Antinori farà nascere a Dubai il primo bebé clonato
La paziente è all'ottava settimana di gravidanza. Lo ha annunciato il medico durante un convegno ad Abu Dhabi sul futuro dell'ingegneria genetica.
La gravidanza è già a buon punto: la prima donna che si è prestata ad accogliere in seno un clone umano, è incinta di otto settimane. L'esperimento, controllato da Severino Antinori, fa parte di un programma messo a punto dal ginecologo contro la sterilità. Messo al bando in Italia e negli Stati Uniti, il ricercatore ha trovato a Dubai l'ospitalità per seguire il suo progetto. E' quanto riferisce l'edizione on-line del quotidiano Gulf News .
A margine di un congresso sul futuro dell'ingegneria genetica, tenutosi nel Paese degli Emirati arabi uniti, Antinori ha rivelato "che il progetto di clonazione umana è a uno stadio avanzato. Una donna tra le tante di quelle che fanno parte di coppie non fertili, è all'ottava settimana di gravidanza". Secondo Antinori, direttore della clinica di fisiopatologia della riproduzione umana, a Roma, "sono quasi 5mila le coppie coinvolte" in quella che rischia di essere una gigantesca sperimentazione.
La tecnica è tanto innovativa quanto semplice. Consiste nel trasferire il Dna dal nucleo delle cellule viventi, nell'ovulo di una donna per creare un embrione umano che poi viene impiantato nell'utero. Lo studio sulla clonazione umana viene condotto da Antinori in collaborazione con Panos Zavos, esperto di infertilità che lavora in Kentucky. A quanti però hanno sollevato dubbi sull'invecchiamento
precoce della pecora Dolly, il primo essere vivente clonato, Antinori ha risposto in modo secco: "In questo campo si fanno progressi continui, giorno dopo giorno. Osserviamo risposte diverse a seconda della specie". La clonazione umana, ha sempre sottolineato lo studioso noto come il "papà dei bambini impossibili", è diversa da quella degli ovini.
Nella riproduzione assistita, la percentuale di deformazioni è del quattro per cento. Sale fino al sei nel caso la donna abbia più di 40 anni. Comunque, sottolinea Antinori, i nuovi esperimenti riducono le possibilità di catastrofi, perché il rischio viene vagliato e osservato in anticipo, prima che l'embrione sia trapiantato.
Per niente intimorito dalle critiche mosse al suo progetto, Antinori si dice disposto a tutto pur di portare avanti la ricerca. Gli è stato proibito di condurre esperimenti in Italia; gli Stati Uniti hanno imposto una moratoria di cinque anni nel programma di clonazione. Per questo Antinori ha scelto il Dubai. "Non capisco tutta questa opposizione - ha detto - sembra che abbiamo paura della ricerca nel campo della riproduzione assistita. Come l'energia atomica, la clonazione può essere utilizzata a scopi benefici".
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