Christophe Aguiton
Secondo la polizia catalana c'erano 250.000 manifestanti, mezzo milione secondo gli organizzatori e 300.000 secondo la stampa. Quale che sia la cifra a cui si vuol dare credito, bisogna riconoscere che la manifestazione organizzata a Barcellona contro il vertice dell'Unione europea era numerosa come quella di Genova, del luglio del 2001 contro il G8. Una cifra impressionante e imprevista: gli organizzatori pensavano di raccogliere 50.000 persone e il fatto che solo due giorni prima si fosse tenuta una manifestazione della Confederazione europea dei sindacati con 100.000 partecipanti, faceva temere una dispersione di energie poco propizia a ampie prove di forza.
Questo successo è tanto più notevole, anche perché come a Genova, la pressione poliziesca e mediatica era stata forte: decine di arresti preventivi a Barcellona, frontiere bloccate per i 1500 o 2000 manifestanti francesi e belgi che volevano unirsi alla mobilitazione, una vera psicosi anti-terrorismo e anti-basca che arrivava fino a giustificare la presenza di aerei da guerra!
Ultimo elemento utile per giudicare l'importanza dell'evento: a Barcellona, più ancora che nelle altre mobilitazioni contro la globalizzazione liberista, la mobilitazione era locale. Al di là di un contingente di una decina di migliaia di baschi, particolarmente visibili e militanti, la quasi totalità degli striscioni erano in catalano, mentre le delegazioni del resto della Spagna erano discrete. Quanto alle rappresentanze europee, oltre a delegazioni simboliche di qualche paese, non si notavano che qualche centinaio di francesi, essendo il resto delle "truppe" bloccate alla frontiera dalle autorità spagnole.
Le ragioni di questa riuscita meritano di essere approfondite. Il vertice europeo di Barcellona era certo importante. La liberalizzazione del mercato dell'energia ne era la parte più visibile, ma all'ordine del giorno c'erano anche la flessibilità del mercato del lavoro, la posizione europea per la conferenza dell'Onu sul finanziamento dello sviluppo, in corso a Monterrey, oltre a delle questioni più tecniche come Galileo, l'equivalente europeo del Gps, il sistema americano di localizzazione per i satelliti. C'erano dunque delle buone ragioni per manifestare contro un'Europa che smantella i servizi pubblici e precarizza ancora il mercato del lavoro e in favore invece di un'Europa che rispetti i diritti sociali, l'ambiente e che instauri dei rapporti diversi con i paesi del Sud del mondo.
Per comprendere questo incredibile successo, bisogna perciò situarlo nella vera ondata di mobilizzazioni contro la globalizzazione liberista che è, dopo Quebec, Genova e Porto Alegre, in piena fase d'estensione e di "massificazione". Barcellona è uno dei bastioni di questo movimento. Da giugno del 2000, grazie ai contatti stabiliti durante il summit sociale di Ginevra e la mobilitazione di Praga, nel settembre dello stesso anno, il Mrg, "Movimiento de la Resistencia Global" si era costituito e delle mobilitazioni molto ampie avevano avuto luogo. A partire da questo momento si sono cominciati a vedere dei militanti di Barcellona dappertutto, a Nizza, Genova e Bruxelles. Nella stessa Barcellona, l'annuncio di una conferenza della Banca Mondiale, nel giugno del 2001 ha permesso lo sviluppo di una campagna molto importante, al punto che la Banca ha preferito annullare la sua conferenza. Inoltre, per festeggiare questo risultato gli organizzatori della campagna hanno riunito oltre 20.000 persone.
Il vertice dell'Unione europea era, per i militanti di Barcellona, la prima "vera" ragione per potere, infine, mobilitarsi massiciamente. La composizione della manifestazione del 16 marzo era significativa quanto alle caratteristiche del movimento in Catalogna: una forza motrice tra i giovani, un incrocio molto largo che integra l'insieme dei movimenti sociali e delle forme d'organizzazione legate alla base e decentralizzate.
Tre "blocchi" avevano chiamato a manifestare. Per prima la "Campagna contro l'Europa del capitale" che raggruppava più di 100 associazioni, come eredità diretta della campagna contro l'incontro della Banca mondiale, e che raccoglie soprattutto giovani che vengono dal Mrg; quindi i nazionalisti catalani e baschi; e, per finire, il "Forum di Barcellona" che raggruppa la sinistra parlamentare, legata al Psoe e a Isquierda unida, oltre ai grandi sindacati come l'Ugt e le Comisiones obreras.
Anche la manifestazione aveva tutte le caratteristiche delle grandi mobilitazioni. La folla era molto compatta, all'opposto dei cortei un po' istituzionali dove chi porta gli striscioni marcia sapientemente a distanza dalle linee precedenti per creare l'illusione di una maggiore presenza. Tutti gli spezzoni della manifestazione erano invece massicci, più di un migliaio con il movimento delle donne, tremila con Attac, migliaia a difesa della Palestina, dell'ambiente o con i sindacati di base, come la Cgt, erede diretta della Cnt degli anni Trenta. Ma tutti questi pezzi erano mischiati in una massa composta soprattutto da giovani, ma anche da gente di tutte le età e di tutte le provenienze. I rapporti di forza tra i tre blocchi erano chiari. I nazionalisti erano tra i 5 e i 10 mila, un corteo colorato e vivace composto per l'essenziale da catalani e baschi. Il Forum Sociale di Barcellona rappresentava una forza della stessa entità. In testa alla manifestazione c'era invece la grande maggioranza dei partecipanti, con la "Campagna contro l'Europa del capitale".
Qualche sottolineatura per concludere. Bisogna anche sottolineare il grande impatto che questa mobilitazione avrà e ha già avuto nel dibattito spagnolo e come valido punto di riferimento. Un solo esempio: El Pais, il grande quotidiano madrileno, titolava: "La capitale catalana ha conosciuto la più grande manifestazione in favore di un'altra globalizzazione". La definizione di "anti-globalizzazione" non è più la sola ad essere utilizzata dalla grande stampa.
Va inoltre sottolineato il carattere secondario della violenza a Barcellona. Certo, ci sono stati alcuni incidenti, qualche cassonetto bruciato, qualche lancio di pietre, ma nulla di importante, mentre tutti hanno valutato come sia stata la nevrosi poliziesca come la causa prima di questi incidenti minori. Anche qui, dopo la crescita della violenza a Goteborg e Genova, Barcellona è, nella linea delle mobilitazioni di Bruxelles, il segno della crescita della maturità del movimento.
La questione della libera circolazione in Europa resta invece uno dei problemi maggiori. Non è possibile lasciare che si sviluppi uno stato di fatto in cui sarà sempre più considerato come normale che i governi impediscano, in Europa, la circolazione dei cittadini e la partecipazione alle manifestazioni. Le proteste dei movimenti, e in particolare di Attac, a questo attentato alle libertà pubbliche, hanno avuto un certo impatto, ma bisognerà amplificare queste campagne.
Per finire, bisognerà prendere in considerazione l'impatto di questo avvenimento nel circuito dei militanti. Una prima occasione per misurare questo impatto nello stato spagnolo, ci sarà con la mobilitazione di Siviglia, prevista per giugno, in occasione di un altro vertice della Ue. Più in generale, una delle questioni chiave, in Spagna come nel resto d'Europa, risiede nelle capacità del movimento di dotarsi di strutture minime. C'è in questo quesito una delle sfide maggiori che saranno al centro del Forum sociale europeo del prossimo novembre. Come sviluppare i movimenti a livello mondiale, ma anche radicarlo a livello locale, nazionale e continentale, e, attraverso ciò, permettere loro di elaborare rivendicazioni e strategie d'azione davvero efficaci.
Liberazione 19 marzo 2002
http://www.liberazione.it


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