Niente copia-incolla per lui, questa la scrivo io...
<center>Roger Keith "Syd" Barrett</center>
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Mettiamo in chiaro una cosa, Barrett non è morto, non fisicamente almeno. Sembrerà una stronzata detta così, ma io, che da ragazzino mi reputavo un grande fan dei Pink Floyd e anche in seguito mi vantavo di esserne un discreto conoscitore, l'ho scoperto solo un anno fa.
Roger Keith Barrett, detto chissà perché Syd, nasce da buona famiglia a Cambridge, classe '46. Da ragazzino frequenta l'art school, così come tutti i futuri componenti dei Pink Floyd, ma in questo periodo entrerà in contatto solo con David Gilmour poiché condivideva con lui la passione per la chitarra; lo stesso Gilmour ricorda: "Per due anni ci trovavamo a tutte le pause pranzo per provare i riff delle musiche più famose del periodo", da notare però che non formarono mai un gruppo insieme, fecero invece parte di due band diverse che ebbero vita breve. Verso la metà degli anni '60 si sposta a Londra per studiare belle arti a Camberwell, nella capitale incontra finalmente Waters, Wright e Mason (basso/voce; tastiere e batteria dei futuri Pink Floyd), che si trovano lì per studiare architettura al politecnico di Regent Street. Questi, pur essendo poco più che mezze calzette come musicisti, hanno messo su un gruppetto che suona alle feste di compleanno degli studenti. Come tutte le band improvvisate per divertirsi un po' anche la loro è soggetta a rapidi cambiamenti di nome e formazione, l'unico elemento che sa come si tiene in mano uno strumento è un tale Bob Close, discreto chitarrista di scuola jazz, il quale però lascia la banda quando Barrett, invitato da Waters, entra a farne parte; i loro caratteri sono infatti inconciliabili: tanto tradizionalista e posato Close, quanto innovativo e stravagante Barrett.
Syd prende subito in mano le redini del gruppo, che al momento si chiama "The Abdabs", e comincia ribattezzandolo "The Pink Floyd Sound" (al quale ben presto verranno tolti 'the' e 'sound'), dai nomi di Pink Anderson e Floyd Council, due vecchi artisti blues della collezione discografica di Barrett. Il debutto avviene nell'autunno '65 ma il periodo d'oro sarà quello a cavallo tra la primavera '66 e quella '67 nella "Swingin' London". La capitale inglese diverrà in quel periodo un centro mondano, è il momento d'oro della psichedelia, le droghe, specialmente l' LSD, girano che è un piacere e la disinformazione su di esse è totale; si pensa siano come l'alcool e le sigarette (e alcool e sigarette naturalmente non sono assolutamente reputati dannosi). L'arte e il divertimento vogliono andare di pari passo con i viaggi mentali dell'acido lisergico: alterazioni sensoriali, improvvisazione di suoni e colori; i canali di diffusione di questa "moda psichedelica" sono alcune radio pirata, la rivista IT e locali nati ad hoc come l' "UFO" e il "Technicolor Dream". In tutto questo i Pink Floyd si ritagliano il posto più grosso, sono presenza fissa nei club citati e inaugurano il "light show": da un'idea di Syd, ottimamente supportato nella parte tecnica da alcuni ragazzi americani, si tenta di imbastire uno spettacolo di luci e colori che calza alla perfezione con il clima lisergico del periodo. Poco importa se in periferia, dove all' LSD preferiscono ancora la birra, sono in pochi a capirli e in molti a farli bersaglio del lancio di bottiglie, in centro, nei locali che contano e con le persone che contano, i 4 ragazzi, senza aver registrato mai nulla, vengono osannati, si guadagnano articoli nei giornali e attirano l'entusiastica attenzione di alcune persone influenti tra cui un insegnante (tale Peter Jenner) stanco del suo lavoro e deciso ad intraprendere la professione di manager di un gruppo rock, sarà lui che alla fine riuscirà a convincerli a cercare un contratto con una casa discografica, arrivato all'inizio del '67 con la EMI. I primi due singoli: "Arnold Layne" (febbraio '67) e "See Emily play" (giugno '67) hanno successo, ma a questo punto qualcosa comincia ad incrinarsi. La swingin' London collassa sotto vari arresti per droga dei personaggi più influenti (tra cui il fondatore della rivista IT), chiusure forzate delle radio pirata e naufragio dei club come l'UFO; i Pink Floyd però continuano le loro registrazioni negli studi di Abbey Road (nella stanza accanto ci sono i Beatles che registrano "Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band"), e alla fine dell'estate '67 esce "The Piper at the Gates of Dawn", accolto con favore dalla critica. E' questo però l'ultimo momento di gloria dei Pink Floyd gestiti da Barrett: il terzo singolo del gruppo ("Apples and Oranges") non ripete il successo dei precedenti, il tour americano non ha successo e soprattutto Syd comincia a dare chiari segni di squilibrio per colpa dell'abuso di LSD. In breve diverrà inaffidabile, cadendo in stato catatonico durante i concerti, tanto da costringere compagni e managers a cercare un sostituto, e sarà proprio Barrett, in uno dei suoi ormai rari momenti di lucidità a consigliare l' "arruolamento" di quel David Gilmour col quale ai tempi del liceo si esercitava a suonare la chitarra durante la pausa pranzo. Quest'ultimo doveva, nelle intenzioni, suonare solo dal vivo mentre Syd sarebbe rimasto la mente creativa del gruppo, ma ben presto un ulteriore aggravarsi delle sue condizioni costrinse al suo allontanamento dal gruppo, è solo il 1968...
A questo punto la storia dei Pink Floyd e quella di Barrett prendono strade diverse: i primi, pur abbandonati dai manager (che decisero di far guarire Barrett e lanciarlo come solista), avranno la loro carriera fulminante che ben presto si distaccherà dai "viaggi interstellari", tipici della psichedelia, per percorrere attraverso concept albums le più oscure strade della psiche umana e degli effetti della società occidentale moderna su di essa; mentre Syd, il "cappellaio matto", tenterà con l'aiuto paziente dei suoi ex compagni (soprattutto Gilmour) di rimettersi a suonare con risultati però deludenti, visto che ormai le sue condizioni psichiche sono irrimediabilmente compromesse. Nel Gennaio '70 esce "The Madcap Laugh", il suo primo lavoro solista, che ha un discreto successo di vendite e viene promosso anche con qualche concerto. Nel Novembre dello stesso anno è la volta di "Barrett", ma tutto è estremamente difficoltoso: il ragazzo è bizzarro, imprevedibile e inaffidabile, costringe i suoi assistenti al superlavoro per supportare le sue improvvisazioni. Alla fine si ritira definitivamente, quasi sparendo dalla circolazione; la cosa inevitabilmente gli crea attorno un alone di mito e molti vorrebbero la sua collaborazione o rivederlo al lavoro, ma non succederà più; qualche anno più tardi uscirà una raccolta di vecchio materiale inedito: "Opel". Nel '75 i Pink Floyd sono da poco diventati superstars grazie a "The Dark side of the Moon", ora però Waters (ma anche gli altri) comincia a sentire la mancanza del vecchio compagno d'avventure nella swingin' London e si delinea l'album "Wish you Were Here", dedicato proprio a 'Crazy Diamond' Syd; e un giorno del '75, proprio durante l'ultimazione dell'album, si presenta in studio un signore grasso e calvo con cappotto e scarpe bianche che annusa le strumentazioni, i presenti ci mettono un bel po' a capire che si tratta proprio di Barrett, gli chiedono cos'è successo e lui si limita a rispondere: "Ho un frigo molto grosso e ho mangiato parecchie cotolette ultimamente". Quella stessa sera verrà invitato ad una festa dove disturberà i presenti con i suoi sguardi penetranti e vacui allo stesso tempo e le sue risate da pazzo, poi sparisce e da allora non si fa più rivedere in società, vive quasi da eremita, con i pochi soldi di diritti d'autore che ancora percepisce. I Pink Floyd con il suo allontanamento hanno perso buona parte della personalità, erano in 4 e tutti piuttosto anonimi, hanno supplito a questo portando alle estreme conseguenze il concetto di light show: enormi impalcature di fari, maiali gonfiabili sospesi sopra il pubblico, raggi laser, schermi giganti; sono diventati famosi proprio col nome che Barrett gli diede e Waters giustamente ebbe a notare che con Syd sarebbe stato tutto molto diverso (probabilmente si sarebbero estinti nei primi anni '70 lasciando solo un pallidissimo ricordo come molti altri gruppetti psichedelici dell'epoca), ma senza di lui non sarebbe stato proprio nulla.
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<center>Syd con i primissimi Pink Floyd; da sinistra a destra: Richard Wright (tastiere), Roger Waters (basso e voce), Nick Mason (batteria) e Bob Close (chitarra)</center>
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<center>In seguito all'abbandono del gruppo, primi anni '70 (forse anche '69)</center>
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<center>E in una foto recente...</center>
E finalmente un mito nostrano...
<center>LUCIO BATTISTI</center>
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Lucio Battisti nasce il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, una località in provincia di Rieti, anche se ben presto si trasferisce a Roma con la famiglia.
La passione per la musica in Lucio è fortissima fin da piccolo; il padre tuttavia non sembra concedere molta fiducia al figlio, ritenendo che sia molto più sicuro per il suo avvenire un titolo di studio. Dopo numerosi contrasti con il padre Lucio arriva ad un compromesso: lui studierà fino ad ottenere il diploma di perito industriale, poi sarà libero di tentare la scalata al successo con la musica.
Una volta ottenuto il diploma Lucio comincia a muovere i primi passi militando in piccoli gruppi, fino ad arrivare ne "I Campioni", un complesso che verso la fine degli anni '50 accompagnava Tony Dallara nelle serate.
La prima persona che intuisce le potenzialità di Lucio Battisti è la francese Christine Leroux, talent-scout alla ricerca di nuovi artisti per la Ricordi. Tuttavia la stessa Christine si rende conto che le parole delle canzoni di Lucio sono..."deboline" (in questo periodo Lucio Battisti scrive in proprio o con l'aiuto di Roby Matano), e decide di chiedere l'aiuto di Mogol, il quale rimasto favorevolmente colpito dal ragazzo, accetta.
E' il 1966, e cominciano a circolare le canzoni di Lucio incise per l'occasione dai vari Dik Dik, I Ribelli, Milena Cantù. Sempre nel 1966 esce il primo singolo di Lucio: "Per una lira/Dolce di giorno". Da notare che la Ricordi opta per una copertina che riprende Lucio di spalle, ritenendo che questi non abbia un volto fotogenico (!). Il primo singolo passa del tutto inosservato, così come il secondo pubblicato nel 1967; tuttavia proprio in questo anno la quasi neonata coppia Battisti - Mogol affida agli Equipe 84 una canzone che risulterà uno dei singoli più venduti dell'anno: "29 Settembre". All'interno della Ricordi comincia a nascere un concreto interessamento nei confronti di Lucio e ci si comincia a rendere conto delle sue potenzialità.
Nel 1968 Battisti entra per la prima volta in hit-parade come cantante grazie al singolo "Balla Linda", e nonostante il seguente singolo "La mia canzone per Maria" segni un passo indietro in termini di vendite, oramai Lucio è un personaggio che gode di un discreto numero di passaggi radiofonici e televisivi.
Nel 1969 partecipa per la prima e ultima volta a San Remo: propone "Un'avventura" in coppia con Wilson Pickett e si classifica nono, ma la definitiva consacrazione arriverà un paio di mesi più tardi con "Acqua azzurra, acqua chiara" che supera abbondantemente il mezzo milione di copie vendute e permette a Lucio Battisti di vincere il Festivalbar.
Verso la fine del 1969 conquista per la prima volta il vertice della hit - parade con "Mi ritorni in mente", concludendo così degnamente l'anno che lo consacra ai massimi livelli di notorietà.
Nell'estate del 1970 Battisti lancia "Fiori rosa, fiori di pesco" (che vincerà il Festivalbar), esibisce un insolito look con baffi e percorre a cavallo con Mogol il tratto Milano - Roma.
A proposito della cavalcata, è da notare che l'unico tema "sociale" apertamente toccato da Battisti nella sua produzione è il rispetto e l'amore nei confronti della natura, che appunto fu il motivo che spinse Mogol e Battisti e compiere questo viaggio. Sempre nel 1970, nonostante Lucio sia oramai definitivamente affermato, non nega alcune sue splendide canzoni ad altri interpreti; regala "Insieme" e "Io e te da soli" a Mina, "Per te" a Patty Pravo, proseguendo fino al 1971 quando compone "Amor mio" (sempre per Mina), "Amore caro, amore bello", "E penso a te", "Eppur mi son scordato di te" senza dimenticare "Il paradiso", "Questo folle sentimento" e tante altre canzoni ingiustamente passate inosservate come "Perché dovrei", "Le formiche", "La mente torna", "Io, mamma", "Il mio bambino".
Verso la fine del 1971 Battisti aderisce alla neonata etichetta Numero Uno; in realtà si tratta della RCA che, garantendo completa autonomia a Lucio e al suo staff, di fatto lo strappa ai rivali della milanese Ricordi. Il primo lavoro di Battisti con la Numero Uno è il singolo "La canzone del sole"; qualche mese più tardi viene pubblicato il disco "Umanamente uomo: il sogno" con "I giardini di marzo" come singolo trainante. Alla fine del 1972 esce "Il mio canto libero", per alcuni il lavoro più bello della coppia Battisti - Mogol.
Tra la fine del 1972 e l'inizio del 1973 Lucio comincia a concretizzare l'ipotesi di avere successo anche all'estero, e propone in Francia e Spagna le versioni in lingua locale de "Il mio canto libero", con discreto successo soprattutto nel secondo caso.
Verso la fine del 1973 esce l'album "Il nostro caro angelo", che la "leggenda" racconta dedicato al figlio Luca. In questo periodo più di una volta la stampa attacca la vita privata di Battisti e della compagna Grazia Letizia in cerca di scoop a proposito di questa gravidanza; la volgarità di alcune incursioni di fotografi e giornalisti determinerà una grave rottura nei rapporti tra Lucio e la stampa.
Nel 1974 viene pubblicato il primo disco interamente in una lingua straniera (in tedesco) dal titolo "Unser Freies Lied".
Alla fine del 1974 viene pubblicato "Anima latina"; fonte ispiratrice di questo disco è un viaggio che Lucio compie in Sud America all'inizio dell'anno.
Nel 1975 il figlio Luca subisce un tentativo di sequestro fortunosamente sventato; tra la stampa ci sarà chi troverà modo di fare dell'ironia su un fatto del genere, e forse sarà questo il motivo per cui qualche anno più tardi Lucio troncherà definitivamente i rapporti con la stampa, del resto sempre difficili fin dagli esordi.
Le sperimentazioni musicali di "Anima latina" che proseguono il discorso cominciato con "Il nostro caro angelo" sembrano subire una brusca battuta d'arresto nel 1976 con "La batteria, il contrabbasso, eccetera" che tuttavia ha il merito di riavvicinare Lucio al grande pubblico. Sempre nel 1976 Lucio regolarizza ufficialmente la sua unione con la compagna Grazia Letizia con una cerimonia civile della durata di pochissimi minuti.
L'anno seguente vengono pubblicati il singolo "Amarsi un pò" e il disco "Io tu noi tutti", registrati negli U.S.A. con il chiaro intento di avere successo anche nei Paesi di lingua anglosassone. L'operazione verrà definita dallo stesso Lucio un disastro, tanto che il disco in lingua (Images) inizialmente pubblicato solo all'estero verrà stampato anche in Italia per rientrare nei costi di produzione sostenuti (450 milioni).
Alla fine del 1978 viene pubblicato "Una donna per amico", in assoluto il più grande successo commerciale di Lucio Battisti. Cominciano la prime tensioni con Mogol, nate a causa della copertina e del titolo da dare al disco; la spunterà Lucio su entrambi i fronti, e sembra che le difficoltà rientrino del tutto.
All'inizio del 1980 esce "Una giornata uggiosa", l'ultimo 33 giri della coppia Battisti - Mogol. Tante parole sono state spese a proposito del famoso divorzio; la maggior parte di queste insistono su problemi di carattere economico insorti tra i due. Più facile immaginare che (oltre a qualche screzio) sia Lucio che Mogol abbiano sentito il bisogno di tentare nuove strade musicali; ancora più facile ipotizzare che questa esigenza sia stata avvertita molto di più da Battisti che non da Mogol. Sempre di questo anno è l'ultima apparizione televisiva di Lucio, precisamente nella televisione svizzera italiana.
Nel 1982 esce il primo disco post - Mogol, i cui testi per l'occasione vengono scritti (almeno ufficialmente) da Grazia Letizia, che per l'occasione si firma con lo pseudonimo Velezia.
Quattro anni più tardi inizia la collaborazione con Pasquale Panella, che dà vita a "Don Giovanni", un capolavoro assoluto. I testi e l'impostazione generale del disco lasciano perplessi critica e pubblico, come del resto sarà per i lavori seguenti.
Nel 1988 esce l'Apparenza, secondo lavoro targato Battisti - Panella e primo dei famosi dischi bianchi.
Nel 1989 Lucio dà il permesso affinché vengano ristampati tutti i suoi dischi su compact disc, un supporto discografico nei confronti del quale evidentemente Lucio nutriva all'inizio dello scetticismo. All'inizio di "Don Giovanni" viene prodotta una ristampa che comprende all'interno un libretto con i testi delle canzoni e la copertina che riproduce in proporzione la copertina del disco originale. Su espressa richiesta di Lucio viene ritirata dal mercato questa prima ristampa, che viene rimpiazzata da una priva di libretto con i testi e con la copertina che riproduce solo in parte quella originale, rispettando così la dimensione originale del disegno. La stessa sorte toccherà anche tutti i altri dischi "bianchi" e le relative versioni in cd.
Nel 1990 Lucio Battisti per lasciare la Numero Uno e passare alla Sony chiede ed ottiene un ingaggio di un miliardo e mezzo, più altre clausole che prevedono una serie di benefit. Con la Sony viene pubblicato alla fine dell'anno "La sposa occidentale", che denuncia un calo di vendite rispetto alla produzione più recente, pur mantenendosi sempre su buoni livelli.
Nel 1992 viene dato alle stampe C.S.A.R.; Lucio impone che per l'occasione non venga fatta al disco alcuna pubblicità da parte della casa discografica, di alcun genere. "C.S.A.R." è l'acrostico del titolo della canzone che apre il disco. Curiosamente la sigla sembra rimandare alla parola di matrice slava CZAR, che tradotto in italiano significa "l'imperatore". Autocompiacimento di Battisti o semplice casualità?
Nel 1994 viene pubblicato "Hegel". E' il primo disco ufficiale di cui esiste solo la versione in compact disc.
Nel 1995 si comincia a vociferare sull'ipotesi di una nuova collaborazione con Mina: non accade nulla.
Più tardi sarà Celentano a proporre una collaborazione a tre con lui, Lucio e Mina; anche in questo caso non se ne farà nulla.
Nell'agosto del 1998 comincia a diffondersi la voce che Lucio sia ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano; cominciano a verificarsi appostamenti da parte di fotografi e giornalisti per riprendere immagini o avere dichiarazioni sul suo stato di salute. Lucio Battisti muore il 9 settembre 1998. (preso sperando di non aver violato qualche diritto d'autore da QUI)
<center>http://www.composizioni.it/images/battisti.jpg</center>