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Risultati da 11 a 20 di 86

Discussione: Mazziniani nel VENETO

  1. #11
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    Predefinito tratto da IL MATTINO 14 giugno 2002

    Il docente di Princeton alla Feltrinelli
    Il pensiero di Viroli

    PADOVA

    Maurizio Viroli, docente di teoria politica all'università di Princeton negli Stati Uniti, presidente dell'Ami (associazione Mazziniana italiana) e consulente della Presidenza della Repubblica per i progetti culturali, sarà presente oggi, alle 18, alla libreria Feltrinelli, in via S. Francesco 7, alla presentazione dei suoi due ultimi libri pubblicati dai titoli: «Repubblicanesimo» e «Dialogo intorno alla Repubblica (saggio-intervista con il senatore a vita Norberto Bobbio)».
    I due volumi saranno presentati dal professor Gilberto Muraro. Interverrà anche il professor Sauro Mattarelli, direttore della rivista «Pensiero mazziniano».
    In serata, alla Bulesca, nel corso dell'incontro sociale della sezione «Giuliana Ascoli Vitali Norsa» dell'Ami - aperto anche ai simpatizzanti - il professor Maurizio Viroli, in qualità anche di presidente nazionale dell'Ami, affronterà una conversazione sul tema «Quale patria?». Introdurrà la conferenza il presidente della sezione padovana Ami, professor Benito Lorigiola.

  2. #12
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    Predefinito tratto da CORRIERE DELLA SERA 15 giugno 2002

    Ippolito Nievo è nato a Padova nel 1831, da un avvocato di nobili origini mantovane. Ben presto sposa gli ideali mazziniani. A Mantova partecipa al tentativo insurrezionale del 1848, poi fallito. Fervente patriota, salpa da Quarto con i Mille di Garibaldi. Muore nel 1861, in un naufragio tra Palermo e Napoli
    LE OPERE

    Dopo i romanzi realisti e d’ispirazione rurale ( Novelliere campagnuolo , Il conte pecoraio ), approdò alla maturità artistica con Le confessioni di un italiano , romanzo storico che descrive il processo di formazione dell’unità italiana. Intanto, con la sua attività pubblicistica, Nievo si avvicina sempre più al giornalismo militante milanese e collabora con Giovanni De Castro, direttore del settimanale «Il Caffè»

  3. #13
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    Predefinito Viroli chi sei tu?

    Mi dispiace inserirmi in una discussione di cronaca dell'Ami, ma volevo sottolineare ancora una volta ed è finalmente apparsa la notizia che avevo già detto tempo fa, e cioè viroli ci ha fregato a tutti, con quel suo libro sulla storia del repubblicanesimo è riuscito a ritornare in Italia alla grande, addirittura gli "strateghi" della associazione mazziniana, lo hanno anche eletto presidente.
    Subito si è dato da fare con Manzella, ds, subito con Manzella finalmente ha avuto la consulenza sui beni culturali del presidente Ciampi e così via, gira per l'Italia presentando un libretto con una intervista con Bobbio, facendosi apparire come amico di Bobbio e così,. Tale scappata non è dettata da astio, ma dal convincimento che ancora una volta ci sono persone che pur essendo di altri partiti come Viroli si appropriano della tradizione repubblicana, passando attraverso l'Ami.
    Per piacere informate qualsiasi repubblicano o mazziniano che incontrate.La prossima volta sarà candidato dei Ds a
    Forlì, facciamo una scommessa? Oppure gli interessa una cattedra in Italia.
    Manzella DS è diventato il suo padrino, mi dispiace per gli iscritti dell'Ami, di cui anch'io faccio parte, ma le sezioni dell'Ami che sorgono qua e là, la dicono lunga su quelli che non vogliono seguire più il PRI e così via...........
    Ciao e auguri, complimenti per le belle manifestazioni.

  4. #14
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    Predefinito

    Belluno

    Su iniziativa del Prof. Romano Cavagna, una nuona sezione A.M.I. si è costituita nel Veneto. È stato eletto provvisoriamente Presidente il Prof. Cavagna e la sezione viene intitolata ai "Doveri dell'uomo". A fine maggio la prima manifestazione per pubblicizzare pubblicamente la costituzione della nuova sezione, alla quale formuliamo i migliori auguri di un proficuo lavoro.

  5. #15
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    Predefinito dal GAZZETTINO ONLINE 17 giugno 2002

    GARIBALDI, UN EROE SPESSO DIMENTICATO

    ROVIGO

    (G.N.) "Un eroe dell'opera, un mito che a Rovigo e in Polesine sembra essere andato dimenticato. Gli unici a ricordarsene e a rivendicarlo sono gli appartenenti alla Società di mutuo soccorso e previdenza di Rovigo di cui fu presidente onorario dal 1867 al 1882, anno della sua morte". Nel 120. anniversario dalla morte (1882- 2002), il professor Sergio Garbato ha così commemorato Giuseppe Garibaldi nell'incontro tenutosi alla Gran Guardia. "Siamo fieri di avere a Rovigo la più grande statua di Garibaldi esistente nel mondo - ha esordito l'assessore Eva Grandi - La grandezza dello spirito di Garibaldi va riscoperta ed evidenziata. Con l' "eroe dei due mondi" si riscopre il concetto di patria utile, nel particolare momento in cui viviamo". "Garibaldi era onorato di presiedere la società di mutuo soccorso a Rovigo - ha proseguito Garbato -. Era un internazionalista. Pensava all'Unità d'Italia come ad un primo passo verso l'unità degli Stati. Egli era un "eroe del Trovatore", colui il quale abbandona tutto per la difesa di una causa o di un popolo. Un "eroe dell'opera" per il suo modo di presentarsi". I vestiti che egli indossava rappresentavano la storia della sua vita: "Si portava addosso un po' del periodo repubblicano e dell' epopea risorgimentale". Ad essere travolte dal suo fascino eroico furono diverse donne e soprattutto i giovani. "E' un senso di appartenenza che pare ora ci stia sfuggendo - commenta Garbato. Il monumento in piazza a Rovigo è una ferita che sanguina. Sta andando in rovina uno tra i monumenti più belli e curiosi in Italia. Se non saranno il Comune o la Provincia ad intervenire, toccherà ai cittadini stessi, autotassandosi così come è stato quando il monumento fu costruito".

  6. #16
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    Predefinito dal CORRIERE DELLE ALPI 13 luglio 2002

    Sandi: «Dovevano rinunciare alle pretese dinastiche»
    Convinto dai mazziniani

    BELLUNO

    Italo Sandi (Ds) si è convinto a votare no al rientro dei Savoia in Italia, dopo aver letto la lettera inviata dall'Associazione dei mazziniani italiani. La lettera di Maurizio Viroli, inviata ai deputati, ha convinto molti altri deputati. «Il documento dei mazziniani ha chiarito che i Savoia potevano rientrare in Italia senza bisogno di modificare la Costituzione. Bastava che rinunciassero alle pretese dinastiche, come è accaduto in Austria con Otto d'Asburgo». Questo, aggiunge Sandi, è un momento storico importante, che finirà sui libri di storia. «I Savoia dovevano comportarsi diversamente».

  7. #17
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    Predefinito dal CORRIERE DELLE ALPI 19 luglio 2002

    LA LETTERA DEI MAZZINIANI
    I Savoia non hanno mai rinunciato al titolo dinastico

    di Romano Cavagna*

    Con l'approvazione in via definitiva da parte della Camera dei Deputati della sospensione degli effetti della XII disposizione della Costituzione repubblicana, il rientro degli eredi maschi dei Savoia sembra ormai inevitabile.
    I mazziniani italiani ritengono che questo provvedimento legislativo sia inutile, sbagliato e dannoso.
    E' inutile perchè i discendenti maschi dei Savoia potrebbero rientrare in Italia in qualsiasi giorno, senza alcun intervento sul testo costituzionale, solo che rinunziassero (cosa che non hanno mai fatto!) al titolo dinastico e quindi alla loro posizione di pretendenti al trono d'Italia sul piano del diritto internazionale. Questo atto fu a suo tempo richiesto (e ottenuto) dall'Austria per il rientro di Otto d'Asburgo. In tal modo, essi non sarebbero più appartenenti a un casato, ma sarebbero semplicemente dei cittadini come tutti gli altri, il cui cognome sarebbe Savoia, anzi che Rossi o Bianchi. La XIII disposizione finale della Costituzione in tal caso non li riguarderebbe più, dato che è letteralmente diretta gli appartenenti a Casa Savoia.
    E' sbagliato sul piano del diritto costituzionale perchè si riferisce alla XIII disposizione come se fosse transitoria e finale, mentre ovviamente essa non può che essere una sola delle due; ed è precisamente finale. D'altra parte l'art. 139 della Costituzione esclude la revisione della forma istituzionale repubblicana; questa norma è pertanto in contrasto con la presenza sul suolo nazionale di una persona che non ha rinunciato al rango di pretendente al trono d'Italia per sè e per i suoi successori e continua a rilasciare diplomi cavallereschi e titoli di nobiltà. I cosiddetti riconoscimenti della istituzione repubblicana da parte di Vittorio Emanuele di Savoia, come la lettera al Capo dello Stato chiamato Presidente della Repubblica, diventano del tutto inconsistenti.
    E' altresì dannoso perchè la revisione costituzionale sta avvenendo secondo un andazzo di buonismo e perdonismo che offende le ragioni morali e storiche della fondazione della Repubblica ed il patriottismo costituzionale. Non si tratta di chiedere ai Savoia di scontare le colpe dei padri; ma non si può accettare che il loro rientro avvenga senza una discontinuità con l'eredità dinastica, senza una storicizzazione condivisa dalla popolazione. Con la revisione costituzionale recentemente approvata si infligge un colpo durissimo alla memoria storica nazionale, con conseguenze durissime.
    Noi mazziniani non siamo contrari, a priori, al rientro dei Savoia in Italia; anzi, ne riconosciamo il diritto. Ma ci facciamo altresì carico di alcune responsabilità sul piano storico e su quello giuridico. Siamo cioè contrari ad un rientro che avviene tra il detto e il non detto, sull'onda di un falso umanitario, o peggio sulla pretesa di riscrivere in termini superficiali e falsi una storia nazionale che è costata lacrime e sangue.
    I mazziniani si appellano algi italiani che per buoncuore, disinteresse o perdonismo sono favorevoli al rientro, a queste condizioni, dei Savoia, affichè sappiano riflettere e comprendere le ragioni di questa battaglia etica, prima che politica, che non intende discriminare nessuno, ma pretende però il giusto rispetto dei valori della storia e del diritto.
    *presidente Associazione mazziniana italiana sezione di Belluno «Doveri dell'Uomo»

  8. #18
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    Predefinito dal CORRIERE DELLE ALPI 15 agosto 2002

    L'OPINIONE
    Ritorno dei Savoia, politica da rotocalco

    di Romano Cavagna*

    L'argomento più utilizzato dalla maggioranza dei fautori del rientro dei Savoia in Italia è stato quello del gesto di generosità; inutile, ma sostanzialmente innocuo per la Repubblica e le istituzioni. Eppure proprio questo aspetto costituisce il motivo più grave della nostre preoccupazioni; il Governo e il Parlamento non possono infatti abbandonarsi a gesti inutili e populistici, pena il discredito delle istituzioni. Ogni atto del Legislatore dovrebbe essere un momento di costruzione e di rafforzamento delle istituzioni democratiche.
    Il fatto che gran parte dell'opinione pubblica e soprattutto degli «addetti ai lavori» abbia dimenticato questa elementare norma denota una carenza di cultura politica gravissima e getta una luce sinistra sulla tesi della «Repubblica forte» che può generosamente porre fine ad una situazione paradossale che teneva lontani i discendenti di Casa Savoia dalla loro Patria per colpe che, comunque, non avevano personalmente commesso.
    Ragionamento, quest'ultimo, corretto solo in parte, perchè se si accetta la trasmissibilità dei diritti e dei privilegi dinastici, logica vorrebbe che se ne accettassero anche gli oneri.
    Inoltre, se i signori Savoia avessero rinunciato alla dinastia (e ci sono stati precedenti illustri al riguardo in Europa) sarebbero già potuti rientrare in Italia da molto tempo, con soddisfazione di tutti. Non l'hanno fatto; perchè? Assodato che nei loro confronti non era stata commessa nessuna violazione dei diritti umani, occorre cercare altrove il senso del provvedimento, che si colloca purtroppo nella rimozione della memoria storica e di cambiamento profondo della nostra Costituzione.
    Non si tratta quindi del gesto di una Repubblica forte, solida, ma piuttosto di un segnale che è, insieme, politico e di preoccupante confusione.
    Il clamoroso colpo di spugna sulle responsabilità della dinastia sabauda, almeno dal 1922 al 1945, la coreografia del ritorno dei «reali» in pompa magna con il bagaglio dei loro «diritti nobiliari», le interviste frivole, sono tutti elementi che suggellano la convinzione che il governo della Repubblica sia assimilabile a una politica da rotocalco in cui si può affermare e smentire qualunque cosa senza che nessuno di faccia caso. Passa l'immagine vincente di un mondo in cui si elargiscono favori e prebende anzichè applicare le leggi. La Repubblica viene così svuotata dai suoi contenuti essenziali: la pubblica opinione la fanno i nuovi banditori, i mass media indirizzati dal potente di turno.
    I reali di Casa Savoia ritornano in Italia non da cittadini, ma da eredi al trono. E' questo ciò che i Padri Costituenti hanno voluto per il popolo italiano?

    *presidente della szione «Doveri dell'Uomo» Associazione mazziniana italiana, Belluno

  9. #19
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    Venezia
    Si è svolta il 2 giugno in Campo Bandiera e Moro la Festa della Repubblica che l’AMI di Venezia ha organizzato congiuntamente all’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia alla società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati ed al Coordinamento Associazioni Combattenti d’Arma.
    La Festa, che ha visto la partecipazione anche di molti cittadini, ha espresso negli interventi che si sono succeduti la consapevolezza del valore unico ed unificatore che la Repubblica deve avere.
    Dopo la breve cerimonia organizzata dalle Associazioni d’Arma, nella quale con un minuto di silenzio è stato simbolicamente effettuato l’alzabandiera, si sono succeduti gli interventi del Dr. Mario Barnabè della Direzione Nazionale AMI, del Dr. Luca Padoan del Comitato Promotore della Festa del Prof. Giannantonio Paladini (Università Cà Foscari) e di Monsignor Volo.
    Hanno partecipato anche altre sezioni italiane dell’AMI.
    Barnabè, nel suo discorso, ha ben posto in risalto il ruolo della cultura mazziniana come spinta morale e forza democratica che ci portò alla repubblica: “La Repubblica del 2 giugno nacque dalla ispirazione mazziniana della Repubblica Romana del 1849, evidenziando come quegli ideali, profondamente diversi dal liberalismo e dal collettivismo, uniscano i valori ugualitari della democrazia con quelli della libertà dell’individuo….”
    -----------------------------------------------------------------------------------

    tratto da il Pensiero Mazziniano

  10. #20
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