Sul Corriere dell'8 aprile u.s., è apparso un articolo (dedicato alla chiusura del congresso di Rifondazione comunista) a firma di Daria Gorodisky (di origini 'elette'? Non lo escludiamo ...il cognome è decisamente 'sospetto', benché non figuri nell'elenco dei cognomi degli ebrei d'Italia realizzato da Samuele Schaerf). In questo articolo, la giornalista sostiene che la "guerra dei sei giorni" "fu una guerra subita da Israele". Questa è un'affermazione assolutamente priva di fondamento e contrastante con la realtà dei fatti e con la verità storica.
Leggiamo, infatti, nell'opera fondamentale di Andrew e Leslie Cockburn dal titolo Amicizie pericolose. Storia segreta dei rapporti tra Stati Uniti e Israele (Gamberetti Editrice, Roma, 1993): "Nel 1982 (...) il primo ministro [israeliano] Menachem Begin (che nel giugno del 1967 faceva parte del governo) dichiarò: "Nel giugno del 1967... facemmo una scelta. La concentrazione dell'esercito egiziano nelle vicinanze del Sinai non prova che Nasser stava veramente per attaccarci. Dobbiamo essere onesti con noi stessi: fummo noi a decidere di attaccarlo [sottolineatura nostra]"." Hai capito Daria Gorodisky? Se stai parlando del congresso di Rifondazione, non divagare in argomenti che 'sconosci', altrimenti rischi di scrivere delle fesserie, come in questo caso (la tua buona fede è 'presunta' naturalmente...).
Continuano i Cockburn: "Nel 1972 Ezer Weizman, che in qualità di comandante dell'aeronautica e poi vicecapo dello Stato Maggiore israeliano curò gran parte della pianificazione operativa per la guerra, disse che nel 1967 non c'era "nessuna minaccia di distruzione", ma che l'attacco all'Egitto, alla Giordania e alla Siria era ugualmente giustificato perché Israele potesse "esistere secondo le dimensioni, lo spirito e la qualità che il paese incarna oggi [sottolineatura nostra]"." In effetti l'aggressione di allora, che durò appunto sei giorni (dal 4 al 10 giugno 1967), faceva parte di un piano di espanione conforme al 'sogno' sionista che prevede da sempre l'estensione di "Israele" dal Nilo all'Eufrate (i due fiumi sono raffigurati sulla bandiera "israeliana" dalle due strisce orizzontali, fra le quali si trova la stella di David che rappresenta appunto "Israele"): l'entità sionista occupò la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, Gerusalemme Est, le alture del Golan e il Sinai. Eccezion fatta per quest'ultimo (restituito all'Egitto in seguito agli accordi di Camp David del 1979 tra Begin e Sadat), i sionisti ancora oggi non si sono ritirati dalle terre arabe occupate con la forza e l'inganno nel giugno del 1967 (nonostante le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impongano il ritiro, i Territori Occupati sono ormai diventati oggetto di un contenzioso fra gli ebrei e i Palestinesi ...l'Onu è notoriamente un'istituzione mondialista subordinata alla plutocrazia sionista internazionale!).
"Il generale Matityahu Peled - si legge ancora in Amicizie pericolose -, che prima della sua metamorfosi in colomba era stato falco tra i falchi allo Stato Maggiore, dichiarò: "Sostenere che le forze egiziane concentrate ai nostri confini fossero in grado di minacciare l'esistenza di Israele, è un insulto non solo all'intelligenza di chiunque sia in grado di analizzare quella situazione, ma anche nei confronti di Zahal [l'esercito israeliano]"." Infine "Ytzhack Rabin, capo di Stato Maggiore prima e durante la guerra, esprime a questo proposito il punto di vista dei militari: "Non credo che Nasser volesse la guerra. Le due divisioni che inviò sul Sinai il 14 maggio non sarebbero state sufficienti a dar vita ad un'offensiva contro Israele. Lui lo sapeva quanto noi [sottolineatura nostra]"."
Alla luce di quanto riportato sopra, è lecito chiedersi: la "guerra dei sei giorni" fu, come ha scritto Daria Gorodisky, subita dall'entità sionista?




Rispondi Citando