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    Predefinito Assassinato in Colombia vescovo antidroga

    RIO DE JANEIRO - Cade sotto i colpi della violenza in Colombia l’arcivescovo di Cali, Isaias Duarte Cancino, 63 anni, uno dei più coraggiosi e lucidi accusatori della guerra civile e dei suoi protagonisti. E’ successo sabato notte: monsignor Duarte stava uscendo da una chiesa nel quartiere popolare di Aguasblancas, alla periferia della terza città colombiana. Aveva appena celebrato un matrimonio di gruppo e stava salendo in automobile per tornare a casa. Da una motocicletta in corsa, sulla quale c’erano due ragazzi, sono partiti pochi ma precisi colpi che hanno colpito il prelato al capo e al petto. Duarte è morto appena arrivato in ospedale. Un altro prete che gli stava a fianco è rimasto ferito ad un braccio. È l’atto più grave commesso negli ultimi anni contro la Chiesa nel paese sudamericano. Il Papa ha parlato di «assassinio barbaro» durante l'Angelus di ieri mattina in piazza San Pietro ricordando le battaglie di Duarte. «Ha pagato con il prezzo più alto la sua energica difesa della vita umana, la sua ferma opposizione a ogni tipo di violenza - ha detto il Pontefice -. Esorto ancora una volta i colombiani a proseguire lungo la strada del dialogo».
    Le indagini a Cali, città nella quale imperversava fino a pochi anni fa uno dei due grandi cartelli colombiani della droga, si sono immediatamente dirette verso il narcotraffico. Il che, in Colombia, può voler dire molte cose: guerriglia, paramilitari, politici. Duarte aveva fatto dei legami tra politica e droga l’obiettivo della sua ultima battaglia. In occasione delle elezioni legislative del 10 marzo scorso aveva firmato un documento congiunto con altri vescovi della regione per esortare i cattolici a non votare per candidati sospetti di legami con il traffico di cocaina. «E’ il denaro maledetto della droga - affermava il documento - a finanziare in primo luogo la violenza che bagna di sangue il nostro paese. Scegliere candidati puliti è dovere di tutti gli abitanti di Valle del Cauca (il dipartimento di cui è capitale Cali, ndr .)». Duarte era minacciato da tempo. Il parroco della chiesa dove il vescovo è caduto ha rivelato di aver avvisato la polizia, sabato pomeriggio, di strani movimenti nel quartiere, ma di non aver ricevuto risposta. Il presidente colombiano Andres Pastrana è volato immediatamente a Cali, dove ha presieduto una riunione di emergenza. Al termine ha annunciato una taglia di un miliardo di pesos, circa 500.000 euro, per chi fornisse informazioni sui responsabili del delitto e ha spiegato che si sta lavorando su varie ipotesi.
    Nel passato dell’arcivescovo ci sono prese di posizione ugualmente dure contro i due gruppi guerriglieri marxisti colombiani, Eln e Farc, contro i paramilitari di estrema destra, i politici corrotti, l’incapacità del governo di mettere fine alla violenza, l’esercito. Prima di guidare, dall’agosto 1995, l’arcidiocesi di Cali, Duarte era stato vescovo di Apartadò per sette anni, una zona con forte presenza dell’Eln. Due anni fa aveva gestito la gravissima crisi provocata dal sequestro di un gruppo di fedeli, sempre da parte dell’Eln, in una chiesa di Cali: in quell’occasione aveva scomunicato i membri del gruppo guerrigliero.
    Ultimamente, come affermava il documento, riteneva che la causa della violenza senza fine fosse soprattutto il rapporto sporco tra narcotrafficanti e politici. Il presidente della conferenza episcopale colombiana, Alberto Giraldo Jaramillo, dice che è difficile analizzare i motivi della sua tragica fine, perché «la chiarezza, la sincerità e il coraggio di monsignor Duarte erano scomodi per molta gente».
    Sempre dalla Colombia è arrivata ieri anche una buona notizia. E’ stato liberato il turista bresciano Claudio Brugnani, che era stato sequestrato dalla guerriglia il 28 febbraio scorso. Brugnani, che viaggiava insieme alla fidanzata e un amico, era stato fermato a 90 chilometri da Medellin da un «posto di blocco» della guerriglia. L’ambasciatore italiano Felice Scauso ha detto che Brugnani è in buone condizioni di salute.

    Rocco Cotroneo

  2. #2
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    Predefinito Mons. Duarte: la voce della Chiesa contro le opposte violenze



    Il popolo colombiano forse non ha mai trovato un difensore più acuto di questo vescovo di 63 anni, capace di tuonare di fronte ai guerriglieri marxisti e di fronte alle truppe paramilitari e ai politici. Come Mons. Gerardi in Guatemala, mons. Posada Ocampo in Messico, Mons. Romero in Salvador, mons. Duarte, seguendo il Vangelo, ha riaffermato che l’uomo e la sua dignità è la via della Chiesa. Ma per questo si è inimicato chi vuol fare dell’uomo un semplice strumento della sua ideologia o del suo potere economico.

    La guerra civile insanguina da più di 30 anni la Colombia. Da una resistenza dei poveri contro le ricche famiglie di origine spagnola, si è passati a una vera e propria guerriglia marxista, che si sostiene con le tasse sui narcotraffici, con i sequestri, con le violenze verso polizia ed esercito e tutti i "collaborazionisti". Le atrocità che si commettono hanno solo un vago ricordo della "difesa dei poveri". Nel 2000 le Forze Armate rivoluzionarie della Colombia (le FARC) hanno massacrato la popolazione in un attacco di 18 ore. Alla fine hanno giocato a palla con le teste dei poliziotti e dei militari assassinati. Mons. Duarte si infiamma: "Un guerrigliero che sequestra e uccide…, manca delle virtù proprie di un essere umano e si trasforma nel più miserabile degli uomini". E dopo avere accusato le FARC di operare "crimini contro l’umanità" e contro il popolo che essi dicono di difendere, conclude: "Chiediamo al Signore che questi guerriglieri sentano il dolore di uccidere un fratello innocente e indifeso, perché capiscano che non stanno combattendo una guerra giusta". Ai guerriglieri colombiani si potrebbe applicare quanto il Papa ha detto quest’anno nel Messaggio per la Pace, a proposito del terrorismo fondamentalista: " le ingiustizie esistenti nel mondo non possono mai essere usate come scusa per giustificare gli attentati terroristici…. La pretesa del terrorismo di agire in nome dei poveri è una palese falsità" (n. 5).

    Anche la mollezza del governo "che non è capace di chiedere il rispetto dei diritti umani", che è troppo timido nel percorrere "vie di pace, nella giustizia sociale, e nella concordia" è nel mirino del vescovo. Alla debolezza del governo contribuisce la crescita di gruppi paramilitari, al soldo dei narcotrafficanti e di proprietari terrieri, sostenuti da frange dell’esercito e della polizia. A poche settimane dalle elezioni delle Camere – tenutesi il 10 marzo scorso - mons. Duarte aveva gridato al fatto che alcuni candidati si stavano pagando la campagna elettorale con l’appoggio politico ed economico delle mafie del narcotraffico nel nord del paese.

    La violenza presente in Colombia ha già fatto 35mila morti negli ultimi 10 anni e ha spinto più di 2 milioni di colombiani a fuggire dal paese. Ormai la guerriglia e le violenze dei paramilitari sono divenuti un ostacolo allo sviluppo del paese, che soffre di disoccupazione (20%) e della più bassa percentuale di forza lavoro al mondo (13,9%), ma gode di un triste primato: l’impunità per i crimini contro l’umanità è quasi del 100%. Guerriglia, paramilitari, ricche famiglie, politici sono tutti arroccati nel loro piccolo interesse. Nessuno si spende per il popolo colombiano. Mons. Duarte lo ha fatto. Ma egli non è soltanto una delle tante vittime della Colombia. Egli, insieme a tutta la Chiesa colombiana, indica una strada: la testimonianza di fede, che è resistenza dentro tutto e oltre tutto, mettendo in luce le ragioni della vita, più forti delle ragioni della morte, anche se ammantate di roboanti parole di destra o di sinistra. Da diversi anni la Conferenza episcopale cerca le vie per far rispettare i prigionieri, per consolare le vittime, dare ai poveri colture alternative alla cocaina, strappare i sequestrati dalle mani dei rapitori, aprire dialoghi sui due fronti. Se la Colombia vuole vivere e sperare, deve pescare a piene mani da questa testimonianza e da questo martirio. B.C. (Fides 18/3/2002)

  3. #3
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    Predefinito Mons. Duarte ha pagato con la vita la sua opposizione alla violenza



    "Pastore generoso e coraggioso nell’annuncio della Buona Novella, ha pagato con un prezzo così alto la sua appassionata difesa della vita umana, la sua ferma opposizione ad ogni tipo di violenza e la sua dedizione alla promozione sociale radicata nel Vangelo". Con queste parole Giovanni Paolo II ha ricordato all’Angelus di domenica 17 marzo la tragica morte di mons. Isaias Duarte Cancino, arcivescovo di Cali, in Colombia, barbaramente assassinato la sera precedente. "Mentre elevo le mie preghiere per il riposo eterno del defunto Presule ed esprimo la mia vicinanza alla Chiesa colombiana che piange la sua tragica scomparsa – ha proseguito il Papa -, esorto ancora una volta i colombiani a proseguire sulla via del dialogo, escludendo ogni tipo di violenza, ricatto e sequestro di persona, e impegnandosi decisamente nelle autentiche vie della pace".

  4. #4
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    Predefinito assassinato per aver denunciato politici finanziati dai narcotrafficanti...

    Emergono ora con evidenza le motivazioni dell'assassinio dell'Arcivescovo Duarte: aveva denunciato i finanziamenti forniti dai narcotrafficanti ad alcuni candidati alle prossime elezioni
    in Colombia.

    Le prove dell’assassinio dell’Arcivescovo

    di Jared Kotler, World Associated Press

    CALI, Colombia - Alcuni giorni prima delle elezioni legislative in programma per la fine del mese l’anziano Arcivescovo Isias Duarte denunciava pubblicamente che la campagna elettorale di alcuni candidati era stata finanziata dai narcotrafficanti.
    Il sessantatreenne Arcivescovo di Cali, assassinato sabato a colpi d’arma da fuoco dopo che aveva celebrato un matrimonio di gruppo in una chiesa della periferia, non aveva fatto nomi. Le autorità tuttavia ritengono che la sua denuncia rivolta ai ‘narcos’ sia stata talmente esplosiva da mettere in serio pericolo la sua vita.
    I magistrati inquirenti che indagano sui finanziamenti illeciti alle candidature avevano in programma di interrogare Duarte, secondo quanto riferito lunedi da El Tiempo, il quotidiano colombiano a più larga diffusione.
    Collaboratori del Generale Luis Camilo Osorio hanno riferito sabato che le indagini iniziali sono state indirizzate verso i narcotrafficanti e la guerriglia di sinistra, che dall’estorsione e dalla protezione dei narcotrafficanti ha tratto i finanziamenti negli ultimi 38 anni.
    Il Reverendo German Robledo, capo della Chiesa Ufficiale di Cali, ha affermato che Duarte aveva fatto le sue rivelazioni dopo che alcuni parroci gli avevano esibito evidenti riscontri secondo i quali almeno tre organizzazioni di narcotrafficanti erano coinvolte nella compravendita di voti e nel finanziamento di candidati.
    Secondo Robledo tra costoro vi erano trafficanti che operano nel nord dello stato di Valle de Cauca, del quale Cali è la capitale, come pure nel porto di Buenaventura.
    ‘...presumiamo che questa sia opera dei narcotrafficanti...’ ha infine affermato.
    Duarte aveva anche duramente contrastato i guerriglieri di sinistra sino al punto di pronunciare la scomunica nei loro confronti, tanto che la maggior parte degli abitanti di Cali sono convinti che gli assassini siano militanti della guerriglia. Duarte d’altra parte aveva denunciato anche un brutale gruppo paramilitare di estrema destra in un comunicato diffuso nella turbolenta regione settentrionale conosciuta col nome di Uraba.
    Il Presidente Andreas Pastrana, recatosi a Cali nella giornata di sabato, ha stabilito una taglia di quattrocentomila dollari in cambio di informazioni sugli assassini o i loro mandanti.
    Secondo la ricostruzione della polizia diffusa sabato, due uomini armati hanno ripetutamente aperto il fuoco su Duarte non appena egli è uscito dalla modesta chiesetta dove aveva sabato sera unito in matrimonio 140 coppie. Egli è deceduto a meno di 20 metri dalla porta della chiesa. Lunedì lo spiazzo ancora insanguinato è stato cosparso di croci di legno e fiori. Migliaia di fedeli hanno reso omaggio lunedi al copro rivestito di bianco dell’Arcivescovo, guardato dalla polizia militare e illuminato da decine di candele.
    ‘...la città è in lutto...’ ha detto Humberto Rodriguez, elettricista in pensione.
    Giovanni Paolo II aveva nominato Duarte Arcivescovo di Cali, centottantacinque miglia a sud-ovest di Bogota, nell’agosto del ’95. Il Pontefice domenica ha affermato che la Chiesa ha ‘pagato il prezzo più alto’ per la difesa della vita umana e il contrasto alla violenza.
    ‘...invito una volta di più i Colombiano a seguire la via del dialogo ed escludere ogni tipo di violenza, ricatto e rapimento e ad indirizzarsi fermamente sull’autentica via della pace...’ ha detto nell’ultima omelia in Piazza San Pietro.
    Il sindaco di Cali, Jhon Maro Rodriguez, ha indetto tre giorni di lutto e un minuto di silenzio per lunedì.
    Sorella Gloria Acampo, presente alla cerimonia solenne in Cattedrale, ha descritto Duarte come il ‘campione dei poveri’ che ha edificato dozzine di scuole nei sette anni in cui è stato Arcivescovo nella terza città della Colombia e che ha affrontato serenamente il martirio.
    ‘...era una persona veramente sincera, che ha parlato senza pensare alle possibili conseguenze per sè...’ - ha detto la religiosa - ‘...ha denunciato narcotrafficanti, guerriglieri, paramilitari...tutti coloro cioè che erano contro il processo di pace...’
    La guerra civile in Colombia oppone le Fuerza Armadas Revolucionarias Colombianas [FARC] e la Ermada de Liberacion Nacional [ELN] da un lato, alle Forze Armate Governative e ad un gruppo paramilitare illegale di estrema destra dall’altro. Ogni anno più di tremila persone, in maggior parte civile, perdono la vita.
    Il leader dei gruppi paramilitari Carlos Castano ha scritto in una recente autobiografia che considerava l’Arcivescovo ‘un amico’ e Duarte non aveva molto gradito essere così definito, dal momento che ciò faceva di lui un possibile bersaglio.
    La morte di Duarte, il più prestigioso uomo della Chiesa ucciso nella pluridecennale storia di violenze in Colombia, richiama alla memoria altre personalità della Chiesa Cattolica assassinate nell’America Latina.
    L’assassinio dell’Arcivescovo Oscar Romero, avvenuto nel Salvador negli anni ‘80, è un esempio significativo delle brutalità commesse dall’esercito durante la guerra civile in quella regione.
    Il Vescovo Guatemalteco Juan Josè Geradi è stato condannato a morte e giustiziato nel ‘98, dopo che egli aveva accusato i militari di violazione dei diritti umani durante la guerra civile.
    In Messico è stato assassinato dai narcotrafficanti nel ‘93 il Cardinale Juan Jesus Posadas Ocampo.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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    Predefinito Come il Buon Pastore ha dato la vita per il suo gregge



    La Colombia si è fermata a mezzogiorno di martedì 19 marzo, Solennità di san Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, per rendere grazie a Dio per il dono dell'eroico Pastore Isaías Duarte Cancino, Arcivescovo di Cali, barbaramente assassinato sabato 16 mentre usciva dalla chiesa parrocchiale del Buon Pastore dopo aver amministrato il Sacramento del Matrimonio a settanta coppie.
    Nella Cattedrale di San Pedro da Caicedo, nel cuore di Cali, le esequie sono state celebrate, a nome del Santo Padre, dal Cardinale Pedro Rubiano Sáenz, Arcivescovo di Bogotá.
    Al termine del rito, il compianto Pastore è stato sepolto nell'atrio della Cattedrale dove aveva sempre annunciato e testimoniato la salvezza di Cristo e aveva sempre, coraggiosamente, predicato il rispetto per la vita, per la libertà e per la giustizia. È sepolto accanto al primo Arcivescovo di Cali, Mons. Alberto Uribe Urdaneta.
    Con il Cardinale Rubiano Sáenz hanno concelebrato l'Arcivescovo Beniamimo Stella, Nunzio Apostolico in Colombia, e tutti i Vescovi del Paese.
    Alla Concelebrazione Eucaristica erano presenti, tra gli altri, il Presidente della Repubblica, Andrés Pastrana, e tutti i Ministri. Il Presidente ha affermato che "l'Arcivescovo era un uomo forte e buono" e che le autorità "non riposeranno fino a quando non sarà data la giusta punizione ai mandanti e agli autori materiali dell'omicidio". Imponente la partecipazione del popolo cristiano di Colombia che ha voluto testimoniare, in prima persona, il proprio profondo dolore e allo stesso tempo il desiderio di proseguire a vivere secondo gli insegnamenti cristiani così eroicamente indicati dal loro Vescovo Isaías.
    Sul tetto della Cattedrale i fedeli hanno affisso un eloquente cartello: "Isaías, sei stato un esempio da seguire, ti ricorderemo per sempre".
    Particolarmente commosso è il ricordo del Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, Mons. Alberto Giraldo Jaramillo, Arcivescovo di Medellín: "Egli svolgeva il suo ministero pastorale con una chiarezza, una sincerità ed un impegno che dovevano risultare scomodi per molti. Amava la Chiesa ed ha conservato la fedeltà al Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo fino alla fine. Nella sua tragica morte si può vedere la realizzazione di quanto ci è stato insegnato: "Il Buon Pastore dà la sua vita per il gregge"".
    Il Presidente della Conferenza Episcopale ha rivolto un accorato appello a tutti i colombiani perché si sentano una sola famiglia, nella speranza, nella solidarietà, nella ricerca dell'unità. Ha invitato tutti alla preghiera per avere la forza di vincere insieme la paura e per impegnarsi seriamente a risolvere i gravi problemi che attanagliano il Paese.

    (©L'Osservatore Romano - 20-21 Marzo 2002)

 

 

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