) soldi e di quelli raccolti. Ancora nella mia breve vacanza processuale del 1999 conobbi la portata della loro impresa per dotare i bisognosi di carrozzelle e furgoni appropriati. Spendendo molto più che il gruzzolo del Nobel. E anche la loro antica solidarietà coi detenuti fu disinteressata e meritoria. Dico ciò non solo perché voglio loro bene assai: voglio bene anche a te, e anche a Panariello, e tanti saluti a tutti.




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