Una strana forma di quiete, più strana e più lunga di quella che solitamente segue ogni tempesta che si rispetti, sta seguendo l’esplosione, avvenuta venerdì scorso, del caso-Boffo.

Motivo: Oltretevere si stanno interrogando per capire se e come la cosa andrà avanti, sapendo che i mediatori soliti di Palazzo Chigi, riconosciuti e apprezzati come tali, in questa fase sono praticamente “bruciati”, caduti essi stessi sotto i colpi dell’inchiesta giornalistica che sta facendo le pulci al direttore di Avvenire.

Non a caso l’uomo del momento, per le gerarchie vaticane, non si chiama Gianni Letta, che ancora sta scontando i postumi di uno dei peggiori venerdì della sua vita da quando è diventato uomo di governo, ma Fabrizio Cicchitto.

Il capogruppo del PdL alla Camera gode di una credibilità che, paradossalmente, gli deriva proprio dal fatto di non essere cattolico, quindi di essere meno coinvolto emotivamente nelle vicende di questi giorni e, in un certo senso, più libero di assumere impegni e di mantenerli. Senza considerare la sua vicinanza al premier Berlusconi né il fatto che è proprio dalla Camera che transiteranno, da qui a breve, i provvedimenti che più stanno a cuore Oltretevere.

Dove ieri Cicchitto ha avuto un primo abboccamento.

Non siamo ancora alla ripresa delle relazioni normali tra Palazzo Chigi e la Santa Sede, ma, appunto, in attesa di capire alla fine chi vincerà tra falchi e colombe governative, il Vaticano sta cercando di prendere tempo e, intanto, cautelarsi su tutti quei fronti che ritiene maggiormente sensibili.

Il momento è di quelli assai delicati, dove ogni dichiarazione deve essere calibrata con la massima attenzione.

Così, è più che probabile che qualcuno abbia avuto da ridire, ieri, circa alcune dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera dal direttore dell’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian, specialmente laddove rivendicava come un merito del suo giornale quello di non avere mai scritto delle vicende private del presidente del Consiglio, bollando come «imprudenti» alcuni editoriali di Avvenire soprattutto in tema di immigrazione.

Come non fosse bastato, sempre ieri, nel pomeriggio, è intervenuto il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, che, nella sua qualità di presidente del consiglio degli Affari giuridici della Cei, ha invitato Boffo a «valutare se lasciare la direzione» di Avvenire.

Anche se nulla prova che le parole di Vian abbiano suscitato malumori Oltretevere, è un fatto che in serata fonti della sala stampa vaticana hanno diffuso la notizia di una telefonata in cui il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, aveva espresso la sua solidarietà a Dino Boffo invitandolo a non dimettersi (una telefonata analoga era avvenuta nel pomeriggio di domenica, senza però essere stata divulgata, forse perché dal carattere molto meno formale e più volto a tranquillizzare il direttore di Avvenire che non fosse in corso alcun regolamento di conti interno alla curia).

Contemporaneamente, monsignor Mogavero veniva sollecitato a diramare un secondo comunicato stampa, per precisare di «non avere mai chiesto le dimissioni di Boffo», al quale andavano pure la «stima e vicinanza» del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi.

Mentre nei sacri palazzi accadeva tutto questo, nel laicissimo palazzo di Giustizia di Terni, città dove sono avvenuti i fatti ascrivibili a Dino Boffo, la procura faceva sapere di non avere agli atti alcun fascicolo contenente informazioni circa le inclinazioni sessuali del giornalista.

Che oggi racconterà la sua verità in tre pagine di Avvenire. Sarà solo coincidenza, ma, in tutto questo trambusto, ieri il papa ha incontrato i vertici della comunità di sant’Egidio e il vescovo tradizionalmente a loro più vicino, monsignor Vincenzo Paglia, che è anche vescovo di Terni.


Mario Prignano


Libero News - Boffo senza 'Avvenire'?