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Discussione: Mazziniani nel VENETO

  1. #61
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    Predefinito tratto da http://www.webandcad.it/AMI/italiano.htm



    ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA - ONLUS
    A.M.I - Circolo di Treviso

    in collaborazione con:
    Ist.per la Storia del Risorgimento
    I.S.T.R.E.S.C.O.
    Fondazione Benetton Studi e Ricerche
    Ateneo di Treviso

    Convegno di Studi
    " Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita"

    15 - 16 Aprile 2005
    Palazzo Bomben - Via Cornarotta, 9 - Treviso

    Programma:

    Venerdì 15 Aprile 2005

    ore 9,30
    Presentazione del programma
    Indirizzo di saluto

    - Relazioni:

    Ernesto Brunetta - Risorgimento deluso
    Silvio Pozzani - La Repubblica Romana

    ore 15,30

    Rocco Li Volsi - Mazzini e le ideologie dell'Ottocento
    Francesco Scattolin - Mazzini: letteratura e impegno civile
    Alberto Magagnato - L'Europa di Mazzini

    Sabato 16 Aprile 2005

    ore 9,30

    Relazioni:

    Stefan Delureanu: Moti europei del 1863-64
    Sauro Mattarelli: Dialoghi sui doveri

    a seguire: I sentieri garibaldini
    film documentario di G.Madinelli con introduzione
    sui moti veneto-friulani del 1864

  2. #62
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO 15 aprile 2005

    Doppio convegno su Mazzini nel bicentenario dalla nascita

    Treviso
    Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, per celebrare degnamente l'anniversario del grande europeo e italiano, l'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, comitato di Treviso, ha organizzato per oggi e domani, in collaborazione con Istresco, Fondazione Benetton Studi e Ricerche e Ateneo di Treviso, un convegno in programma a Palazzo Bomben, sede di Fondazione Benetton, in via Cornarotta.

    Il convegno, con il patrocinio di Regione Veneto, Provincia e Comune di Treviso e Csa Treviso, aprirà stamane alle 9.30 con le relazioni di Ernesto Brunetta (Risorgimento deluso) e Silvio Pozzani (La Repubblica romana), mentre mnel pomeriggio alle 15,30 parleranno Rocco Li Volsi (Mazzini e le ideologie dell'Ottocento), Francesco Scattolin (Mazzini: letteratura e impegno civile), Alberto Magagnato (L'Europa di Mazzini).

    I lavori del convegno riprenderanno sabato alle 9,30 con la relazione di Stefan Delureanu (Moti europei del 1863-1864), quindi Sauro Mattarelli (Dialogo sui doveri). A chiudere "I sentieri dei garibaldini", film documentario di Giorgio Madinelli con introduzione sui moti veneto-friulani del 1864.

  3. #63
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    Predefinito Bicentenario Mazziniano a Venezia

    Sabato 21 maggio 2005, ore 17.00
    Padiglione delle Navi - Arsenale di Venezia

    ROBERTO BALZANI presidente nazionale AMI
    LUCA PADOAN presidente onorario AMI Venezia parleranno di

    COSTITUZIONE ITALIANA E COSTITUZIONE EUROPEA

    con Pierantonio Belcaro, Enrico Mingardi, Ivo Papadia, Paolo Povolato, Raffaele Speranzon e Michele Zuin

    Manifestazione organizzata da Associazione Mazziniana Italiana di Venezia - Giovane Europa in collaborazione con Movimento Federalista Europeo di Venezia e Quaranta&Dintorni

    Segue cena presso il Circolo Ufficiali
    Per conferma: Federico Doria 349 4596751 ami_venezia@virgilio.it

    .........................................
    tratto da YAHOO Groups "I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/

  4. #64
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    Predefinito Comitato padovano bicentenario mazziniano


  5. #65
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    Predefinito Comitato padovano bicentenario mazziniano

    COMITATO PADOVANO PER LE CELEBRAZIONI DEL
    BICENTENARIO DELLA NASCITA DI
    GIUSEPPE MAZZINI

    Accademia Galileiana di scienze, lettere e arti
    Associazione Mazziniana Italiana
    Comune di Padova
    Comitato padovano per la Storia del Risorgimento
    Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea
    Provincia di PadovaSocietà Dante Alighieri
    Università di Padova

    CONVEGNO: "MAZZINI E L'EUROPA"

    Padova
    Lunedì 30 maggio 2005, h. 15-18
    Aula Magna dell'Università

    PROGRAMMA
    Saluti delle autorità ( da dettagliare)
    Maurizio Viroli

    Princeton University - Presidente onorario dell'Associazione Mazziniana Italiana
    L'Europa nel pensiero e nell'azione di Mazzini

    Andrea Manzella - Senato della Repubblica e Università Luiss di Roma
    La Costituzione europea

    Mario Monti - Presidente dell'Università Luigi Bocconi
    L'economia nell'Unione Europea

    Tiziano Treu - Senato della Repubblica e Università Cattolica di Milano
    Lavoro e welfare nell'Unione Europea

    Coordinatore: Gilberto Muraro
    Dipartimento di Scienze Economiche
    Via del Santo 33 - 35123 Padova
    Tel. 049-8274229 - cell: 3358017494
    e-mail: gilberto.muraro@unipd.it

  6. #66
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO Online 27 maggio 2005

    A FELTRE E BELLUNO Questa sera il primo degli incontri organizzati dall'Associazione Mazziniani
    Mazzini, alle radici della Repubblica

    Alla vigilia del 2 giugno, 59° anniversario della proclamazione della Repubblica, spunta l'ombra di Mazzini. La sezione bellunese dell'AMI, Associazione Mazziniani d'Italia, presieduta da Romano Cavagna, promuove due incontri-dibattito sul valore della Costituzione che si terranno rispettivamente a Feltre questa sera e a Belluno il 3 giugno. Oggi, in Sala Degli Stemmi a Feltre, dalle 18 si terrà l'incontro con l'Onorevole Agostino Pavan incentrato su "La Riforma della Costituzione: perché?"
    A Belluno, venerdi 3, presso la Sala De Luca a Borgo Prà, alle 18 parlerà sempre della Costituzione il prof. Mario Di Napoli, storico nonché Consigliere Parlamentare e membro della Direzione nazionale dell'AMI. Durante i due incontri verranno distribuite copie della Costituzione.

    I Mazziniani mantengono una posizione del tutto autonoma rispetto a qualsivoglia partito politico: a maggior ragione nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini vogliono far riflettere sul fatto che la Carta costituzionale italiana -frutto degli ideali risorgimentali che si spingono fino alla lotta di liberazione nazionale- è fondata su principi etici come Libertà, Uguaglianza, Laicità dello Stato, Divisione dei poteri, Indipendenza della magistratura e Solidarietà sociale, che ne fanno uno dei modelli più avanzati sul piano dei diritti umani. Una lezione di democrazia. Un patrimonio da difendere, come spiegano i Mazziniani bellunesi invitati dal prefetto di Belluno a ricordare l'attualità del pensiero mazziniano in occasione della consegna delle onorificenze concesse dallo stato il 28 maggio.

    Laura Cenni

  7. #67
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO Online 31 maggio 2005

    ACCADEMIA DEI CONCORDI
    Mazzini e l'educazione, volano della politica

    ROVIGO - Mazzini educatore approda in Accademia dei Concordi nel bicentenario della nascita. Una delle figure più importanti del Risorgimento italiano è stata riproposta al pubblico di studenti universitari ieri pomeriggio, nel convegno che per loro vale come credito formativo. Per tutti è stata l'occasione appassionante di approfondire la sua opera da punto di vista pedagogico e teatrale, non soltanto inquadrandolo nelle vicende storiche più conosciute. Al tavolo dei relatori, dopo i saluti del presidente della Concordiana Luigi Costato e di quello del Cur Giorgio Marassi, si propongono Carlo Ghisalberti dell'università di Roma (con "Mazzini e il costituzionalismo moderno"), Luciana Bellatalla dell'università di Ferrara (con la sua "Proposta educativa di Mazzini tra politica e pedagogia") e Alberto Bentoglio dell'ateneo Milanese che ha illustrato il teatro e lo spettacolo ottocenteschi.
    «Mazzini negli anni '20 e '30 rifiuta l'idea che i moti carbonari, settari e limitati, siano strumento adatto per interessare totalmente le masse e farle assaporare una svolta ideologica - così esordisce Ghisalberti -. Durante il suo esilio a Marsiglia, sviluppa una nuova idea di Stato, abbracciando gli ideali girondini espressi dagli eredi della rivoluzione francese, ovvero l'idea di unità e indivisibilità della nazione che sempre lo accompagnerà, opponendosi a ogni ipotesi di federalismo e regionalismo».

    «In Mazzini l'educazione è un filo rosso, volano della proposta politica, non il frutto della stessa - aggiunge la Bellatalla -. Serve a costruire la coscienza dell'appartenenza dell'uomo all'umanità, a una dimensione ideale in cui tutti gli individui sono protagonisti, al di là della dimensione meramente politica e soggettiva. Senza educazione non vi può essere, secondo Mazzini, alcun progresso».

    «Di Mazzini, in campo teatrale e in materia di spettacolo, abbiamo un trattato di estetica musicale, riflessioni sul teatro d'opera, pareri concessi ad amici - sottolinea Bentoglio -. Era ben riuscito a fotografare la situazione del teatro dell'Ottocento, dove la prosa è poca cosa rispetto al teatro musicale. Il teatro di prosa del tempo non era degno di essere arte rigeneratoria come la musica. Era un teatro di "giro" con le improvvisazione del capo degli attori, e sono proprio gli improvvisatori che Mazzini non accettava, perché fautori del culto della personalità, da lui più volte rigettato».

    Elisabetta Zanchetta

  8. #68
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    Predefinito tratto da L'ARENA 3 giugno 2005

    Ciampi regala una medaglia per Mazzini

    LEGNAGO (Verona) - La mostra allestita al museo Fioroni per commemorare il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini è stata apprezzata, seppur indirettamente, anche dal Quirinale. Il capo dello Stato, che nei mesi scorsi aveva invitato Comuni, enti ed istituzioni a celebrare il precursore dell’Italia repubblicana, ha premiato infatti con una medaglia di bronzo l’impegno profuso dal Comune e dalla Fondazione Fioroni nell’allestimento della rassegna inaugurata ieri nelle sale di via Matteotti. «Questo riconoscimento - commenta Clara Scapin, assessore alla Cultura - ci ha colti tutti di sorpresa, malgrado l’eccezionalità dell’evento dedicato dalla nostra città al grande patriota risorgimentale. Tanto che abbiamo pensato di esporre subito la medaglia, arrivata martedì sera in municipio, accanto agli straordinari cimeli mazziniani che atttestano lo speciale legame esistente tra Legnago e il fondatore della Giovane Italia».
    Un vasto repertorio di testimonianze autografe e di reperti storici tra cui figurano, accanto ad uno dei due esemplari esistenti in Italia della maschera funeraria di Mazzini, quattro annate de «La Fenice»: il giornale stampato per la prima volta nel 1866 dalla tipografia legnaghese Bardellini, in cui per sei anni un gruppo di mazziniani locali pubblicizzarono le loro battaglie in nome di un ideale che coniugava nazionalità, europeismo ed umanità. Documenti, che al pari delle copie di altri giornali realizzati nell’800 dal padre della Giovane Europa, verranno condensati in una pubblicazione che sarà distribuita agli alunni delle scuole superiori.

    (ste.ni.)

  9. #69
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    Predefinito tratto da L'ARENA di Verona 6 giugno 2005

    Alla casa d’Europa la celebrazione dei duecento anni dalla nascita, con gli interventi di Roberto Balzani e di Giorgio Anselmi. I tre cerchi in cui si articola il suo messaggio: l’idea nazionale, la democrazia con il suffragio universale, lo spirito religioso
    Ecco il Mazzini vero

    VERONA - Sono stati due interventi davvero apprezzati quelli di Roberto Balzani, presidente dell'Associazione Mazziniana d'Italia, docente di storia contemporanea all'Università di Bologna e di Giorgio Anselmi, segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo, alla casa d'Europa, a Verona. L'occasione è stata la celebrazione dei duecent'anni della nascita di Giuseppe Mazzini, "il grande maestro d'Italia e d'Europa che per primo pensò a costituire un movimento politico che dell'Europa facesse un punto di riferimento".
    Il professor Balzani ha ricordato come sia difficile parlare d'un Mazzini strumentalizzato dai nazionalisti nei primi cinquant'anni del Novecento. Ridotto al cliché del propugnatore dei tre principi di Dio, Patria, famiglia. Un'icona rimasta tale fino agli anni sessanta, naturalmente depurata dei soli riferimenti al fascismo, rafforzata da una visione teleologica del Risorgimento. Anzi, da una visione conciliatoristica, nella quale Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi si stringono la mano.
    In realtà per Balzani non si è mai fatta una revisione storica da parte dei patrioti democratici. I marxisti hanno violentemente attaccato l'insufficienza delle riforme sociali del Risorgimento. Il bicentenario dà il destro per mettere in luce lo iato fra la stagione repubblicana del primo ottocento e quella del secondo, rivolta solo all'Italia e incurante dell'Europa.
    Il cattedratico inquadra la temperie in cui vive Mazzini: gerarchica, classista e sessista. Mazzini vuole rompere la visione della Restaurazione e propone rapporti egualitari all'interno d'uno spazio associativo democratico. Analizza i problemi religiosi. Dentro l'associazione fa sperimentare una forma di democrazia istintiva. Quello che propone agli altri lo fa personalmente.
    Il messaggio mazziniano si articola su tre cerchi. Nel primo è contenuta l'idea nazionale. Mazzini comprende che la nazione è la modernità, anche se è un momento di passaggio per arrivare all'unione europea e al mondo unito. L'umanità è il fine, la nazione è il mezzo. Nel secondo cerchio è inscritta la democrazia, col suffragio universale, il voto alle donne. E' chiaro per Balzani come questi principi facessero diminuire il consenso intorno a Mazzini. Ma lui voleva testimoniare, non fare il deputato. E a seguirlo nel terzo cerchio sono ancora di meno. Perché lui desiderava che gli uomini fossero affratellati dallo spirito religioso della religione universale, depurata da tutti i motivi di divisione. Mazzini propose per tutta la vita questa formula. E questo Mazzini non è quello che ci si è sentiti raccontare a scuola.
    Giorgio Anselmi è partito dalla lettura d'un articolo di Marco Vitale sul Corriere della sera, intitolato «Siamo depressi, la Cina non c'entra». Anselmi ricorda quel che Garibaldi disse ai napoletani in festa che lo acclamavano come liberatore: "siate seri". Quando pensa ai grandi del passato pensa a persone serie. Il Risorgimento rappresentò il riagganciamento dell'Italia all'Europa. Esso ebbe un'anima cavouriana e un'altra popolare. Il fascismo fu un tradimento del Risorgimento, non un compimento, come diceva Gioacchino Volpe. La scelta di far partecipare l'Italia all'Europa fu tutta politica, di De Gasperi, Einaudi, La Malfa, non certo del mondo economico, che invece la contrastava. Dopo il primo Risorgimento, il secondo, ossia la Resistenza, viene il terzo: l'unificazione europea.
    Il segretario del Movimento federalista europeo ha concluso con questi versi di Goethe: "Quel che hai ereditato dai padri conquistalo per possederlo."
    Assai partecipato il dibattito finale, caratterizzato soprattutto da un ampio e incisivo intervento di Silvio Pozzani.

    Giovanni Masciola

  10. #70
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    Predefinito tratto da IL GIORNALE di Vicenza 22 giugno 2005

    Duecento anni fa nasceva a Genova il grande patriota
    Il perdente del Risorgimento
    Mazzini, una vita da esiliato in nome del sogno italiano
    Solo dopo il fascismo le sue idee divennero realtà
    Il suo pensiero contrario a nazionalismo e municipalismo
    La sua grande utopia voleva l’Europa unita

    di Gianni A. Cisotto

    Il 22 giugno 1805 - 200 anni fa - nasceva a Genova Giuseppe Mazzini, uno dei personaggi più conosciuti e più controversi della storia italiana.
    Ebbe una vita non facile: patriota, pensatore, politico, filosofo, ma pure "bandito", "terrorista" per lo stato sabaudo, di cui era cittadino, che aveva posto sul suo capo una condanna a morte; ricercato anche dagli austriaci come pericoloso sobillatore, egli è considerato spesso come il grande perdente del Risorgimento, in quanto fu sconfitto da Cavour nel progetto per fare l'Italia, venne abbandonato da Garibaldi, l'uomo sul quale riponeva maggiormente la sua fiducia e che, "realista", aveva scelto la monarchia; costretto all'esilio a vita, morì nel 1872 sotto falsa identità a Pisa (dove era rientrato clandestinamente), i suoi funerali furono seguiti da un numero imponente di persone.
    Il destino di Mazzini, è stato scritto, «è stato un po' quello di dispiacere a tutti e del resto era già successo mentre era in vita. Eppure le sue intuizioni giovanili erano state formidabili, s'era battuto per l'unità della nazione in forma repubblicana quando l'Italia era ancora un insieme di staterelli semifeudali; aveva capito che un moto irredentista non poteva essere una cospirazione limitata a pochi circoli di anime belle ma doveva investire grandi masse se voleva avere possibilità di successo; aveva capito che di queste grandi masse avrebbero dovuto fare parte i lavoratori; tanto è vero che dette vita all'Unione degli operai italiani nel 1840, con mezzo secolo d'anticipo rispetto al Partito dei lavoratori italiani nato a Genova nel 1892» (Corrado Augias su "La repubblica", 4 maggio 2005).
    È pur vero che egli non riuscì a realizzare nessuno dei grandi obiettivi per i quali lottò per tutta la vita: l'unità dell'Italia fu monarchica e non repubblicana, il nuovo stato non seppe e non volle affrontare i mali che impedivano la elevazione sociale e morale del popolo.
    Ci vollero alcuni decenni prima che il suo progetto di una Italia una, libera, indipendente e repubblicana si "realizzasse" pienamente. Nel 1946 con la nascita della repubblica e con l'assemblea costituente trovarono finalmente attuazione le idee propugnate da Mazzini.
    Già quasi cento anni prima, però, le idee costituzionali di Mazzini avevano avuto modo di essere esplicitate in modo formale, quando nel 1849 la Repubblica romana, alla guida della quale vi erano, oltre al patriota genovese, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, approvò la sua costituzione, mai entrata in vigore, in quanto contemporaneamente i francesi entravano in città.
    Lo spirito informatore di Mazzini si nota già nei principi fondamentali: «La sovranità è per diritto eterno nel popolo… Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta… La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini… La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l'italiana».
    Nessuno in Italia aveva formulato regole così avanzate.
    Il contributo più originale del pensiero di Mazzini è costituito dalla dimensione del dovere, che a suo avviso precede il diritto e rappresenta il fondamento della dimensione sociale che dà vita ad una comunità civile. Per lui diritti e doveri sono strettamente intrecciati, ma i doveri appaiono prevalenti sui diritti.
    Come è stato osservato da Maurizio Viroli, uno dei maggiori studiosi di Mazzini, quello della "priorità dei doveri sui diritti" è uno degli "aspetti della sua teoria che sono più lontani dalla mentalità contemporanea" (M.Viroli, Mazzini, religione come sentimento, "La stampa", 13 maggio 2005).
    Ciò spiega probabilmente il perché Giuseppe Mazzini, pur conosciuto fin dai banchi di scuola, non appaia come un personaggio "popolare" e anzi venga un po' lasciato in disparte. Nella sua opera forse più nota, Dei doveri dell'uomo, egli scrive: «Finché un solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale - finché un solo vegeta ineducato fra gli educati - finché un solo capace e voglioso di lavoro, langue per mancanza di lavoro, nella miseria - voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la patria per tutti. Il voto, l'educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate».
    Per lui infatti questione nazionale e questione sociale erano strettamente intrecciate e sempre costante fu la sua attenzione ai problemi dei lavoratori.
    Tenace assertore della Patria, Mazzini auspicava il superamento dei confini nazionali in nome della fratellanza universale. Così alla "Giovine Italia" affiancò la "Giovine Europa", tanto che egli può essere considerato tra i precursori dell'unione europea. Pur spaziando negli ambiti più vasti dell'Europa e dell'umanità, Mazzini affermava però insistentemente la rilevanza della Patria, come ambito intermedio tra la famiglia e l'umanità: nel libro Dei doveri dell'uomo ricordava infatti nell'ordine i doveri verso l'umanità, verso la Patria, verso la famiglia.
    Mazzini va considerato quindi non quale apostolo più o meno realizzato del Risorgimento, ma, come scrive sempre Viroli, come «banditore di un nuovo risorgimento morale e politico che faccia riscoprire agli Italiani che vivere liberi vuol dire vivere secondo il senso del dovere».
    In ciò stanno, a mio avviso, la sua attualità e soprattutto il suo insegnamento alle nuove generazioni.

    Giuseppe Mazzini nacque a Genova nel 1805 e morì a Pisa nel 1872. Figlio di Giacomo e di Maria Drago, si affiliò alla Carboneria. Imprigionato nel 1830 nella fortezza di Savona ed esiliato nel 1831, si stabilì in Francia, dove fondò la Giovine Italia (1831), con un programma unitario e repubblicano fondato sull’iniziativa dei giovani e delle masse popolari.
    Disciolta la Giovine Italia dopo la fallita spedizione sulla Savoia e il tentativo insurrezionale genovese (1834), riparò in Svizzera, dove diede vita alla Giovine Europa. Stabilitosi (1837) a Londra, ricostituì la Giovine Italia (1839). Avvicinatosi ai temi economico - sociali della questione operaia, contribuì a fondare l’Unione degli operai italiani, prima associazione operaia in Italia.
    Contrario a moti insurrezionali mal preparati (moti di Romagna, ’43-’45; spedizione dei fratelli Bandiera, ’44), dopo l’inizio della crisi rivoluzionaria del 1848 fondò a Parigi l’Associazione nazionale italiana. Triumviro della Repubblica Romana con Saffi e Armellini, diresse la disperata resistenza contro le truppe francesi (1849).
    Nuovamente esule in Svizzera e a Londra, organizzò gli sfortunati moti milanesi del 1853. Fallita anche la spedizione di Pisacane a Sapri (1857) da lui organizzata, cercò poi di evitare una semplice annessione della penisola al Piemonte, proponendo l’elezione di una costituente a suffragio universale che garantisse una partecipazione operaia alla direzione del paese.
    Contrario alla violenza rivoluzionaria, legato a una concezione religiosa della vita («Dio e popolo») e a una profonda idealizzazione dell’agire politico («Pensiero e azione»), scrisse discorsi, articoli politici, saggi letterari, il trattatello I doveri dell’uomo.

    di Silvio Pozzani

    Mazzini ebbe per primo l’idea di un movimento politico militante, che , coalizzando le forze di di diverse organizzazioni rivoluzionarie nazionali, realizzasse una federazione dei popoli d’Europa, finalmente indipendenti, liberi e democratici, contro l’assolutismo imposto dal Congresso di Vienna: la «Giovine Europa» (1834). Il fallimento dei moti del 1848-49 fu invece la logica conseguenza del prevalere fra i popoli insorti del nazionalismo e del municipalismo, a cui l’Esule contrappose, nel 1850, un «Comitato Centrale Democratico Europeo», per collegare gli sforzi della rivoluzione europea contro la tirannide della seconda Restaurazione, facendo propria la formula di Carlo Cattaneo «Stati Uniti d’Europa».
    Da rifare era dunque la carta dell’Europa: ineluttabile era lo smembramento degli Imperi «prigioni di popoli», l’Asburgico e l’Ottomano, per far posto quest’ultimo a una Confederazione balcanica presieduta dalla Grecia, con Costantinopoli città «Amfizionica».
    Gli Stati Uniti d’Europa, in cui i popoli, prima soggetti agli Imperi suddetti, avrebbero stretto fra loro un «patto» federale, divenne, nel 1867, un punto programmatico irrinunciabile dell’ultima organizzazione mazziniana: l’Alleanza Repubblicana Universale che, prima ancora che in Europa e in Italia, si diffuse negli USA, con l’adesione di una quarantina di deputati del Congresso.
    Campione della democrazia (che egli preferiva chiamare «governo sociale»), Mazzini la identificava con la repubblica, unitaria, ma articolata in larghe autonomie locali e caratterizzata da un forte contenuto sociale, mediante la libera associazione e la gestione pubblica con un Governo espresso da un’unica Assemblea, eletta a suffragio universale.
    Deciso avversario del comunismo («Tirannide.essa vive nelle radici del Comunismo e ne invade tutte le formule»), il Genovese rimproveravati di tutte le scuole di non apprezzare nel giusto valore le forme istituzionali e di spaventare con visioni apocalittiche quegli elementi della piccola borghesia che avrebbero potuto assecondare gli sforzi di emancipazione degli operai e di scindere il campo democratico a tutto vantaggio della reazione.
    In Spagna, fu apprezzato dagli esponenti del repubblicanesimo come Pi y Margall ed Emilio Castelar, col quale carteggio, e dal socialista cooperativista Fernando Garrid. In Francia, subì dapprima l’influenza del Buonarroti e del Saint-Simon; corrispose con George Sand(che gli fu amica9, Louis Blanc, Lamennais, Michelet, Quinet e Ledru-Rollin (che fu con lui nel «Comitato Democratico Europeo») e con la contessa Maria d’Agoult (Daniel Stern, compagna di Franz Liszt e madre di Cosima, la donna amata da Wagnere corteggiata da Nietzsche.
    La Svizzera servi a Mazzini come base d’operazione per i tentativi sull’Italia e come rifugio, ma vi trovò amici e collaboratori fedeli, come i ticinesi Battaglini, Franscini e Arcioni.
    In Inghilterra, il grande italiano trovò una seconda patria e fervidi amici, seguaci attivi, come, tra i capi operai delle Trade Unions, il cooperativista G.J.Holyoake, tra i letterati, scrittori e poeti come W.S.Landor, G.Meredith, A.C. Swinburne, tra gli uomini politici, il cartista Th. Duncombe e non mancò di far sentire la sua influenza su Gallesi e Irlandesi.
    Nell’America del Sud, nel Rio Grande brasiliano, usci il settimanale «O Povo» («Il Popolo»), con gli antischiavisti della «Giovine Italia» mazziniana; lo redigeva l’esule italiano Luigi Rossetti, amico di Garibaldi.
    Negli USA, Mazzini ebbe rapporti con la «Christian Alliance», con la «Young America», con gli antischiavisti Alcott, Conway, Garrison, Gerrit Smith e altri, tanto che i suoi scritti furono letti anche dal celebre John Brown; mazziniana e testimone delle vicende della Repubblica Romana fu anche la scrittrice Margaret Fuller, precocemente scomparsa in un naufragio.
    Tra le aspirazioni di Mazzini vi era l’unificazione dei tedeschi in uno Stato democratico, che avrebbe contribuito alla dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico. In Germania, corrisposero con lui patrioti come A. ruge e K. Blind, mentre Ludmilla Assing tradusse, lui vivente, le sue opere e nel Novecento, Siegfried Flesch, direttore della «Kritische Tribune», che venne, nel 1915, ad arruolarsi nell’esercito italiano.
    Gli fu amica una scrittrice di altissimo sentire, Mawida von Meysenburg, amica e confidente anche di Nietzseche.
    Nel mondo slavo, Mazzini vide nella Polonia la sorella dell’Italia: lo spiritualismo di A. Mickewicz era affine al suo ed egli lavorò con J. Lelewel e S. Konarski; in Boemia circolarono scritti mazziniani tradotti nella lingua del paese; così fra gli Slavi del Sud, con traduzione in serbo, in croato e in sloveno; lo cantò, in particolare, il poeta serbo Jovannovich; in Russia, operò una clandestina «Giovine Russia» e familiarità cedette il passo a durissime polemiche; il grande Tolstoi promosse invece una traduzione dei mazziniani «Doveri dell’Uomo».
    In Romania,l’opera di Mazzini si estese attraverso D. Bratinu, N. Golescu e N. Balcescu, che validamente coadiuvarono l’impegno democratico europeo del Genovese.
    Infine, non si può passare sotto silenzio l’influenza che Mazzini esercitò sul movimento per l’indipendenza dell’India e i suoi capi, come S. Banerjee, Savarkar, lo stesso Mahatma Gandhi e il Pandit Nehru, che ripetutamente citarono la sua vita e le sue opere, tradotte anche in Hindustani, richiamandosi ad essa.

 

 
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