Dal sito www.lapadania.com
Una lunga scia di sangue e misteri segue il pontificato di Karol Wojtyla sin dalla sua nascita,
dopo i 33 giorni d'amore di Papa Luciani
Affari sporchi e morti misteriose tra le mura vaticane
di Max Parisi
Questo papato è nato da una tragedia tutt'oggi avvolta dal mistero più fitto - la prematura scomparsa di Giovanni Paolo I - ed è stato bersagliato, con una cadenza allucinante, da altri cupi eventi che sanno di vendetta e di morte. Il triplice omicidio di lunedì sera è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie. Il 13 maggio del 1981 attentarono alla vita del Papa polacco in piazza San Pietro, e questo è noto. Meno conosciuto un altro episodio avvenuto il 16 febbraio dello stesso anno a Karachi, in Pakistan, quando esplose una bomba mal regolata a pochi metri dall'altare ove Papa Wojtyla avrebbe dovuto dare la benedizione alle folle. Se il dispositivo di innesco a tempo non fosse scattato in anticipo, il Pontefice sarebbe morto dilaniato. L'anno successivo dell'attentato di Alì Agca, il Papa si recò in pellegrinaggio di ringraziamento a Fatima, in Portogallo. Proprio lì un prete, Juan Fernàndez Krohn, tentò di colpirlo al petto con una baionetta lunga 37 centimetri. Motivò il gesto dicendo che il nuovo Papa "stava distruggendo la Chiesa". Venne detto che era il gesto di un pazzo isolato. Mah... Nel 1995, poco dopo la partenza del Papa alla volta di Roma dopo il viaggio che l'aveva portato a Manila, la polizia filippina annunciò di avere sventato l'azione di un commando islamico suicida che aveva come obiettivo la morte del Pontefice. Nel 1997 a Sarajevo durante la visita alla martoriata capitale della Bosnia, le forze di sicurezza dell'Onu trovarono potenti cariche esplosive collocate sotto un ponte sul quale il giorno successivo sarebbe transitata l'auto con a bordo Giovanni Paolo II. Se questi sono gli episodi noti di violenza aventi come bersaglio l'attuale capo della Chiesa cattolica, altri ancora - tutt'oggi senza soluzione - sono accaduti all'ombra del Vaticano. Emanuela Orlandi, ad esempio, è scomparsa nel nulla, ma è fuor di dubbio che quello fu un rapimento da intendersi come un "avvertimento" a chi di dovere nella Santa Sede. Quante piste, tra l'altro, e quante notizie, oltre tutto, sono state abilmente censurate per impedire che emergessero inquietanti retroscena sulle vere attività svolte da apparati del Vaticano. Quando l'inchiesta sulla maxi tangente Enimont arrivò a chiarire in maniera documentata che diversi miliardi di quei soldi sporchi vennero riciclati dalla banca del Vaticano, lo Ior, la notizia scivolò via molto in fretta dai giornali e altrettanto fecero le indagini, che si fermarono contro il muro di pietra che circonda la Santa Sede.Anche su Alì Agca si tentò in più modi di nascondere e depistare una verità imbarazzante che avrebbe potuto mettere a fuoco un movente ben diverso dal fanatismo "islamico". Nessuno ha mai avuto il coraggio di scrivere - a parte l'ex magistrato Carlo Palermo nel libro Il quarto livello di cui è autore - che Alì Agca prima recarsi a Roma per attuare l'attentato passò alcuni giorni a Trapani. Diversi massoni trapanesi risultarono legati a vicende connesse con personaggi di mafia inquisiti di traffico internazionale di stupefacenti dopo la scoperta della raffineria di eroina di Alcamo. La morfina base che veniva trattata chimicamente ad Alcamo per ricavarne eroina, era fornita a Cosa Nostra da una rete di trafficanti turchi: i Lupi Grigi! Ovvero la medesima organizzazione terroristica a cui aderiva Agca. Lo stesso Agca che si recò a Trapani e dopo in Piazza San Pietro per ferire, non per uccidere, il Papa. Infatti è del tutto evidente che un killer professionista qual è Agca sparò intenzionalmente verso il basso, colpendo così il Pontefice al ventre. Addirittura esiste una straordinaria fotografia, scattata per caso da un fedele, che ritrae il sicario turco mentre torce il polso per indirizzare il colpo di pistola esattamente là dove doveva arrivare. Se Agca - abile tiratore allenato all'uso delle armi - avesse voluto uccidere, là dove si trovava, a pochi metri dal Papa, non avrebbe certo sbagliato. Bastava sparasse alla testa del Santo Padre, ma questo non accadde perché il killer decise altrimenti. Mentre chi aveva imboccato con decisione questa pista, l'allora sostituto procuratore della Repubblica Carlo Palermo, fu oggetto di un terribile attentato che solo per una fatalità, costata la vita a una donna e i suoi due bambini, non lo uccise, ottenendo comunque il risultato di sconvolgere a tal punto l'esistenza di quel magistrato da spingerlo ad abbandonare indagini e toga.È possibile quindi sostenere che alcuni uomini del Vaticano potrebbero essere coinvolti in una fitta rete di rapporti inconfessabili che hanno a che vedere con transazioni di denaro sporco: capitali provenienti dal traffico di stupefacenti e dal riciclaggio di attività corruttive. Se questo è lo scenario, non è difficile immaginare quanti e quali ricatti sottendano questo genere di rapporti "d'affari", dove commettere un errore o non rispettare "regole" ed "accordi" significa morire. Non a caso un importante quotidiano americano, proprio ieri cercando di spiegare il movente della strage in Vaticano, si è spinto a scrivere che i Servizi Segreti svizzeri erano profondamente contrariati dalla nomina del nuovo capo delle Guardie. Potrebbe non spiegare gli omicidi, ma certo illustra quale tipo di "atmosfera" si respira all'interno dei corpi di vigilanza della Santa Sede, importantissimo punto di "osservazione", per non dire di spionaggio. Ora, parlando degli omicidi di lunedì, perché scartare a priori l'ipotesi che esista un quarto uomo, l'assassino? Cosa vieta di pensare che un killer, con il compito esclusivo di eliminare il nuovo capo delle Guardie Svizzere, abbia organizzato un piano tale da depistare la verità? Come, il comandante ucciso non era armato e il vice-caporale sì?Allora permettete un'ipotesi: l'assassino - che ha grande dimestichezza con quell'ambiente - si impossessa dell'arma del sottufficiale e minacciandolo raggiunge con lui l'appartamento del comandante, spara alla coppia, quindi uccide il caporale mettendogli la pistola in bocca (come risulta da indiscrezioni) e si allontana, non prima di aver sparato un altro colpo facendo impugnare la pistola al cadavere dell'innocente caporale affinché risulti essere stato lui l'assassino, poi "suicidatosi" per il rimorso e la vergogna. Fantasia? Sinceramente, me lo auguro.




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