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Discussione: Il "Traditore"

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il "Traditore"

    da www.corriere.it :

    "Quella angosciosa sensazione di passare per un «traditore»

    di GIAN ANTONIO STELLA


    BOLOGNA - Dicono che certe mattine partisse pedalando su per i tornanti appenninici del Mongardino solo soletto come Coppi in groppa all’Izoard. Dicono cercasse la solitudine e che questa non gli pesasse affatto, spingendo i rapporti bassi. L’isolamento dai vecchi compagni di strada però, quello sì gli rodeva dentro. Come lo feriva l’accusa che più sentiva ingiusta: l’aver tradito, lui, socialista, con la scelta di restare dentro le istituzioni anche col governo Berlusconi, gli ideali d’una vita.
    Ricostruire gli ultimi mesi di Marco Biagi, pedalando a ritroso tra i ricordi degli amici, è un viaggio tutto dentro le passioni, i dolori, i mal di pancia e le contraddizioni della sinistra. Una sinistra oggi in pezzi. Rissosa. Arroccata su se stessa. Inacidita.
    Soprattutto quella sinistra che per mezzo secolo, fino al trauma della vittoria di Giorgio Guazzaloca (contro cui il giurista ucciso non solo votò ma si candidò nelle liste dello Sdi appoggiando la Bartolini), governò Bologna facendone un granducato rosso. Dove, per citare Arturo Parisi, «il sindaco era lo sposo della città», «il padre di tutti i cittadini e il partito lo circondava di premure sottraendolo alla competizione così che prima ancora che eletto era investito».
    Certo, son passati i tempi in cui al compagno Valdo Magnani, che aveva avuto il fegato di leggere un foglio di riflessioni amare sulle rivoluzioni imposte con le baionette straniere al congresso del Pci di Reggio Emilia, bastò esser bollato da Togliatti come «un pidocchio» per essere cancellato da tutto quello che era stato il «suo» mondo. E ciò che resta del Partito comunista italiano oggi non sarebbe neppure in grado, se anche lo volesse, di usare verso i socialisti (come denunciò Ottaviano Del Turco) la «politica del salame di Rakosi: farci a fettine per mangiarci». Marco Biagi tuttavia aveva vissuto con crescente disagio quel muto rimprovero di essere «un traditore». Un «collaborazionista».
    Parole pesantissime, dentro la sinistra. «Era sinceramente stupefatto», dice Franco Caringi, docente di diritto del Lavoro a Bologna. «In fondo, nel senso più nobile, era un ingenuo. Aveva del tutto sottovalutato l’impatto che poteva avere non la sua idea di riforma (sulla quale aveva anzi il consenso di molti, perfino dentro la sinistra) ma la compagnia con cui la proponeva. Ma come: con Maroni? E ti rispondeva: se scrivo una buona musica che m’importa di chi poi la suona?».
    L’imprenditore Gianni Pecci, inventore del famoso «pullman di Prodi» e buon amico di Biagi, dice che no, non era ingenuità: «Marco era a-ideologico. Credeva nelle sue idee, era convinto portassero a un miglioramento delle condizioni di lavoro della gente e questo, in qualche modo, gli bastava. Certo, era cosciente che ciò lo portava a raccogliere ostilità a sinistra. E gli pesava».
    «Magari ci scherzava su, ma gli pesava davvero», conferma Enrico Boselli, il leader dello Sdi che proprio col giurista assassinato andò a iscriversi la prima volta al partito socialista. «Eravamo amici da 30 anni. Una delle ultime volte che l’ho incontrato mi ha detto: "Da quando lavoro con Maroni mi trascuri". Era una battuta, solo una battuta. Ma questa idea del tradimento, per quanto fosse condivisa solo da una parte della sinistra, gli bruciava».
    «Viveva un doppio isolamento», sospira Augusto Barbera, il costituzionalista che sarebbe stato il primo ministro diessino della storia se quel giorno del ’93 Achille Occhetto non avesse fatto retromarcia dopo il voto parlamentare in favore di Bettino Craxi. «Poi, certo, era un uomo dalle idee salde che viveva anche queste difficoltà con una certa serenità. Ma l’isolamento indubbiamente c’era. Su due versanti: quello della sinistra sorda alle sue proposte di riforma del mercato del lavoro e quello di buona parte dei giuslavoristi coi quali per anni aveva fatto gruppo. Lui stava da una parte, il suo gruppo dall’altra. E questo non poteva non metterlo a disagio. Era stato per anni uno dei punti di riferimento della Cgil. Nella sua concezione del mondo, il giuslavorista stava ovviamente con i lavoratori. E vedere gli altri di là...».
    «Questa faccenda l’aveva scosso», sospira Tiziano Treu, che per primo ha raccontato della sofferenza di Biagi con cui aveva appena scritto per il Mulino il libro Politiche del lavoro. Libro che contiene un saggio del giurista ucciso dalla chiusa agghiacciante: «...questo progetto è legato peraltro a un ricordo affettivo. È questo infatti l’ultimo lavoro che io e Tiziano abbiamo discusso e condiviso con il mai dimenticato amico Massimo D’Antona».
    «Era addolorato», prosegue l’ex ministro. «L’accusa d’essere un traditore che gli aveva mosso qualche collega lo turbava. L’altra settimana aveva mandato a me e a Enrico Letta una e-mail. Diceva: voi sapete quali sono sempre state le mie idee, sapete che non sono cambiato, che sto collaborando con questo governo perché credo che la riforma sia utile al Paese. Era angosciato. Si sentiva preso in mezzo tra sospetti terribili». «Mi diceva: non capisco, non capisco», rincara un altro amico, l’ex ministro Angelo Piazza. «Si sentiva chiuso. Soprattutto dopo la volta che Cofferati l’aveva additato, a Torino, come la congiunzione tra il governo e la Confindustria».
    Gianni Pecci dice di esserci passato, per quel calvario: «Fu dopo l’intervista in cui dissi, io, il braccio destro di Prodi, perché avevo votato Guazzaloca. Cambiò tutto, quel giorno. Crollarono le telefonate, crollarono i rapporti professionali, crollarono tante amicizie... Insomma: ti accorgi che i Guelfi non si fidano ancora e che coi Ghibellini hai chiuso ». «Di colpo realizzi che qualcuno, vedendoti da lontano, attraversa il marciapiede per non incrociarti», sorride amaro Giuliano Cazzola, lui pure profugo della Cgil. «Ho un amico che, quando lo chiamo e non vuol far sapere a chi ha vicino di essere amico mio, mi risponde: ciao, Alberto. Io capisco. E metto giù».

    Gian Antonio Stella
    "


    Conosco nel mio piccolo i riflessi "umani" del fatto di essere "un rinnegato", so cosa vuol dire essere disprezzato e odiato dagli ex compagni e ricever la diffidenza dei nuovi, nonostante il fatto che la mia vicenda si sia svolta nella prima giovinezza, e nonostante il fatto che dopo esser stato un militante marxista-rivoluzionario non ho più fatto politica attiva concreta. Il primo periodo è stato pesantissimo, e tutt'oggi, dopo oltre 20 anni incontro ex compagni che nonostante abbiano cambiato opinione pure loro (ma sono rimasti...a sinistra) fanno finta di non riconoscermi.

    Saluti liberali.

  2. #2
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    Predefinito Colui che non ha mai tradito il massimalismo classista

    Insinuazioni dietrologiche del capo del massimalismo sindacale, intervistato da Gad Lerner e Giuliano Ferrara in tv. Cofferati non crede che il delitto Biagi sia parente di quello D'Antona (non basta che a sparare sia stata la stessa pistola, per il pistola vetero-comunista), e straparla sulle presunte "stranezze" del rapporto dei servizi segreti (cristallino) e della sua pubblicazione da parte di "Panorama". Cerca di fare passare detta informativa dei servizi come riservata, essendo invece noto che è pubblica in quanto diretta ai parlamentari, rappresentanti del Popolo Sovrano.
    Altro che riformista.....se quello è un riformista allora il professor Taormina è un fanatico fan di Borrelli .
    Veramente vergognoso il suo "fare distinguo" e il suo non riconoscere il terrorismo rosso e la sua parentela con le BR degli anni settanta. Una persona senza la minima onestà intellettuale, con chiari scopi POLITICI. Bassamente politici. Non è certo uno stupido, anzi... ma deve stare alla parte che si è scelto ......nel panorama della sinistretta italica in evoluzione....anzi INVOLUZIONE.
    Le sue ultime parole sul professor Biagi e il suo distinguerlo da D'Antona rivelano come in fondo....la sua ideologia profonda ...sia lontana milioni di anni luce dal riformismo social-liberale di Blair, ma anche da quello euro-comunista "migliorista" di un Luciano Lama. Rivelano come sia pacatamente...intollerante, come lo fu persino con il compagno di partito Massimo D'Alema, al quale pose veti di nautura massimalistico e vetero-sindacale quando questo ultimo era presidente del Consiglio.

    Saluti liberali.

  3. #3
    fui lsu
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    Predefinito Re: Colui che non ha mai tradito il massimalismo classista

    Originally posted by Pieffebi
    Insinuazioni dietrologiche del capo del massimalismo sindacale, intervistato da Gad Lerner e Giuliano Ferrara in tv. Cofferati non crede che il delitto Biagi sia parente di quello D'Antona (non basta che a sparare sia stata la stessa pistola, per il pistola vetero-comunista), e straparla sulle presunte "stranezze" del rapporto dei servizi segreti (cristallino) e della sua pubblicazione da parte di "Panorama". Cerca di fare passare detta informativa dei servizi come riservata, essendo invece noto che è pubblica in quanto diretta ai parlamentari, rappresentanti del Popolo Sovrano.
    Altro che riformista.....se quello è un riformista allora il professor Taormina è un fanatico fan di Borrelli .
    Veramente vergognoso il suo "fare distinguo" e il suo non riconoscere il terrorismo rosso e la sua parentela con le BR degli anni settanta. Una persona senza la minima onestà intellettuale, con chiari scopi POLITICI. Bassamente politici. Non è certo uno stupido, anzi... ma deve stare alla parte che si è scelto ......nel panorama della sinistretta italica in evoluzione....anzi INVOLUZIONE.
    Le sue ultime parole sul professor Biagi e il suo distinguerlo da D'Antona rivelano come in fondo....la sua ideologia profonda ...sia lontana milioni di anni luce dal riformismo social-liberale di Blair, ma anche da quello euro-comunista "migliorista" di un Luciano Lama. Rivelano come sia pacatamente...intollerante, come lo fu persino con il compagno di partito Massimo D'Alema, al quale pose veti di nautura massimalistico e vetero-sindacale quando questo ultimo era presidente del Consiglio.

    Saluti liberali.
    Blair (di sinistra? sarà...) e D'Alema te li regaliamo.

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Ho detto sinistra NON ho detto Estrema Sinistra....

    Saluti.

  5. #5
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    Già in passato la sinistra negava anche difronte all'evidenza il terrorismo rosso, oggi in pratica in parecchi mettono in dubbio la paternità degli attentati accusando come solito lo stato.

  6. #6
    fui lsu
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    Originally posted by Pieffebi
    Ho detto sinistra NON ho detto Estrema Sinistra....

    Saluti.
    Ho scritto

    Originally posted by S. M. Ejzenstejn
    Blair (di sinistra? sarà...) ...
    non

    Originally posted by S. M. Ejzenstejn
    Blair (di estrema sinistra? sarà...) ...
    Saluti,
    Ej.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    In passato uomini come Enrico Berlinguer e Luciano Lama traghettarono un partito di matrice stalinista nel campo riformatore, pur con mille contraddizioni e insufficienze (milioni, non mille), e schierarono partito e sindacato collaterale fortemente dalla parte dello Stato contro l'estremismo rosso e il terrorismo. Ora si sta assistendo, da una parte dello schieramento di sinistra (forse minoritaria ma molto influente) ad un processo diverso, in cui si alimentano spazi ambigui e si riconoscono interlocutori che fino a ieri sarebbero stati presi a calci. Non meraviglia che si accreditino dietrologie incredibili, un tempo sostenute soltanto da estremisti dichiarati e da dichiarati fiancheggiatori dei violenti. Certo scendono in piazza contro il terrorismo come ieri.....ma le loro parole d'ordine politiche e sociali sono tutt'altre, e le loro insinuazioni lasciano veramente sorpresi.

    Saluti liberali.

  8. #8
    Ospite

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    Caro pieffebi, io sono ammiratrice di Jospin, quindi non proprio sulle posizioni di Blair e di D'Alema: sono un'estremista?

  9. #9
    SENATORE di POL
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    Bhe Jospin è, come me, un ex militante trotzkysta.....

    Shalom!

  10. #10
    Ospite

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    Originally posted by Pieffebi
    Bhe Jospin è, come me, un ex militante trotzkysta.....

    Shalom!
    Ah, sì? Allora è un moderato liberale di centrodestra?

 

 
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