Da una mailing list giro:
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----- Original Message -----
From: Melandri Giovanna
To: Umberto Maggetti
Sent: Friday, March 22, 2002 12:29 PM
Subject: Re: A giovanna Melandri da Umberto di listasinistra
Mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla sua mail. Tenterò di
rispondere per punti ai molti temi sollevati
Tu parli di "costi da pagare" per ottenere il tipo di società che si vuole. Sono d'accordo: la politica, qando e' onesta, deve mettere davanti agli occhi di tutti quali sono le opzioni in campo, quanto "costa" ciascuna di queste e poi spiegare agli italiano come intende "spendere" e quali costi intende affrontare.
Ecco quello dell'ambiente e l'esempio tipico della differenza tra il nostro progetto d'Italia e quello della destra; noi i costi economici per evitare di ditruggere il Paese e la salute degli italiani soamo disposti a pagrali, loro no, anzi le conseguenze delle loro disatrose idee le fanno pagare (e salate) ad altri. Il caso di Gela , ma anche il comportamento nei confronti della
sentenza di Marghera è indice di un abbassamento di tono dell'azione di
lotta agli inquinamenti, tutti gli inquinamenti. Cito il caso di Mantova, di
Ferrara, di un sistema industriale che sta rialzando prepotentemente la voce
per chiedere al Governo che gli venga di nuovo riconosciuto quel "diritto ad
inquinare" che lentamente ma progressivamente negli ultimi sei anni, le
normative avevano cancellato dal nostro ordinamento. Penso ad esempio a
quell'articolo della nuova "lunardi" che ha derubricato dalla categoria di
materiale inquinante gli scavi indovina di cosa? Di gallerie (monopolista
del settore è l'azienda di proprietà diretta fino a pochi mesi fa dello
stesso Lunardi).
Lavoro. Molti di noi, nell'Ulivo e nei Ds, hanno deciso di impegnarsi dopo
la sconfitta sugli errori commessi esclusivamente con l'intento di non
ricommetterli piu'. Un errore di questi anni di Governo e' stato anche
perdere di vista il fatto che quando si maneggia il tema del lavoro, tutte
le necessità sono da contemperare, ma la centralità nell'attenzione va data
all'obiettivo di estendere i diritti, non di ridurli.
Che non vuol dire assolutamente non far nulla, non rendersi conto che esiste
la necessità di adattare i meccanismi di regolazione del mercato del lavoro
ai cambiamenti. La questione e' come sempre: quali sono le nostre priorità?
Anche sul tema del lavoro probabilmente abbiamo assunto come nostre priorità
degli altri, abbiamo perso autonomia prima di tutto nell'elaborazione
teorica e, di conseguenza, nell'azione politica e di Governo.
Cosa vuol dire tutto questo oggi? Vuol dire che chi all'interno dei ds ha
indicato nel sindacato un "agente della conservazione" deve riconoscere di
aver sbagliato nel giudizio. Vuol dire riallacciare un rapporto stretto con
il riformismo profondissimo che anima l'attività della Cgil sui temi delle
politiche del lavoro. Significa rovesciare l'idea per cui i periodi di
difficoltà dell'economia si affrontano solo riducendo i diritti dei
lavoratori e affermare con più forza, al contrario, che vanno affrontati
richiamando le imprese alla necessità che non è sempre licenziando ma
rischiando ed investendo in innovazione, ricerca e sviluppo che si fa
crescere la produttività.
Opposizione. Seguire in Parlamento passo passo le tredici deleghe con cui si
sta tentando di cancellare alcune norme molto importanti e di reintrodurre
una lunga serie di condoni ed un'idea dello Stato Sociale che noi non
condividiamo, è molto importante ed è quello che stiamo facendo e da qualche
mese non con quello stile "toccata-e-fuga" che aveva purtroppo
caratterizzato i primi mesi si incerta opposizione.
E a tutto questo si sta accompagnando un lavoro (che io definisco serio) che
molti di noi stanno facendo per tornare a pensare prima di tutto e poi a
raccogliere le idee ed i progetti per un modello di Paese diverso ed
alternativo. Sto parlando evidentemente della mia personale esperienza
politica, ma credo che molti di noi lo stanno facendo avendo compreso (anche
da prima degli "schiaffi" alla dirigenza dell'Ulivo che io ho trovato forti
ma salutari) che è necessario, non chiudersi di nuovo nei recinti dei
partiti ma riaprire porte e finestre, rendersi conto che in giro per
l'Italia non c'è solo protesta ma c'è anche molta proposta con cui
confrontarsi e da raccogliere, rimettere in sesto il nostro quadro di
priorità, fare opposizione parlamentare e sociale con la serenità e la
fermezza necessaria, ricacciare tutte le provocazioni di chi vorrebbe
trasformare questa opposizione in violenza.
E che c'e' bisogno di un'idea dell'alleanza di centro sinistra che comprenda
certo i partiti ma non si fermi solo a loro. Anche questo e' un errore già
fatto, rifarlo comincerebbe a diventare stupido.
Infine io credo che fare tutto questo sia molto importante. Ma riusciremo a farlo bene solo se da un lato sapremo essere noi un ponte di dialogo con tutto cio' che oggi fa difficolta' a dialogare con un partito e sapremo essere noi quello che "riversano" il meglio di questo dialogo all'interno della politica dei ds, senza rotture inutili e improduttive.
Per banalizzare: l'effettivo cambiamento della linea , che noi ritenevamo inutile , di Pesaro è davanti agli occhi di tutti. Io voglio considerarlo come un benefico risultato che deriva anche (certo non solo) dal fatto che abbiamo deciso di rimanere a fare politica all'interno dei ds.
Noi non vogliamo essere uno specchietto per le allodole vogliamo spostare la linea politica dei Ds, cambiarla con la forza e la bontà delle nostre idee ed anche con la forza che ci viene dall'essere non solo una mozione di un partito ma un movimento che ha alle sue spalle e si alimenta del consenso e delle idee di un pezzo sempre più grande di quella società che a sinistra oggi pensa (e molto) di volersi rioccupare di politica, degli interessi di tutti e non soli di quelli di una singola parte.
Per questo non usciamo dai ds ma facciamo la nostra battagia dentro. Per questo a Roma (lo scorso mercoledì) e alivello nazionale il prossimo 7 Aprile a Roma lanceremo la costituzione
della nostra associazione.
A me quello che interessa è che riparta un'opera di aggregazione delle forze di centrosinistra che punti a superare la somma dei partiti, in cui ciascuno faccia il suo ruolo e la sinistra riformista faccia la sinistra riformista
E' difficile? Lo so
saluti
Giovanna Melandri




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