Le dichiarazioni di alcuni ministri del governo Berlusconi su presunte responsabilità dei sindacati sul clima pesante che si respira nel nostro paese e che ha portato fino alla brutale uccisione di Marco Biagi, non erano state gradite da Cofferati, leader della Cgil. Inammissibili certe affermazioni, intollerabili certi toni per non offendere i sindacalisti.
Ma proviamo a vedere le parole di uno di questi ministri, Antonio Martino, che in una intervista rilasciata al quotidiano Sicilia: «Un fenomeno che non ha eguali in nessun Paese del mondo: un’organizzazione sindacale privata che mostra i muscoli, esibisce la sua preoccupante potenza presumibilmente per ricordare alle istituzioni democratiche che non è loro consentito di svolgere i compiti previsti dalla Costituzione e che sono stati loro assegnati dalla maggioranza degli elettori… L’obiettivo era quello di dichiarare la contrarietà della Cgil alla riforma sostenuta dal professor Marco Biagi… quelle centinaia di migliaia di persone erano lì per applaudire inconsapevolmente alle tesi degli assassini di Biagi: che la riforma del mercato del lavoro costituisce un tradimento dei diritti dei lavoratori. Sia ben chiaro: non sto alludendo in nessun modo a collusioni o contiguità».
Secondo Sergio Cofferati questo argomentare «renderebbe impossibile riprendere il confronto con chi considera la nostra posizione ambigua o addirittura contigua al terrorismo». A questo punto o c’è una differente capacità di comprensione dell’italiano o Cofferati non ha per niente letto le affermazioni del ministro della Difesa, visto che Martino ha esattamente affermato il contrario. Invece, Sergio Cofferati dovrebbe dare lui delle spiegazioni per i toni che il suo sindacato ha usato ed il clima di estrema tensione e guerra sociale che ha favorito: volantini e slogan falsi (con tanto di manifesti che accusano il governo di voler cancellare l’articolo 18, cosa squallidamente falsa), saggi prodotti dalla propria struttura di esperti giuridici con titoli molto eloquenti «La delega al Governo per il mercato del lavoro: un disegno autoritario nel metodo, eversivo nei contenuti» (di P.G. Alleva, A. Andreoni, V. Angiolini, F. Coccia, G. Naccari, pubblicato anche sul sito della Cgil: www.cgil.it/giuridico nella sezione attualità in evidenza), o ancora accuse al governo e ai suoi tecnici di compiere un vero e proprio «massacro sociale».
Sono questi i toni che il sindacato ritiene siano adeguati per condurre una campagna di sensibilizzazione e difesa dei diritti dei lavoratori con una forte contrapposizione agli estremismi? Questo è forse l’equilibrio cui fa riferimento Cofferati?