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Discussione: La smentita di Boffo!

  1. #1
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    Predefinito La smentita di Boffo!

    Milano -
    Non una "informativa" proveniente da un fascicolo giudiziario ma "una emerita patacca". Così Dino Boffo, direttore di Avvenire, definisce il "documento" che ha portato il Giornale di Vittorio Feltri ad attaccarlo per un presunto "incidente sessuale". "Nessuna schedatura, ma fatti. Boffo contesti i documenti facendo vedere le sue carte. Se ne ha". Questa la risposta del direttore del quotidiano di Via Negri.

    Nessuna informativa
    "Non ho mai parlato di schedature o informative giudiziarie e il Viminale non c'entra in nessun modo. Abbiamo un documento che prova un fatto, se il fatto non é vero Boffo lo smentisca offrendo i suoi documenti ai giornali". Così replica il direttore de Il Giornale. E sui presunti contatti con il premier: "Mai stato negli ultimi quattro mesi a Roma, né a Palazzo Chigi né a Palazzo Grazioli e non ho sentito il premier Silvio Berlusconi al telefono. L'unico a telefonarmi, la sera di venerdì prima che l'articolo su Boffo uscisse, è stato il sottosegretario Gianni Letta che aveva saputo della cosa. Ma erano le 23,30 e il giornale era già chiuso".

    Berlusconi: "Mai parlato con Feltri"
    "In questi giorni non ho mai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de Il Giornale, né con altri suoi collaboratori". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi smentendo alcune ricostruzioni giornalistiche che definisce, nel caso specifico, "falsità". "Di fronte alla marea di voci, insinuazioni e presunte rivelazioni apparse stamane sui giornali è impossibile smentirle tutte - afferma il premier - ma su una falsità non posso tacere: in questi giorni non ho mai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de Il Giornale né con altri suoi collaboratori".

    Feltri: "Andiamo avanti"
    Sulla vicenda Boffo il direttore del Giornale non retrocede di un passo: "Abbiamo un documento, che tra l'altro domani ripubblichiamo, in cui si prova che il direttore dell'Avvenire ha patteggiato per molestie personali e che la cosa è stata trasformata in una pena pecuniaria. Sui motivi del patteggiamento vai a capire, comunque noi abbiamo un documento che prova un fatto. Dovrebbe essere lui a questo punto ad offrire la sua documentazione ai giornali, il resto non conta.
    Non conta da chi lo abbiamo avuto, non conta se ci sono errori perché non è un testo di diritto.
    Anche se i termini fossero impropri i fatti sono questi e se qualcuno è in grado di smentirli lo faccia. Io non provo nessun imbarazzo - aggiunge Feltri -, l'imbarazzo dovrebbe essere di Bagnasco se lo sapeva e anche di Boffo.
    Mi rendo conto che è un'intromissione nel suo privato e mi dispiace ma quello che volevo dire era proprio questo, il mio discorso era politico. Volevo dire che bisogna fare attenzione al privato se non hai tutte le carte in regola e nessuno di noi ce l'ha. Io per esempio non mi permetterei di fare la morale sulle signorine con cui qualcuno si accompagna. Non capisco perché si può fare a Berlusconi e non al direttore dell'Avvenire, non siamo tutti uguali?".

    Telefonata di Maroni
    Boffo racconta di avere ricevuto "una inattesa telefonata da Roberto Maroni".
    Boffo, in una lunga risposta alle lettere dei lettori dell’ Avvenire, si riferisce alle affermazioni del Giornale, (secondo il quale sarebbe stato da tempo "già attenzionato dalla polizia per le sue frequentazioni") e spiega che Maroni "ha voluto manifestarmi la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette" ma "teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un’immediata verifica nell’apparato di pubblica sicurezza centrale e periferico che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla era emerso".

    Fantomatico atto giudiziario
    Quello citato dal Giornale, insomma, non era, afferma Boffo, un "fantomatico atto giudiziario ma una vera sola", che si potrebbe "spulciare riga per riga" per controbattere "e far emergere di quel testo anzitutto l’implausibilità tecnica, poi magari sostanziale.
    Lo faremo, se necessario".
    Come avrà fatto, si chiede Boffo, "il Mourinho dei direttori", il "primo degli astuti" a "non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un'informativa che proviene da un fascicolo giudiziario oppure è una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale?
    Perché, collega Feltri, questa domandina facile facile non te la sei posta? Ma se te la fossi fatta, sei proprio sicuro di aver vicino a te le persone e le competenze giuste per compiere i passi a seconda della gamba?
    Non sei corso troppo precipitosamente a inaugurare la tua nuova stagione al timone di quello che non è più un foglio corsaro, ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio?".

    La querela Comunque, conclude il direttore di Avvenire, "quanto di fondamentale non farà spontaneamente capolino davanti all’opinione pubblica, emergerà civilmente e pacatamente in un tribunale della Repubblica, cui i miei avvocati già lunedì si presenteranno per la querela".

    sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo 30 08 09

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: La smentita di Boffo!

    Per quale motivo smentisce solo ora?

  3. #3
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    Predefinito Rif: La smentita di Boffo!

    in casi come questi la Magistratura giudicante dovrebbe intervenire e "confermare" che il suoi atti non sono patacche ma atti pubblici che non possono essere negati né taroccati.
    il Boffo è certamente un bugiardino matricolato( nel senso che è stato REGISTRATO in un qualche casellario giudiziario) ma anche un giornalista(non so se è un prete) che non sembra avere il coraggio di dichiararsi gay ,ai propri lettori di Avvenire,e di esserne orgoglioso.
    La Chiesa,i suoi Vescovi, sembrano incapaci di capire la gravità della loro linea di difesa indifendibile.
    Procedano così e saranno solo loro a frequentare gli edifici un tempo sacri.

  4. #4
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    Predefinito Rif: La smentita di Boffo!

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    in casi come questi la Magistratura giudicante dovrebbe intervenire e "confermare" che il suoi atti non sono patacche ma atti pubblici che non possono essere negati né taroccati.
    il Boffo è certamente un bugiardino matricolato( nel senso che è stato REGISTRATO in un qualche casellario giudiziario) ma anche un giornalista(non so se è un prete) che non sembra avere il coraggio di dichiararsi gay ,ai propri lettori di Avvenire,e di esserne orgoglioso.
    La Chiesa,i suoi Vescovi, sembrano incapaci di capire la gravità della loro linea di difesa indifendibile.
    Procedano così e saranno solo loro a frequentare gli edifici un tempo sacri.
    ------------------------
    Oddio, tutti i diritti di essere gay, ma qualcono gli spieghi quanto è bello "farlo con le ragazze"!

    saluti

  5. #5
    .
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    Predefinito Rif: La smentita di Boffo!

    Intervista a Mario Adinolfi, esponente PD ed ex collaboratore de L'Avvenire

    «Le carte su Boffo? Sono tutte vere»

    Appena ha letto la risposta ai lettori di Dino Boffo su Avvenire si è riconosciuto subito nell’identikit del «molto informato» ex collaboratore di Avvenire che per «saldare qualche vecchio conto» sparge fango sul suo ex direttore. «Parlava di me, ho collaborato con la pagina politica del suo giornale per tre anni e mezzo, senza contratto, e per primo sul mio blog ho scritto della sua condanna per molestie. Ma è tutto vero, altro che patacche o veline. Invece di parlare di attacchi disgustosi Boffo dovrebbe raccontarci la verità. La privacy per un uomo pubblico come lui non può diventare un paravento da ipocriti». Mario Adinolfi, esponente Pd di fede franceschiniana, non è né un mangiapreti né un berlusconiano. Cattolico (militava nella Margherita, ha lavorato per la Radio Vaticana), feroce sostenitore del Noemi-gate, ora assiste con imbarazzo alla fulminea conversione anti gossip del suo partito sul Boffo-gate: «Il Pd dovrebbe difendere la libertà di informazione sempre, non solo per la stampa amica. Feltri ha scritto di fatti incontrovertibili e ha rotto il muro di omertà sulle relazioni omosex del direttore di Avvenire. La sentenza di Terni è un fatto, una notizia che in qualsiasi paese del mondo sarebbe finita immediatamente in pagina».
    Ma come Adinolfi? Anche lei, già aspirante segretario del Pd, si mette a spacciare patacche?
    «Macché patacche, qui c’è una sentenza di un tribunale e di quella si deve parlare. L’ho scritto il 20 settembre del 2005, raccontando il fatto. Nessuno allora mi diede del pataccaro, non ebbi querele né atteggiamenti di risentimento. Forse perché pensavano che la cosa potesse rimanere sotto silenzio».
    Lei chiese quei documenti al gip di Terni, Augusto Fornaci.
    «Formalmente, per iscritto. Andai di persona a Terni e la cancelleria identificò gli estremi della sentenza. Ma poi, quando capirono a chi si riferiva, mi negarono il documento».
    Con che motivazioni?
    «Dicendo che quella vicenda coinvolgeva “relazioni interpersonali pregresse” e che quindi gli atti non potevano essere resi pubblici».
    Anche se c’è un articolo di legge per cui gli atti di un procedimento penale dovrebbero essere accessibili.
    «Certo, e questo dice qualcosa sulla magistratura italiana».
    Boffo risponde: è una montatura giornalistica.
    «Invece il decreto penale di condanna è un fatto. E l’informativa, che non conosco e che ho appreso dal Giornale, corrisponde sicuramente a quel che è noto dei comportamenti di Boffo».
    Vuole forse vendicarsi di Boffo perché non l’ha mai assunta all’«Avvenire»?
    «Ma per favore. Lo dico pasolinianamente: non è una battaglia sulla persona ma sulle idee. A Boffo va il mio pensiero cristiano, perché immagino la sua vergogna e il suo dolore. Quello che è inaccettabile è che in Italia la verità diventi sempre pirandelliana, per cui ce n’è una, nessuna e centomila. Non è così, la verità è una sola e in questo caso è molto chiara. E poi, tirare in ballo i morti mi è sembrato una difesa sconvolgente da parte di un cristiano».
    I morti?
    «Boffo dice che le telefonate moleste partivano dal suo cellulare ma non era lui a farle, bensì un ragazzo, che guardacaso però è morto di overdose e non può più smentire».
    Lei è colpevolista.
    «No, ma quella è una giustificazione che mi inquieta molto. Boffo, per fugare i dubbi, invece di sbraitare potrebbe raccontare in prima persona quella vicenda. Spiegare perché nei confronti di quella donna sono stati pagati dei soldi. È lei la vera vittima in tutta questa vicenda».
    Si parla di privacy violata.
    «La privacy dei personaggi pubblici non esiste, hanno dei doveri di coerenza che ho reclamato molto duramente per Berlusconi. E se uno predica moralità e sobrietà dei costumi deve essere sobrio nei costumi. È un’ovvietà».
    Libertà di inchiesta per tutti, non solo per «Repubblica», quindi?
    «Certo, pretendo che la mia parte politica sia onesta e difenda la libertà di informazione di tutti, anche dei giornali non schierati con noi. C’è un problema intellettuale a sinistra, questa ipocrisia va superata».
    La Cei ha reagito duramente.
    «L’ipocrisia invece fa male soprattutto alla credibilità della Chiesa. Se si comporta come un potere, perde di forza. È questo il male che stanno facendo Dino Boffo e chi lo copre. Quando si sale su una cattedra morale bisogna essere degni di quella cattedra».

    Il Giornale

    31 agosto 2009

 

 

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